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Scoparmi la zia è il mio sogno di mezza ESTATE
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Racconto25 min di lettura

Scoparmi la zia è il mio sogno di mezza ESTATE

La festa dal futuro marito di mia zia diventa più piacevole di quanto mi aspettassi.

William Kasanova
3 mesi fa · 3.1k letture · 4

Il cameriere si liscia la camicia bianca sulla pancia. Gli sarà rimasta qualche goccia di liquidi corporei sugli abiti? «A parte Nino che si sta facendo mantenere dallo stato a San Vittore e il Barba che l’ha ammazzato la celere, li sento un po’ tutti.»

«Dobbiamo vederci, una volta.» Alessia si pianta i denti nel labbro inferiore.

Michele sogghigna. «E il tuo futuro…» Una mano si chiude a pugno con il mignolo e l’indice eretti.

La zia solleva le spalle. «Con lui faccio la puttana per i soldi, con gli altri mi diverto. Parla solo di baite, muri da tirare giù e assi di legno da ordinare.» Sbuffa. «E adesso si è messo in testa di prendere a lavorare con lui quello stronzetto di mio nipote… mi fa venire il vomito ogni volta che mi guarda.»

Brutta troia… Lì, nuda, con la figa che rigurgita la sborra di uno che sembra uscito dalla parodia della Banda Bassotti, nel giardino del suo futuro marito, e mi insulta?

Termino la registrazione e la carico sul cloud. Ho idea che mi potrà tornare utile in futuro. In un futuro molto prossimo…

L’uomo dà un’ultima strizzatina alle tette di Alessia e se ne va. Attraversa il giardino e scompare oltre un angolo della baita, come se il suo cazzo non fosse umido per aver sborrato nella sorella di mia madre.

Quella troia della sorella di mia madre.

Adesso comprendo mio padre perché non voleva che la frequentassi da piccolo. Ma capisco anche perché tutti vogliono scoparsela.

E io non voglio essere escluso dalla lista – chilometrica, di certo – di quelli che non si sono limitati a segarsi pensando a lei.

Alessia si volta verso il tavolo, dov’è appoggiata la maglietta del AC/DC. Il suo culo è muscoloso, perfetto, ancora migliore di come appare nelle foto scattate in palestra e postate su Instagram. Si inchina in avanti per afferrare i pantaloni, i glutei si aprono e il buco del culo compare sopra la figa sborrata. Metterle una mano sulla testa per bloccarla a novanta sul tavolo, il cazzo che sprofonda nel suo retto e muovercelo dentro finché non si trova il piacere…

Un profondo respiro mi riempie il petto, il bisogno di godere dentro di lei mi sta facendo impazzire.

Stringo il telefono in mano e mi alzo in piedi. Giro attorno al pino e mi avvicino di soppiatto, il rumore che faccio nell’erba falciata è coperto dal frinire dei grilli.

Alessia si sta infilando la maglietta, il bordo inferiore scende a coprirle la schiena magra.

Mi fermo ad un paio di metri da lei e mi schiarisco la gola.

Lei sobbalza. Abbassa del tutto la maglietta con uno strattone e si volta con uno scatto tale che i capelli color carota si sollevano dalle sue spalle. Mi fissa a occhi spalancati per una frazione di secondo, ma subito un sorriso prova a nascondere lo spavento. È falsa da fare paura. «A— Andrea, come mai sei di fuori?»

Il mio sorriso è volutamente falso. «Sono uscito perché volevo un po’ di tranquillità, ma non pensavo di divertirmi così tanto.»

L’espressione felice della zia vacilla, sembra prossima ad un attacco di panico. «Perché, cosa c’è di co… così divertente, qui fuori?»

La lingua mi passa tra le labbra, un tremito mi attraversa l’uccello. «Vederti farti fottere da uno che non è il tuo futuro marito.»

Alessia sgrana gli occhi anche se il sorriso resta impietrito sulle labbra. Ma tutti i sorrisi femminili sono così posticci? «Non… non so di cosa stai… stai parlando…»

Mi giro il telefonino nella mano. Mi avvicino a lei con la testa. «Non prendermi per il culo,» sibilo, «eri qui con un cameriere, che a quanto pare conoscevi già… intimamente, e ti sei fatta scopare su quel tavolo.»

Il sorriso scompare, il fiato le si mozza. Mi fissa come se le avessi appena assestato una sberla, mostra i denti in un’espressione di disgusto. «Lurido schifoso! Sei un pervertito di merda, se gli altri sapessero che…»

Rido. «”Se gli altri sapessero…”, cosa? Che ti guardavo farti infarcire da uno che era in qualche banda criminale, di nascosto, nel giardino dell’uomo che vuole sposarti, troia?»

