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Erotika
Una bellissima slave.
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Racconto16 min di lettura

Una bellissima slave.

Eva vuole provare un'esperienza come sottomessa e contatta Eri. Ci vediamo in tre e il gioco sarà molto eccitante.

Moniq
6 mesi fa · 1.3k letture · 2

La fa alzare, la mette a pancia in giù sulla panca imbottita (come una panca da palestra) e la lega di nuovo, stretta.

Le braccia giù sulla struttura della panca. Due cinture di cuoio strette intorno alle gambe. Una intorno al seno. E una sulle cosce. Sono strette e lasceranno segni sulla sua pelle. Poi le mette un cappuccio di velluto nero intorno al viso, in modo che non possa vedere.

Dopodiché cambia registro: “brutta puttana… guarda come stai sgocciolando… hai sporcato ovunque… hai una pozzanghera sotto la tua fica… cosa dovrei fare secondo te?”


“chiedo scusa Signora non riesco a trattenermi… “

“non ti ho chiesto giustificazioni stronza… ti ho chiesto cosa dovrei fare…”

“punirmi Signora… punirmi per essere una puttana che piscia il suo piacere senza controllo…”

“Oh che brava …” (si volta verso di me) “legge nel pensiero… è proprio quello che pensavo io…”

“vediamo… il culo è piuttosto rosso… la schiena è bianca… vogliamo fare tutto dello stesso colore? “

“Si Signora, quello che lei pensa sia giusto”

Eri, sempre con il frustino, le fa contare 10 colpi e penso che stavolta le faccia più male, perché la vedo contorcersi e la voce è rotta mentre conta, e ringrazia.

La slega, la volta, le toglie il cappuccio. Il volto è rigato di lacrime.

La tocca con un dito fra le cosce e le dice “ora godi per me puttanella… Sborra per me, stronza eccitata. Dai, sfogati. La tua padrona vuole sentirti venire forte, quindi fai come ti viene detto."

E così, a comando, Eva lo fa, tremando e singhiozzando, spruzzando i succhi della sua fica su tutta la sua mano guantata. Eri sorride e, molto sensualmente, si succhia le dita con evidente gusto.

Questa scena è di una bellezza sconvolgente. Mi rimane dentro come un’opera d’arte.

Non sono abituata al dolore fisico. Eri lo sa e con me non lo usa mai. Ma per la prima volta capisco la potenza dello stato in cui ci si viene a trovare.


Eri mi fa segno di dedicarmi a Eva. Mi fa un gesto come dire “è tutta tua”. Ma ho solo emozioni di dolcezza verso questa ragazza.

Ho slacciato tutte le sue cinghie e l’ho fatta sdraiare sulla poltrona simile a quella da dentista e facendola rilassare. L’ho baciata lentamente sulle labbra e sul seno, carezzandola dolcemente. Ho preso una bottiglia di olio profumato alla vaniglia e gliene ho versato un po’ sulla pancia. L’ho massaggiata sulle spalle, il seno, la pancia e l’inguine. Poi sulle gambe continuando il massaggio fino alle caviglie. Le ho succhiato le dita dei piedi. E poi con l’olio le ho massaggiato a lungo le dita una per una, e i piedi, sopra e sotto, nelle piante. Fino a che non si è addormentata mentre le accarezzavo i capelli. Sono andata a prendere una copertina di pile e gliel’ho messa addosso.

Andiamo a prendere qualcosa da mangiare. Mi è venuta una gran fame. Una bottiglia di vino bianco, del salmone affumicato, burro, crostini di pane. Eva e sveglia e mangiamo insieme. Ridiamo e scherziamo, uscite dai nostri ruoli. Lei è sempre nuda, drappeggiata dalla coperta in pile.

