Mi chiamo Chiara, ho 29 anni, e mi considero una donna normale, come tante, né bella né brutta. Ho un seno che credo sia un po’ piccolo, a mala pena arrivo ad una terza, capelli neri, occhi scuri ed un culo bello tondo alla sommità di gambe ben dritte ed affusolate. Posso dire, senza ombra di smentita, che sono una che, camminando per strada, non ho maschi che mi sbavano dietro, ma non sono da buttare. Sono sposata da sette anni con Michele, che ha un anno più di me. Lui, come me, è un ragazzo molto semplice, dal fisico normalissimo e snello, buon lavoratore, fa l’idraulico ed ha una ditta tutta sua. Moro come me, un po’ più alto e, a letto, non ha molta fantasia. Ha però una buona dotazione, ma nulla di esagerato. Mi scopa fino a farmi raggiungere l’orgasmo, poi viene e tutto finisce lì. Raramente mi chiede di succhiargli il cazzo e non mi ha mai chiesto il culo. Ammetto che questo stato di cose mi è andato bene, fino a poco tempo fa. Viviamo in un paese posto sulle sponde del grande fiume. Tutta gente tranquilla, grandi lavoratori e pochi grilli per la testa. Quasi all'estremità del paese, nel punto più elevato, vi è la chiesa parrocchiale, che da due anni è gestita da un parroco nuovo. Per quanto mi riguarda, lavoro nell’ufficio postale del paese e quel lavoro mi impegna solo per mezza giornata, per cui ho sempre i pomeriggi liberi. Un giorno, Don Pietro, il nuovo parroco, è venuto nel mio ufficio per pagare dei bollettini e, parlando del più e del meno, è emerso che gli serviva una mano con il catechismo. Da mia madre, aveva appreso che, per il passato, lo avevo fatto con il vecchio parroco e, quindi, se ne avessi avuta voglia, avrei potuto riprendere a farlo anche per lui. Ammetto che, a farmi decidere per il sì, ha avuto un ruolo importante il fatto che Don Pietro è un parroco giovane e molto carino. Avevo notato che era dotato di un particolare fascino, sia nella voce che nel suo modo di fare, che conquistava l'attenzione dei ragazzi. Una sorta di carisma naturale, che non ha lasciato indifferente neanche una giovane moglie, un po’ annoiata, come me e con molto tempo a disposizione. Non ero certa intenzionata ad abbracciare il clero, ma, esser in sua compagnia, mi donava un piacere davvero speciale. Convinta di non esser una gran bellezza, ero certa di non indurre un uomo al peccato, facendogli venire strane idee, quindi mi sentivo piuttosto tranquilla e serena. Poi, casualmente, si è verificato un fatto che ci ha fatto capire che eravamo cotti l’uno dell’altro. Dovevamo preparare la recita di Natale e lui mi ha chiesto se potevo attardarmi in sagrestia con lui, onde organizzare ruoli e dialoghi. Un vero piacere per me, che, tra l’altro, adoro scrivere e raccontare storie. Ci siamo messi al lavoro e, subito, mi son resa conto che fra noi due vi era un certo fermento che rendeva il prete teso ed imbarazzato. Non era come sempre allegro, spigliato, disinvolto e, allora, ho preso a scherzare sulla sua timidezza. «Che succede, don Pietro? Ho detto o fatto qualcosa che l’ha turbata?» Lui mi ha sorriso nervoso ed io ho, involontariamente, fatto il gesto di mettergli una mano sulla gamba, all’altezza della coscia. Un gesto spontaneo, non studiato. La sua reazione mi ha stupito: mi sposta la mano e l’ha portata sul suo cazzo, per, in più, avvicinarsi alla mia bocca e baciarmi in maniera appassionata. Ho percepito un lungo brivido percorrermi tutto il corpo. In quel preciso momento, penso di aver perso completamente il controllo. Non era più