«Non permetterti di chiamarmi così, stronzetto!» Il petto di Alessia si solleva in respiri rapidi. Trema. «A chi pensi crederanno, gli altri? Ad un pervertito segaiolo come te o a…»

Sollevo davanti a lei lo smartphone. Sullo schermo scorre il video della scopata nello spezzone in cui inquadro prima la sua figa piena di cazzo e poi il suo volto distorto dal piacere. «Secondo me, crederanno a questo.»

L’espressione di Alessia si scioglie nello sbigottimento. Le spalle si abbassano e tutta la sua acredine scompare. «Non vorrai davvero… far vedere quel video a qualcuno?» Sembra soffocarsi.

Spengo lo smartphone e lo metto in tasca. «Se fai quello che dico io, resterà il nostro segreto.»

«E…» Le manca il fiato. «E cosa vuoi?»

Allungo una mano e accarezzo il volto di Alessia. La pelle è morbida, vellutata nonostante abbia quarant’anni. La mascella è contratta, lei trema e il mio cazzo si fa rigido nei pantaloni, preme contro la cerniera come se uno dei due dovesse spezzarsi.

«Fammi palpare le tue tette.» Parole con il mio tono di voce risuonano nell’aria.

I suoi occhi si sgranano. «Cosa? Sei pazzo?»

Picchio la mano un paio di volte sulla tasca con il telefono.

«Sei un pezzo di merda…» sibila. Afferra il fondo della maglietta e la solleva. «Vuoi segarti pensando al mio seno?»

Le bocce – una terza? Una quarta? – di mia zia compaiono davanti a me. Sono abbronzate quanto il resto del corpo – deve prendere il sole integrale, la troia. Alzo le mani, le afferro e le stringo.

Una bastonata di puro piacere mi colpisce alla nuca, qualunque goccia di sangue sembra defluire nel mio inguine, devo aprire e respirare con la bocca per non soffocare per l’eccitazione. L’odore della sborra del bastardo che si è scopato Alessia e quello dei suoi umori sono così intensi che è come leccarli dall’aria ad ogni respiro.

Lascio le tette e porto le mani ai pantaloni.

«Cos’hai intenzione…» La zia Alessia sgrana gli occhi, mi fissa sbottonarmi i jeans. «Non… non pensarci nemmeno a…»

La pressione dei pantaloni sui fianchi, e soprattutto sull’inguine, sparisce e li lascio calare lungo le gambe. Abbasso l’elastico delle mutande e afferro il cazzo in erezione. Sembra stirarsi, ora che è libero dalla costrizione dei tessuti, allungarsi ancora più, come quando si fa stretching appena alzati dal letto.

Sospiro. Che magnifica sensazione.

La zia si porta una mano alla bocca. «Sei pazzo?»

Scuoto su e giù l’uccello in tiro. «Per nulla. Mi ha sempre arrapato, zietta, e non voglio più limitarmi a spararmi le seghe.»

«Fai schifo, Andrea!»

«Finiscila e datti da fare, o tra poco il tuo futuro marito si trova a guardare un video con la donna che vuole sposare.»

Alessia si chiude le cosce come se dovesse tenerla perché il bagno è occupato. «Non ti permetto di…»

Le afferro il braccio che solleva per coprirsi la bocca e glielo abbasso. «Non ho intenzione di scoparmi la tua figa, troia. Quella è di proprietà privata di Paolo, e sta rigurgitando la bega dello stronzo che te l’ha appena infarcita. Piuttosto, mettiti in ginocchio e fammi venire nella tua bocca.»

La zia fa un passo indietro e sbatte con il culo contro il bordo del tavolo in pietra.

Mi inginocchio e prendo dalla tasca il cellulare. Premo un paio di volte lo schermo e lo volto a favore della zia: la chat di WhatsApp con Paolo è aperta e il video della scopata è pronto ad essere mandato. «Allora? Vuoi rendere più interessante la serata a tutti quanti dentro la baita o solo a me?»

Alessia emette un gemito strozzato, tentenna e si inginocchia. La sua voce è roca, a stento si sente sotto il brontolio di un tuono: «Sei un figlio di puttana…»

Le metto una mano sulla testa. «Sono figlio di tua sorella, non tuo.» E spero davvero che lei non abbia mai avuto la tua stessa tendenza libertina… Le pongo la cappella di fronte al viso. «E adesso fammi scoprire cosa sa fare una che si dev’essere scopata mezza valle.»

Un lampo si dirama nel cielo sopra di noi, ormai coperto, e illumina il viso di Alessia.

Lei socchiude le labbra, inspira a fondo e sospira.

«Forza, zietta, il mio dito è sul tasto di invio…»

Il tuono che crolla sul terreno con il rumore di una frana non riesce a coprire il “bastardo” che proviene da davanti il mio inguine.

Prima di andare avanti…

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