Fu dopo circa un anno che rividi Franci. Era anche lei nella città degli angeli per un provino. Solo un paio di giorni, potevamo vederci per un saluto?
“certo che si! Ma dove dormi? “
“mi hanno trovato un hotel…”
“ma niente affatto, starai da me, tutto il tempo che vuoi!” Tyler non c’era in quei giorni. Aveva un lavoro sull’altra costa.
La casa era piccola e ovviamente c’era solo un letto. Il nostro.
Mi faceva uno strano effetto pensare che avrei dormito con lei. Dopo averla tanto desiderata. Ma proprio io, che ero tanto libera nella mia sessualità, con lei mi sentivo bloccata e insicura. Timida.
Passammo ore a raccontarci la vita. Il suo splendido sorriso era contagioso come sempre. Tutte le sue storie, di amore e di lavoro. Era in crisi con la sua compagna proprio per questo viaggio che però poteva rappresentare una svolta dal punto di vista professionale. La compagna era gelosa.
Io le raccontavo di me e di Tyler, di me e del lavoro, di me e di quanto mi fosse mancata. Si fece tardi. E il giorno dopo avevamo un sacco di impegni.
Le prestai un pigiama di flanella. Era una mezza stagione e in casa l’unica fonte di riscaldamento erano delle stufe elettriche che facevano un cattivo odore e mi assicuravano un mal di testa se le avessi tenute accese mentre dormivo.
Lei si spogliò davanti a me senza alcun imbarazzo indossando il pigiama. Lo stesso feci io cercando di avere la sua stessa naturalezza. Ma la visione dei suoi capezzoli scuri mi diede una scossa di sensualità. Devo averla guardata con più intensità del solito, perché lei piegò il viso di lato e disse: “tutto bene? Voglio dire… stai bene?”
“si si… assolutamente… penso di essere molto stanca...”
Mi infilai sotto le coperte velocemente ma tenendole sollevate le dissi: “dai, salta a bordo...”
Lei sorrise e un momento dopo era sdraiata al mio fianco, il mio braccio sotto la sua testa e la sua gamba destra e il suo braccio su di me.
"Grazie", sussurrò mentre i suoi capelli mi solleticavano il collo "mi sei così mancata..."
Sospirò e si rilassò, con gli occhi chiusi, mentre io fissavo il soffitto. Nemmeno due strati di flanella riuscivano a mascherare la sensazione delle sue curve morbide che si insinuavano nelle mie. Con l'adrenalina e il calore che mi scorrevano nelle vene, ci ho messo un po' ad addormentarmi, nonostante fossi esausta.
Più tardi mi sono svegliata, non so che ora fosse e ho sentito Franci accanto a me borbottare in modo incoerente e dimenarsi. All'inizio ho pensato che i suoi movimenti fossero casuali, poi ho notato che mi strofinava il bacino contro la coscia. Mi sono bloccata, non sapevo cosa fare. Stava ancora dormendo? Alla luce dei un’insegna al neon che filtrava da fuori i suoi occhi erano chiusi e il suo viso aveva una qualità sognante che suggeriva che non fosse consapevole di quello che mi stava facendo. Mentre la guardavo, la sua mano scivolò tra due bottoni del mio pigiama, mentre quattro dita cercavano il mio seno. L'avrebbe trovato da sola se il suo pollice non fosse rimasto incastrato in una piega.
Stavo lì, lasciando che la mia bellissima amica mi toccasse e l'indecisione si mescolava ai suoni sempre più erotici che emanava. I suoi mormorii si erano attenuati, sostituiti da respiri pesanti e grugniti e gemiti disperati e piacevoli. La mia eccitazione cresceva con ogni secondo che passava.
Non è molto carino approfittarsi sessualmente di una persona addormentata, ma lei si stava già approfittando di me senza saperlo. Quale sarebbe il male nel permetterglielo? C'era una perversione nell'idea che la rendeva ancora più eccitante.
