Andatevene tutti al diavolo.
Rimetto la sedia sotto il tavolo e attraverso il salone, solo una cameriera mi lancia un’occhiata ma per un istante, prima di tornare ad occuparsi del vassoio pieno di verdura. Getto lo sguardo sulla zia Alessia per rifarmi gli occhi e immaginarmela in qualche posizione erot…
La sua sedia è vuota.
Sarà andata in bagno. Non importa: mi rifarò con le sue foto su Instagram.
Metto una mano in tasca, il mio nuovo telefono scorre sotto le dita. Sorrido.
Chissà se la zia ha un Onlyfan di cui non siamo a conoscenza… Non me ne meraviglierei, a sentire le mezze frasi che si lascia scappare papà quando pensa che io non sia a portata di orecchio e fa incazzare la mamma…
⁂
La sera è fresca, s’infila sotto la polo e mi fa respirare. Il profumo di erba falciata da poco riempie l’aria insieme al frinire dei grilli, così intenso che quasi è più forte del vociare degli invitati a cena. Le luci nella parte posteriore del giardino sono spente e solo la luna piena getta un lucore argentato sul prato e la Val Chiavenna.
Mi avvicino alla palizzata, larghe assi di legno lisce che sovrastano un muro di roccia che precipita in un alpeggio con l’erba alta e gialla ed una stalla con il tetto di lamiere arrugginite. Oltre i boschi che lo circondano si apre la valle, con il fondovalle attraversato dalle luci delle auto che vanno e vengono da Chiavenna, ridotta a una chiazza confusa di lampioni e traffico.
A sud, oltre le Orobie, le stelle sono coperte da nuvole nere illuminate a intervalli irregolari da lampi di luce. Il brontolio dei tuoni copre per lunghi istanti il canto dei grilli.
Prendo dalla tasca lo smartphone e lo accendo. La luce dello schermo è una pugnalata nei bulbi oculari.
Potrei andare davvero a vedere le foto da zoccola della zia – Paolo è d’accordo? Forse nemmeno sa che la sua futura moglie ha Instagram, o non se ne cura affatto – e… no, non è il caso di starsene qui fuori a segarmi nei pantaloni.
«Piuttosto,» giro il telefono in orizzontale e lo alzo davanti e me, «vediamo se è vero che fa dei video così buoni di notte, come dicevano su Internet.»
Premo l’icona della fotocamera e seleziono quella a forma di ingranaggio: il menù delle impostazioni si apre. La scritta “Notturno” appare in fondo alla lista. La seleziono e l’immagine della valle diventa verde, mostrando ogni particolare.
«Fantastico…»
Sollevo lo smartphone e lo muovo in una panoramica. Le montagne compaiono come se fossero in un vecchio videogioco su uno schermo ai fosfori, le luci dei lampioni sono punti luminosi sfuocati. I lampi sono delle esplosioni verdi che mandano in palla la compensazione della luminosità del sensore.
Forse è meglio cercare un soggetto con meno luce.
Mi allontano dalla palizzata e attraverso il giardino, alla ricerca di una zona più scura. Un paio di lucciole volteggiano pigre nell’aria e si posano su un cespuglio. Faccio qualche altro passo, magari c’è qualcosa di interessante da…
Mi fermo e trattengo il fiato. Qualcosa si muove poco più avanti, oltre quel pino. Emette un rumore soffocato, come se non volesse farsi sentire.
Potrebbe essere un animale? Magari un cervo che si è intrufolato nel giardino per… no, che cazza—
Una voce umana sussurra delle parole che non capisco. C’è una persona nascosta nel buio?
Le risponde un’altra voce. Una voce femminile…
Due camerieri si stanno concedendo una pausa sigaretta in giardino dopo una serata di lavoro? Paolo non sarà contento se gli lasciano le cicche sul prato falciato di fresco e…
Un gemito ed un ansimo mi bloccano sul posto. Nessuno fa quei versi quando sta fumando.
«Non fare casino, cretina!» Anche a basso volume, la voce maschile non nasconde l’allarme.
«Mi fai godere come una troia, amore!» La voce femminile… Cazzo, la riconosco!
Mi inginocchio e guardo sotto i rami del pino, appoggio una mano tra gli aghi secchi che pungono il palmo.
Illuminate dai raggi della luna, due persone sono accanto ad un tavolo in pietra. L’uomo è in piedi, i pantaloni abbassati alle ginocchia, ha l’inguine contro quello di una donna e spinge e ritrae in continuazione emettendo un suono viscido a stento udibile nel frastuono dei grilli. La donna è appoggiata con un gomito al piano del tavolo, il busto nudo inclinato su un lato, le gambe spalancate, una piantata a terra e l’altra posata sulla spalla dell’uomo. Le grosse tette ondeggiano ad ogni penetrazione.
