Capitolo 4 - Il gioco sempre più complice
adesso c'è la consapevolezza che tutto è un gioco voluto.
1 anno fa
Il gioco sempre più complice
Dopo quella sera, la nostra vita è sempre più frenetica, in vista dell’imminente matrimonio. Rita e Luisa, con la complicità di Silvia, decidono di mettere in atto un piano per far scopare Luisa da Luca. L’occasione è la scelta delle tende che dovranno arredare la casa degli sposi. Silvia, con la scusa del lavoro (siamo in periodo di denunce dei redditi), si dice estremamente impegnata, quindi prega mamma e suocera di accompagnare Luca all’appuntamento che hanno dato al tappezziere a casa loro. Il tizio arriva, prende le misure e se ne va. Restano loro tre. Sia Rita che Luisa indossano un vestito leggerissimo di cotone bianco, tenuto chiuso davanti solo da pochi bottoni. Lui nota che entrambe spesso si mettono in controluce, dove si vede benissimo che l’intimo che hanno sotto è esiguo, se non assente. Il pacco del giovane si gonfia e Rita se ne rende conto, quindi decide di giocar le sue carte.
«Vorrei rivedere le stoffe che avete scelto per la camera matrimoniale. Lì c’è tanto sole, come oggi e, secondo il mio parere, quando siete sdraiati a letto, non coprono abbastanza.»
Detto questo, si portano tutti nella camera, fa sdraiare madre e figlio, li invita ad avvicinarsi come due amanti, che si svegliano e lei si mette davanti alla finestra, con il campione di stoffa in mano. Luisa, ha quasi tutti i bottoni aperti, colpa del caldo e, quando Luca si stende vicino a lei, non può far a meno di guardare le splendide mammelle della madre. Mentre si avvicina per abbracciarla, la stoffa del vestito si apre ancora più, mostrando un esiguo triangolino di stoffa che dovrebbe coprire la fica, ma che, in realtà, risulta in bella mostra. Rita ammicca a Luisa, che abbraccia il figlio. Luca ha il cazzo che sta per esplodere dentro i pantaloni. Lei lo bacia e lui, in preda al desiderio represso di scopare sua madre, si lascia andare, stringendola a sé.
«Mamma, sei bellissima.»
Rita vede che ormai il gioco è fatto. Fa un cenno di saluto all’amica ed esce silenziosamente; chiama la figlia annunciando: "vittoria".
Lei lo stringe a sé e poi gli mette una mano sul pacco durissimo; lui si denuda in un attimo. Spoglia definitivamente anche lei e poi infila la sua testa fra le cosce della madre, leccando quello che ha sempre sognato. Lei gode subito. In breve si ritrovano impegnati in un sessantanove, che fa godere entrambi. Luca sente che non potrà reggere il piacere dell’eccitazione che sta provando con sua madre.
«Oh! Mamma! Sborro! Sto venendo!»
«Amore di mamma…sborrami in bocca! Non sai da quanto desidero bere il tuo seme!»
Gli scarica in gola tre schizzi abbondanti. Lei beve e continua a succhiarlo. Poi si rigira e la penetra di colpo. Luisa ha un orgasmo immediato. Lo incita a penetrarla a fondo.
«Sì, amore, scopami. Entra dentro, nel ventre che ti ha generato, godi e inondami; fa godere la tua mamma. Sbattimi come la più troia del mondo.»
Luca la sbatte con impeto e vigore, cambiando posizione, lei gode tantissimo, le infila un dito in culo, lei sente che lui la desidera anche lì.
«Amore, sarà tuo anche quel buchetto, ma non ora, voglio sentire che mi inondi il ventre. Voglio sentirti schizzare dentro di me.»
Lui è un toro scatenato e la sbatte con furore, poi esplode dentro di lei con un grido fortissimo. Gode, spingendosi tutto dentro di lei che ha un ennesimo orgasmo senza storia. Sfiniti, restano abbracciati, scambiandosi tenerezze. Lei gli racconta di quante volte ha desiderato questo momento, mentre lui confessa di essersi segato e sborrato spesso sulle sue mutandine sporche.