Mi torna il desiderio al secondo bicchiere di vino. Il burro si sta sciogliendo nel vassoio. Ne prendo un po’ con il dito e lo spalmo sui suoi capezzoli, e li lecco, li succhio. Ci riaccendiamo. Ci baciamo. La voglio a modo mio. Uso la coperta per sdraiarla a terra e le salgo addosso. Cerco i suoi capezzoli con i miei. La sua lingua con la mia. Il suo clitoride con il mio. La schiaccio, la giro, la muovo come un oggetto a mio piacimento. Mi alzo, prendo uno strapon nero, grosso, lo indosso e in piedi davanti a lei in ginocchio glielo faccio succhiare. Glielo spingo in gola. Ci sputo sopra la mia saliva e glielo faccio leccare. Mi piace come partecipa e succhia con passione, come fosse un cazzo vero. E come mi guarda mentre la sovrasto.

La sdraio in terra, le alzo le gambe sulle spalle e la penetro lentamente ma fino in fondo. Poi inizio a scoparla sempre più veloce. E forte. In modo da sentire lo strapon che mi schiaccia il clitoride e mi faccia godere.

Eri le sale sopra si siede sul suo viso. Ci baciamo, io e lei. Le succhio i capezzoli. Vengo fortissimo sbattendola con violenza, per sentire la pressione sul mio clitoride. Dopo dirà che è venuta anche lei, ma i suoi gemiti si perdono nella fica di Eri e non lo capisco.

Mi stacco esausta e Eri prende il mio posto, ma cambia orifizio. Le scopa il culo, sempre nella stessa posizione con uno strapon che azionando una pompa si gonfia dentro e vibra.

Eva è uno spettacolo vederla sbattere la testa di qua e di là, urlando frasi sconnesse.

Eri mi dice di imbavagliare la piccola puttana perché la sentiranno fino allo Stadio se continua a urlare così. Mentre lo faccio le titilla il clitoride con un piccolo oggetto che vibra e Eva continua a venire contorcendosi. Le lego le mani alla panca, le braccia verso l’alto. E’ sudata, scarmigliata, il filo di trucco è sfatto e cerchia gli occhi, le labra gonfie. Penso assurdamente che dovrebbe essere dipinta così. A quale pittore potrebbe cogliere questa intensità. Mi balena Maria Maddalena in Estasi di Caravaggio. Forse. Ma Eva è bella. Bellissima. E’ bella come solo una femmina selvaja può esserlo.

Eva. La prima donna. Non è un caso il suo nome. Lo indossa come abito perfetto.

Mi masturbo furiosamente guardandola e vengo insieme a lei.

Ma Eri è inflessibile. Continua a scoparle il culo aumentando il diametro del fallo e giocando con la pallina vibrante sul suo clitoride, facendola venire in continuazione fino a che, capisco, si chiude il cerchio: dal dolore l’orgasmo, dall’orgasmo il dolore.

Ma Eri è inflessibile. Almeno cinque volte la fa godere. Fino a che nell’ultimo sembra svenire. Perdere conoscenza.

Le controllo il polso e il respiro. Tutto ok. Ha solo goduto troppo.

La slego. La copro. Si siede accovacciata e beve una tazza di caffè.

“non ho parole” dice “mi è piaciuto più di quanto avessi mai sognato. Grazie. Grazie.”

Scherziamo con un fallo ancora più grosso che non è stato usato: “ma come, la puttanella è già stanca? E questo?”

Sono le 4 di notte. Sembra che tutte ne abbiamo avuto abbastanza.

Eri dice: “Eva, ti restituisco i soldi. E’ stato utile che tu pensassi di aver pagato. Ma, veramente, è stato un piacere…”

Facciamo una doccia e andiamo a letto. Eva dorme con noi. La mattina quando se ne va ci baciamo. Non credo sarà l’ultimo bacio che ci siamo date.

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Scritto da
Moniq

Bisessuale, ma attualmente più lsb che etero. Non sono una che vuole scrivere racconti erotici, ma che butta su "carta" (virtuale) le emozioni vissute. E spesso, rileggendo, capisco qualcosa di me. Una sorta di flusso di coscienza con le virgole, insomma. Nessuna pretesa letteraria o di compiacere l'eventuale lettore. Scrivo per me e se trovo menti affini, tanto meglio. [email protected]

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Commenti 3

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    1. Moniq

      grazie :-)

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