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Erotika
Mia sorella Valentina · Cap. 5
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Capitolo 5 di 6 14 min di lettura

Vendette goduriose

Valentina per ripicca si chiava papà mentre io arrapato aspetto la mamma, per vendicarmi della piccola stronza.

Giovanna Esse
1 anno fa · 821 letture · 0

Quando nostro padre arrivò al culmine del suo orgasmo Valentina gli disse che voleva che le sborrasse nella fica, che gran troia!

E non contenta prese a menare il mio cazzo con ancora più foga perché voleva che, contemporaneamente, anche io le venissi in bocca.

E così mentre nostro padre si scaricava nella sua fica, io le riempivo la bocca e le inondavo la gola della mia sborra calda e vischiosa. Ero così eccitato ma anche così arrabbiato che mentre mi svuotavo le palle nella sua bocca una parte di me sperava che quella puttana di mia sorella ci si affogasse!

Poi io e mio padre ci mettemmo a tavola affamati e Valentina si tirò su gli short e si tirò giù la canottiera, ricomponendosi dal bello ma osceno spettacolo che offriva (come se allora si preoccupasse di fare scandalo ;-)) e ci servì la colazione che tutti e tre consumammo senza rivolgerci la parola.

Non potei scoparmi mia sorella quella volta e nonostante mi spompinò per bene fino a farmi svuotare le palle nella sua gola sentii una profonda insoddisfazione che avrei soddisfatto solo riuscendo a farci sesso. E la cosa ero certo che si sarebbe verificata al più presto, solo che quel pomeriggio stesso ero arrapato e volevo assolutamente scopare. Da quella mattina poi provavo rabbia verso mio padre per essersi scopato Valentina e covavo il pensiero di fargliela pagare. Così unii le due cose: sfogare la necessità di fare sesso e tornare a cornificare quel porco depravato di mio padre.


Era il momento della dolce vendetta... con la mia mamma.

Rientrata dai lavori mia madre si fece una doccia e si mise indosso un semplice e leggero prendisole, mettendosi poi a girare per casa per fare qualche servizio. Io restai nascosto in camera mia in silenzio, facendole credere che non ci fossi; mio padre era al lavoro e mia sorella andava a lezione privata da un'amica di famiglia in vista del nuovo anno delle superiori.

Quando decisi che potevo approfittare della situazione scesi le scale con il massimo silenzio e mi misi a spiare mia madre che passava lo straccio per terra. Come l'altra volta anche allora mi sono soffermato a guardare il suo bel culo. La volta scorsa lo teneva stretto negli short di jeans cortissimi, che lo modellavano come un enorme cocomero, mentre quest'altra volta il grosso culo di mia madre stava libero sotto il leggero prendisole giallo.

Spiai per tutto il tempo le sue belle chiappe gonfie e il solco tra loro dove riuscivo a vedere che si erano infilate le mutandine, e, nascosto dalla porta, mi tirai fuori il cazzo e presi a segarmi facendolo in breve diventare bello duro e grosso.

Finito di passare lo straccio si accese una sigaretta e si stravaccò sul divano. Da dove ero nascosto io vedevo la sua coscia sporgere nuda e la gamba pendere dal grosso bracciolo, e sentivo il rumore dell'agitare di fogli. Si stava sventagliando con una rivista per farsi aria. A me cresceva l'eccitazione al pensiero che fosse lì a pochi metri, però ero ancora bloccato. Credevo fosse più facile andare da lei e farci sesso visto che avevamo già rotto il ghiaccio invece non riuscivo a decidermi, eppure ero eccitatissimo! Poi iniziai a sentire dei sospiri e dei mugolii soffocati e subito dopo la sua voce che parlava al telefono.

"Carlo, sono sola. Non verrà nessuno prima di stasera. Dai ho tanta voglia di scopare... Ho voglia di farmi sfondare dal cazzo del mio fratellone... Vieni subito dai!"

Smise la chiamata e riprese con i mugolii. Mia madre si stava masturbando ed io non potevo vederla, e questo, unito alla telefonata che avevo appena ascoltato e all'idea che questa porca avesse voglia di scopare, mi montò una tremenda erezione!

Così mi decisi. Salii lentamente le scale e le scesi normalmente, per farle sentire la mia presenza. Entrai nel salotto e mi finsi sorpreso di vederla. Lei anche mi fissò sorpresa; sussultò e mi squadrò basita.

Ah, tu sei a casa..., borbottò incredula, poi aggiunse: Non dovevi uscire con tuo padre?

Le dissi che all'ultimo momento non ne ebbi voglia e che mi ero appisolato nel letto di mia sorella.

Notai che si era frettolosamente messa composta e finiva di fumarsi la sigaretta mentre io mi andai a sedere su quello stesso divano.

