Mi chiamo Paolo, oggi ho 27 anni, e ciò che voglio raccontarvi risale a circa undici anni fa. Frequentavo l'oratorio e giocavo a pallone nel campetto della chiesa. Le mie tendenze sessuali erano già rivolte a soggetti del mio stesso sesso: ero gay, ma nessuno lo sapeva. Sotto le docce, a fine partita, sbirciavo i cazzi dei miei compagni di gioco e, a casa, fantasticavo, segandomi ad immaginare momenti di sesso con loro. Fra di essi vi era un super dotato da paura. Lo aveva così grosso che un po' tutti lo prendevano in giro. «Con quel coso che ti ritrovi, le donne non ti faranno mai scopare! Lo l’hai troppo grosso ed avranno timore di esser lacerate!» Col tempo, mi son reso conto che il mio fisico non era da buttare. Ero alto m. 1.75, magro e glabro. Il mio culetto sporgente e privo di peli lo mettevo sempre in evidenza, indossando pantaloni piuttosto stretti. Cercavo di far la doccia quasi per ultimo, per farmi notare dal cazzone, ma non mi filava per niente. Il prete, che dirigeva la parrocchia, era don Moreno, un prete giovane e dinamico, molto bravo ad interagire con tutta la comunità. Era arrivato l’anno prima, in sostituzione del vecchio parroco andato in pensione, e subito si era attivato per il ripristino del campetto di calcio e tutte le attività dell’oratorio, per far sì che noi ragazzi avessimo un posto dove divertirci, al di là dell’unico bar del paese. Lo aveva dotato, oltre l’impianto sportivo, di una biblioteca ben fornita ed una sala ricreazione con tavoli da Ping-pong e calcio balilla, oltre una piccola, ma fornita palestra per la ginnastica, durante le giornate piovose. Quel posto piaceva a tutti, anche a molte donne e ragazze, che frequentavano sia la chiesa che l’oratorio. Don Moreno, alto e con spalle larghe, moro, occhi neri e profondi, mani dalle dita lunghe e modi sempre gentili, era munito di un carattere molto simpatico. Spesso avevo avuto il sentore che più di una donna si intrattenesse, in privato, con lui, ma non avevo mai capito cosa ci avessero fatto. Un pomeriggio, padre Moreno mi disse che mi aspettava per confessarmi e, così, andai in chiesa. Inginocchiato al confessionale, lo misi al corrente dei vari peccatucci, che commettono tutti.
«Figliolo, ti tocchi da solo?» Risposi un po’ titubante a quella domanda tanto intima. «Sì, padre, a volte anche due al giorno.» Con la sua voce calma, continuò a farmi domande. «Hai avuto rapporti sessuali con qualche ragazza?» Sempre più titubante, gli risposi. «No, padre! Con nessuna, mai!» «E con i ragazzi?» La sua domanda mi colpì forte e lì rimasi zitto; scappai dal confessionale: avevo vergogna a dirgli la verità. Mi rifugiai in cortile, sotto un vecchio gelso, che troneggiava nella zona antistante l’oratorio. Mi venne a cercare e mi disse: "Seguimi" e mi condusse nella sua abitazione. «Paolo, calmati! Raccontami tutto e, ricorda, che tutto rimane tra noi due e Dio. Non temere, e liberati del tuo fardello.» Feci un profondo respiro e mi liberai dal mio segreto. Mi ascoltò in silenzio e con molta attenzione. «Hai già avuto rapporti sessuali con qualcuno?» Lo guardai calmo, sereno e felice di essermi rivelato a lui. «No! Mi piace Giacomino, perché ha un cazzone enorme, ma non voglio sputtanarmi, cosi l’ho solo spiato ed immaginato di averlo in bocca e dietro.» Lui alzò l’abito talare e mi fece vedere il suo cazzo duro. Era bellissimo, simile a quello di Giacomino. Ho sentito le farfalle nello stomaco al solo guardarlo. «Toccalo! Prendilo in mano. Senti com’è duro, caldo e grosso e ti vuole.» Allungai la mano e l'agguantai; lui mi insegnò cosa fare e lo masturbai piano. «Bravo, così, segalo piano, molto dolcemente.» Lo stringevo e lo sentivo diventare sempre più grosso e duro. L’ho segato ancora per un po' e, ad un tratto, ha preso a gemere, schizzandomi sulla mano.
