Mi schiaccio contro la parete, cerco l’aria, con le cosce che vibrano sotto la gonna. Li guardo abbracciarsi e sento una morsa nello stomaco che scivola subito giù.
Rocco le afferra l’orlo della maglietta bianca e la tira su, oltre la testa di Laura. Sotto il cotone non resta nulla, lei non porta il reggiseno; le curve del seno piccolo restano nude nella penombra, e i capelli le ricadono disordinati sugli occhi e sulle guance.
Lo spinge all’indietro, verso il letto. È troppo sicura di sé per non aver mai toccato nessuno. Ma è merito mio, è l’effetto dei video che le invio in continuazione.
La poca luce che viene da fuori attraversa la vetrata e le cade sul bacino. Laura si gira sul fianco, allungando le cosce lisce sul lenzuolo: tra l’ombra della pancia e la pelle dei fianchi vedo la striscia di pizzo viola di oggi.
Resto immobile. Possibile che non si sia cambiata la biancheria dopo la doccia?
Il nostro allievo appoggia le labbra sulla pelle tenera del suo interno coscia, risalendo millimetro dopo millimetro sotto il chiarore della luna, finché non aggancia il pizzo con l’indice e lo tira via. Laura continua quel movimento da sola, facendo scivolare la mano tra le cosce mentre Rocco le bacia il collo, aprendo le dita tra i suoi capelli neri. Accanto a loro, la luce della vetrata illumina il resto delle bibite vuote del frigobar. La mia testa gira. Ma quanto ci ho messo a tornare? Hanno avuto il tempo di bersi tutto.
L’argento del suo orecchino intercetta un riflesso della vetrata proprio mentre quelle dita insistono tra le cosce. Tengo gli occhi piantati su quel punto e una goccia di sudore da dietro l’orecchio, mi riga la pelle del collo. Scivola dritta dentro la scollatura.
Il gemito a bocca chiusa di Laura mi entra dritto nella pancia.
Lui le ferma i polsi, e io vedo la linea scura di un lungo tatuaggio sul suo braccio destro. Non ci avevo mai fatto caso a lezione. Si china tra le sue gambe. Domani potrà raccontare di aver trovato una topona in facoltà.
Rialza la testa e la guarda; le labbra gli si distendono scoprendo i denti mentre fissa il suo viso. Ha un naso affilato che subito dopo riabbassa tra le cosce di Laura. Si interrompe, torna su di nuovo con lo stesso sorriso.
Laura gli infila le dita tra i capelli e se lo tira verso il petto, arriva a succhiarle i capezzoli, uno alla volta. La sua lingua si allunga a leccare il destro prima di sollevare il mento: continua a leccare e a sorriderle. Le cosce di Laura gli si stringono attorno ai fianchi, lui si sputa sulla mano e si abbassa a stringersi l’erezione. Da questo angolo della parete vedo il suo corpo spingersi dentro di lei.
Anche l’amicizia è una forma d’amore. Per questo sento una contrazione nel ventre, nasce dal vederla sciolta ora che inizia a muoversi insieme a lui. Schiude la bocca, finalmente. Non la apre mai quando ride, ma adesso la testa le scivola indietro; scopre la gola.
Nel millesimo di secondo in cui lascia cadere la testa sul cuscino e le sue labbra si separano del tutto, la mia gola si libera da un nodo. È troppo caldo, è il calore che la unisce a me nel buio.
Altre gocce di sudore mi scorrono fin sotto il seno.
Il respiro si fa sempre più corto mentre la mano di lui le tiene i capelli, sono così neri che nella notte non si vedono più. Non si vede più nulla.
Mi giro dall’altra parte, sono tutta sudata. Sento una mano sulla spalla e, quando apro gli occhi, vedo Laura china su di me. Ha acceso la luce, è troppo forte e mi dà fastidio agli occhi. Li chiudo e li riapro.
“Scusa, non ti volevo svegliare,” dice. “Ti ho portato questo dal ristorante.”
Mi fa vedere un incarto di alluminio. Mi sollevo, guardo il cellulare: le 01:30.
“Ti dovevo chiamare per andare a cena,” continua Laura, “ma appena hai fatto la doccia e ti sei stesa, ti sei messa a dormire così bene che mi dispiaceva farti alzare.”
