C’era una volta...
una giovane principessa, il suo nome era Alba. Un giorno il re e la regina, suoi genitori, decisero che il piccolo reame che il buon Dio aveva riservato loro, era troppo angusto e che, il denaro, per una coppia reale, non basta mai. Oltre il bosco, lontano lontano, esistevano altri reami … tutti più ricchi, più sontuosi e più alla moda. In quei luoghi, di sicuro, avrebbero potuto valorizzare la loro nobile schiatta, intrattenere rapporti e amicizie con famiglie importanti che avrebbero addotto prestigio alla propria e per finire, magari, avrebbero potuto trovare quella fonte, che tutti cerchiamo … ma che infine nessuno riesce a trovare: la Fonte dell’eterna giovinezza.
Come si sa, dall’altra parte di un bosco tenebroso, si può trovare di tutto, forse è per questo che ognuno intraprende lo stesso viaggio. E così fecero i bagagli e partirono, insieme alle persone care e alla principessa Alba, la loro diletta figliola. Dopo un po’ il viaggio si dimostrò faticoso e pieno di insidie.
I boschi sono sempre misteriosi ed intricati: di giorno sono pieni di illusioni, ma di notte possono essere popolati di fantasmi e spettri. Le illusioni spingono i coraggiosi viandanti a superare le ardue prove che li aspettano mentre i fantasmi li spaventano, facendogli così perdere l’orientamento e la sicurezza in se stessi.Impressionata da tante peripezie inattese, la regina si preoccupò per la giovane principessa. Allora ricordò, che tanto tempo prima, aveva conosciuto una fata, molto speciale, che abitava nel bosco della vita.Non che si fidasse ciecamente di lei ma, in fondo, si sa che le fate, come i satiri e le sirene, sono frutto delle nostre speranze e della nostra fantasia.
Però il bosco è insidioso e confonde il viandante e la paura, spesso, fa compiere scelte frettolose. Allora la regina chiamò a se la piccola Alba e le disse:‐ Tesoro mio, il nostro viaggio è più complicato di quanto ci augurassimo ma, ormai, lo vedi tu stessa, tutt’intorno a noi le piante si sono trasformate n un groviglio inestricabile e i sentieri sono sempre più insidiosi. Siamo partiti dai declivi e ora siamo circondati da orridi e burroni. La luce, non filtra pi, gioiosa dalle alte fronde verdeggianti, ma lascia il posto solo al buio, umido e freddo.Non voglio che tu soffra per le nostre difficoltà; nel bosco ci sono mille sentieri, molti sono sbagliati e altri non portano da nessuna parte … uno solo conduce alla strada maestra e attraversandolo tutto rivedremo la luce del sole. ‐La principessa pendeva dalle labbra della sua mamma, anche perché, essendo giovane, non si rendeva conto dei pericoli e delle insidie a cui poteva andare incontro. Per la ragazza la felicità era stare insieme alla sua mamma e al suo papà … il suo mondo finiva lì. Quella era l’unica misura della sua gioia … ma i ragazzi, lo sappiamo tutti, non capiscono niente. Allora la regina continuò il suo discorso:‐ Faremo così! Mentre noi cerchiamo di uscire da questa situazione, tu ci attenderai a casa di una fata che ho conosciuto tanto tempo fa, una vecchia amica, insomma. Ricordo ancora dove inizia la stradina che porta a casa sua, vieni! – e prendendola per mano la condusse in una radura, non troppo lontana.
‐ Ecco – disse la regina e indicò col dito un vialetto incantevole – guarda attentamente! Quello è il sentiero che porta alla sua casa. Non ti puoi sbagliare, perché all’ingresso c’è quell’insegna infissa sul palo, la vedi? –Alba aguzzò la vista ed effettivamente vide un paletto sul bordo della via, con un piccolo cartello fatto con la corteccia di un albero secolare.La principessina annuì e la regina continuò:‐ Ecco vai pure da lei e affidati alla sua ospitalità. Ogni tanto ci ritroveremo qui, fino a quando non avremo trovato la nostra strada. –Si baciarono e si abbracciarono e Alba, non senza un’ombra di paura, vide la sua mamma che si perdeva tra le fronde.Il suo sconforto durò solo un attimo … poi, con la curiosità tipica dei ragazzi, si affrettò lungo il sentiero indicato dall’antico cartello.Sul legno si leggeva a stento un epigramma che il tempo aveva scolorito:
“ Qui abita la Fata di Ferro.
