Mia sorella Valentina
Capitolo 2 - Calore estivo

Arrivò l'estate e le giornate passavano lente, noiose e molto calde e mia sorella, nonostante la ritrosia a farlo, dovette alleggerire il suo abbigliamento, tornando a vestirsi in maniera da rintuzzare le mie fantasie oscene sul suo corpo.
I miei ormoni erano in continua tempesta ed anche il comportamento aveva quella spavalderia tipica della gioventù e così mi feci più audace con mia sorella, mettendomi a girare per casa e per il giardino a petto nudo e con dei pantaloncini leggeri sotto i quali si vedevano bene le mie erezioni.
Valentina continuava ad arrossire ogni volta che incrociava il mio sguardo. Ormai era lampante che tra noi due si era creata una situazione molto particolare e tesa. Capii che dovevo rompere gli indugi affrontando mia sorella senza girarci attorno. E una sera lo feci, ai primi di luglio. Una sera in cui i nostri genitori erano fuori per il battesimo del figlio di una parente.
Valentina se ne stava rintanata nella sua cameretta, io giravo per casa nervoso ed eccitato. Era da giorni che sapevo che io e mia sorella ci saremmo trovati soli in casa tutta la serata, ed io avevo rifiutato la proposta dei miei amici di uscire con loro in discoteca. Sentivo che dovevo chiarire quella situazione che si faceva sempre più difficile da sostenere perché oramai sapevo di stare perdendo la testa per lei.
Bussai alla porta e lei mi chiese che volevo.
Niente, mi chiedevo solo perché con sto caldo e visto che siamo solo noi due in casa tu debba startene chiusa in camera. Le dissi aprendo la porta.
Perché devo studiare. Rispose lei seccata.
Mi misi a ridere con fare strafottente e ribattei: non studi mai quando c'è la scuola e guarda caso ti va di farlo in piena estate? E proprio stasera poi, che abbiamo la casa tutta per noi? Incalzai molto dubbioso. Mi guardai poi intorno e dissi: che caldo qui dentro. Come fai a starci!
Io non sento caldo. Rispose laconica e un po' infastidita. Io invece ne approfittai per levarmi la maglietta e restare a torso nudo, con addosso solo i bermuda dove si poteva benissimo notare il gonfiore dato dal mio cazzo che si era indurito appena io e Valentina siamo rimasti soli.
Appena rimasi in bermuda, e alla vista di quel marcato gonfiore tra le gambe, mia sorella si agitò e arrossì in volto. Stava semisdraiata sul lettino e subito afferrò un libro dal comodino e se lo piazzò davanti al muso fingendo di interessarsi alla lettura. Io mi sedetti sul bordo del letto e poggiai una mano sul suo polpaccio dicendole, con un tono confidenziale e dolce, che avremmo passato una bella serata insieme. La mia mano intanto massaggiava dolcemente la sua gamba, dal polpaccio al ginocchio, poi lenta e languida prese a salire sulla coscia morbida, liscia e bianca di mia sorella che si faceva sempre più rossa in viso, mentre cresceva a dismisura la mia eccitazione. Nel mentre le sussurravo che era ora di mettere da parte quel comportamento infantile tra di noi e che non dovevamo affatto vergognarci di quello che provavamo l'uno per l'altra.
Lei, con la voce tremante e nervosa, disse: chi ti dice che io provi qualcosa per te. Cazzo sei mio fratello!
È vero, risposi io, e tu mia sorella, ma questo non può certo impedirmi di andare oltre la parentela e vedere quanto sei bella e desiderabile.
Notai che quelle parole la colpirono lasciandola non indifferente né infastidita, ma piuttosto scossa e come indifesa. Capii che le sue per altro deboli difese erano sul punto di cedere ed allora incalzai: credimi sorellina non c'è una sola ragazza che io desideri più di te. Lo sai bene che ce ne sono diverse che mi trovano piacente e che ci starebbero pure se ci provassi con loro, ma nessuna di queste mi attraggono come invece mi attrai tu. Sei carne della mia carne... Nel dirle questo, con voce bassa e sussurrante, feci salire sfacciatamente la mano sempre più sul morbido della sua coscia fino ad arrivare a toccarle le mutandine. Lei trasalì ma non oppose alcuna resistenza e solo quando io infilai le dita sotto il tessuto mormorò disorientata: ma... cosa... cosa stai facendo...