«Amore, me ne ero accorta. Le ho tenute molte volte per due giorni per aumentare l’odore di me, affinché potessi sentirlo meglio. Sapessi quante volte le ho poi leccate, succhiando la tua sborra che vi avevi schizzato sopra. Sono impazzita di piacere quando mi sei venuto in bocca: finalmente ho sentito il tuo vero sapore.»
Una lieve nube gli aggrotta la fronte, e la cosa non sfugge a lei. Gli chiede cosa lo rattristi e lui, a testa bassa, confessa:
«Avrei dovuto informare Silvia e, poi, come la metto con papà?»
«Tranquillo, non c'è da rabbuiarsi per questo: è tutto a posto. Se son qui, se tutto questo è accaduto, è anche grazie alla complicità di Silvia. Da quando ha saputo che ti desideravo, non ha fatto altro che cercare una scusa per far sì che noi due avessimo la possibilità di vivere questo momento. Se poi non ho capito male, credo che fra poco la vedremo entrare insieme a Carlo, per unirsi a noi.»
Sentono la porta di casa aprirsi e li vedono entrare. Si sorridono. Silvia si spoglia velocemente e Carlo osserva la scena, mentre si denuda a sua volta. Luisa ha appena il tempo di aprire le cosce, che Silvia prende a leccarle la fica, da dove ancora sta sgorgando il seme di Luca. Gli succhia tutti gli umori ed il clito, facendola godere. Carlo intanto si è messo di lato e le ha infilato in bocca il cazzo, mentre Luca osserva la scena. Sente di nuovo gonfiarsi il cazzo, lo accosta alla bocca della madre che si alterna a leccare entrambi. Basta poco per far tornare duro il cazzo del figlio. La situazione raggiunge livelli altissimi di eccitazione. Carlo si stacca da loro, si distende supino e attira Luisa su di lui, le pianta il cazzo dentro e la fa distendere su di sé, poi invita il figlio a sodomizzare la madre.
«Dai, spacca il culo di tua madre! Sapessi da quanto tempo lo desidera… Dai, Luca, entrale dentro tutto d'un colpo, con durezza, deve impazzire; sapessi da quant'è che ci vuole entrambi in corpo… Dai, l’ho sfondata tante volte in attesa di questo momento.»
Lui entra deciso con un solo colpo. Lei apre la bocca ed emette un grido di piacere/dolore che fa impazzire i due maschi. Gode, urla e si scatena. Silvia le tortura i capezzoli, stringendoli fra le mani. Lei porta una mano fra le cosce della nuora e le infila dentro due dita, rendendola partecipe del suo piacere. La scopano sempre più forte, poi Carlo schizza dentro di lei, mentre Luca continua a limarle il culo, sempre più velocemente. L’ennesimo orgasmo fa schizzare anche lui. Sfiniti, ma contenti, si abbracciano. Carlo però fa notare a tutti che Silvia ha goduto poco. Le si avvicina e gli offre il cazzo ancora turgido, lei lo succhia con passione e ben presto lui è di nuovo in tiro. Fa girare la nuora e glielo pianta in culo, mentre lei si alterna a succhiare ciò che sgorga dai buchi di Luisa ed il cazzo di Luca. La sbatte con molto impeto, le strappa un bellissimo orgasmo, poi le sfila il cazzo dal culo, lo fa succhiare alla moglie, poi si mette supino e invita Silvia a salire su di lui. Lei s’impala su quel palo teso e duro, gode e si scatena, il piacere la sconvolge. Luca osserva la sua futura moglie godere sul cazzo del padre. Luisa lo succhia con impegno, ha un’incredibile erezione e spinge Silvia a distendersi sul corpo di Carlo, poi si mette dietro di lei e la penetra deciso nel culo. Presa da una frenesia erotica, si muove assecondando i due maschi che le sfondano ogni buco. Gode, impazzisce e fa godere anche loro. Schizzano quasi insieme, anche se Luca, riesce appena a far uscire poche gocce. Da quel momento, fra loro è vera complicità, amore, piacere.
Mentre avviene tutto questo, io sono alle prese con Flavia, la terribile nonna di Eva. La signora si lamenta di tutto e tutti. Quando entro in clinica, il personale mi riferisce che la signora ha chiesto di me per tutta la domenica. Pretendeva che io andassi visitarla, pur essendo in buone condizioni. Faccio il giro di tutti i miei pazienti, sempre scortato da Eva e da tutti i medici del mio staff. Lascio volutamente per ultimo la signora che, quando entro mi inonda con un fiume di parole, non proprio degne di lei. La calmo, prego tutti di uscire e poi la visito. Le scopro il corpo più del necessario, lei lo nota e sorride in silenzio, fissandomi negli occhi.
