In fondo, forse vuole solo ricambiare la protezione che gli ho offerto quando era piccolo, quando ero io quella grande, quella che sapeva tutto. È una scusa perfetta per la vocetta nella mia testa. Una restituzione di favori. Lui mi insegna a non soffocare in acqua e io gli permetto di credere, per un pomeriggio, di essere lui quello forte. Mi lascerò guidare verso l'acqua, lascerò che le sue mani sentano quanto tremo sotto la giacca, e mi racconterò che è un gesto di affetto familiare.
***
Qui fa molto più caldo che in Italia, perciò stiamo camminando sulla costa del fiume V. vestiti come a luglio. Mio nipote canticchia e dice che ora solleva i pesi tutti i giorni.
Lo guardo e gli dico: “Attento a non trasformarti in un mostro con i meloni al posto dei muscoli.”
Lui fa “ah-aaaa”, una risata di gola, e poi aggiunge: “Pensavo che non sarei riuscito mai a uscire.”
Mi fermo davanti a un punto che pare abbastanza basso, l'acqua scorre invitante e pericolosa. “Giulia ti ha detto qualcosa?” chiedo.
“No, mamma no. È mio fratello che voleva venire con me per forza. È una rottura di coglioni perenne.”
Lo guardo un secondo di troppo mentre si spoglia e lui mette subito le mani avanti: “Non parlo sempre così, a casa mi parte in automatico il programma: linguaggio pulito.”
Ma io non lo stavo rimproverando. Stavo guardando un tatuaggio che ha sul petto, chiedendomi quando se l'è stampato sulla pelle.
Sono stanca e piena di sudore perché per venire qui ci siamo fatti una camminata di otto chilometri. Lui entra in acqua e io faccio per andargli dietro.
Si gira: “Ma entri vestita?”
Vestita? penso. Una maglietta che a non averla è uguale e un paio di shorts che non arrivano sotto al culo.
“Non mi starai chiedendo di spogliarmi davanti a te?”
Lui si ferma un attimo, gli passa un lampo nero negli occhi: “E poi ti rifai otto chilometri con addosso il peso dei panni bagnati?”
“Ti pare che non potrei farcela?”
Lui ride: “Potresti. Ma non da sola.”
Lo guardo di lato.
“Sei sempre una femmina. Al limite ti porto in braccio.”
Femmina... La parola mi sbatte contro il cervello come le onde fredde.
Mi sta dicendo: “Tieni presente che ho vinto un campionato di nuoto una volta...”
Il freddo mi indurisce i capezzoli. Vado sott'acqua e vedo lo spostamento azzurro che segue il suo corpo.
“Tieni presente che...”
Non mi ricordo cosa vuole che io tenga presente.
“Se hai paura, tieniti a me.”
Assomiglia a mio marito, anche come parla... solo più giovane. La sua pelle è fresca, chiara come il primo sole. Ancora.
Sorride come a casa. Gli chiedo: “Ridi sempre quando stai per fare qualcosa che non dovresti?”
“Solo quando so che lo farai anche tu.”
Siccome è giovane si sente senza limiti. Non mi meraviglia, e nemmeno il suo desiderio. Mi sfiora un braccio e mi avvicino, vuole insegnarmi qualche movimento, ma sento da vicino la sua asta di carne pulsante. Lo sento duro come il ghiaccio e lui ora, certo, si sente Dio.
Si sente il maschio.
L'acqua fredda scotta. Quando mi prende il polso, non capisco subito se mi sta guidando o se sta verificando che io non mi tiri indietro. Urlo perché mi schizza negli occhi. Le grida si trasformano in risate, tutto quanto scivola sul suo petto bagnato.
Sopra di noi, qualcuno passa sul ponte del fiume. Indossa una camicia scintillante, una fotocamera al collo. Sarà un turista. Se ne sta al di sopra della strada e stringe la macchina fotografica. Christian strizza l'occhio all'obiettivo. Io mi infilo con la testa sott'acqua. Mi raggiunge subito.
Mi afferra e mi attira a sé mentre il mondo sopra di noi affoga nella routine. Sento unirsi il brivido gelato e il calore pulsante, ho il fiato sospeso, mi tira ancora giù su un fondo di acqua di fiume.
Oh, mi sembra di essere tornata a diciott'anni. Il freddo ci schiaccia, ma le sue labbra bruciano. Il bacio sott’acqua finisce, ma quando riemergiamo vedo che cerca un posto più coperto.
