Compagno: minchia ma che stanno facendo? La sta baciando?
Io: ma dai che sei arretrato...... un bacio tra amici ci può stare! E' una tenerezza! Che credi, mia madre una donna casta e fedele, tutta casa e chiesa......
Mia madre che ormai ci stavo completamente, si abbandonò a lui, il suo nuovo uomo; teneva la testa tutta indietro, aveva gli occhi chiusi e le guance bollenti e sudate; ora le loro bocche erano al massimo dell’apertura e le labbra erano perfettamente adese le une alle altre; subito dopo le loro lingue grondanti di saliva e completamente fuori dalle bocche lottavano in modo irrefrenabile, attorcigliandosi vicendevolmente; ora allargate le labbra ed aperta completamente la bocca, mia madre riceveva la calda ed umida lingua dell'uomo, sempre più in fondo. Si vedeva bene che a mia madre piaceva la sua saliva, la gustava a fondo prima di ingoiarla. Dopo una decina di minuti che pomiciavamo avidamente il Direttore si mise dietro di lei quindi da tergo continuando a baciarla avidamente alla francese, iniziò anche ad accarezzarle i seni causando l’inevitabile erezione dei capezzoli, ora ben evidenti attraverso la seta della camicetta; lei lo lasciò lavorare ormai indirizzata al tradimento; non trovando praticamente alcuna resistenza, si avventurò a sbottonarle la camicetta ed infine gliela la tolse; il Direttore sempre da tergo iniziò ad accarezzarle con entrambe le mani il reggiseno bianco facendosi strada tra le collane, poi le girò la testa verso di lui e la baciò avidamente e lungamente con la lingua; mia madre acconsentì, anzi, collaborò con dedizione, concedendogli a sua volta la sua lingua e la bocca! il Direttore allora dopo averle fatto mettere le mani dietro la nuca, con un colpo secco le sfibbio il reggiseno che cadde giù; si mise di fronte a lei ed ammirò le sue mammelle sode centrate da ampissime e rugose areole, nerissime, dalle quali si ergevano due grossi e lunghi capezzoli tesi come chiodi!
Compagno: minchia che minne che ha tua madre! mamma come gliele succhierei, sei fortunato!
Io: dai smettila e stai zitto che ci sentono!
Il Direttore iniziò ad accarezzarle ed a palpare a fondo le sue mammelle, strizzando a tratti i capezzoli fino a farla sobbalzare dal dolore.
Direttore: madonna che vacca che sei Maria Vittoria; dimmi che sei la mia troia e che sei una grande zoccola e puttana!
Mia madre: si, è vero sono una gran troia, la tua troia”.
Direttore: fammi succhiare le tette e mentre lo faccio pensa a tuo marito; chissa quanti maschi le hanno ciucciate!
Si avvicinò al suo petto e uscita la lingua iniziò a leccarle ed a succhiarle le tette con avidità indescrivibile, tenendo con la mano da parte le perle: una per volta leccava tutta la cute della mammella, soffermandosi sull’areola dove passava la lingua descrivendo cerchi concentrici, quindi si dedicava al capezzolo che prima leccava con passaggi ritmici e rapidi e poi, introdottolo in bocca, succhiava; infine tentava di introdursi tutta la mammella in bocca per poi ciucciarla. Continuò a baciarla ed ad abbracciarla con le sue mani da maschio fino a quando spinse la sua mano destra sulle sue striminzite mutandine; iniziò a sfregarle le dita sulla vulva attraverso le mutandine che rapidamente si bagnarono; infilò quindi la mano dentro; che sensazione arrapante doveva provare, emanò un sussulto di piacere; il Direttore iniziò quindi ad accarezzare la peluria della sua vulva, mentre continuavamo a pomiciare, quindi divaricate le grandi labbra iniziò a gingillarle il clitoride; mia madre iniziò a contorcersi.... evidentemente erano iniziate evidenti fitte di piacere miste ad una voglia crescente.... potete immaginare di cosa! Poco dopo le tolse le mutandine e rimase completamente nuda davanti a lui! nuda, ricoperta solo da gioielli. La portò su una sdraio là vicino e la fece distendere quindi le divaricò le cosce mettendo allo scoperto la sua vulva boscosa! Ricominciò a baciarla in bocca con la lingua per poi dedicarsi con esperienza e tenacia al seno.