Muovendomi lentamente per non svegliarla, tolsi la piega del lenzuolo che le impediva di entrare nella mia maglietta. Solo un attimo dopo la sua mano trovò il bersaglio e le dita si avvolsero attorno al mio seno. Era goffo e poco focalizzato, ma dolce. Mi rilassai di nuovo e lasciai che mi palpasse.
In poco tempo, il mio bisogno di qualcosa di più ha preso il sopravvento. Sarebbe bastato un piccolo aggiustamento, ma avrebbe potuto svegliarsi in qualsiasi momento; dovevo stare attenta. Una delle mie gambe era per lo più libera. In un modo calcolato per sembrare il movimento di una persona addormentata, ho piegato il ginocchio di lato, allargandomi di fatto.
Immediatamente, il ginocchio di Franci si alzò per premere contro il mio sesso, e io sussultai involontariamente prima di mordermi le labbra per stare zitta. Continuava a strofinarsi contro la mia coscia, ma ora strofinava e premeva anche la gamba contro il mio clitoride.
Al mio petto, la sua mano continuava a massaggiare. Il mio capezzolo scivolava tra due delle sue dita e veniva pizzicato, mandandomi una scossa meravigliosa ad ogni stretta. Ho fatto del mio meglio per restare in silenzio e immobile mentre lei usava il mio corpo per realizzare qualsiasi sogno stesse facendo.
Col passare del tempo, le sue piccole spinte divennero più grandi, più lunghe e la pressione contro il mio clitoride aumentò. La donna che avevo più desiderato nella mia vita si muoveva contro di me. La sua testa si inclinò verso l'alto e per un momento temetti che si stesse svegliando e che avrei visto imbarazzo sul suo viso. Invece, aveva gli occhi chiusi e la sua espressione era di pura gioia. Le sue labbra si muovevano sensualmente ad ogni piccolo gemito, ad ogni piccolo grugnito. Stava per venire sulla mia gamba e non riuscivo a pensare a niente di più sexy che guardarla in faccia mentre lo faceva.
Fu allora che sentii il mio orgasmo iniziò a salire. Non riuscivo a staccare gli occhi dal suo volto diafano alla luce del neon azzurro. La sua bocca socchiusa mi risucchiava ma resistetti, pavida. Cercavo di coordinarmi con lei, il suo respiro, i suoi gemiti. Quando il suo corpo si irrigidì e i suoi fianchi tremarono, un gemito profondo e gutturale, insieme all'espressione del suo viso, si diresse dritto al centro del piacere del mio cervello, innescando il mio orgasmo. Ho fermato il respiro e mi sono lasciata andare, sussultando contro il suo ginocchio per ottenere solo un po’ più di contatto. Finì per prima, ma si rannicchiò più vicino, permettendomi di rabbrividire con un'ultima contrazione della mia vagina prima di abbandonarmi sul materasso.
Poi ci sciogliemmo dall’abbraccio. Mi addormentai. Al mattino dopo nessuna delle due fece menzione della cosa. Solo molti anni dopo, io tornata a vivere in Italia, lei rimasta negli Usa, famosa nel lavoro, ci confessammo per email quanto ci eravamo desiderate entrambe senza avere il coraggio di dircelo. E come quella notte entrambe fossimo sveglie, tremanti, emozionate, fingendo di sognare. La mia migliore amica. Ancora oggi.
Lei oggi è sposata, ha due splendidi figli. Io sto con una donna. Stranezze della vita.
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Bisessuale, ma attualmente più lsb che etero. Non sono una che vuole scrivere racconti erotici, ma che butta su "carta" (virtuale) le emozioni vissute. E spesso, rileggendo, capisco qualcosa di me. Una sorta di flusso di coscienza con le virgole, insomma. Nessuna pretesa letteraria o di compiacere l'eventuale lettore. Scrivo per me e se trovo menti affini, tanto meglio. [email protected]
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