il prete del mio paese, ma un uomo che si era eccitato per me e la cosa mi piaceva non poco. Abbiamo notevolmente dilatato i tempi di quel bacio, poi ci siam guardati negli occhi e lui mi ha detto cose che mi hanno sciolta come cera alla fiammella, provocandomi un languore mai sentito in tutto il corpo. «Ti voglio! Non so spiegarti come o perché, ma ti voglio!» L’ho guardato come in estasi e, un attimo dopo, son scivolata sotto il tavolo, gli ha aperto la cerniera dei pantaloni e mi son ritrovata il suo cazzo ad un centimetro dalla mia bocca. Una bella verga, lunga, di ottimo spessore, molto più consistente di quella di mio marito. Ho iniziato a fargli un pompino, lento, ma con tutta la passione che avevo in corpo. Lui è rimasto immobile, passivo, ma, sicuramente, molto contento per quello che gli stavo facendo. Ad un tratto, ha preso la mia testa tra le sue mani ed ha cominciato a ritmare il mio movimento di avanti/indietro. L’ho succhiato fino alla fine, facendolo godere nella mia bocca. Mentre veniva, ha emesso un gemito gratificante per me. «Chiara, sborro!» Ho serrato le labbra ed ho preso in bocca tutta la sua crema, ingoiandola, per poi proseguire a leccarlo e succhiarlo, facendo sì che la sua erezione non venisse meno. Dopo aver sborrato, lui di colpo si è sollevato, mi ha fatto alzare e sedere sul tavolo. Mi ha sollevato le gambe ed ha appoggiato i talloni sul tavolo. Mi ha sfilato le mutandine e poi si è inginocchiato; si è messo a leccarmi la patatina in maniera divina. La sua lingua scorreva lungo tutto lo spacco della mia fica e raccoglieva gli umori che sgorgavano copiosi. Ad un tratto, sono stata scossa da un orgasmo sconvolgente, ho stretto le gambe e ho serrato fra esse il suo capo, in modo da non permettergli di smettere, mentre godevo senza alcun ritegno. «Sì, così, dai! Dai, che vengo! Oh, Don Pietro, mi fai venire!»
Sono stata travolta da un orgasmo incredibile, che mi ha fatto tremare tutto il corpo. Lui si è sollevato di colpo e me lo ha infilato tutto dentro, con un solo affondo. Ha serrato le mani sui miei fianchi ed ha preso a stantuffarmi, con vigore. Più godevo e più lo incitavo a farlo ancora. «Sì, dai, più forte! Scopami! Scopami ancora! Sì, dai più forte! Sfondami!» Non pensavo a cosa stavo facendo. La cosa mi piaceva così tanto da farmi desiderare che non finisse più. Godevo come mai avevo fatto in vita mia e lui era scatenato. Son venuta due volte e, ad un certo punto, lui si è sfilato, mi ha fatto scendere dal tavolo, mi ha fatto girare ed appoggiare distesa sul tavolo. Poi mi ha penetrato da dietro. L’ho sentito che mi arrivava fin dentro il ventre. Mi ha martellato ancora, facendomi provare un ennesimo orgasmo; poi si è sfilato e mi ha invitato a bere il suo nettare. «Inginocchiati, che ti riempio la bocca! Bevi che ti santifica e purifica l’anima!» Ho avuto solo il tempo di prenderlo fra le labbra, che subito mi ha inondato la bocca di tanta crema che ho ingoiato all’istante. L’ho spremuto fino all’ultima goccia, per insistere ancora a succhiarlo. Non volevo smettere di tener in bocca il cazzo del giovane parroco, per l’immenso piacere che avevo provato. Siamo rimasti un momento immobili e, poi, mi son ricomposta; siam tornati alla normale routine. Da quella volta, ogni due giorni, dopo il catechismo, scopavo con il prete e poi tutto tornava come prima, senza che nessuno dicesse nulla. Poi è arrivato il giorno della recita. Era presente tutto il paese e, per l’occasione, è giunto anche il vescovo, con