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UNA BANDA DI SFIGATI
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Racconto12 min di lettura

UNA BANDA DI SFIGATI

Mark Hansen
2 ore fa · 5 letture · 0

A quel punto cosa udirono le mie orecchie! Quale orrore! Udii Fabio che in uno slancio di sportiva generosità si offriva di andare in aiuto al suo avversario, e senza dire altre parole, lo vidi prendere in mano il cazzo di Renato e iniziare a fargli una potente sega; e dall'espressione e dai concetti espressi da quest'ultimo, pareva che la cosa gli fosse oltremodo gradita:

– Ecco, così, bravo! Scappellamelo tutto… ma fai piano, con sentimento.

Ma porca di quella puttana! pensai.

Mi appoggiai con le terga sul cofano della mia auto e, allibito, rimasi con gli occhi fissi su quella orripilante scena. Pensai che peggio di così non potesse andare, ma mi sbagliavo: udii Renato che con voce flautata e quasi implorante si rivolgeva a Fabio:

– Senti… Cosa ne dici se ora…

– Ora cosa?

– Me lo prendessi in bocca.

– Un pompino, dici? Io a te?

– E perché no?!

Fabio rimase per un attimo titubante. Poi si passò la lingua sulle labbra, come a pregustare il compito che lo attendeva, e infine si produsse in uno schiocco con la lingua; il che, mi parve di intuire, volesse dire che si poteva dare il via all'azione. Si abbassò, accosciandosi, e si fermò con il viso all'altezza del membro di Renato che finalmente era arrivato a una più che consistente erezione. Poiché puntava verso l'alto Fabio lo prese con due dita e lo abbassò per avvicinarlo alla sua bocca semichiusa.

Renato si spostò in avanti con il bacino. Le labbra di Fabio erano ormai a meno di un centimetro da quella cappella gonfia per l'eccitazione.

Fabio esitava… infine fece fuoriuscire la lingua e l'appoggiò sulla punta del glande. Fu un momento brevissimo, poi si ritrasse.

– Che c'è? – gli domandò Renato. – Ci hai ripensato?

Fabio non rispose. Allargò le labbra, si fece avanti con la testa e fece sparire il turgido tronchetto di carne di Renato nella sua bocca. Quell'altro diede un guizzo di schiena e affondò ancor di più all'interno del cavo orale di Fabio.

– Cazzo, sì! – esclamò. – Questo ci voleva: un bel pompino!

La testa di Fabio prese a muoversi avanti e indietro con spostamenti veloci e cadenzati. Renato con lo sguardo rivolto verso l'alto e gli occhi semichiusi, con una espressività sul volto di tipo ascetico, mugolava di piacere.

– La lingua… lavoramelo di più con la lingua, – lo incitò Renato.

Fabio non si fece pregare: se lo tolse di bocca e cominciò a passargli la lingua su tutta la cappella, insistendo in particolar modo sul frenulo.

– Cazzo, se sei bravo! – si complimentò Renato. – Meglio di qualunque puttana con cui sono stato finora. Dai, dai… un ultimo sforzo.

Forse insuperbito da quel sincero apprezzamento, Fabio glielo prese di nuovo in bocca e tornò a darci dentro e a succhiarglielo con maggior foga e avidità.

L'azione frenetica e entusiasta portò Renato alla soglia del punto di arrivo, e lo annunciò con voce strozzata, al limite dello spasimo:

– Ec-co, così… Non ti fe-fermare… Godooo…

Un ultimo inequivocabile rantolo, e compresi che Renato stava sgorgando a caldi fiotti nella bocca di Fabio… Passarono un paio di secondi, al massimo tre, di raggelante silenzio, poi potei chiaramente udire Fabio mentre deglutiva. Almeno avrebbe potuto sputare, pensai, come avrebbe fatto una qualsiasi onesta puttana da bordello, e invece no: lui mandò giù tutto.

Fabio abbandonò la posizione accucciata. Ora erano in piedi, uno di fronte all'altro, e si guardavano negli occhi; mi sarebbe piaciuto sapere che cosa passasse nella testa di quei due in quel preciso momento. Il membro di Renato penzolava, ancora gocciolante.

‒ Ora è venuto il mio turno, ‒ sentii Fabio rivolgersi a Renato, e si sfilò i vestiti rimanendo nudo dalla vita in giù. Non potei fare a meno di notare l'eccitazione che aveva pervaso Fabio: il suo cazzo si ergeva dritto come una canna.

