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Erotika
Da crisalide a pornostar · Cap. 1
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Capitolo 1 di 4 16 min di lettura

Crisalide: la scelta

Per le ragazze il mondo artistico è sempre complicato e spesso bisogna accettare compromessi estremi per raggiungere una posizione di rilievo.

sesso italiano
2 anni fa · 603 letture · 1

“1 mese. Hai 30 giorni per racimolare i soldi dell’affitto o non avrai nemmeno il tempo di fare le valigie. Sono stato anche troppo paziente.” Chiude la porta e se ne va, lasciandomi distrutta.

Lo stronzo è il proprietario del piccolo appartamento che ho affittato 6 mesi fa nel centro di Roma: doveva essere un appoggio momentaneo, giusto il tempo di fare quei 2-3 provini per cui ero stata chiamata e cominciare ad incassare uno stipendio decente e me ne sarei andata di corsa. Purtroppo però le cose non sono andate come speravo ed ora mi ritrovo a fare la cameriera in una caffetteria per 5 euro l’ora e l’affitto mensile, esageratamente alto viste le dimensioni dell’appartamento, è diventato poco a poco un problema sempre più pressante. All’inizio Gigi, il proprietario, è stato paziente ed ha accettato di incassare con qualche settimana di ritardo, ma ora ho addirittura accumulato 2 mesi di arretrati e giustamente mi è arrivato l’ultimatum.

Mi chiamo Cristina, ho 21 anni e studio recitazione da quando ne avevo 16. Sono, a detta di tutti, una bella ragazza: capelli castani con sfumature bionde che cadono sulle spalle, fisico magro e slanciato, gambe lunghe e molto femminili, una terza buona di seno e un culetto tonificato dalla danza di cui mi sono innamorata fin da bambina. Il mio sogno è diventare una modella o, magari, un’attrice di successo. Mi rendo conto di mirare molto in alto e che la strada per arrivarci non è di certo facile, ma madre Natura mi ha dato un corpo, a mio avviso, all’altezza di questa impresa e prima di darmi per vinta ci voglio provare. Sono venuta a Roma proprio per un paio di provini per delle case di moda più o meno famose che mi avevano notato grazie ad alcuni miei scatti pubblicati in una rivista di ‘giovani promesse’, ma, nonostante sembrassero tutte molto interessate e piene di buoni propositi, nessuno mi ha richiamato o offerto un’opportunità. Per alcuni il problema erano le tette: “vanno meglio per fare la velina che la modella” mi hanno detto, ”ci servono corpi sinuosi e capaci di farsi scivolare addosso i nostri abiti”, altri non erano soddisfatti dalla mia camminata sui tacchi o dal mio modo di pormi e così sono rimasta a fare la cameriera a 5 euro l’ora e l’affitto è diventato un incubo.

Sono rimasta nella capitale anche dopo i primi due insuccessi perché ero sicura di avere più chances qui che in altre città, ma i ripetuti fallimenti mi hanno demoralizzata e spinto a fare cose di cui ancora mi vergogno.