Mi tiro su e la ringrazio, mangio mentre lei si spoglia per mettersi a letto. Già dorme, quando inizio a scrivere. Se io non scrivo immediatamente, quando mi sveglio, dimentico tutto.
***
Stamattina sono io a svegliare lei. Scendiamo a fare colazione e mi porto il pc. Mentre andiamo giù, sento Davide che urla davanti all’ascensore:
“No, veramente basta, io non vengo manco a fare colazione con te.”
Rocco sta ridendo. Davide alza il dito indice, lo fa sempre quando riprende qualcuno.
“Non mi chiamare mai più, che come mi sono vergognato ieri sera al ristorante con te non mi era successo mai.”
Rocco dice: “Ma che ho fatto?”
Non si sono accorti di noi.
“A dire quelle cose dietro alla Pelozzi, che fai le foto al culo delle insegnanti e ci fai le porcherie in camera...”
“Ma mica mi hanno sentito.”
“Ti hanno sentito tutti. Non hai visto che faccia ha fatto Raspagliesi?”
Rocco si sta guardando intorno: “Chi?”
Li interrompe un segnale acustico. Davide s’infila in ascensore. “Se dici una parola a colazione io me ne vado, fingo di non conoscerti.”
Laura sbatte le ciglia due volte. “Avrà fotografato pure il culo mio, ieri al bar?”
Infilo le dita sotto il pc per sistemarlo sotto il braccio. “Dovremmo dirgli che anche noi facciamo sogni erotici sugli studenti.”
La pelle del suo collo si tende mentre inghiotte la saliva. “Ma che stai a di’?”
“Ieri sera, quando ho dormito invece di venire a cena, ho sognato te che scopavi per la prima volta. E l’ho scritto. Ora ti faccio leggere.”
“Scopavo con chi?”
“Con Rocco.” Sollevo il computer verso il suo viso. “Non vuoi leggere le mie zozzerie?”
Le labbra le restano serrate, ma ride col naso mentre le porte metalliche davanti a noi si aprono. “Come s’intitola?”
“Topona in facoltà.”
Le passo il pc e mi allontano verso il buffet. Muovendomi tra gli altri arrivo a trovarmi fianco a fianco con Rocco, proprio davanti alle ciotole dei cereali.
Lui si fa da parte. “Buongiorno prof.”
“Buongiorno.”
Sta portando via tutti fiocchi d’avena. “Lei ieri sera a cena non c’era.”
“No, stavo scrivendo un articolo e non potevo lasciarlo.”
Sembra ancora addormentato, risolleva le palpebre, tenendo ferme le posate. “Ah. Anche in vacanza?”
“Ma non è una vacanza-ozio.”
Tengo gli occhi piantati sul suo braccio, stamattina ha le maniche lunghe. “Che tatuaggio hai?”
“Non ho capito.”
“Quel tatuaggio che mi è parso di vedere ieri, che rappresenta?”
Lui solleva la stoffa sul braccio girando il polso per mostrarmi la pelle completamente bianca. “Prof, io i tatuaggi non ce l’ ho.”
Faccio un passo indietro. “Allora me lo sono sognato. Buona giornata.”
“A lei.”
Riattraverso la sala. Lo schermo del computer è aperto sul tavolo e Laura ha appena staccato le dita dalla tastiera, sollevando lo sguardo dal mio importantissimo articolo.
Dico: “Che te ne pare?”
Le labbra le si distendono. “Sei un terremoto.”
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Non cerco incontri e nemmeno sesso virtuale. Chi vuole scrivermi per parlare di scrittura è benvenuto. Per tutto il resto non ci sono. [email protected]
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un bel racconto con un finale a sorpresa che tanto piace anche a me!
Ciao, ti ringrazio del passaggio e dell'apprezzamento. Ho visto che hai una lunga bibliografia. Domani parto, in vacanza leggerò di te.
Gran bella storia! Il finale è qualcosa che non mi sarei mai immaginato.
Buongiorno William. Volevo restare verosimile, mi confermi che tante volte la cosa più banale può essere più sorprendente. Grazie del passaggio.