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I RACCONTI DEL PECCATO · Cap. 11
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Capitolo 11 di 11 13 min di lettura

La troia del prete.

un giovane scopre quanto è bello farsi scopare dal prete.

pennabianca
1 anno fa · 1.8k letture · 0

Mi scopa e poi si danno il cambio. «Scopalo tu, adesso! Senti che bel culo caldo e stretto!» L ’altro mi penetra e mi fa distendere sotto di lui. Ha il cazzo più corto, ma è grosso e mi schiaccia sotto di sé, con il suo peso. Mi pompa con vigore, con colpi forti e poi lo sento mugolare e schizzarmi dentro. Sento un gran calore inondarmi il culo e lui, ancora per poco, mi pompa per poi sfilarsi. L’altro me lo rimette in bocca e mi scopa la bocca, fin quando, con un grugnito da porco, mi sborra direttamente in gola. Dopo di che, silenzio. Aspetto. Essi escono e sento che parlano con il prete, che entra e mi mette il suo cazzo duro in bocca. «Bravo! Gli sei piaciuto! Ti hanno trovato bravo. Adesso fa godere anche me» Poi, mi porta in bagno, dove mi faccio una doccia. Mentre mi lavo, lui è dietro di me, sono appoggiato ad una parete mentre lui mi incula. Godiamo insieme e gli chiedo chi fossero quei tizi. Mi risponde duro e deciso. «Non farmi domande! Tu sei la mia puttana e ti farò scopare da chi e quando voglio, capito? Guai a te se dici qualcosa, perché ho amici nelle forze dell’ordine e mi basterebbe dire che è sparito il mio portafogli, rovinandoti. Ci siamo spiegati?» Ho avuto paura e poi, quando mi ha riaccompagnato, prima di scendere dalla macchia, mi ha dato una bella mazzetta di soldi. «Tieni, te li sei meritati tutti. I miei amici ti vogliono ancora, quindi, se stai zitto, hai tutto da guadagnare.» Mi son sentito molto felice. Ero una puttana, ci godevo e, in più, ne ricavavo profitto. Bello! Per tre volte sono andato con lui alla villa e mi hanno scopato persone diverse. Poi, un giorno, mi ha detto che sarei stato il regalo di un compleanno. Mi porta in villa, mi fa un lavaggio completo anche del canale rettale, poi mi fa entrare in un pacco vuoto, provvisto di fiocco, e mi dice di star zitto. Passa quasi un’ora, quando sento arrivare delle persone a bordo di macchine, che parcheggiano. Incuriosito, pian piano, faccio un buco nel nastro e vedo la sala. Poco dopo entrano dei signori con dei ragazzi più grandi di me, sui vent'anni. Spariscono e poi ritornano; sono tutti nudi ed hanno un perizoma: sono ben messi, si notano dei bozzi gonfi. Bevono, parlano e mangiano, seduti sui divani assieme ai ragazzi, che si fanno carezzare.

