Sbrigativamente replicò:‐ Ah, cara mia, per me Brad Pitt te lo puoi anche sposare, non guardo mai film moderni, quindi … –‐ Nicòle! Tra breve torniamo a casa! – urlò Franca, in direzione del salotto dove la figlia si era già impossessata della TV. Con la maestria tipica dei giovani, aveva già effettuato tutte le manovre per far partire il film sul grande schermo piatto.– Dobbiamo rientrare di corsa. – poi rivolta a Flora – Sai cara non stavo nella pelle dalla voglia di rivederti, ma siamo appena arrivati … figurati che a casa ho ancora gli operai che montano i mobili, e Lunedì dobbiamo già prendere servizio.Non sto qui a raccontarti che casotto possa esserci a casa mia! ‐
Intanto, Flora, incurante del tornado che scatenava sempre Franca, continuò con metodo le sue operazioni: servì un buon tè per entrambe sul tavolo della cucina e poi raggiunse Nicòle, con una tazza di cioccolata fumante e un piatto di biscotti fatti in casa ... che sparirono, rapidamente, dal vassoio.
Franca intanto era già in piedi, scattata come una molla:
‐ Dai, sono curiosa di vedere la tua casa! – disse la donna, mentre col mento indicava la ragazza, che, ignara, si era lasciata rapire dalle immagini del suo “bel tenebroso”. Flora capì, e con il suo tè tra le mani, fece strada all’amica per le scale che portavano al piano superiore.Di sopra c’erano due camere e un secondo bagno molto comodo e spazioso.
‐ Ma è carinissima: che bella! – disse la signora Franca – e … queste mattonelle: deliziose … Ti spiace se approfitto? ‐‐ Ma scherzi? – disse l’ospite guardando Franca che, rapidamente, si abbassò pantaloni e collant, per urinare.– Vengono dall’Italia … ‐ disse Flora, indicando le mattonelle ‐ Vietri sul Mare, per la precisione … i listoni sono tutti decorati a mano, uno per uno. Piacciono tanto anche a me … hanno i colori forti che si vedono solo nei posti in cui il sole è splendente. –
Mentre si dava una controllata davanti al grosso specchio ovale, incassato nell’intonaco e circondato da una cornice anche essa in ceramica, Franca divenne più confidenziale nei toni e raccontò rapidamente le sue ultime peripezie all'amica.Era un momento di sbandamento totale … suo marito, il padre di Nicòle, era stato trasferito in fretta da una città all'altra.La stessa Franca, per fortuna, aveva trovato impiego grazie a un collega di lui.Un lavoro da cassiera, anche se spesso le sarebbe toccato svolgere il turno serale. Ma non si lamentava, dopotutto l'importante era aver trovato un lavoro.
Lui aveva altri due figli, frutto del primo matrimonio, ma erano grandi … anch'essi si erano trasferiti per necessità, ma presto si sarebbero organizzati per andare a vivere a Parigi, dove frequentavano l'università.
Flora, la seguiva quieta, sorbendo il tè cercando di non perdersi in quelle descrizioni frettolose … l’amica le aveva accennato qualcosa riguardo a un certo “aiuto” su cui contava, stava ad ascoltare attentamente, per capire dove “la Franca” sarebbe andata a parare.Alla fine, la mamma di Nicòle, chiedeva che, nei pomeriggi in cui lei era al lavoro o impegnata, la ragazza potesse stare da Flora.Il suo problema non era solo pratico: tutta la famiglia stava attraversando un momento di confusione e lei cercava di fare del suo meglio per tenere tranquilla la ragazza, al sicuro.I figli maggiori erano frastornati dal trasferimento ed erano diventanti intrattabili.
Il suo matrimonio si stava sgretolando per colpa di una relazione del marito con una collega di lavoro.La stessa Franca, venuta a conoscenza di ciò, da oltre un anno era depressa e cercava a sua volta qualcosa di diverso dall’amore coniugale, che ormai le veniva rifiutato.