Quello che desidero farti da tanto..., le sussurrai sempre più eccitato al pensiero che stavamo arrivando al punto di non ritorno. Mia sorella iniziò ad ansimare quando le mie dita presero a sfregare le grandi labbra carnose della sua fica, intanto mi sistemai sul letto mettendomi dietro di lei, senza togliere la mano da sotto le mutandine e infilandole le dita nella deliziosa fichetta che era sempre più bagnata.
Sei pazzo... Non... non si può... Noi non possiamo..., disse mia sorella ansimando.
Perché no? Noi possiamo eccome..., risposi io, poi continuai: A me piace tantissimo e se anche a te piace allora possiamo. Le sussurrai dolcemente. Mia sorella non si ribellava e anzi si lasciava massaggiare la fica tranquillamente mentre mormorava solo che non dovevamo, ed io prontamente rispondevo che non facevamo nulla di male a nessuno. Le ribadii che finché fosse una cosa che piaceva ad entrambi allora era giusto che la facessimo, e mentre andavamo avanti con questi discorsi io non smettevo di masturbarla e lei, dal canto suo, continuava a muovere il bacino accompagnando il mio massaggiarle la fica.
Mia sorella continuava a mormorare quanto fossimo pazzi, dicendo anche: se ci vedessero mamma e papà ci ammazzerebbero di botte!... Però era chiaro che si era arresa, perché mugolava di piacere ogni volta che le mie dita si infilavano tra le labbra della sua passera sempre più bagnata. Tolsi poi la mano dalle sue mutandine e me la portai alla bocca succhiandomi le dita impregnate del suo umore.
Che fai? Mi chiese lei sorpresa. Ehm...Mi piace assaporare il tuo succo, sorellina. Mi giustificai riprendendo a succhiarmi le dita, poi le dissi: Vedrai che anche a te piacerà la mia sborra. E così dicendo tirai finalmente fuori il mio cazzo, che era molto duro, e iniziai a smanettarlo e dopo un po' strusciai la cappella contro i pantaloncini di mia sorella, poi glielo abbassai un po' e ho iniziato a premere la cappella sulle sue chiappe facendola poi scorrere lungo il solco del culo.
Era una sensazione bellissima. Sentire la mia cappella strusciare decisa lungo quel solco morbido e bianco mi eccitò da pazzi, quando scorrendo arrivai al buco del culo mi venne una voglia matta di infilarle tutto il cazzo!
Sapevo che era una cosa impossibile da mettere in atto, mia sorella era vergine in tutto, però non rinunciai a saggiare quel buchetto, che era bello elastico, e per farlo ci piazzai sopra la mia cappella e spinsi forzandolo un po', giusto per capire che stuzzicandolo più volte sarei arrivato a penetrarlo.
Il pensiero che avrei inculato mia sorella aumentò ancora di più la mia già folle eccitazione e inavvertitamente le premetti di più la cappella contro l'ano. Valentina, che si era lasciata strusciare le chiappe dal mio cazzo senza opporre alcuna resistenza, si dimenò appena sentì quella spinta un po' più accentuata verso il suo buco e mi pregò di fermarmi immediatamente.
"Tranquilla " le dissi "è stato uno spasmo improvviso del cazzo, scusami sono eccitatissimo... Sei troppo bona!" Le sussurrai mentre continuavo a strusciare il cazzo contro le sue chiappe. Poi ripresi: "cazzo sorellina hai un culo da favola... è meraviglioso! Che voglia di farmelo!".
Nel dirlo presi a smanettarmi con più vigore la mazza e Valentina, compiaciuta dai miei apprezzamenti, si fece più vezzosa e disse: "ti piace eh,? Fratellone non sei l'unico ad apprezzarlo..." e mi sorrise con fare civettuolo.
"Eh, immagino quanti sguardi allupati attirerà questo bel culo. Sguardi dei tuoi compagni ma anche dei professori...", ho commentato mentre lasciato il cazzo mi mettevo a palparle avidamente le chiappe.