«Bravo, Paolino! Sei davvero bravo! Ora giurami che questo resterà un nostro segreto; ci vediamo domani, sempre qui. D’accordo? Giuralo!» Il giorno dopo ero combattuto tra la paura e la voglia, ma, alla fine, andai. Mi fece passare dal giardino sul retro della chiesa, così non ci vedeva nessuno. Siamo andati direttamente in camera sua. Un attimo dopo eravamo entrambi nudi. «Adesso rilassati che ti faccio sentire cosa si prova nel vero piacere!» Mi iniziò a leccare per tutto il corpo, le sue mani scivolavano sulle mie chiappe. «Che bello che sei! Dai, guarda come faccio, e poi lo farai a me. Dai, che ti faccio impazzire di piacere, poi ti faccio sentire com’è bello prenderlo nel culo.» Mi son eccitato. Me lo succhiò bene e a lungo. Se lo fece scivolare fin in gola, ed io provavo un piacere enorme. Poi si è messo supino ed ho potuto ammirare il suo scettro durissimo, che svettava in alto in tutta la sua potenza. L’ho preso in mano e, poi, ho iniziato a succhiarlo e leccarlo, seguendo i suoi insegnamenti. Con la lingua, prima sulla cappella, e poi sotto l'asta, fino alle palle ed alle chiappe. Mugolava di piacere, vedevo il suo cazzo gonfiarsi sempre di più, infine prese una crema e mi fece girare. «Stai tranquillo. All’inizio sentirai un po’ di dolore, ma poi proverai tanto piacere; se proprio dovessi sentir male, dimmelo, che mi fermo.» Un po’ titubante, mi son rilassato: ero nelle sue mani. Sentivo le sue dita che entravano e giravano dentro il mio orifizio, che si allargava e offriva sempre più; intanto la voglia aumentava. Mi fece distendere supino sotto di lui. Mi alzò le gambe, facendomi appoggiare i talloni sul suo petto. Si allungò, mi prese il viso tra le mani e mi infilò la lingua in bocca. Io lo seguivo pedissequamente: ci succhiavamo ed attorcigliavamo le lingue; avvertivo il suo corpo caldo su di me. Percepivo la spinta del suo cazzo che si faceva spazio tra le chiappe, fino a trovare il buco; vi appoggia la cappella ed io, da sotto, spingo e mi rendo conto che, così facendo, gli permetto di entrare, mi dilata e, lentamente, affonda dentro di me. Non sento dolore, ma un po’ di fastidio per l’intrusione. «Sì, dai, che mi piace! Cazzo come me lo apri! Mi stai sfondando il culo! Dai, più forte, che godo!» Mi sfonda, mi apre ed il mio cazzo rimane duro. Lui me lo sega, mentre, piano piano, mi scopa. Mi piace. Mi muovo da sotto, lo voglio. Lo faccio godere come un porco e lui mi scopa molto bene. Gode e me lo dice.
«Adesso sei mio e farai tutto quello che ti dirò di fare! Dimmelo che ti piace e che mi seguirai in questa esperienza, vero? Dimmelo! Farai tutto che ti chiedo, amore mio? Sarà il nostro segreto.» In completa estasi, gli prometto ogni cosa. «Sì, farò tutto ciò che vorrai. Sono la tua puttana. Fammi godere adesso, sto per sborrare! Vengo!» Lui aumenta il ritmo della sega e, mentre io schizzo, lui pure si svuota dentro di me. Sento che mi riversa nel culo una grossa ondata di sborra, che mi riempie allegramente il retto. Mi bacia con passione e restiamo stretti, abbracciati per un po’, finché sento che gli si è ammosciato, scivolando fuori dal mio culo. Mi ha sorriso soddisfatto. «Come prima volta, direi che è andata piuttosto bene, temevo per il peggio. Mi raccomando, mantieni il segreto.» Quando sto per andarmene, mi allunga dei soldi. «Con questi, fatti un regalo: te lo meriti e ti aspetto tra due giorni qui, ok?» Annuisco, lo bacio in bocca e scappo, rosso in viso, con il culo piacevolmente rotto, ma soddisfatto ed appagato.
Ormai andavo a letto con il prete una o due volte a settimana. Un giorno mi dice che doveva parlarmi, quindi dovevo andare con lui e non far domande. L’ho atteso fuori dal paese e lui arrivò dopo 5 minuti; salii in macchina. «Mettiti disteso, infila la testa fra le mie gambe e, mentre guido, tirami fuori il cazzo e succhialo.» Questo mi piaceva di lui; il sesso non era mai monotono. Ogni volta mi aveva scopato in modo diverso e mi aveva sempre fatto godere moltissimo. Ero la sua puttana e ne ero fiero. Dopo un po’, siamo giunti davanti ad un cancello, che si è aperto automaticamente. Siamo entrati e ci siamo fermati in una zona antistante una villa enorme. Mi dice di aspettare in auto. Mi sollevo e vedo una grossa costruzione con delle macchine di grossa cilindrata, parcheggiate sotto una tettoia. Torna, mi fa scendere e mi mette una benda sugli occhi. «Non devi toglierla per nessun motivo! Se si allenta, la stringi. Hai capito?» Annuisco e lui mi fa strada dentro la villa. Silenzio. Mi prende per mano e mi porta dentro una stanza: sento due voci. Mi fa fermare, mi dice di spogliarmi ed io lo faccio. Poi mi sembra di esser messo in mostra, perché mi gira a favore delle persone che sicuramente erano davanti a me e subito avverto delle mani che palpano il mio corpo, mi accarezzano. Lui mi sussurra all'orecchio alcune istruzioni. «Devi chiamarli signori, adesso andrai con loro e farai tutto quello che fai con me, senza alcun limite; poi loro ti faranno un bel regalo.» Mi prendono per mano e mi portano dentro una stanza con un grosso letto. Mi fanno distendere, sentendoli vicino a me, uno per lato. Avverto le loro mani su di me e mi lascio andare: mi piacciono certe porcherie e li lascio fare. Le loro bocche, a turno, mi baciano. C’è chi mi lecca il culo, chi mi mette il cazzo in bocca. Li sento non ancora duri, ma, sicuramente, grossi. Fisicamente, appuro che uno è snello, ma l’altro ha l'addome piuttosto prominente e respira a fatica. Succhio le loro verghe, che si induriscono in poco tempo. A turno, li accolgo in bocca. Poco dopo, sento delle dita che mi titillano il buco del culo, vi spalmano della crema e, poi, il cazzo di uno dei due mi si spinge all'interno. Mi sfonda: deve esser quello più snello, che mi sembra abbia il cazzo più grosso e lungo. Mi tiene fermo per i fianchi ed inizia a scoparmi, mentre l’altro mi spinge il suo in bocca; me lo spinge in gola e li sento ansimare di piacere. «Che bel culo! Mi piace! Lo sfondo tutto!»