Lei ama tutti e nessuno.
Lei sfida la vita, ma la teme
Quando gioisce … poi fa male
Non è una vera Fata ma neppure sa essere una Strega. ”
Le lettere, sbiadite, un tempo vergate con il colore del sangue arrugginito, fecero un certo effetto sulla piccola principessa ma visto che non le poteva capire, decise di incamminarsi per quel sentiero che, ad ogni passo, si arricchiva di fiori, colori e profumi di Guerlain.
1
E questa è Nicòle! Visto? Te lo avevo detto che non era più una bambina … il tempo passa in fretta, accidenti! – la mamma della ragazza sorrise a Flora, la vecchia amica.– Su Nicòle, stringi la mano a Flora, presentati come si deve. Dai! – la donna incalzava la figlia, ci teneva a far bella figura, a ostentare la figliola, come un trofeo, da mostrare a tutti, per rimarcare quanto era in gamba e fortunata.Nicòle sbuffò sbarazzina e mimò un inchino teatrale, poi stemperò tutta la scena con un sorriso:‐ Piacere! – disse rapidamente ‐ Scusa ma, mia mamma, mi farebbe sfilare come al circo, se potesse.‐ Certo! ‐ disse sua madre prendendola in giro – Perché solo in un circo sfilano le scimmie come te! –Flora rise divertita:– Non c’è che dire – cominciò – non potevate essere più “diversamente” uguali. –Strinse la piccola mano della ragazza, squadrandola da testa a piedi:‐ Ha ragione tua mamma. Sei veramente bellissima … come scimmietta, intendo! – e risero di gusto tutt’e tre.Poi Nicòle e sua madre seguirono Flora all’interno della villetta, in periferia, ma collegata benissimo al centro città.
‐ Vi preparo un bel tè: lo gradite? Oppure una cioccolata … non so, scegliete voi stesse e non fate complimenti. –La cucina faceva parte di una sala ricavata in un unico grande ambiente, che ospitava una zona divani e un grande tavolo da pranzo. Sul fondo, davanti a un ampia vetrata, una lunga banchina di legno di noce, faceva da separé alla zona cucina, che era bellissima. Tutta rivestita in tozzetti di ceramica dieci per dieci. Una sequenza infinita di sfumature di colore che andava dal giallo al marroncino e trasmettevano un senso di calore.
La casa di Flora era molto accogliente ed estremamente pulita. Erano anni che le due donne non si incontravano e la madre di Nicòle si gustò quei momenti.‐ Se me lo avesse predetto un’indovina, non ci avrei creduto … così lontane da casa ... per poi ritrovarci qui. Sono proprio contenta! –Mentre Franca, la madre di Nicòle era vivace, a volte quasi aggressiva, Flora aveva un carattere allegro, ma parlava di meno. Era una di quelle persone che ti danno sicurezza: un sorriso quieto accompagnava ogni suo gesto e guardarla preparare il te era rilassante, così come tutto l’ambiente che si era creata intorno.
A Nicòle piacque subito quella figura di donna matura e prosperosa … con i seni generosi che premevano sotto quel camice, solare e sottile, che indossava per la casa.‐ Nicòle, preferisci della cioccolata calda? – chiese Flora con la sua voce carezzevole e la ragazza non seppe resistere:
‐ Oh, si, per favore … è molto più buona del te, la ringrazio. – rispose, mentre ispezionava la casa con lo sguardo.‐ Dammi pure del tu, Nicòle – disse Flora ‐ non sono mica vecchierella come la tua mamma … ! – rise, sgranando quei suoi denti piccoli e bianchi che sembravano perline. Franca protestò, bonariamente.
‐ Vieni Nicòle, forse ho qualcosa per te. Dovrebbe piacerti più delle nostre chiacchiere … ‐ e le fece strada verso la zona living dove un grosso televisore, era posizionato su un tavolino, zeppo di film in DVD.‐ Qui dovresti trovare qualcosa di adatto a te, la figlia di mio fratello lascia in giro un sacco di questi film … sono quelli che piacciono alle ragazze. –‐ Uaho! – esclamò estasiata, lei, scartabellando tra le custodie di plastica – ma questo è l’ultimo di Brad Pitt … Per favore!!! ‐ guardò Flora, cercando di fare la migliore interpretazione di “occhi da cerbiatto” mai eseguita – Posso guardarlo? ‐Flora dovette fare uno sforzo su se stessa, per non restare immobile e godersi quegli stupendi occhioni languidi che la fissavano.