"Ehm sì anche, ma non mi riferivo solo a loro...", fece con aria sempre più civettuola, suscitandomi un po' di curiosità.
"E a chi?", la interrogai.
"A nostro padre! Sai, ci ho fatto caso da un po' che mi guarda il didietro ogni volta che gli capita a tiro. Un paio di volte mi sono voltata di scatto e l'ho beccato a squadrarmelo! E poi arrossisce e guarda subito da un'altra parte."
Mia sorella mi confida questo con una recitata indifferenza poi ride facendomi capire che la cosa non la disturba anzi pare proprio farle piacere, mentre a me invece sale istintivamente un senso di fastidio e gelosia. Non me l'aspettavo proprio una cosa del genere. Nostro padre che guarda il culo di sua figlia! E chissà che pensieri da porco ci fa sopra!!!
Questa rivelazione aumenta ancora di più la mia già marcata eccitazione. Non mi accontento più di stare dietro a mia sorella, la giro a pancia in su e mi metto sopra di lei. Valentina riprende a fare un po' di storie con i suoi: no non possiamo... Sei pazzo e stai fermo! Io però ho tanta voglia di lei e infilo le mani sotto la sua maglietta leggera e inizio a palparle senza ritegno le belle e morbide tette che sono già di una 5^ misura. Le sento i capezzoli che si sono induriti e mi metto a pizzicarglieli, lei continua a dirmi di stare fermo e a fare no con la testa però sospira e geme vogliosa mentre la palpo sempre più sfacciatamente e oscenamente.
Lo so che ti piace sorellina... Dimmi di andare via ed io uscirò da quella porta e non ti guarderò mai più. Le sussurrai mentre continuavo a palparla. Lei non rispose e continuò a sospirare ad occhi chiusi, allora io che mi ero deciso a suscitarle una qualche reazione mi alzai da sopra di lei e feci per avviarmi verso la porta della sua stanza, deciso ad andarmene. Valentina mi fermò. No, aspetta! Disse sporgendosi dal letto. Mi prese la mano e mi tirò di nuovo verso di sé.
In quella posizione semisdraiata in pratica la sua faccia si venne a trovare la mia mazza che le svettava davanti. Si trovò proprio davanti la bocca la mia minchia, una vigorosa mazza di più di venti centimetri, e dopo un istante di silenzio e immobilità di entrambi (un istante che a me parve durare un infinità) Valentina toccò il mio cazzo, ci strinse le dita attorno e iniziò lentamente a fare su e giù.
Io sospirai e rimasi come in apnea, lei mi fissava l'uccello che puntava dritto sulle sue labbra e poi mormorò a se stessa: sì, lo voglio anch'io, e si infilò in bocca la cappella prendendo a succhiarla e a lavorarla con gusto.
Rimasi impietrito. Paralizzato dall'emozione e dall'incredulità. La reazione di mia sorella, per quanto l'avessi sempre sognata e desiderata, stava superando ogni mia più ardita aspettativa e fantasia.
Valentina si era seduta sul letto ed era tutta intenta a farmi un pompino. A fare un pompino a suo fratello!
Non credevo che stesse succedendo davvero, eppure ero lì, in piedi davanti a lei, con il cazzo infilato nella sua bocca a sentirmelo succhiare, leccare e stuzzicare dai suoi fantastici tocchi con la lingua!
Valentina mi fece un pompino davvero meraviglioso. Un po' mi succhiava il cazzo e un po' se lo sfilava di bocca e si dedicava a leccare e baciare l'asta e a scendere, sempre leccando, fino ai coglioni che mi baciava e succhiava mettendoseli oscenamente in bocca mentre, con la mano mi masturbava frenetica.
A prova del fatto che la sua eccitazione stesse crescendo sensibilmente, una volta smesso di imboccare i miei coglioni disse: fratellone, io te lo succhio e ti tiro un pompino da favola però anche tu datti da fare con la mia fica dai!!!