Poi arriva il mio signore, anch'egli nudo; si salutano e si abbracciano; fa il suo ingresso trionfale il festeggiato e qui resto basito. Nudo, con un fisico davvero invidiabile per un cinquantenne, c’è don Pietro, il vescovo! Lo riconosco, perché solo una settimana prima era stato in parrocchia e mi aveva salutato ed abbracciato con molto trasporto. Si divertono e giocano con i ragazzi che, come ho scoperto poi, erano dei seminaristi. Bendano il festeggiato e sento una voce che ordina di star seduti ed in silenzio; poi qualcuno spinge il carrello con il pacco, dentro cui ci sono io, al centro della stanza; spengono la luce e sbendano il festeggiato. Un coro di tanti auguri e vedo la sagoma del vescovo affiancare il pacco; sento togliere il nastro e nel momento che apre, io schizzo fuori. «Sorpresa! Tanti auguri!» Salto su e solo allora vedo chi ha spinto il carrello: Giacomino, il ragazzo con il cazzone delle docce! Mi guarda e mi sorride; si avvicina per aiutarmi ad uscire dalla scatola. «Anch’io faccio parte del regalo! Vieni, divertiamoci e facciamolo divertire, perché anch'io devo ubbidire, hai capito?» Annuisco e ci avviciniamo al festeggiato. Ha un bel fisico asciutto ed un cazzo davvero notevole. Io e Giacomino ci inginocchiamo davanti a lui e le nostre bocche gli succhiano la verga, che cresce sempre di più. Mi eccito e, mentre Giacomino succhia il festeggiato, io lo masturbo. Poi mi fanno inginocchiare sul divano. Mi trovo il cazzo di don Pietro davanti alla bocca e lui dice al mio amico di scoparmi il culo. Quasi vengo alla sola idea che, finalmente, potrò godermi quel cazzo tanto desiderato. «Dai, apri culo a questa troietta! Lo vedi come lo vuole! Dai, facci vedere come la apri in due! Spaccalo senza pietà, come una mela!» Giacomino me lo appoggia al buchetto e si allunga su di me; da dietro mi sussurra all’orecchio parole d’amore. «Amore mio, il tuo culetto l'ho sognato tutti le notti! Non sai quante seghe ti ho dedicato! Adesso me lo godo tantissimo! Intendo sfondarti tutta!» Mi giro e, per un attimo, mi sfilo il cazzo di bocca per baciarlo. «Ti credo e ti assicuro che è stato anche il mio sogno immaginare di aver dentro di me il tuo cazzo meraviglioso: dai, sfondami tutta!» Gli sento spingere la grossa cappella, mi lascio andare, mi son aperta; la crema l’avevo già messa e vedo che tutti aspettavano che il suo cazzone, di oltre 27 cm. mi sfondi il culo. Alla prima spinta, ne entra un quarto.

Mi sento dilatare in una maniera incredibile. Poi, si ferma, resta immobile. Ci riprova e sento che scivola ancora un po'. Erano tutti a guardare quel cazzo che entrava e usciva dal mio culo: me ne spingeva un po', poi lo sfilava, per poi spingermelo di nuovo dentro. Provo un'eccitazione tale che mi fa quasi venire. Con un altro affondo deciso, mi penetra per tre quarti della sua lunghezza. Tutti applaudono ed iniziano con le scommesse. I pareri sono discordi. Chi scommette che non ci riesco e chi invece è convinto che, sarò sfondato, ma lo prenderò tutto. Sento che penetra sempre più, ho male nella pancia, ma lo voglio. Si ferma, mi gira e mi fa sdraiare supino, sempre con il suo cazzo nel culo. Mi solleva le gambe in alto e mi guarda; sorride. Riprende a darmi piccoli colpi di cazzo, mi sega piano e sento che il dolore sta diminuendo. Tutti, adesso, reclamano che venga sfondato tutto. Lui mi sorride un po’ dispiaciuto. Io scuoto il capo e gli comunico che per me va bene. «Scusami, ma devo ficcartelo tutto dentro. Sei pronto?» Annuisco e chiudo occhi. Lui spinge e dà colpi sempre più forti; con le mani mi apro di più le chiappe e lo sento: è dentro! Cazzo me lo son preso tutto in culo! Mi sbatte, sento il piacere che mi sconvolge: sono pieno di cazzo, quel cazzo, tanto desiderato. Mi pompa e mi devasta l’orifizio, poi, alla fine, gode dentro di me, mentre succhio i cazzi di tutti. «Sborro, troia! Ti sborro in culo!» Al suo grido gli altri, con i cazzi in mano per quella monta con sfondamento così eccitante, ci schizzano addosso. Provo una sensazione sconvolgente quando sento una quantità enorme di sperma che mi ricopre. Don Pietro ed il festeggiato si complimentano con me e, da quel giorno, vado spesso a trovarlo in ufficio, fin quando, dopo la laurea, sono stato assunto in vescovado, come segretario personale, con mansioni di mungitura del suo cazzo.

 

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Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!

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