«Giovanotto, le piace proprio guardare le mie intimità?»
Le rispondo ridendo.
«Decisamente lei è molto eccitante, la sua fica semi depilata m’intriga molto.»
La sua mano scivola verso il mio pacco, che si sta eccitando. Lei lo accarezza lentamente, poi mi guarda, si bagna le labbra e con un tono convinto mi fa una proposta.
«Se lo tiri fuori, te lo succhio.»
La guardo e gli ribatto serio e deciso.
«Calma. Prima devi ristabilirti, poi non voglio più sentir capricci come hai fatto in questi giorni. Se lo vuoi, te lo devi meritare.»
Noto un lieve disappunto nel suo sguardo, poi sorride, toglie la mano, annuisce con il capo e parla molto seriamente.
«Va bene, se questo è quello che vuoi, allora ti accontento, ma non te la caverai con un pompino. Quando sarò ristabilita, tu mi devi scopare.»
Anche la mia risposta ha un tono deciso.
«Allora dovrai esser perfettamente in forma, perché io, quando scopo una donna, le faccio anche il culo e, fino a che non sono sazio, non smetto.»
Mi ribatte, ridendo.
«Credi che mi faccia paura prenderlo nel culo? Spero che tu sia ben dotato, amo il grosso calibro.»
Per il resto della degenza diventa molto calma e disponibile. La dimetto dopo alcuni giorni, ma lei si fa promettere da me che le farò visita appena ristabilita. Eva ha notato il cambiamento della nonna e me ne chiede il segreto. Le rispondo ridendo.
«Le ho promesso che se si fosse comportata bene, le avrei fatto un bellissimo regalo.»
Per tutto il mese di luglio è un lavorare frenetico, la clinica chiude per agosto. A settembre, il primo sabato, si sposano i ragazzi. Con largo anticipo hanno preparato tutto. L’intesa con tutti è perfetta. Con Carlo e Luisa, si parla di vacanze insieme, mentre Matteo ha, da un po’ di tempo, una storia che lui definisce amicizia con Cinzia, la figlia di Marina e Paolo. La cosa ci riempie di gioia. Rita, che ben conosce la ragazza, la definisce molto possessiva e, se dovesse scoprire che spesso Matteo scopa con Marina, madre di Cinzia e socia di Rita, crede che l'idillio finirebbe con pericolose scintille. Ha parlato con Marina, pregandola di smettere di farsi sbattere da Matteo, ma lei ribadisce che non fanno nulla di male. Lui è molto devastante quando la sfonda, poi, se sua figlia lo vuole, allora dovrebbe esser in grado di farlo godere, anche più di lei. Di comune accordo accettiamo tutti l’invito di andare con Marina e Paolo nella loro casa in Sardegna, anche se a me pare estremamente pericoloso. Tranne gli sposi, che lasciano le ferie per il viaggio di nozze, tutti andiamo con loro, anche Luisa e Carlo. Loro partono il sabato con la nave, io li raggiungerò il lunedì sera con l’aereo: devo partecipare all’annuale cena della clinica. Restato solo, la domenica mattina mi suonano alla porta di casa. Apro e mi trovo davanti, Flavia. Entra in casa mia come un turbine.
«Ho preso un taxi per vederti, mi sento bene, la clinica ha chiuso, io oggi voglio la mia ricompensa.»
La guardo divertito e, nello stesso tempo un po’ intimorito, non credevo mi avesse preso sul serio, ma non la contraddico. La guardo camminare davanti a me. Indossa dei pantaloni bianchi attillati che le fanno risaltare la figura. Il culo tondo ed alto è ancor più evidenziato da sandali a zeppa, con poco tacco. Una camicia bianca trasparente evidenzia il reggiseno che indossa sotto, i capelli lunghi sono tenuti legati da un foulard colorato. Mi osserva, le offro da bere un tè fresco. Guarda compiaciuta la mia casa, si avvicina, mi guarda fisso in viso.