Mi prese la mano e se la portò tra le cosce, infilandola nelle mutandine. La sua passera era vergognosamente allagata di umori e le mutandine bagnatissime, le labbra erano dure e sporgenti e non appena le toccai sussultò scossa da un fremito e mugolò di piacere. Io mi misi a massaggiargliele mentre con l'indice presi a sfruculiarle il clitoride che sporgeva duro e carnoso. Era fantastico! Le infilai la punta delle dita nello spacco e sentii la sua fica calda e pregna di succhi, e intanto lei si dimenava lenta inarcando la schiena, ansimando e mugolando di piacere.
Ebbene, mia sorella continuò a succhiarmelo e a leccarmelo dalla cappella alla base e viceversa fino a farmi giungere all'orgasmo, ma prima che io venissi si è levata la maglietta restando con il solo reggiseno che manteneva due tette da favola, enormi, bianche, rigogliose e morbidissime. Incredibile. Ci avevo sempre perso la testa solo ad immaginarle, sbirciandole attraverso le scollature più o meno generose delle maglie, e in quel momento invece me le trovai davanti in tutta la loro immensità a sporgere maestose davanti al mio cazzo!
Valentina mi disse di aspettare un attimo (alla vista delle sue tette nude io capii che non sarei riuscito a trattenere a lungo l'orgasmo) e si sfilò il reggiseno stringendomi poi il cazzo tra le mammelle e iniziando a masturbarmi con le tette. Io ero al culmine della felicità e liberai una sborrata mai così intensa e copiosa, che le inondò il mento e il collo e scorse sulle grandi tette fino a colarle gocciolando dai capezzoli e macchiandole i pantaloncini che intanto, a furia di strusciate, le erano scivolati a metà cosce.
Incredibile, avevo svuotato un mare di sborra sulle tettone di mia sorella! Ero incredulo, soddisfatto e felicissimo. Valentina però non era soddisfatta e voleva venire pure lei, così tornò a sdraiarsi sul letto e mi disse con un tono eccitato e a metà tra la supplica e l'ordine: Ti ho soddisfatto fratellone. Adesso però devi farmi venire tu... Leccami la fica, dai! Leccamela!!!
Io, ben contento, mi inginocchiai sistemandomi tra le sue gambe che uscivano dal letto, gliele allargai e iniziai a leccarle la fica.
La fica di mia sorella era una freschissima e profumata fica di quindicenne. Le labbra erano sporgenti, turgide e carnose ed erano irrorate dai succhi che le avevo fatto uscire quando la masturbavo, e che emanavano un odore che mi inebriò. Così, ingolosito da quella appetitosa meraviglia, ci ho affondato la faccia, infilato la lingua nello spacco tra le labbra e iniziato a leccargliela come un ossesso.
Che favolosa sensazione quella di poter slinguare la fica di Valentina e sguazzare fra i suoi tessuti pregni degli umori che mia sorella rilasciava godendo. Slappai a lungo con lunghe leccate, affondando la lingua il più possibile nell'interno bagnatissimo. Mia sorella per tutto il tempo ansimò dal piacere, lanciando mugoli e sussurrando in modo incalzante dei "sì sì sì ancora oh si ancora..." Poi, nell'invitarmi a non smettere di mulinarle nella fica, mi strinse la testa fra le mani, spingendosela contro il pube per farmi affondare il più possibile la lingua dentro di lei, e mentre lei inarcava la schiena io sentivo gli spasmi di piacere che le preannunciavano l'imminente orgasmo. E infatti mia sorella strinse forte la mia testa serrandola tra le sue cosce, piantò i polpacci sulle mie spalle e liberò diversi spruzzi di umori che, dalla sua fica, mi inondarono la bocca e colarono lungo il muso.
Avevano un sapore dolciastro gli umori di mia sorella. Dolciastro e favoloso che assaporai a lungo in bocca prima di ingoiarli.
Ero al settimo cielo dalla felicità perché finalmente, dopo che lo desideravo da tanto tempo, io e Valentina ci eravamo lasciati andare. E quel succo del suo orgasmo che avevo in faccia, così come la mia sborra che le aveva impiastricciato le tette, erano il segno bagnato e concreto che testimoniava la nascita della nostra INCESTUOSA RELAZIONE.
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