Era il mio 11esimo provino da quando mi ero trasferita e il terzo solo quel giorno. Mi sembra fosse per una rivista di intimo o qualcosa di simile. Ero nel camerino ad indossare il solito costumino da mini-sfilata, uno spezzato nero di pizzo decisamente troppo piccolo per le mie forme, quando è entrato Fabio, un membro della giuria che di li a poco mi avrebbe valutata, nonché vicedirettore della rivista. “Sei molto bella Cristina. Meriti questo posto, ma credo che non ti prenderanno. Hanno altre ragazze in lista e molte di loro sono raccomandate o parenti di amici, sai com’è. Però oggi il direttore non c’è. Sono io che comando e sono io che decido chi va nella lista ‘contratto a chiamata’ e chi in quella ‘le faremo sapere’. Ti voglio proporre come nostra modella ufficiale Cristina, ma a noi serve una ragazza forte oltre che bella, determinata e disposta ad enormi sacrifici pur di lavorare.” “Lo sono! Metto sempre passione in ciò che amo e questo sarebbe il sogno della mia vita! La prego mi dia una possibilità!” “Mmm non so. Secondo me ti tireresti indietro alla prima difficoltà.” Mi accarezza la guancia con il dorso dell’indice, come a coccolarmi e mi fissa negli occhi con una luce malata, perversa. I suoi intenti sono chiari, non ci vuole un genio per intuirli, ma mi sembra impossibile, quasi come fosse una scena di quei film a basso costo. Mi irrigidisco tutta e sento bruciare la guancia dove mi sta accarezzando. Un brivido di disgusto mi corre lungo tutto il corpo. Le sue dita si fanno improvvisamente più audaci e scendono ad afferrare un seno da sopra il tessuto. Lo lascio fare sperando finisca il prima possibile e si accontenti di un paio di palpatine.  Che illusa che ero. Sento la sua mano destra armeggiare con il gancetto del reggiseno dietro la schiena e in un attimo lo slaccia, sfila le spalline e lo lascia cadere a terra. Solo ora mi accorgo di quanto fosse stretto e mi fasciasse dolorosamente il seno.  Comincia a palparmi con la mano sinistra come fosse un dottore durante una visita ed io serro gli occhi e cerco di volare via con la mente, rimanendo rigida come un tronco. Il contatto delle sue dita sui capezzoli mi fa sobbalzare e quando li stringe in un pizzicotto mi scosto istintivamente portando le mani a coprire le mie nudità. Lo vedo cambiare espressione in un lampo.“Ooohhh ecco, io non sbaglio mai. Lo vedi? Disposta a tutto eh? Sai quante altre ragazzine come te vorrebbero questo lavoro? Sai quante mi si sarebbero già attaccate al cazzo prima di averglielo chiesto? Tu pensi di essere speciale? Continua pure a vivere nell’anonimato. Ci vediamo” si volta e fa per andarsene. Una solitaria lacrima mi scivola giù per la guancia e si ferma sul labbro, ne sento il sapore. Così salata. Rivivo in un attimo tutti i “le faremo sapere”, i “non idonea” ed i rifiuti ricevuti durante quei mesi lontani da casa. Senza un amico. Sola con la mia scommessa.

“No! Aspetti. Io…io…e va bene. Sono disposta a tutto”

Il volto gli si illumina di un sorriso sadico e perverso e si sbottona i pantaloni. Mi fa mettere in ginocchio mentre si sfila le mutande e appoggia il suo viscido uccello alle mie labbra. “Succhia o fuori di qui”.

Sapevo che prima o poi questo momento sarebbe arrivato e ho sempre pensato di mandare a fanculo il primo stronzo che avesse cercato di abusare di me, ma questa volta sono rassegnata, voglio quel posto e mi sembra di essere di fronte all’ultimo treno in partenza. Per quanto sporco ed immorale o lo prendo o me ne rimango a casa, dimenticata dal mondo. -L’hanno fatto tutte prima di diventare famose, è una specie di rituale di passaggio che ti apre le porte del paradiso e ti cambia la vita- penso per giustificarmi.

