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Sweet Dreams (are made of this)
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Racconto11 min di lettura

Sweet Dreams (are made of this)

Everybody’s looking for something

Moniq
4 mesi fa · 855 letture · 0

Prima di conoscere la mia attuale compagna, mi ritenevo etero. Ma in realtà una donna l'avevo desiderata moltissimo, alcuni anni fa. Solo che avevo derubricato in "qualche altra cosa", che ho sempre custodito con tenerezza e malinconia. Come se il sesso segreto che ne scaturì appartenesse più ai sogni che alla realtà.

Franci era una ragazza intelligente, divertente e forte da cui ero attratta. Anche sessualmente. Ma non ho ma avuto il coraggio di dirglielo.

Quando ci conoscemmo, non appena entrate in confidenza, mi confidò di essere lesbica.

Forse questo è uno dei motivi per cui mi sembrava coraggiosa: io nascondevo la mia sessualità. E forse questo era uno dei motivi per cui ero attratta sessualmente: volevo essere come lei e avere il suo stesso coraggio.

Lei era bellissima, oggettivamente. Come tutte le ragazze che avevo intorno. Ma per me lei era carina in un modo che andava oltre. Lei mi piaceva. Tanto.

Non aveva necessità di truccarsi o indossare abiti che la valorizzassero. Sorrideva e andava d’accordo con tutti.  Anche se la vita l'aveva già toccata duramente. Mascherava, come me, quello che aveva dentro. Ma aveva una personalità radiosa. O meglio... la faceva apparire. Poi dentro aveva i mostri.

Forse era anche questo che la faceva così attraente per me, che invece ero scontrosa e perennemente incazzata con il mondo.

Facemmo amicizia durante i primi casting.

Ore e ore a aspettare che ci chiamassero per degli scatti sotto le luci che ti facevano sudare. Con mani sbrigative che ti mettevano a posto abiti, trucco e capelli. Sempre terribilmente affamate. Sempre terribilmente assonnate. 

Sedute una accanto all’altra ci raccontavamo le nostre cicatrici. I nostri sogni di principesse del jet set. La nostra volontà feroce di farcela. Le nostre paure di non farcela.

Ricordo esattamente il momento in cui avrei voluto posare mie labbra sulle sue. La sensazione che il cuore mi si fermasse. Il desiderio vorace di assaggiare la sua bocca.

Ma lei sembrava non avere alcun interesse per me in quel senso e pensai in un flash che per i suoi occhi e la sua risata, per non rischiare di perderli, potevo pagare il prezzo di non sentire mai le sue labbra sulle mie. Scelsi di non incrinare il nostro rapporto con un possibile rifiuto. Sarebbe stato un peso fra noi, per me, per lei.

Ero sfrontata e dura con i ragazzi, con lei mi sentivo insicura. In quel momento non sopportavo il pensiero di perdere la nostra amicizia. Mi sentivo sola. Ero da poco andata via di casa e abitavo in una stanza con lei. Una stanza in una casa di periferia.

Entrambe di buona famiglia, entrambe in rotta con la famiglia. Volevamo farcela da sole, orgogliosamente.

Ma ci pagavano poco e vivevamo mangiando frutta.

Una mela al giorno toglie il medico di torno. Ma solo una mela al giorno, prima o poi il medico devi chiamarlo.

Mi sentivo persa in una città sconosciuta dove chi ti avvicinava lo faceva pensando che le modelle fossero tutte un tipo di prostituta.  Ma in un certo modo era vero. A volte accettavo degli inviti perché avevo fame. Perché mi pagavano la cena. Svincolarsi senza dare nulla in cambio a volte non era facile, ma ci riuscivo. Ero abilissima a svicolare.

Dopo qualche mese, io ero uscita con dei ragazzi, e lei con delle ragazze. Ma avrei voluto che lei mi considerasse di più.

Un giorno le dissi che mi sentivo bisessuale. Pensavo in questo modo di cambiare qualcosa del suo atteggiamento verso di me. Non che fingessi. In realtà la desideravo così tanto che pensavo fosse vero. Volevo solo che lei si accorgesse di me, che mi guardasse con altri occhi.

Ma niente.

