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Erotika
L'Istitutrice Magica · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 17 min di lettura

Dal lesbo al triangolo

La fata Flora diventa l'amante della ragazzina ma per il suo sverginamento programma un incontro veramente speciale.

Giovanna Esse
7 mesi fa · 708 letture · 0

A buttare legna sul fuoco ci pensò Flora che, con voce roca e sensuale, sussurrò, rivolta alla ragazza:

‐ Liberalo tu stessa dai pantaloni ... dai. –Nicòle non si rifiutò.

Avvicinandosi a Marco, non poté fare a meno di prendersi delle confidenze e fu pervasa dall’odore umido che sprigionava dalla pelle e dai peli delle sue zone erogene.Per non perdere il controllo si dedicò, non senza impaccio, ad abbassare i jeans del giovane. Per tirarli via dovette togliergli le scarpe e poi sfilare le gambe strette del pantalone, passando con le mani sulle cosce robuste e muscolose, coperte dai peli.Lui rimase con le sole calze bianche di cotone.Intanto Flora si era sbottonata la camicetta, e si offrì senza remore alla bocca di lui.Marco, sempre più su di giri, cominciò a stringere e a baciare le sue carni bollenti.

Con la mano libera Flora trascinò con volitiva decisione Nicòle sul divano, la tirava per il braccio per vincere ogni sua riluttanza.

Ora si trovava con il volto a pochi millimetri dal maschio, la guancia poggiava sull’inguine bollente di Marco e le narici erano impregnate di un profumo nuovo e sconosciuto.Nicòle studiò attentamente quell’immagine prima di trovare il coraggio e la forza di saggiarne la consistenza al tatto.Ma la sua contemplazione platonica venne spezzata dalla crudezza dei gesti che seguirono.Marco, incapace di resistere oltre, aveva abbassato la mano virile dietro la nuca della povera Nicòle e, senza cerimonie, l’aveva attratta verso se.

Incredibilmente, lei non obbedì all’intelligenza ma all’istinto sessuale e, senza volerlo, schiuse automaticamente le labbra.I movimenti e le scelte non erano più i suoi … si rese conto di quanto le risultasse naturale iniziarsi a quella pratica.Marco, con fermezza, premette ancora le dita tra i suoi capelli e la spinse.Poco dopo, fu lei stessa, a studiare, a tentare, fino a trovare il giusto tempo e la giusta pressione, per proseguire nell’atto.Dopo una ventina di “affondo”, per prendere confidenza e dimestichezza, la ragazza diventò più padrona della situazione.

Schiuse gli occhi e si accorse che Flora si era abbassata, arrivando col viso alla sua altezza. La ragazza capì che era di nuovo affamata di maschio e cedette.Marcò era già in visibilio, distribuiva, felice, il suo piacere alle due beltà.Non aveva mai fatto sesso con due donne e cominciò a capire quanto sublime fosse stata l’offerta di Flora.Essere conteso tra due stupende creature, oltre alla sensualità del rapporto, sprigionava tutta una serie di sensazioni uniche: delicate e rare.Le donne si ritrovarono entrambe sedute al suo fianco, mentre lui, in piedi, teneva il sesso all’altezza dei loro volti.

Ormai era una gara a chi lo facesse sussultare di piùcon la propria, lussuriosa, profferta.Rivoli di saliva trasparente, scorrevano sul pavimento, dalle gole provate fino alle soglie del vomito.Le mani delle donne viaggiavano sul corpo seminudo di Marco, cercandogli ogni parte per prodigarsi in carezze eccitate.

Guardare la scena era da svenire, per il ragazzo. Le due bocche erano diverse, le vedeva e le sentiva. Le labbra di Flora erano grosse e carnose, quelle della ragazza sottili e delicate, così come era diverso il ben di dio che si offriva alle mani di Marco, mentre, languido, carezzava quei due corpi stupendi.Le ragazze non erano spogliate, ma discinte, e lui trovava facile, rinvenire le loro zone erogene per farle sue.

‐ Vieni, amore mio – disse Flora prendendo Nicòle per mano – fai sentire a Marco come sei buona! – la giovinetta salì in piedi sul divano, tenendosi con le mani sulle spalle di lei.Ora aveva in dosso solo le calze, chiare.Marco si spostò in avanti col viso e si avventò sul frutto proibito dall’amore.