"Vieni,” mi indica la riva, dove l’acqua è bassa e un arco di rocce copre in parte la vista.
Mi appoggio a un masso piatto che sporge dal fiume, la pietra è gelida, scivolosa. Apro l'unico bottone dei miei pantaloncini quasi invisibili e li lascio scivolare via dalle caviglie. Li butto sopra un'altra roccia ma tanto sono già fracidi. Se il fiume li lava almeno se ne andrà l'odore di fica.
Mi piego per non doverlo guardare.
Sento le sue mani stringermi forte i fianchi e un brivido mi corre lungo la schiena. Sono una zia così cattiva...
Dev'essere il corso naturale delle cose. A diciotto vuoi un cazzo di quaranta e a trenta lo rivuoi di venti. Mica vale solo per gli uomini. Anche il suo cazzo è cresciuto bene, entra senza fatica nel mio umore caldo e ha una forza che non potresti ritrovare a un'altra età. Lo sento ansimare mentre entra ed esce da me, e l'acqua ci congela le caviglie. Le mie almeno.
Giro la testa verso il ponte, nessuno guarda.
Allora mi volto. Ha un gran sorriso mentre mi scopa.
Dico: “Baciami.”
Si abbassa e la sua lingua mi schiude le labbra. La sua saliva sa di menta e sigarette. Voglio sistemarmi meglio così mi rialzo e mi stendo nell'acqua, ora il suo corpo è tutto su di me, lo sento scorrere centimetro per centimetro. Non chiude mai gli occhi e il suo sguardo aumenta la tensione del mio corpo avvolto dalla corrente. I sassi sotto la schiena quasi non li sento più. Le sue mani mi spingono le cosce verso l'esterno, i muscoli tirano e il suo cazzo mi sbatte fino a farmi dolere le ovaie.
Penso che domani mi farà male anche pisciare.
Il suono del suo respiro è amplificato dal silenzio, la mia fica inizia a contrarsi e l'orgasmo si fa liquido. La sua mano è attorno alle mie guance, mi guarda dritto negli occhi. Allungo la lingua verso le sue dita così capisce che deve mettermele in bocca mentre finisce di fottermi. Vengo mordendole forte.
Mi ha aspettata, perché sono la femmina.
Prima le femmine, certo.
Le sue spinte si accorciano sempre di più, poi si stacca da me con un movimento brusco e si rilascia in acqua.
Aveva ragione. È complicato camminare con i vestiti zuppi addosso.
Ora che ci siamo fatti la doccia, Giulia, che è venuta a riprenderselo, mi chiede se ho imparato qualcosa.
“A stare in apnea,” rispondo, “tuo figlio insegna benissimo.”
E non sto mentendo.
Mio marito dice che ha già sistemato tutta la carne che dobbiamo portare via mercoledì. Christian gli chiede: “Tornate ad agosto?”
Mio marito risponde senza alzare il mento dal telefono: “Non lo so ancora, vorrei andare in Scozia.”
E io spingerò per la vacanza alternativa, perché è giusto scopare coi nipoti ma bisogna mantenere sempre la misura.
Esagerare fa male, in tutte le cose.
Stasera sento una fitta nel petto, perciò scrivo a Michela, la mia porcamica migliore. Dopo il mio racconto sintetizzato in tre righe, lei mi manda una fila di “ahahahah” su WhatsApp, seguiti da un messaggio: “Come fai a sentirti in colpa, dopo che hai scopato anche con tuo fratello?”
Non rispondo e lei infierisce: “Tu, grandissimo troione?”
Poi glielo racconterò dal vivo.
Spengo il cellulare, e la luce.
Rifletto: “Mescolare tre parti di una noiosa ricerca da completare e due di un’amica troia con una parte di un nipote già troppo cresciuto, versare nel fiume, e – voilà! – ecco a voi: io, la zia cattiva."
La verità è che molto tempo fa ho cambiato vita, ma il sapore in bocca è lo stesso. Sono sempre io.
Ti è piaciuto?
Non cerco incontri e nemmeno sesso virtuale. Chi vuole scrivermi per parlare di scrittura è benvenuto. Per tutto il resto non ci sono. [email protected]
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Molto gradevole, un racconto di alto livello, complimenti.
Grazie Giovanna, mi fa molto piacere che tu l'abbia trovato tale. So che sei un'autrice storica.
<3