Mario, oramai allo stremo e non più in grado di trattenerla né di discutere, chiuse gli occhi, abbandonò gli argini ed emise uno sbuffo di soddisfazione.
– Ah, non ce la facevo proprio più!
– Uh, che fiotto! – esclamò Franca, scrutando l'operazione con sguardo clinico.
Al termine della minzione, la donna non accennò a prodigarsi ancora:
– Hai finito?
– Finito.
– Fatta tutta? Bene! Adesso gli diamo due o tre begli sgrulloni. Sai, per la goccia. È quello che ci vuole.
– No, non credo… non credo sia il caso, – dissentì Mario, tentando una blanda opposizione.
La salda e sapiente stretta e la vigorosa manipolazione impressa dall'energica suocera sortirono un effetto del tutto inatteso, risvegliando nei tessuti del genero una vigorosa reazione anatomica.
– Va bene. Basta così – farfugliò Mario, paonazzo in volto. – Mi sembra sufficiente.
Ma Franca, sorda a ogni supplica, impresse alla mano un ritmo sempre più frenetico e marziale.
– Ferma! Ferma! Ma che cosa sta facendo? – gridò lui, sconcertato e incredulo, tentando un disperato e scoordinato passo all'indietro che i calzoni stretti alle caviglie resero ben presto vano.
Di fronte a quell'erezione ormai conclamata, Franca si fermò un istante ad ammirare il lavoro svolto:
– Ecco, adesso pare che si sia svegliato!
– La prego, mi tiri su i calzoni e facciamola finita. Ho solo voglia di tornare a coricarmi.
– Sai che cosa ti dico? – esordì la donna con aria sognante.
– Sentiamo. Che cosa c'è ancora?
– Che a sentire il rumore della tua pioggerella hai fatto venire lo stimolo anche a me.
– Oh, no; ci mancava solo questa!
Con estrema naturalezza la donna si sfilò gli slip da sotto il vestito.
– Ma non può aspettare che io sia ritornato in camera? – implorò lui.
Sollevato il vestito fino alla vita, Franca si accomodò sulla tazza del water, trovandosi con il viso a un palmo dal turgido membro del genero. Mentre si svuotava, si sporse in avanti con la testa e lo prese in bocca. Mario, esaurita ogni facoltà di resistenza morale, compì persino un paio di brevi passi in avanti per agevolarle il compito, sigillando quel cortocircuito generazionale in un climax di gemiti e sussurri di apprezzamento.
Il membro di Mario si produsse in un ulteriore guizzo, raggiungendo il massimo della consistenza.
Più lei andava avanti più Mario si rendeva conto della maestria della suocera nell'arte orale. E gli venne da chiedersi se quello fosse per lei un dono innato o il risultato di una pratica costante, con frequenza quotidiana, esercitata fin dalla più tenera età, con soggetti differenti. Indubbiamente, considerò, quello era un gran pompino: la lingua saettava veloce, la testa si muoveva con regolarità per dare di tanto in tanto un affondo e ingoiarlo per intero, quasi volesse ingozzarsi persino delle palle.
Mentre Mario già pregustava di scaricare tutto il suo liquido seminale in gola alla suocera, quella, all'improvviso, se lo tolse di bocca, quasi lo sputò.
– Ma che succede ora? – domandò Mario con fare timido ma con una certa disapprovazione.
Franca si sollevò. Si voltò e piantò il proprio fondoschiena contro l'erezione ancora palpitante del genero, azzerando lo sciacquone con un colpo d'anca. Poi si diresse al lavandino, lasciando Mario di fronte al water con ancora la verga in tiro. Si sfilò di dosso l'abito con un movimento fluido, restando con indosso il solo reggiseno. Afferrò il lavandino con entrambe le mani e si piegò, offrendo a Mario il posteriore sollevato.
Lui guardò la suocera, poi abbassò lo sguardo sul proprio membro come per consultarlo.
Lei gli lanciò un'occhiata fugace, poi indicò il bersaglio con un cenno imperativo del dito.
– Dai. Avvicinati. Fammi vedere cosa sai fare.
– E va bene, se proprio devo. Tanto al punto in cui siamo! – cedette lui, muovendosi a piccoli passi impacciati e frenati dalla morsa dei pantaloni abbassati.
