L’estate torrida scaldava i sensi, mentre i corpi seminudi delle due amanti, la giovane principessa e la fata matura, si mostravano e si avvinghiavano, schiave dello stesso desiderio. Anche l’autunno, con la sua dolce pacatezza, invitava i loro corpi a scrutarsi e a possedersi, approfittando di ogni occasione. L’inverno freddo le teneva vicine, pelle contro pelle, sotto un’unica coperta, profumata di piacere.
A primavera le loro farfalle fiorivano ed erano eccitate più che mai: il momento migliore, per affondare le bocche nell’altra, manipolandola fino a quando dalla corolla, intensamente profumato e dolce come il miele, si decideva a sgorgare l’acqua di rose dell’amore.
E così, mescolandosi l’una nell’altra, in un amalgama di sesso e passione, le donne passarono le stagioni di quell’amore avvincente e perverso. Alba cresceva e imparava. La Fata di Ferro provava un intenso languore, facendole fare una parte dominante rispetto al possesso del suo corpo maturo. La principessa oltre ad amarla si divertiva a giocare con lei e a tiranneggiarla.
Spesso la fata non desiderava nulla da lei, ma si accontentava di inginocchiarsi ai piedi del grosso divano, facendole da serva, da schiava.Il suo omaggio servile partiva dai piedi di Alba.Poi la massaggiava, la baciava fino all’estremo, lasciandola poi riposare sotto il suo abbraccio materno. Pian piano le faceva scoprire il piacere in tutte le sue possibili sfumature. Prima concedette tutto di sé … poi iniziò anche a cercare il gusto del possesso.Le insegnò tutti i giochi e le furbizie; le permise di usare oggetti erotici, per imparare come si faceva a dare virilmente piacere a una donna.La principessa giocava e sperimentava. Amava prendere la fata, da ogni parte, godeva a vederla ricevere le sue spinte penetranti, in ogni suo meandro.La donna godeva dell’ingenuità di Alba, ogni giorno più provata, più curiosa, più smaliziata, nella ricerca sfrenata della passione. La fata, adesso, prendeva piacere dalla sua discepola.
Di notte, poi, la fata, più matura e scaltra, sola nel letto, mentre ascoltava il frinire delle cicale, si arrovellava cercando nuove perversioni per poterne godere l'indomani. Non le sembrava vero di poter coronare i suoi sogni più inconfessabili, servendosi di quel corpo, tenero e giovane, e di quella mente fertile e incantata.L’aveva tenuta vergine fino ad allora, ma un giorno decise di sferrare il suo incantesimo erotico più potente.Nel frattempo i genitori della principessa, ignari di quanto accadeva, si concentravano sulle loro vite complicate... La regina si fidava ciecamente dell'amicizia che la legava alla fata. Nonostante avesse intuito che, in quella casa di marzapane, avveniva qualcosa di più che il solo sorbire del tè con i biscotti. Ma tutto era tranquillo, grazie a quel rapporto tanto speciale. L’amica era dolce e paziente, la principessa veniva su felice e robusta e, lei, era più libera e spensierata che mai. Andava bene così. Indagare sarebbe stato inutile e anche impegnativo.
Nicole la stava accogliendo, soffrendo, ma decisa.
Le braccia incrociate sotto la testa che veniva schiacciata contro la spalliera ad ogni pressione. Le ginocchia a terra, poggiate su un plaid, erano divaricate. Aveva fatto tanto per convincere Flora a farle provare la passività più segreta, dopo che lei, la piccola Nicòle, le martoriava, da anni, ogni parte.
L’oggetto con cui si aiutavano era grosso, molto spesso ma non troppo lungo. E quando lo indossava, Nicòle non dava tregua alla sua amica. Flora riceveva tutto da lei, senza battere ciglio, ma diventava attenta e severa quando si trattava di usare il corpo di Nicòle per il suo piacere.
Così ci aveva impiegato del tempo per permetterle di esprimersi fisicamente su di lei. Ecco perché Nicòle subiva senza lamentarsi gli attacchi, costanti e feroci, della sua matrona. Aveva chiesto e, finalmente, aveva ottenuto. a ragazza aspettava che la furia sbollisse, perchè dopo averla attaccata da dietro, Flora, come fosse pentita di avere abusato di quel forellino roseo, la curava. Si metteva alle sue spalle con una delicatezza la ristorava dopo la carica che lei stessa aveva portato a segno.