Scesi con indosso solo una canottiera e i pantaloncini di tela che mostravano sfacciatamente la mia grossa erezione e passai davanti a mia madre con il cazzo teso che gonfiava oscenamente il cavallo dei pantaloncini. Mi sedetti accanto a lei stravaccato con il bacino sul bordo di modo che il gonfiore le restasse sempre in evidenza sotto gli occhi. Subito dopo le arrivò una telefonata e lei un po' imbarazzata si affrettò a dire: no no non serve più grazie ciao! E chiuse la chiamata. Io ne approfittai per rompere il ghiaccio.

Chi era? Chiesi con finta indifferenza.

Niente di che... Una ordinazione che non mi interessa più. Rispose mia madre che intanto sfogliava distrattamente la rivista con cui prima si faceva aria. Io pensai che fosse il caso di provarci e dissi:

È da un po' che zio Carlo non si fa vedere e non ti nascondo che provo un gran piacere ad avere quel porco lontano da qui.

Mia madre mi guardò girando la testa di scatto e accigliata in volto mi interruppe: Senti! Non voglio che nomini più tuo zio! Se è un porco tu non lo sei certo meno di lui!

Beh si hai ragione..., ribattei io. In effetti devo aver preso da lui la passione per l'incesto. E non mi pare che la cosa ti sia mai dispiaciuta, visto quanto hai goduto a farti scopare da lui per anni!

Quella punzecchiata verso mia madre mi eccitò ancora di più e così mi spinsi oltre mettendo la mano sul pacco e massaggiandolo vistosamente. Poi mi decisi e le dissi:

Quindi visto che so essere tanto porco quanto lui allora ti conviene approfittarne, mammina... Ora che hai tanta voglia di fottere, hai me... E siamo soli...

Il tono di quelle parole fu eloquente, e nel pronunciarle mi abbassai l'elastico del boxer e tirai fuori il cazzo che si era ingrossato all'inverosimile, con una cappella gonfia che pulsava dalla voglia.

Mia madre reagì istintivamente dandomi del porco schifoso ma non nascose il turbamento e la sorpresa nel vederlo e si lasciò scappare poi un: "figlio mio che cazzo di bastone che hai!", detto con ammirazione, apprezzamento e tanta voglia di averlo per sé.

Vero che è un gran bel randello, eh, mamma? Ti leggo in faccia la voglia di toccarmelo...

Le misi una mano sul petto e senza indugio alcuno la feci scendere sulle tette infilandola sotto il prendisole. Mi misi a palpargliele senza nessuna vergogna, prima una poi l'altra e nel mentre mi avvicinavo a lei, senza smettere di massaggiarmi il cazzo che intanto aveva raggiunto dimensioni notevoli e che mia madre non smetteva di guardare e di mangiarsi con gli occhi.

Era arresa al piacere e, al contrario della volta precedente, non opponeva resistenza. Infatti la mia mano palpava beata passando da una tetta all'altra e le dita si stringevano giocando coi suoi capezzoli.

Dai, che vuoi toccarmelo, confessa. Vuoi tirare una sega a tuo figlio, con questo cazzo bello grosso, eh?

Non ci fu bisogno di risposta, il suo volto rosso come un peperone e la sua espressione languida e vogliosa erano eloquenti. Allora io le presi la mano e la portai sul mio cazzo facendomelo smanettare. Lasciai la sua mano a segarmi e portai la mia sulla sua coscia, poi la feci scorrere sotto il vestito e la infilai nelle mutandine, trovando la sua passera già gonfia e pregna di umori.

Wow che fica bella bagnata che hai mammina... È proprio fradicia!, le sussurrai eccitatissimo. Voglio scoparti!

E che aspetti, cazzo... che aspetti! Mi sentii rispondere da lei con la voce piena di eccitazione.

Mia madre si tirò su il prendisole fino ad averlo arrotolato ai fianchi e spalancò oscenamente le cosce per invitarmi a passare all'azione. Io le sfilai le mutandine poi scivolai in ginocchio sul pavimento e affondai la faccia tra le sue cosce mettendomi a leccarle la fica. Gliela leccavo con avidità; le leccavo goloso lo spacco fra le labbra e mi piaceva sentirmi sulla bocca i ciuffi di peli di cui era ben fornita. Le davo delle profonde slappate poi mi mettevo a succhiarle il clitoride e lei gemeva e ansimava dal piacere, liberando delle urla di goduria che le avrebbero sentite dal piano di sopra se ci fosse stato qualcuno.

Per fortuna eravamo soli e potei slinguare a lungo e senza problemi in quella bella fica pelosa che grondava umori come una fontana. Lei mi afferrò per i capelli e premette come ad invitarmi ad affondarci la bocca il più possibile, voleva letteralmente essere scopata dalla mia lingua. Era una vera assatanata di sesso!

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Scritto da
Giovanna Esse

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