Il viso affilato della donna è distorto da una smorfia, con le labbra arricciate e le sopracciglia strette come se stia soffrendo. O sia prossima a godere.
Mi gira la testa, devo respirare con la bocca.
La zia Alessia è davanti a me, il suo corpo stupendo quasi nudo, e sta per avere un orgasmo! Le labbra della sua figa sono spalancate per la presenza dell’uccello dell’uomo che si muove avanti e indietro con la potenza di un battipalo, lui le afferra una tetta e inizia a stringerla, con soddisfazione di entrambi.
Il cazzo mi si gonfia come mai prima d’ora, preme contro i jeans al punto da fare male. Lo afferro con la mano libera attraverso il tessuto dei pantaloni e inizio a premerlo e…
No! Cosa sto facendo‽
Appoggio un ginocchio a terra e sollevo lo smartphone. Quando mai mi ricapita di vedere la zia nuda e chiavata? Lo schermo mostra la scopata clandestina in toni di verde, le gocce di sudore, la macchia di pelo sull’inguine di Alessia, gli umori sull’asta che va avanti e indietro perfettamente distinguibili.
Avvio la registrazione con la lingua che mi passa tra le labbra.
Altroché le cicche delle sigarette gettate nell’erba, questo sì che farà girare le palle a Paolo!
L’uomo aumenta la velocità e la forza, il plop-plop-plop liquido del suo cazzo che fotte la vagina di zia diventa ipnotico. Le tette di Alessia – quanto diavolo sono grandi sbattono su e giù sul petto a tal punto che lei deve bloccarle con un braccio mentre l’altra mano si mette sulla sua stessa bocca per non farsi sfuggire i gemiti.
Ansimo a bocca aperta, inghiotto l’aria che sa di resina, il cavallo dei pantaloni mi strazia l’erezione e il cuore mi batte nelle orecchie. Altroché segarmi sui porno di Freya Mayer!
Appoggio due dita sul display del telefono e ingrandisco l’immagine, zoomando sugli inguini, l’asta di lui che scivola senza fatica dentro la figa di mia zia, le labbra del sesso di Alessia che sembrano fargli una pompa, bagnate degli umori che le escono ad ogni colpo.
Stacco la mano dal mio inguine, caldo e puzzolente di eccitazione, l’odore che sale a ondate asfissianti.
Sposto l’inquadratura sul volto della zia, diminuisco l’ingrandimento per catturare l’espressione di libidine sul viso e le grosse tette.
Mi sento svenire. Le seghe che mi sparerò su questo video… un senso di piacere infiamma l’interno del mio uccello, la mente si riempie di ovatta.
L’uomo pianta il suo cazzo in profondità nella figa di Alessia, ne restano visibili forse un paio di dita. Rimane così, con la testa spinta all’indietro, i denti stretti e le palpebre tanto serrate che devono dolere, rigido come se fosse di legno.
Emette un grugnito e i suoi muscoli perdono ogni vigore. Sospira e allontana l’inguine da quello di zia Alessia: il cazzo scivola fuori, ancora rigido e lungo, scorrendo sulle labbra. Esce la cappella, dall’imbocco nero della vagina, che resta ancora aperto, esce uno schizzo bianco che finisce e cola su una coscia di mia zia.
Trattengo un gemito di eccitazione, devo fare forza su me stesso per non massaggiarmi il cavallo dei pantaloni fino a sborrare nelle mutande a quella vista.
L’uomo prende la gamba della zia che ha su una spalla e le abbassa, fino a farla tornare a terra con il piede. Si alza i pantaloni e se li allaccia.
Alessia si solleva dal tavolo di pietra e gli sorride. Lo abbraccia. «Mi fai ancora godere come ai vecchi tempi, Michele.» Passa le mani nei capelli lunghi dell’uomo. È il cameriere di prima, quello che catturava tanto l’attenzione della zia?
Lui la bacia sulla bocca e le stringe le grosse tette. «Sei rimasta la troia di vent’anni fa…» La bacia… no, le scopa proprio la bocca con la lingua!
Una goccia di sudore mi cola dalla fronte su un sopracciglio. Quanto vorrei ci fosse il mio cazzo al posto della lingua. Soffoco un altro gemito.
I due smettono di limonare. Alessia si sposta una ciocca dal viso. «Li vedi ancora gli altri?»