Impossibilitato a usare le mani fasciate, la manovra si rivelò al di sopra delle sue possibilità.
– Non riesco a infilarlo… con queste mani – mugugnò, sollevando i polsi al cielo con disperazione.
– Ho capito. Faccio io.
Franca portò una mano dietro la schiena, sollevò ancora di più il posteriore, afferrò la turgida asta e lo guidò all'interno.
Mario iniziò a muovere il bacino come una danzatrice hawaiana. Lo sforzo era intenso, dovuto al fatto di non potersi reggere né afferrare. A poco a poco si trovò costretto a rallentare il ritmo, fino a fermarsi del tutto.
– Perché ti sei fermato? – gli domandò Franca.
– Faccio fatica. Ma perché dobbiamo farlo così in piedi, in questa posizione così scomoda, per non dire quasi impossibile per me in queste condizioni? Non possiamo andare di là, in camera, e continuare sul letto? Io potrei rimanere sdraiato e tu montarmi sopra.
Franca si irrigidì, e si voltò con aria stizzita.:
– Per chi mi hai preso, per una che si mette a scopare nel letto della figlia? E poi, chi ti ha dato il permesso di darmi del tu? Ricordati che sono sempre tua suocera!
– Ah, mi scusi! – corresse il tiro lui, mortificato.
– Toglilo di lì e vienimi nel culo. Due colpi bene assestati e via. Ci togliamo il pensiero.
– Nel culo? Ma è sicura?
– Certo che sono sicura! Perché?
– Perché con sua figlia non c'è verso: non me lo vuole mai dare.
– Che stupida! Non sa cosa si perde.
Un breve e intenso epilogo anale suggellò la parentesi pomeridiana tra sussurri di gradimento e ansimi condivisi.
Due inforcate, al massimo tre, e Mario giunse al massimo del godimento.
– Ah, vengo!
Si prese un attimo per riprendere fiato, poi si sfilò, lasciando il membro esausto a penzolare vergognosamente.
Franca, donna pratica e non avvezza agli indugi, si rese immediatamente solerte:
– Passami la carta igienica, altrimenti qui facciamo un lago.
Muovendosi con la circospezione di un pinguino ingessato, Mario allungò il busto e, stringendo il rotolo tra le bende, lo porse all'anziana.
Un'ora dopo, la porta d'ingresso si aprì e Carla entrò, con la voce allegra di chi è tornata prima del previsto e si aspetta un elogio.
– Mamma… Mario… – annunciò la voce squillante di Carla, varcando la soglia.
– Siamo qui, – rispose placida Franca dal soggiorno.
Carla trovò Mario e sua madre seduti sul divano, uno di fianco all'altra, intenti a guardare un varietà televisivo; Mario indossava i pantaloni del pigiama, e sui due volti regnava la serenità di chi ha trascorso un pomeriggio del tutto ordinario.
– Eccomi! Sono tornata. Tutto bene? Qualche problema? – domandò Carla.
– Nessuno. A parte far mettere i pantaloni del pigiama a Mario, così che potesse andare in bagno da solo. Non hai idea di quanto sia vergognoso tuo marito: ho dovuto svestirlo e rivestirlo a occhi chiusi; non ti dico la fatica che m'ha fatto fare!
– A quello non avevo davvero pensato, – ammise Carla, candidamente.
– Ora per me s'è fatto tardi e devo proprio andare, – annunciò Franca.
Raccolta la borsetta, la donna fece per avviarsi all'uscita.
– Grazie, mamma.
– Oh, di niente; figurati! Se dovessi avere ancora bisogno non esitare a chiamare.
Da ultimo Carla si rivolse al marito:
– Mario, ringrazia la mamma, che è stata così gentile a rimanere qui ad assisterti.
– Sì, è vero, è stata gentilissima. Grazie ancora, Franca. Grazie di tutto.
Nota: questo racconto è la versione in prosa di una mia sceneggiatura originale, creata per la produzione di video amatoriale con attori non professionisti.
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Sono Mark Hansen e scrivo storie per chi vuole passare dalla pagina allo schermo. I racconti che trovate qui sono la versione in prosa delle mie sceneggiature originali. Per ogni storia è disponibile il copione integrale (per coppie o gruppi amatoriali) con dialoghi pronti da recitare e indicazioni per la regia.
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