Vecchi problemi irrisolti si erano insinuati in seno alla famiglia ed ora stavano minando tutti i rapporto.‐ La piccola è agitata e nervosa – continuò la signora Franca – e la nostra famiglia è talmente scombinata che, noi stessi, siamo incerti sulle scelte da compiere … ‐ la fissò. – ecco: vorrei affidarti Nicòle, per il doposcuola, affinché tu possa insegnarle la lingua e aiutarla a passare questo momento, piuttosto turbolento. Naturalmente sarai adeguatamente retribuita... è ovvio! Sai non me la sento di affidarla a un’estranea e in un paese che non conosce … per lei sarebbe solo un ulteriore trauma e francamente vorrei evitarle altro strapazzo. –
Flora la interruppe, alzando decisa una mano:
‐ Alt, tesoro mio! – intervenne – Non è una questione di soldi... figurati … ma ciò che mi chiedi è una grande responsabilità. Cosa ti fa credere, poi, che le maioliche italiane e la cucina in veranda, rappresentino il paradiso? – la squadrò quasi offesa: ‐ Anche io ho una mia vita, sai? Il fatto che vivo da sola non vuol dire che non ho “nessuno” ma, soprattutto, anche io ho i miei problemi … purtroppo. – e il suo viso si ammantò di una delicata tristezza.I loro occhi si incrociarono … Flora sorrise, vedendo lo sguardo sparuto di Franca, sembrava lei la bambina confusa, adesso.
‐ Oh, insomma – disse infine risoluta – e va bene!Facciamo una settimana di prova, ok? – Franca annuì, aveva la stessa aria di un cane che scodinzola.– Però voglio sapere con precisione i giorni in cui la ragazza verrà da me. Io posso riceverla dalle tre. Non prima. Sono impegnata col lavoro e altro … e la sera, a casa, alle venti!Domenica prossima ti farò sapere se voglio e posso prendermi l’impegno di fare da baby sitter a ... a una “bambona” più alta di me! – le sorrise, ammiccando.
Si accordarono su un compenso forfettario per le spese, ma non era certo quello il problema che sarebbe potuto sorgere tra loro.
Quella sera, da sola nel lettone, Flora, ad occhi chiusi, tornò con la mente alle impressioni che le aveva suscitato l’incontro con la giovane Nicòle.Le forme acerbe, i seni piccoli e, di certo duri come il marmo... e, a questo punto, i suoi pensieri si illanguidirono, immaginando il fiore acerbo, che la giovane custodiva …avrebbe pagato per poterlo almeno ammirare, proprio in quel preciso istante, ma non poteva che restare un sogno.I suoi pensieri, però, diventavano sempre più lascivi, nonostante i suoi sforzi per distogliere la mente.Allora, le immagini, che in quel momento creava con la fantasia, si confusero con i ricordi del passato.Il volto della giovane si confuse con quello della madre, quando era giovane e fresca: la rivide, mentre abbassava la testa dai capelli fluenti, mentre lei che si tuffava sul suo corpo, odoroso di puro piacere. La lingua di Franca la cercava, allora, insaziabile.
Ricordò tutte le volte in cui, ella stessa, aveva ricambiato quell’esasperante frugare con la bocca, negli spazi segreti dell’altra.Il corpo, sognato, di Franca giovane, nell’eccitazione che si era impadronita di Flora, si confondeva con quella di un’altra, una donna sconosciuta, dai contorni indefiniti ... illuminata da una luce che le arrivava di spalle, occultandone i lineamenti del viso. Poco dopo, però, fresca, fresca come fosse rorida di rugiada, appariva l'innocente visione di Nicòle.
Ansando e grondando la donna raggiunse un piacere languido e intenso, che invece di appagarla, la turbò e la lasciò sul letto, piena di rinnovata sete.
2
La Fata di Ferro aveva una casa che solo nel mondo delle fiabe, era possibile immaginare.La giovane principessa si era presentata a Lei, armata solo della sua innocenza … della sua voglia di vivere e dei suoi timori.
Aveva vissuto tra gli echi del bosco con la forza della paura.Aveva sentito su di se, il peso dell’indifferenza: ora, tutto questo, si contrapponeva all’ambiente fiabesco che l’attendeva.Era stata accolta come la più bella delle principesse.Le miscele di cacao più esclusive, arrivavano da ogni parte del mondo per confezionare le sue cioccolate, mentre biscotti, marzapane e miele non mancavano mai, all’ora della merenda.
La Fata di Ferro era intransigente: prima di tutto i compiti.