«Sia ben chiaro che, se non te la senti, me ne vado, ma sarebbe un vero peccato. In passato ho avuto diversi maschi, anche due o tre insieme, sempre sotto lo sguardo estasiato di mio marito. Avevo deciso che nessun maschio mi avrebbe avuto dopo la sua morte, ma poi con te ho cambiato idea. Ho fatto una piccola indagine e sono venuta a sapere che sei un gran porcello. Con quel depravato di Augusto, vi siete divertiti spesso anche insieme a scopare giovani donne, alquanto troie. Eva dice che sei di ghiaccio con lei che non aspetta altro che di aprirti le cosce, ma se tu non l’hai ancora scopata ci deve pur essere un motivo: non mi sembra che tu sia gay.»
La guardo decisamente incuriosito ed eccitato, la prendo per mano e la porto sul divano, lei mi ferma sorridendo.
«Mio caro, sono ancora un po’ debole, meglio il letto.»
Distesa sul letto la spoglio lentamente. Lei è visibilmente carica, mi guarda con occhi pieni di bramosa libidine. Il suo corpo si rivela essere quello che mi ero immaginato. Asciutto, ma non magro, il seno un po’ sgonfio, ma ancora appetibile, le cosce snelle, ancora toniche, la fica è stata tutta accuratamente depilata. Si lascia spogliare, poi si dedica a me. Mi sfila i pantaloncini e la maglietta che indosso, mi fa scendere gli slip lentamente, facendo scattare fuori il mio cazzo teso e duro, lo impugna, si bagna le labbra e lo prende in bocca. Lo assapora, lo lecca come a volerne determinare il sapore, il gusto: si vede che le piace. Se lo gode quasi fosse un gelato. Lo lecca, ci sputa sopra della saliva per far scorrere meglio la pelle del glande, che scappella lentamente per gustarsela anche con gli occhi, oltre al piacere di tenere un cazzo in mano. Resto piacevolmente sorpreso dalla sua adorazione che ha per il mio cazzo. Passa ogni centimetro dell’asta con la lingua. Prende in bocca un testicolo per volta e lo succhia provocandomi un gemito di puro piacere. Mi sposto, le apro le gambe lentamente, poi infilo la lingua in quello spacco perfettamente depilato. Generalmente scopo donne che non sono tutte depilate, ma lei mi eccita ancor di più. Sembra la fica di una adolescente, tanto è liscia e pulita. I suoi umori sgorgano copiosi, anche se mi sarei aspettato, data l’età, che fosse meno bagnata. Li lecco, li aspiro assaporandoli e restando piacevolmente sorpreso dal buon sapore e odore che hanno. Trema e gode con la bocca piena, poi si stacca e si gira voltandomi le spalle, si mette di lato, mi attira facendo combaciare i nostri corpi: è eccitatissima.
«Scopami, non ne posso più, ma fa piano: sono anni che non lo faccio.»
Le sollevo una gamba sopra di me, poi, piano infilo la cappella fra le sue labbra che, lentamente, si schiudono. Spingo piano, lei geme, la sento strettissima, ma lentamente mi lascia entrare in lei. Spingo fino in fondo, lei ha il respiro accelerato e, quando tocco il fondo, esplode in un orgasmo che la fa tremare tutta. Trema così tanto che mi fermo dentro di lei. Immobile, le lascio il tempo di poter gustare il piacere che prova. Poi lei stessa comincia a muoversi avanti/indietro, lentamente, prendendo tutto il piacere di sentir il mio cazzo strofinare le pareti della vagina, che si dilatano sempre più. Gode, mi fa fermare e poi contrae i muscoli vaginali, sento il cazzo tutto dentro di lei che viene munto, come se mi stesse facendo un bocchino con la fica: tremendo, mai provato un simile piacere e glielo dico.
«Sei davvero fantastica! Mi fai godere contraendo i muscoli vaginali! Sei meravigliosa!»