il suo segretario particolare. Thomas, questo il suo nome, era un bel ragazzone nero come la notte, altissimo, molto simpatico e grande amico di don Pietro. Dopo tutti i momenti trascorsi assieme, il vescovo non ha potuto declinare l'invito a pranzo dal sindaco, ma Thomas ha preferito restare con don Pietro. Allora io mi son premurata di invitarli a pranzo a casa mia, con molto piacere di mio marito, che, già da un po’ di tempo, mi chiedeva ragguagli sulla mia collaborazione con il parroco. Ho preparato un buon pranzetto, mentre loro tre erano in giardino a parlare; di tanto in tanto, venivano dentro a prender qualcosa. In una di queste occasioni, è entrato mio marito, che ho visto molto allegro e ben disposto verso i due prelati, definendoli molto simpatici. Sono rimasta un po’ sorpresa da questo suo atteggiamento, ma ho proseguito nel mio lavoro. Ad un certo punto, è entrato Pietro e mi ha chiesto se potesse darmi una mano ad apparecchiar la tavola. Io gli ho sorriso e lui ha colto il momento per toccarmi il culo; mi ha riferito che a Thomas piacevo molto. L’ho guardato con un certo stupore, ma lui, sorridendo, ha aggiunto che fra loro non vi erano segreti. «Quindi, lui sa di noi due?»
Lui ha annuito, sorridendo. Io mi son sentita per un istante persa, sconvolta, ma lui mi ha tranquillizzato. «Sta tranquilla che lui non è il tipo da crearsi problemi, anzi... Mi ha detto che resterà in parrocchia per tutto il periodo natalizio e, se dovesse profilarsi l’occasione, gli piacerebbe da matti poterti chiavare!» L’ho guardato sbalordita, mentre mi si inumidivano le mutandine in maniera esagerata. A pranzo, mio marito ha tenuto sempre ad elogiare le mie qualità di moglie e cuoca. «Come vi dicevo, Chiara è davvero una bravissima cuoca ed una moglie esemplare! Non potevo esser più fortunato ad averla sposata. Naturalmente, il giorno di Natale, dopo la messa, siete tutti e due invitati a pranzo qui da noi e non ammetto rifiuti di alcun tipo.» Io li tenevo d'occhio ed ho notato lo sguardo che si sono scambiati fra di loro; hanno accettato l'invito con molto piacere. Dopo cena, ci siam seduti sul divano ed io mi son trovata fra i due prelati, mentre mio marito offriva loro un liquore. Il dialogo è caduto sulle nostre ultime vacanze al mare e, senza rendermene conto, Michele, mio marito, ha tirato fuori un album di foto, con me in costume da bagno. Nulla di sconveniente per vero, ma ho notato lo sguardo che ha fatto Thomas a vedermi semi nuda, con il bikini nero. Per tutta la serata, sono stata subissata di complimenti, battute a doppio senso ed occhiate complici, che siamo scambiavamo fra di noi. In tutto questo, ero, però, incuriosita dal comportamento anomalo di Michele. Una volta congedati i nostri ospiti, siamo andati a letto e, nella penombra della nostra camera, lui mi ha fatto una domanda che mi ha fatto gelare il sangue. «Da quanto tempo, il prete ti scopa?» Son rimasta di stucco, ho iniziato a balbettare, senza riuscire a trovare una risposta adeguata. «Io… Cioè, ecco… Io non capisco… È da un po’.» Lui si è girato verso di me e, guardandomi dritto negli occhi, mi ha calmato. «Non sono arrabbiato. Voglio solo sapere da quanto tempo ti fai scopare da lui.» Ho fatto un respiro profondo, poi ho chinato il capo ed ho capito che era inutile mentire. «Da quando ho iniziato a far le prove per la recita. Ma tu, come fai a sapere che scopo con don Pietro?» Lui mi ha guardato ancora dopo avermi dato un bacio, e mi ha raccontato come tutto era successo.