Io continuavo a uscire con ragazzi. Si può dire che ero promiscua sessualmente e non ne facevo mistero con lei. Ci dividevamo l’uso della stanza per fare sesso. Solo che io la occupavo molto più spesso di lei. Ostentavo i miei ragazzi. Mentre lei era molto più discreta.

C’è stato un momento in cui mi ero decisa a dirle quello che provavo. Da lì a pochi giorni sarei dovuta andare per un periodo in un’altra grande città. Ero eccitata, forse era il mio momento. Quello dei grandi nomi, che mi avrebbe messa patinata nelle riviste giuste. Ma ero triste pensando che Franci non aveva avuto la mia stessa occasione. 

Ci sedemmo a gambe incrociate sul letto e le nostre ginocchia ossute si sfioravano.

Lei si lamentava di quanto fosse difficile trovare ragazze lesbiche. Mentre dentro di me una voce urlava: “e la ragazza che ti ha detto di essere bisessuale seduta proprio davanti a te??”

Glielo dissi. In modo indiretto. Con noncuranza. Come parlassi di cose irrilevanti: "prenderesti mai in considerazione l'idea di incontrare una donna bisessuale?" 

"Oh, certo, non sono schizzinosa", rispose ridendo. Poi cambiò argomento. 

"Ci crederesti che Betta mi ha detto che è etero dopo due appuntamenti e aver giocato per un’ora?! Che cazzo?"

"Voi… ehm.. lo avete fatto?" Non ero sicura se volevo la risposta o volevo solo immaginare me e Franci che lo facevamo.

"No. Si. "Non lo so", Franci storse il naso, cercando di decidere. Era così carina quando lo faceva. "Abbiamo giocato con le tette l'una dell'altra e ci masturbavamo guardandoci. Questo conta?"

Deglutii, immaginando la scena dal punto di vista di Betta. Invidiandola. Sta stronza.


"Fammi vedere" mi è quasi uscito dalla bocca. Quasi. Ma ero una codarda, una codarda innamorata, insicura: "non credo che conti" ho detto in realtà, provando un irrazionale senso di sollievo.


Deve cambiare, disse Franci con convinzione. Devo cambiare ambiente e sarà più facile fare sesso. Chiunque può fare sesso a meno che non sia brutta. 

Mi ha guardata con occhi tristi: “Dimmi la verità Moni, pensi che sia brutta? sono secca come uno stecchino... i miei occhi da husky sono strani? " (ero io che la chiamavo così, "occhi da husky" per quel colore blu ghiaccio che a volte era inquietante, ma sempre affascinante... i suoi occhi bellissimi)

"Cosa? Certo che no! Tu sei...Io..." Non sono riuscita a finire la dichiarazione.

Brutta! Mi viene da ridere oggi, che una delle donne che sarebbe stata considerata fra le più belle del mondo potesse pensarsi brutta.

Cercando di riprendermi, ho sbottato la prima cosa che mi è venuta in mente. "Guarda, se non fossi la mia migliore amica, ti scoperei ora, subito adesso!"

Mentre lo dicevo mi sarei data un pugno in un occhio. Perché l'avevo detto in quel modo?

Gli occhi di Franci si spalancarono, poi lei ridacchiò. "Mi fai sempre ridere! Grazie comunque. Anche scherzando, mi fa sentire meglio."

Si sporse in avanti e mi strinse in un abbraccio.

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Una settimana dopo, me ne ero andata. Mi stavo trasferendo in una casa che la mia agenzia aveva in affitto permanente e dove mandava le ragazze promettenti ma che ancora non erano nessuno. 

Avevo una stanza tutta mia e una città fantasmagorica da conoscere. E’ stato un mix fra la mancanza di Franci e l’entusiasmo di una nuova vita. 

Continuavamo a sentirci ogni giorno. Il che a volte diminuiva, a volte aumentava il dolore.

Poi, non dico che me ne dimenticai. Ma lei aveva incontrato una ragazza e mi parlava di come fosse felice. Io me ne feci una ragione da lì a poco andai a vivere con un ragazzo. Anche lui faceva il mio stesso lavoro, e aveva pochi soldi, ma la sua famiglia aveva questa casa vuota e lui ne approfittava per viverci con me. La vita andava un po’ meglio, non mangiavamo più solo mele (mangiavano schifezze nelle feste, perlpiù) e forse gliela stavamo facendo. 

Prima di andare avanti…

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