Una mano della zia stringe l’asta rigida del mio cazzo e mi scappella. Si mette il glande in bocca e inizia a leccarlo. La lingua ruvida sul liscio della mucosa rossa strappa lampi di piacere ancora più intensi dei fulmini che baluginano tra le nubi nere gonfie di pioggia.
Un gemito mi sfugge dalle labbra. Le due ragazze che si erano mangiate il mio cazzo non avevano una briciola delle capacità di Alessia. «Brava, zietta…» Un brivido di piacere mi mozza il fiato.
Il bisogno di godere sta diventando insopportabile. Mi sono eccitato troppo prima, a guardarla farsi fottere…
Non voglio sembrare uno che viene troppo in fretta. «Ma è meglio se ti sbrighi, se non vuoi prendere la pioggia.» Abbasso alla sua vista il telefono con la sua prestazione sessuale pronta ad essere spedita a Paolo.
Le sue mani mi afferrano le chiappe, la punta di un suo mignolo sfiora il mio buco del culo, e inizia a pompare avanti e indietro con la testa. Un gluc-gluc-gluc si solleva dalla sua bocca, la mia cappella si sfrega contro la sua lingua e il palato.
Il prurito in punta è insopportabile, la pressione dalle palle è incontenibile. Metto una mano sulla testa rossa della zia e la blocco contro il mio inguine e abbandono ogni resistenza.
Lei spinge con una mano sulla mia pancia, geme come se stesse soffocando.
Schizzi di sborra bollente solleticano il mio meato, svuotano la mia testa più di quanto liberino le mie palle.
È il fatto che a inghiottire il mio seme sia la donna che ho sempre desiderato da quando mi tira rende tutto ancora più soddisfacente.
Un senso di benessere e stanchezza riempie ogni mio muscolo, mi sembra di dover crollare a terra da un istante all’altro. Lascio scivolare la mano dalla nuca di mia zia e lei cade seduta sul prato.
Tossisce, sputa un grumo di saliva e sborra e si passa il dorso di una mano sulle labbra. «Ti sei rincoglionito? Stronzo che…»
Faccio fatica a sollevare il telefono e a scuoterlo. «Ah… forse non è il caso di essere così volgare, troia.»
Lei stringe i denti e si rimette in piedi.
Una goccia di pioggia mi colpisce sulla fronte, un fulmine si scarica sulle montagne dall’altra parte della Val Chiavenna.
La zia Alessia si spazzola il culo dall’erba tagliata con le mani. «Adesso siamo pari. Cancella quel video, Andrea.»
Mi sollevo i pantaloni e mi metto il telefono in tasca. «Non cancello nulla, zietta. Questo me lo tengo per…» e muovo una mano a tubo davanti al mio inguine.
Lei fa una smorfia. «Sei disgustoso.»
«Secondo te, le foto che carichi sui social, gli uomini per cosa le usano?»
La sua espressione si arricchisce di una punta di colpevolezza. «In ogni modo, siamo pari.»
Sorrido all’idea che mi sta nascendo nella mente. «No, c’è un’ultima cosa che devi fare.»
Lei mi fissa, gli occhi ardono di rabbia.
Scuoto la testa. «Non preoccuparti, non è nulla di sessuale.» Almeno, per il momento. Ma potrebbe essere ancora peggio…
⁂
Fare colazione con una fetta di torta avanzata la sera prima e mezza bottiglia di Fanta non renderà felice mia madre, ma oggi sono ospite e non c’è altro. Spero che a Paolo non dia fastidio che ho frugato nel frigorifero.
L’aria è fresca, e il tavolo di pietra non è troppo bagnato, nonostante il temporale di questa notte. Le gocce luccicano sulle foglie degli alberi del giardino e le montagne della Val Chiavenna sono di un verde scuro sotto il cielo terso del mattino.
Affondo i denti nella torta. Le fragole a pezzi e la gelatina sono fredde al punto tale che non si riconosce nessun sapore a parte una dolcezza stucchevole e la pasta sfoglia è un blocco umido. Mando giù un lungo sorso di Fanta e mi lascio sfuggire un rutto.
È tutto uno schifo, a parte… La cappella mi prude al ricordo del pompino di ieri sera, di come la sborra è schizzata fuori da me nella bocca della zia Alessia… La mano libera si posa sullo smartphone, accarezza il bordo per non avviare il video registrato ieri sera.
La porta finestra alle mie spalle stride. «Ma guarda chi c’è!» È la voce di Paolo.
Mi volto, passandomi le dita sulla bocca per pulirmela dalle briciole. L’uomo esce dalla porta sorridendo, Alessia alle sue spalle mi fissa come… beh, come se ieri sera avessi abusato della sua, di bocca.
Paolo si volta verso di lei. «Stavamo giusto parlando di lui. Che coincidenza.»