Mi rassegno e apro la bocca. Non si fa pregare e me lo appoggia, ancora mezzo moscio, alla lingua. L’odore è pungente, mi riempie le narici. Comincio quindi a mettere in pratica quello che avevo imparato quando spompinavo il mio ex e mi concentro sulla cappella. Glie la succhio leggermente e lo sento cominciare ad indurirsi fra le mie labbra. Il rossetto, messo poco prima, gli lascia un cerchio quasi perfetto proprio sotto la cappella e lo vedo entrarmi in bocca ogni volta che me lo affonda in gola, sempre con più vigore. Prendo a fare su e giù con la testa a ritmo piuttosto deciso e intanto do dei piccoli colpetti di lingua sulla punta di quel cazzo rugoso, sperando venga il prima possibile. Non un gran cazzo a dire il vero: 14 centimetri circa, leggermente pendente a destra e di diametro piuttosto piccolo. Non faccio fatica a spompinarlo e le labbra aderiscono bene alla sua pelle per darmi modo di succhiare. Dopo qualche minuto mi fa smettere e mi ordina di sdraiarmi. Speravo di farla finita con un pompino veloce ma il maiale non è del mio stesso parere. Mi fa stendere su una panca dello stanzino e mi si appoggia pesantemente sopra dirigendo il cazzo verso le grandi labbra. Il suo alito è pestilenziale, disturbante, mi impedisce di estraniarmi da quello che sta per succedere. Lo sento forzare l’ingresso della mia fica. Faccio scendere velocemente una mano insalivata a lubrificare quanto più possibile il passaggio, ma con scarsi risultati. Inserisce la cappella con una leggera spinta ed una fitta di dolore mi costringere a serrare i denti. Che non fosse proprio un galantuomo l’avevo capito, ma non pensavo potesse essere anche un sadico bastardo. Con una spinta violenta me lo butta dentro fino alle palle strappandomi un gridolino di dolore puro. “Accidenti come sei stretta, ha fatto male a me, non oso immaginare quanto l’abbia sentito tu Cristina”. Il suo volto è deformato da un ghigno folle, quasi ebete. Lo sento cominciare a sfilarlo per poi tornare dentro come se volesse aprirmi a metà. Una, due, tre volte. Ora gli affondi non mi provocano più quel senso di soffocamento come all’inizio, ma sento chiaramente un piccolo rivolo di sangue colarmi lungo la coscia. Mi ha ferito.Comincia a prendere ritmo. Sento le sue palle sbattere contro le mie chiappe e il suo cazzo entrare ed uscire dalla mia figa, ben lontana dall’eccitarsi o dal regalarmi piacere. Le sue mani mi palpano le tette e la sua lingua tortura i miei capezzoli. Non si fa mancare nulla il bastardo. Continua a fottermi per non so quanti minuti, senza stancarsi. Cerco di contrarre la figa per farlo capitolare, ma devo ammettere che ha una certa resistenza e continua a fottermi accompagnando ogni affondo con versi animaleschi. Un puro sfogo della sua bestialità. Sono inerme, sdraiata sulla panca senza opporre resistenza. Valuto la possibilità di dirgli delle porcate per eccitarlo e costringerlo a venire, ma non voglio perdere anche l’ultimo briciolo di rispetto che ho per me stessa. “Eccomi Cristina…sono quasi al limite…preparati a bermi Cristina” “No, senti Fabio, ho fatto tutto quello che mi hai chiesto,ma la tua sborra non la bevo. Non sono una puttana”.“Ah, capisco. Preferisci che ti venga in faccia o magari dentro…”. Fottuto stronzo.“D’accordo… Fai quello che devi” “Brava bambina” e si sfila da me. Mi inginocchio prontamente di fronte a lui e aspetto che finisca il lavoro. Si sega velocemente e appena sente l’orgasmo crescere mi afferra la testa e mi spinge contro il suo uccello. Io lo imbocco prontamente e mi fermo con quel coso in bocca aspettando che finisca di spararmi il suo liquido caldo in gola. Viene parecchio, tanto che mi ritrovo a dover ingoiare più di una volta per evitare di strozzarmi. Ingoio tutto aspettandomi un sapore disgustoso, ma rimango piacevolmente sorpresa nel constatare il piacere che mi deriva da quella sensazione e da quel gusto nella mia bocca. Forse il primo piacere provato dall’inizio di quell’incubo.  “Ohhh…brava…bravissima Cristina….hai sicuramente un futuro davanti a te….hai fatto la scelta giusta”.Si risistema velocemente i pantaloni, si specchia fugacemente nello specchio a muro per controllare che sia tutto in ordine e mi fa: “Datti una sistemata e vieni di là”.

Prima di andare avanti…

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