Lentamente assaporiamo il reciproco piacere. Lei gode molto, poi si rende conto che non sarà tanto lubrificata per ancora molto tempo e mi invita a schizzarle dentro. La sbatto ancora un po', aspetto il suo ennesimo orgasmo, poi vengo. Le vuoto dentro tanta sborra e questo le provoca ancora un orgasmo. Restiamo immobili, abbracciati. Le bacio il collo da dietro la nuca, la sento singhiozzare, la giro e vedo il suo viso rigato da una lacrima, che lei giura esser di gioia. Mi distende supino, scende giù e prende in bocca il mio cazzo ancora turgido. Lo succhia da vera professionista. Lo aspira, lecca il glande, lo morde delicatamente, poi, improvvisamente, senza che me ne renda subito conto, m’infila di colpo un dito nel culo. Ho uno scatto improvviso, ma poi resto piacevolmente eccitato dal gioco: il cazzo mi ritorna durissimo, mentre mi guarda e sorride compiaciuta.
«Scommetto che non avevi mai avuto un dito nel culo.»
Si mette distesa, di spalle a me, e mi invita ad entrarle in culo. Mi distendo, le lecco il buco, infilo dentro un dito, trovandolo molto elastico; lei insiste perché io la prenda.
«Non perder tempo, lo voglio dentro. Non temere è così rodato che, a volte, ho dovuto indossare mutandine da incontinenti. Una volta mi hanno inculato con due cazzi insieme. Scopami, che ti voglio.»
Le spingo il cazzo dentro con decisione. Sento che si apre e mi lascia scivolare dentro senza nessun problema, lei si masturba e mi incita a sfondarle il culo. Entro deciso e poi limo quel culo velocemente. Lo sento sempre più aperto, lei gode. Anche per me il piacere arriva velocemente. La scopo molto e forte, lei mi chiede alla fine di sborrare. Le scarico tutto dentro, poi mi sfilo, la faccio girare e glielo pianto in gola. Lei lecca e pulisce tutto molte diligentemente. Quando ha finito, ho il cazzo moscio, ma lucido e pulito. Rimane distesa per un poco, mi sorride, mi guarda con occhi lucidi dall’emozione.
«Tu oggi mi hai ridato dieci anni e, forse più, di vita. Era da tanto che lo volevo, sei stato un maschio meraviglioso. Sono consapevole che per te scopare una vecchia come me non sia stato tanto elettrizzante, ma ti ringrazio per l’attenzione che mi hai dato, il piacere che ho provato e vorrei chiederti una cosa, ma non sei tenuto a rispondermi: perché non hai ancora scopato Eva? Lei non desidera altro. Ha succhiato il cazzo a suo padre per esser ammessa nel tuo staff, ora tu la ignori?»
La guardo divertito e, piuttosto incuriosito, le chiedo di parlarmi di lei.
«Eva è figlia di Augusto, ma anche sua sorella. Hanno procreato il giorno stesso del matrimonio di mia figlia. Mio genero non è mai stato un buon amante, cazzo grande ma con sborrata immediata: ha questo difetto. Ho conosciuto suo padre, un vero toro, con un cazzo fuori dal comune. Quando mi scopava lui, io restavo a letto per tre giorni; mi devastava davvero tanto, sia davanti che dietro. Stefano, il figlio, invece schizza al solo pensiero di veder una fica. Quando si son sposati, Augusto già si scopava sua sorella da diverso tempo. La sera delle nozze, Stefano era talmente sbronzo che si è addormentato subito. Loro hanno scopato per tutta la notte e, solo al mattino, lui le ha messo il cazzo dentro, eiaculando subito dopo.»
La guardo, penso che tutto il mondo è paese e che in ogni famiglia ci sono storie strane. Le prometto che, se è questo che vuole, allora l’accontenterò, ma ne farò una troia di alto livello. Flavia ne ride compiaciuta, si riveste e mi saluta, dandomi l’ennesimo bacio.
«Mi fa tanto piacere averti scopato; sei un vero maschio e, se trasformassi Eva in una vera troia, ne sarei ancor più compiaciuta: meglio troia che bigotta. Quando sarà perfettamente addestrata ad esser troia, fammelo sapere: mi piacerebbe sentir la sua lingua fra le cosce.»
La sera, racconto tutto a Rita che, ridendo commenta fingendosi gelosa.
«Appena mi giro, c’è sempre una zoccola che si rosicchia il mio osso?!»
Parliamo del viaggio. Mi racconta che Matteo ha dormito con lei, mentre Cinzia avrebbe voluto diversamente. Si è fidata solo perché sono sua madre. Mi racconta che Cinzia è veramente gelosa.