La donna impiega una mezza frazione di secondo per mettersi la maschera della zia devota. Come ogni maschera, copre il volto ma lascia scoperti gli occhi. «Già, amore.» La smorfia che mi rivolge dovrebbe essere un sorriso.
Il cuore mi batte nei timpani. «Scusate se ho approfittato degli avanzi.» Impiego un secondo di troppo prima di staccare lo sguardo dalla zia.
La sua espressione si fa più dura, le labbra si irrigidiscono.
L’uomo si avvicina. «Non preoccuparti.» Indica Alessia con un cenno. «Questa mattina tua zia e io abbiamo discusso della mia proposta di assumerti come… “consulente informatico”, diciamo.»
Sussulto. Allora gliene ha parlato davvero, come le avevo ordinato ieri sera, quando ha cominciato a piovere.
«E…» mi manca il fiato, «cosa vi siete detti?»
La zia Alessia mi fulmina con lo sguardo. È disgustata da quanto sta per dire il suo futuro marito.
«Siamo giunti alla conclusione che potrei prenderti prima come consulente e, tra qualche anno, se il lavoro ti piace, come socio nell’azienda.» Si volta verso la donna, la quale rimette la sua maschera e annuisce. Torna a guardare me. «Qualcuno che sappia usare i computer in modo competente servirà sempre più, e, se devo scegliere una persona, meglio che sia della famiglia.»
Balzo in piedi. «Sarebbe fantastico!»
Paolo annuisce. «Ne discuteremo meglio nei prossimi giorni. Adesso vado a farmi la mia camminata mattutina. Volete accompagnarmi? »
Scuoto la testa. «Grazie, ma devo vedere cosa decidono di fare i miei.»
Alessia appoggia una mano sul petto di Paolo e gli dà un bacio sulle labbra. Gli sorride con gli occhi. Potrebbe dare lezioni a Giuda.
E io fargli gli esami, in effetti.
«Resto un attimo con il mio nipote, poi arrivo.»
Paolo risponde con un altro bacio. «È bello vedere una famiglia così unita.» Ci saluta, torna in baita e chiude la portafinestra.
Alessia resta di spalle per qualche secondo, fin quando il suo futuro sposo non è scomparso nel corridoio, quindi si volta di scatto verso di me. La maschera è scomparsa, e l’odio che ha celato fino ad un istante prima è palese sul volto.
«Sei soddisfatto, stronzetto?» La sua voce sibila, ogni “s” è lo scuotersi della coda di un serpente a sonagli. «Prima ti sei scopato la mia bocca, e adesso hai un lavoro: spero vorrai fare anche la tua parte.»
Incazzata, la zia è ancora più sexy. Trattengo il sorriso al pensiero che vorrei restituirle il piacere di ieri sera inginocchiandomi a mia volta e leccandogliela fino a farla godere mentre mi insulta. Il cazzo mi si stiracchia nelle mutande. «Non preoccuparti, sono sempre onesto con chi mi succhia l’uccello.» Le faccio l’occhiolino.
«Stronzo…»
Prendo il telefono dal tavolo, lo sblocco e glielo tendo con la cartella del cloud che contiene la sua prestazione sessuale clandestina. L’originale, per lo meno.
Lei mi strappa di mano lo smartphone e traffica per un istante. Me lo restituisce con la cartella vuota. «Non ci sono delle copie, vero?»
Lo prendo e lo metto in tasca. «Non ci sono altri video con te come protagonista sul cloud, non preoccuparti.» Immagini modificate con l’intelligenza artificiale sì, ma la copia del video è su un altro.
La zia Alessia fa una smorfia nel vedere accanto al tavolo il luogo dove mi ha spompinato. «Vedi di farti vedere il meno possibile, quando lavorerai con Paolo, bastardello.»
«Ti voglio bene anch’io, zia. E sappi che mi arrapa sentirti insultarmi.»
Si trattiene appena dallo sputarmi in faccia. «Vaffanculo!» Si gira e se ne va, il suo splendido sedere che si muove nei jeans strappati.
Sorrido. Sono sicuro che farai qualche altra cazzata, zietta, e ti ritroverai il mio cazzo anche in mezzo a quelle due chiappe meravigliose.
Fine
Ti è piaciuto?
Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
Altri racconti di William Kasanova
un bel racconto scritto in manira avvincente.....
Ti ringrazio!
Che bel racconto William, si vede che ha richiesto un lungo tempo di stesura. Mi è piaciuto soprattutto come hai preparato la tensione. Tutta la parte della baita sembra quasi accadua, poi la scena della registrazione con la modalità notturna del telefono cambia completamente il tono e accelera senza fermarsi più. Come sempre pare di guardare un film fino all'ultima riga.
Ti ringrazio, peccato il poco tempo che ho potuto dedicargli o avrei cercato di fare di meglio.