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I RACCONTI DEL PECCATO · Cap. 6
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Capitolo 6 di 11 12 min di lettura

Padre, ho peccato.

Una giovane puttanella si finge sprovveduta, ma finirà nelle mire del vecchio parroco porco.

pennabianca
1 anno fa · 621 letture · 0

Ho ubbidito docilmente. Mi son ritrovata distesa sotto mia madre, con la testa infilata fra le sue cosce e, mentre il mio sesso nudo era a pochi centimetri dalla sua bocca, che ansimava sotto i colpi sempre più vigorosi del prete. Lei ha sentito la mano di lui che l’ha spinta a leccarmi la fica fradicia. «Pulisci e preparala al prossimo passaggio, quando, dopo aver liberato te, dovrò affondare la mia verga dentro di lei. Puliscila bene!» Ho ceduto al desiderio. Lentamente ho allungato la lingua ed ho preso a leccare, sia il palo di carne che entrava dentro mia madre, sia la sua fica, da cui sgorgava tanto di quel nettare fatto generosamente produrre da quel grosso stantuffo, che la chiavava profondamente. Ho avuto un orgasmo al solo pensiero di poterlo aver dentro di me. Provavo invidia per mia madre per quanto godeva e colava: i suoi umori erano abbondanti al punto da eccitarmi; allora ho preso ad andar loro incontro con le mie labbra carnose, per farmeli scendere in gola. «Puttana, peccatrice! Senti come ti scaccio il demonio dal corpo? Pulisci quella immonda fessura di tua figlia, che poi tocca pure a lei!» Sapevo che non era rivolto a me. Un sonoro schiaffone ha colpito la natica di mia madre, colpevole di essersi abbandonata tra le mie cosce in un susseguirsi di leccare sempre più ardite. Poi lui è venuto. «Adesso ti purifico con il mio seme. Senti come ti lavo i peccati, donna?» Si è svuotato in lei. La troia si è fatta sborrare dentro. Poi lui ha estratto quel mostro ancora duro e minaccioso, mentre dalla fica dilatata, ridotta ad una caverna, ha preso a colare un misto di sperma ed umori vaginali. Subito dopo, ce lo ha presentato alle bocche, per la pulizia. Abbiamo finito il lavacro al prete con le nostre lingue che, più di una volta, hanno indugiato a cercarsi fra loro, fino a far eccitare ancor più il porco, che mi ha sollevato e messa nella stessa posizione di mia madre, cui ha ordinato di distendersi sotto di me, per proseguire il suo trattamento anche con me. Mi ha appoggiato la durissima cappella fra le labbra della mia fica ricolma di succhi e pronta a riceverlo, e poi, con una spinta decisa, me lo ha infilato tutto dentro. Ho inarcato la schiena per reggere quel mostro, che, di fatto, mi dilatava le pareti della vagina, per penetrare fino in fondo. L’ho sentito bene arrivar fin in fondo con un colpo secco, quasi a volermi sfondare. Per qualche secondo è rimasto immobile, poi ha preso a pomparmi come un toro furioso, con colpi così forti da sollevare dal letto il mio giovane corpo. Godeva come un porco.

«Puttana da redimere, senti come scaccio il demonio da questo tuo corpo immondo? Lo senti con quanto impeto e vigore mi devo adoperare per ripulire la tua anima? Lo senti puttanella?» Ho preso a godere, ormai domata da quella verga mostruosa, che mi ha spaccato la fica in due, per poi, d'improvviso, sfilarsi ed infilarmelo di colpo nel culo. Ho gridato forte, ma lui non ha avuto pietà, proseguendo a spaccarmelo e sfondarmelo, fino a ridurlo ad una caverna. «No, me lo spacchi! Piano, mi fai male!» Mi ha dato uno sculaccione fortissimo e poi me lo ha spinto ancor più a fondo. «Zitta, puttana! Devi soffrire per espiare! Il dolore ti purifica!» Mi ha pompato e fatto godere come una vacca montata da un vero toro; poi mi ha allagato il culo di sperma, facendo leccare tutto a mamma, mentre io dovevo provvedere a ripulire il suo. Da quella sera siamo le sue concubine, le sue complici schiave di quella mazza esagerata, delle sue voglie che lo ha ridotto ad esser aguzzino della sua fede, ormai naufragata nel caldo mare di umori, che veniva a cercare tra le nostre cosce tutte le notti, fin quando non mi son fatta ingravidare. Oggi battezzerà suo figlio.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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