Nicòle si sentiva esposta e profanata, nella stanza illuminata dalla luce potente del meriggio, sapeva di essere completamente in vista … scoperta.Flora intanto cercava di farla rilassare tra le sue braccia e la stringeva al petto e la baciava in bocca con passione, mentre Marco cercava di farle raggiungere il primo, intenso, piacere.Poi la donna fece un movimento che la ragazza non si aspettava, ma probabilmente in quei momenti era troppo avida per pensare a lei.

Anche Flora indossava solo delle calze nere autoreggenti che le superavano di poco le ginocchia, si tirò su la gonna e con mossa decisa e rapida, quasi alla cieca, prese Marco in se in un istante.

Nicòle non voleva sottrarsi a quel rito orgiastico, egoisticamente non voleva cedere, tanto facilmente, l’uomo alla sua maestra.Quindi non smontò dal divano, costringendo Marco a prodigarsi per lei con la sua bocca, nonostante fosse anche impegnato a dare piacere a Flora.Senza essere d’accordo, per simpatia alchemica, le due donne raggiunsero l’acme contemporaneamente: in quel momento si ricordarono dell’amore che le legava, allora Nicòle si affacciò su Flora, che volse il viso a lei. Si scambiarono un bacio saffico davanti a Marco.

Poco dopo ritornarono, sfinite, accanto a lui sul divano.Il tempo di riprendersi e rifiatare … poi Marco fu addosso a Nicòle per baciarla tutta e tentarla nuovamente.La ragazza lo lasciò fare, mentre Flora, approfittando del fatto che il ragazzo era ancora seduto, si impossessò della sua virilità con le mani.Appena anche lui apparve sazio, si adagiò con le spalle sul divano, rilassandosi totalmente. La donna adulta voleva insegnare ancora qualcosa alla sua ancella e la chiamò a sé:

‐ Vieni amore ... vieni a vedere come uso le mani. – Nicòle non se lo fece ripetere due volte e curiosa si avvicinò, per osservare liberamente.‐ Guarda bene – disse Flora – questo movimento è per farlo eccitare – e intanto con la mano andava su e giù. Per mantenere i suoi gesti lisci e scorrevoli, Flora sputava, ogni tanto sulle sue dita.

La ragazza osservava attenta, mentre le dita di Flora disegnavano carezze perverse.L’altra mano armeggiava sotto il ragazzo:

– Ecco con questa carezza gli dai calore … ‐ La voce, roca e libidinosa, della donna si scontrava con la finta professionalità con cui descriveva le sue azioni.Nicòle guardava estatica e senza volerlo iniziò a lasciarsi andare di nuovo.

La scena continuò finché Flora, impazzita dall’attesa del piacere,disse alla giovane

‐ Ecco avvicinati adesso … preparati a vedere. – la fissò complice – non ritrarti, questo il tuo battesimo del sesso … va bene? –

Nicòle fece cenno di sì, e accettò tutto ciò che le veniva donato.

‐ Toccalo tu stessa, così imparerai a dosare la pressione della mano …

‐La giovinetta non se lo fece ripetere.

Il cambio di mano fece perdere la testa a Marco: aveva fatto di tutto per resistere.Era in gioco quasi da un’ora ma, adesso, la mano piccola e inesperta di Nicòle con i suoi movimenti stizzosi e irregolari lo trascinarono in un tunnel senza ritorno.Come un fiume in piena che, non potendo più trattenersi, straripa ed inonda tutto ciò che incontra.

L’obbedienza della ragazza era incredibile. Eseguiva militarmente gli ordini della sua padrona.

Con un salto e un grido inarrestabile, Marco si lasciò andare, felice, affondando le dita nel divano.

Nicòle venne bloccata da Flora. Un senso di soffocamento la fece tossire forte.Lei non capì nemmeno se le piaceva o no, tanta era la sorpresa di quell’assalto. Una volta calmati, si rilassarono e si distrassero, aspettando la sera.

Prima di andare avanti…

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Giovanna Esse

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