– Vuoi che ora sia io a succhiartelo? – Renato chiese istruzioni.

‒ Mi è venuta un'idea migliore…

– Quale?

– Togliti i calzoni. Girati e mettiti a quattro zampe.

– Me lo vuoi mettere nel culo?

– L'idea è quella; non l'ho mai fatto.

‒ Mi farà male? Mi brucerà?

‒ Non so. Proviamo. Al massimo mi fermo.

Renato si tolse gli indumenti che gli erano d'impiccio e si mise in posizione, con le chiappe che puntavano al cielo stellato e pronto ad accogliere la verga di Fabio all'interno delle sue viscere. Pareva che le sue membra, tutte, vibrassero per l'emozione.

Fabio piegò le gambe per arrivare ad appoggiare il glande scappellato in corrispondenza del tondo pertugio dell'esordiente sodomita. Stava per dare il primo affondo quando Renato lo fermò:

– Un momento. Aspetta.

– Che c'è?

– Mica me lo vorrai infilare così?

– Così come?

– A secco. Ci vorrebbe qualcosa per lubrificare; almeno così mi hanno detto che si fa in questi casi.

– Giusto! Ma non abbiamo niente che faccia al caso nostro.

– E se provassimo con la saliva?

– Buona idea!

Fabio si abbassò ulteriormente e sputò, centrando in pieno il buco del culo di Renato. Poi si si mise le dita in bocca e le inumidì per bene.

– Ora ti metto un dito in culo, annunciò. Lo faccio per aprire la strada.

– Mi pare una buona idea!

Il dito indice di Fabio scomparve all'interno di Renato che emise solo un flebile lamento.

– Uh, pensavo peggio. Prima di infilarci il cazzo, quel dito fallo andare un poco in su e in giù.

– D'accordo.

– Due, fai due dita. Allargamelo per bene.

– Così sia!

Dopo un paio di minuti di quel viavai, in cui Fabio, oltre a fare andare le dita aveva continuato a smanettarsi l'uccello per non perdere la consistenza acquisita, Renato annunciò di essere pronto:

– È ora: ficcamelo nel culo!

Fabio abbrancò le chiappe di Renato, le allargò e senza perdere secondi preziosi, senza tentennamenti, gli si fiondò dentro con veemenza e straordinaria determinazione.

Renato emise un gemito.

– Com'è? – s'informò Fabio.

– Vai avanti. Zitto e inculami… fino a sborrarmi dentro.

A quel punto non ce la feci più, e decisi che mi sarei immediatamente allontanato da ciò che ormai consideravo la scena di un delitto. Senza dire nulla, salii in auto, accesi il motore, ingranai la retromarcia e dopo una veloce manovra già viaggiavo in direzione del centro abitato, lasciandomi alle spalle quei due che non si erano nemmeno accorti che me ne fossi andato. Sarebbero tornati a piedi, avrebbero fatto l'autostop o avrebbero continuato a darselo nel culo fino al mattino; non era affar mio. Che impegnassero il loro tempo come meglio credevano, mi dissi.

A bordo strada vidi un furgone attrezzato a chiosco. Mi fermai. Vendevano bibite e altri generi di conforto alimentare. Avevo bisogno di mettere qualcosa nello stomaco. Mentre aspettavo che fosse pronto il mio panino con la porchetta, si fermò un'altra auto da cui scesero due ragazze: una era quella che davanti ai bagni della discoteca mi aveva mandato a fare in culo, l'altra, quella che mi aveva dato dello "sfigato". Certo che questa volta avrei rimediato qualcosa, subito mi lanciai all'indirizzo di quest'ultima con un apprezzamento a dir poco galante, ma la sua risposta fu di quelle da gelare il sangue:

‒ Ancora tu! Ma perché una buona volta non ti levi dai coglioni?

Mi misi in disparte e in silenzio, a ragionare che quella sera tutto era andato per il verso sbagliato. Terminato il mio panino con la porchetta risalii in auto, indeciso se andarmene a casa o tornare da Renato e Fabio per prendere parte anch'io al festino e a mia volta farmelo dare nel culo.

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Scritto da
Mark Hansen

Scrivo commedie erotiche, farsa d'ufficio e satira condominiale. Esploro il lato ridicolo, grottesco e spregiudicato dell'intimità, trasformando piccoli teatri quotidiani in copioni e fotoromanzi senza censura. Testi pensati per essere messi in scena e trasformati in produzioni video o racconti fotografici amatoriali (18+).

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