Quando finirono, abbracciate sul divano e sfinite dalle emozioni, Nicòle manifestò tutto il suo disappunto:
‐ Ma insomma … è bellissimo farlo, ma perché non posso far l’amore secondo natura? Sono una donna ormai.
–Flora sogghignava, divertita, e le rimostranze della ragazza divenivano sempre più accese … ‐ Piccola mia, ma tu ti senti pronta? Sei decisa? – le chiese inutilmente – Lo sai che la verginità è qualcosa che una volta perduta non potrà mai tornare! – continuò materna – Se la perdi non puoi più riacquistarla? Ci hai pensato bene? Lo vuoi davvero?–
‐ Uff … ancora con queste sciocche storie? – sbottò Nicòle – io ti amo e voglio farlo con te. Cosa dici sempre? Va fatto con amore! – alzò la voce – Ecco io lo voglio fare, con amore, e con te. Punto! ‐ Flora le accarezzò i capelli e la fissò negli occhi intensamente; in quei momenti sembrava volesse scavare dentro la giovane, per capire davvero cosa provasse.Poi con occhio scaltro disse:
‐ E va bene, ma ci vuole un uomo … un ragazzo! Non esiste perdere la verginità con un coso artificiale. Dovrà essere un evento … un piacere indimenticabile. – poi rivolta a Nicòle – Ma pensaci bene … non ce l’hai un bel ragazzo che ti corteggia? Fallo con lui, no? – disse con malcelata furbizia. Sapeva perfettamente che la giovane dipendeva totalmente da lei, anima e corpo.
‐ No … non mi interessano! Non li voglio. Voglio essere tua e basta! –‐ Vai a fare la doccia, amore … dopo ti faccio vedere una cosa. –Ma poi telefonò la madre di Nicòle per portarla con sé a fare compere e il discorso rimase in sospeso.Pochi giorni dopo, una domenica, Flora invitò Nicòle a sedersi sul divano per farle vedere qualcosa alla TV. Fece partire un filmato e poi si sedette al fianco di lei senza dire altro.
Dopo poche, inutili scene, la ragazza si rese conto che quello che stava guardando era un film porno. Tutte le scene si svolgevano tra tre persone, due donne e un uomo; non sembravano attori professionisti, ma forse era solo un trucco. Flora cercò di mantenere un atteggiamento rilassato e distante, mentre cercava di attirare l’interesse della ragazza sulle varie operazioni possibili tra i partecipanti.
Nicòle guardava estasiata, attratta soprattutto dalla vista del membro maschile.A un certo punto la ragazza le chiese se aveva esperienza di rapporti orali.
– Ma certo – disse lei!
‐ E com’è? – chiese Nicòle curiosa.
‐ Com’è … com’è? E’ particolare. Non ha un sapore speciale, però è particolare. –continuò – è caldo e odoroso. Lo senti, è … piacere ... liquido.
Mentre conversavano e guardavano, ognuna per sé, iniziarono a toccarsi, come un gioco simmetrico da praticare contemporaneamente.‐ Il prossimo week end – disse Flora con la voce ormai provata dall’emozione – chiedi a tua madre il permesso di stare con me. Inventa una scusa. Io ti farò conoscere un mio amico. Che ne dici? ‐
‐ Si ... sarebbe meraviglioso ... voglio provare … ‐ la guardò complice e dolce – ti prego!
Il sabato si incontrarono al centro commerciale.Non era raro che Nicòle, per un motivo o per un altro passasse qualche giorno insieme a Flora. Qualche volta erano anche state in viaggio insieme.La madre della ragazza, anzi, fu felice della proposta. Ne avrebbe approfittato per un breve viaggio al sud, per controllare la casa al mare, abbandonata da mesi.
Tra le chiacchiere e i saluti, Flora già pregustava ciò che sarebbe accaduto, mentre una sensazione di calda eccitazione si impadroniva di lei… stava vivendo il periodo più entusiasmante della sua esistenza.
Quella posizione di istitutrice, la totale disponibilità della giovanetta e la sua versatilità sessuale la rendevano costantemente desiderabile.La fortuna le aveva fatto incontrare in quel periodo anche un ragazzo, quasi dieci anni più giovane, leggermente tonto, però a letto era un toro instancabile.Era uno studente e abitava in una stanza presa in affitto presso una famiglia di anziani a pochi isolati dalla sua villetta.