Direttore; adesso voglio leccarti lo sticchio!
Mia madre: dai non farmi più aspettare, non resisto, accomodati! adesso sono la tua donna...... voglio sentire la tua calda lingua tra i miei genitali........dai leccamela, leccami la fica, fammi sentire troia..........
Avvicinò allora la sua bocca e tenendo ben divaricate le grandi labbra, iniziò a leccarle la vulva; vedevo la sua calda lingua nella vulva di mia madre e la sua testa tra le sue cosce divaricate; lei iniziò chiaramente a provare un piacere indescrivibile, accompagnato da un inevitabile ansimare; si ansimava come una cagna in calore! Lui le leccava e succhiava le piccole labbra in modo avido, per poi passare a leccarle abilmente e velocemente il clitoride che diventò turgido e grosso; la vulva si riempì di colata che lui si premurò di assaporare ed ingoiare.
Io ed il mio compagno eravamo come paralizzati ma nello stesso tempo costretti ad assistere nel buio e nel silenzio. Iniziammo ad eccitarci e senza molti scrupoli a segarci.
Compagno: minchia che troia tua madre....... la prima zoccola del quartiere! ma vedi come sta godendo, altro che casta, sembra una prostituta! Minchia come glielo leccherei lo sticchio!
Io: a chi lo dici........
Mia madre: madonna, come lecchi la fica tu non me l'ha mai leccata nessuno....... si ancora, continua, madonna che bello! ho voglia di cazzo........, continua... leccamela ancora in questo modo meraviglioso....
A questo punto mia madre inizio ad accarezzargli il torace, quindi gli sbottonò e gli tolse la camicia mettendogli a nudo il torace; riprese ad accarezzarlo.........
Mia madre: sei bravo, continua così........ ti desidero, ti voglio..........
Mia madre iniziò a baciargli il torace ed a leccarglielo con la lingua tutta di fuori; poi gli succhiò i capezzoli, mentre con la mano iniziò a palpargli i genitali attraverso il pantalone che subito sbottonò e fece scivolare giù. Attraverso le mutande si intravedeva un arnese di notevoli dimensioni.....
Mia madre: mamma che uomo che sei, è enorme, questa è una proboscide.......ma a cosa ero abituata?
Mia madre gli abbassò le mutande ed estrasse un enorme pene in erezione: una verga lunga circa tranta centimetri dura e venosa, sormontata da un grosso glande lucido e violaceo; sotto uno scroto enorme e pelosissimo. Il Direttore allora la prese per la nuca e l’avvicinò a se e mia madre si trovò così a tu per tu con quell’enorme fallo incredibilmente turgido e paonazzo!
Il Direttore: allora vuoi il mio cazzo! prendilo, è a tua disposizione, pezzo di cagna e troia che non sei altro........ fammi vedere che sai fare, dai fai la zoccola, adultera di merda........
Mia madre sorrise da vera zoccola, quindi lo afferrò e cominciò ad accarezzarlo: teneva quel bastone tra le mani ammirando quel grosso glande lucido e violaceo, caldo e pulsante, rigonfio di sangue; ne sentì il calore e l’odore intenso ed aromatico; se lo passo sul viso, tra i capelli e sulle orecchie; lo odorò ripetutamente quindi lo avvicinò alla bocca vogliosa e lo coprì con piccoli e teneri baci; subito dopo uscita la sua calda lingua, cominciò a fare il suo dovere: iniziò a leccargli il glande ripulendolo dal sottile strato di smegma che lo ricopriva e dal secreto prodotto a causa dell’eccitamento che gli fuoriusciva copioso dal meato uretrale, quindi passò la lingua ripetutamente e velocemente sul frenulo, poi lungo il solco balano-prepuziale e sul meato uretrale; poi leccò con la lingua tutta in fuori l’asta, per tutta la lunghezza, dal basso all’alto e poi di nuovo in basso lungo tutta la superficie e poi ancora più in giù fino a succhiargli i testicoli; sembrava una vera professionista del sesso orale! Ad un tratto Il Direttore il cui respiro era ormai un ansimare inquietante, le afferrò la testa e le poggiò il suo arnese sulla bocca!