«Non ha nemmeno immaginato che il mio cucciolo mi ha scopato e sfondato il culo per tutta la notte.»
Le ribatto divertito.
«Se è così, tu poi mi dici che ti rosicchiano l’osso? Allora io, che dovrei dire? Son privo di lasciarti un momento sola, che ti fai sfondare da un cazzo bello grosso?»
«Amore, hai ragione, anzi dovresti dire a tuo figlio che, quando si sfonda il culo della propria madre, dovrebbe avere un tantino di riguardo in più. Invece c’è andato giù di brutto che, al mattino, ancora lo avvertivo aperto. Si è pure lamentato di esser da solo a scoparmi. Mi avrebbe stretto volentieri anche fra le braccia di un altro maschio, meglio se papà. Ha detto che con te mi scopa sempre volentieri, si eccita di più a vedermi godere stretta fra voi due. Lo sai che mi ha detto che, se Cinzia non diventa troia come me, la molla.»
«Devi assolutamente scoprire cos’è successo fra madre e figlia.»
Lei la conosce meglio di chiunque altro. In passato la ragazza le ha chiesto dei consigli, pregandola di non farne parola con la madre.
«Ci dev'esser un motivo specifico per tanta gelosia e, riuscire a scoprirlo, sarebbe di grande aiuto: ci permetterebbe di aiutarla a superare quel suo stato d’animo. Dev'esser successo qualcosa che ha coinvolto la madre. Certo, con Marina, non mi stupirei più di tanto.»
Condivido il suo parere, considerando che lei la conosce dai tempi del Liceo. Poi insieme all’università e, in fine, il tirocinio con il padre di Marina e la società. Rita è sicuramente quella che la conosce meglio. Parliamo anche della cena di domani e mi chiede se vi sarà anche Flavia ed Eva. Poi mi chiede, con un tono di voce interessato:
«Che intenzioni hai nei confronti di quella ragazza? La vuoi solo scopare o, come credo, ne vuoi fare una schiava del sesso?»
Le rispondo con un tono convinto.
«No, non vorrei arrivare a tanto. Mi piacerebbe farle abbassare un po’ il suo orgoglio. Certo se lo può permettere, è molto bella e, consapevolmente, sfrutta questa dote per aver tutti ai suoi piedi. Trasformarla in schiava, credo che sarebbe troppo impegnativo. Mi ricordo i tempi di Sonia: era diventato stressante. Direi di trasformarla in una splendida troia, sempre disponibile.»
«Amore, tu puoi far tutto quello che vuoi. Se la fai diventare una schiava, ti posso dare una mano io a gestirla, diversamente, mi farà piacere se mi lasci partecipare alle tue serate o giochi, che sicuramente la coinvolgeranno molto. In ogni caso, la decisione è tua.»
Mentre sono al telefono con lei, mi chiama Silvia, invitandomi a cena da loro. Si sentono soli, un po’ di compagnia farà bene anche a me. Alle otto sono da lei. Mi accoglie Luca e, insieme, andiamo in cucina. Silvia è praticamente nuda. Indossa appena le mutandine sotto il grembiule, sente caldo; ci invita a metterci a nostro agio e, in breve, siamo tutti nudi. Mi racconta di aver sentito la madre, mi chiede di Flavia. Le racconto la scopata che abbiamo fatto.
«Nemmeno le vecchie lasci in pace?»
Durante la cena mi aggiornano sui dettagli della cerimonia. Dovrò accompagnarla all’altare, parliamo della cena di addio al celibato che Matteo sta preparando per Luca e della serata che le chiedono le sue amiche.
«Sia ben chiaro che io, una sera a cena con te, da soli, ci voglio andare, anche Luisa lo ha chiesto a Luca: mi spetta di diritto, sei mio padre. Deve esser una cosa indimenticabile e dovrà restare un segreto fra noi.»
Guardo Luca, spero non se ne abbia a male, lui intuisce il mio pensiero.
«Quando esci con tuo padre, io sono tranquillo, anche se resta un segreto fra voi, non è un problema, ti amo troppo per preoccuparmi.»
Ridiamo di gusto. Li guardo così felici e innamorati. Vedo che si scambiano delle coccole molto intime, decido di andarmene a letto, quindi li saluto e me ne torno a casa.
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