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Il ritorno di Jamal
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Racconto7 min di lettura

Il ritorno di Jamal

Un messaggio dal passato, un corpo da atleta alto oltre due metri e un marito che scopre troppo tardi cosa succede quando la moglie rivede il vecchio amico di colore…

imak999
9 min fa · 0 letture · 0

Giulia e Marco

Giulia aveva trent’anni, corpo sodo e seno pieno che ancora faceva girare la testa. Marco ne aveva trentotto, un uomo tranquillo, affettuoso, con un lavoro stabile e un anima pura che lei conosceva a memoria. Si amavano, litigavano poco, scopavano due o tre volte a settimana senza troppe fantasie. Tutto andava bene.

Finché una sera, mentre stava scorrendo Instagram sul divano, le arrivò il messaggio.

«Ciao Giulia. Sono Jamal. Ti ricordi di me? Giochiamo a Bologna sabato. Se vuoi venire a vedermi…»

Jamal Okoro. Due metri e cinque, pelle nera come il carbone, spalle larghe da atleta, cosce come tronchi. Ai tempi del liceo e poi all’università era stato il suo “amico speciale”. Qualche bacio rubato dietro la palestra, una sega veloce in macchina una sera d’inverno, e una volta, dopo una festa, lei gli aveva succhiato il cazzo fin quasi a farlo venire in gola. Ma lui in quel periodo aveva la fidanzata e tutto si era interrotto. Ma il ricordo di quel cazzo nero, spesso e pesante, le era rimasto in testa per anni.

Giulia lesse il messaggio tre volte. Il cuore le batteva forte. Tra le gambe sentì un calore improvviso, un pizzicore che non provava da mesi. Rispose con finta nonchalance, ma già sapeva che sarebbe andata.

Convince Marco con un sorriso e una scusa leggera: «È un vecchio compagno di scuola, gioca in Serie B, è tanto tempo che non lo vedo. Dai, vieni anche tu, facciamo una serata diversa».

Marco accettò, anche se qualcosa gli strinse lo stomaco. Non aveva mai sentito parlare di questo Jamal. Ma si fidava di lei.

Sabato sera, palazzetto sportivo di Bologna. Giulia aveva indossato una gonna corta e una maglietta aderente senza reggiseno. Dal secondo anello salutò con la mano. Jamal, in campo, alzò lo sguardo e le fece un sorriso largo, poi un cenno con la testa. Durante tutta la partita continuò a cercarla con gli occhi. Marco lo notò. Ogni volta che il nero segnava o faceva una schiacciata a canestro, lo sguardo andava dritto a Giulia. Marco cercò di cacciare i pensieri sporchi che gli nascevano in testa, ma non ci riusciva del tutto.

A fine gara Jamal li fece venire negli spogliatoi con un gesto. L’aria era pesante di sudore e sapone. Quando uscì dalla doccia aveva solo un asciugamano bianco intorno ai fianchi. L’acqua gli scorreva ancora sulla pelle nera lucida. L’asciugamano era stretto, e sotto si indovinava chiaramente la forma di un cazzo lungo e grosso che penzolava pesante. Giulia non riuscì a distogliere lo sguardo. Marco se ne accorse, ma non disse niente.

Si abbracciarono. Jamal la strinse forte, le mani enormi le scivolarono sulla schiena fino a sfiorarle il sedere. «Cazzo, sei ancora più bella», le mormorò all’orecchio. Poi strinse la mano a Marco, sorridendo troppo amichevole.

Uscirono a bere. In un bar vicino Jamal ordinò tre drink. Mentre Marco era distratto, versò qualcosa nel suo bicchiere, facendo il segno del silenzio a Giulia con sguardo complice, lei sgranò gli occhi in segno di preoccupazione, ma acconsentì senza fiatare. Un lassativo forte, inodore. Mezz’ora dopo, mentre erano in macchina verso casa di Jamal (un appartamento moderno in periferia, dove viveva da solo), Marco cominciò a sentire i primi crampi.

«Scusa… devo andare in bagno», mormorò appena entrati.

Si chiuse nel bagno e restò lì a lungo.

Jamal e Giulia rimasero in soggiorno. Lui le porse un bicchiere di vino e si sedette vicino, coscia contro coscia. «Ti sei ricordata di me, vero?», le chiese con voce bassa. «Di quella sera in macchina… di quanto ti piaceva succhiarmelo».

Giulia arrossì, ma non si tirò indietro. «Sì… me lo ricordo».

Jamal le prese la mano e la posò sulla sua coscia, poi più in alto. Sotto i pantaloni il cazzo era già duro, enorme. «Vuoi rivederlo?», chiese.

Lei annuì, la gola secca. Marco era ancora chiuso in bagno.

Jamal si alzò, si sbottonò i pantaloni e tirò fuori il cazzo. Era ancora più grosso di come lo ricordava: lungo, spessissimo, scuro, con le vene in rilievo e la testa lucida già umida. «Tocca», ordinò.

Giulia ci passò le dita, poi lo strinse. Pesava. Sentì il cuore batterle tra le gambe. Si chinò e lo leccò, poi lo prese in bocca il più possibile. Jamal le afferrò i capelli e cominciò a muovere i fianchi piano, fancendoglielo entrare più a fondo.

«Cazzo… che bocca di puttana… come ai tempi».

Marco uscì dal bagno sudato e pallido. Li trovò ancora vestiti, solo un po’ troppo vicini. Jamal sorrise. «Tutto a posto?».

Marco annuì e andò a sedersi. Pochi minuti dopo i crampi tornarono. Di nuovo in bagno.

Appena la porta si chiuse, Jamal tirò su la gonna di Giulia, le abbassò le mutandine e le infilò due dita nella figa già bagnata. «Sei gocciolante», disse. «Vuoi che te lo metta?».

«Sì… ma piano… e in fretta», rispose lei, già con la voce rotta.

Jamal la girò sul divano, le spalancò le cosce e le mise il cazzo dentro con un colpo solo. Era grosso, le faceva male e piacere insieme. Giulia morsicò un cuscino per non gemere troppo forte. Lui la scopò con foga, le mani enormi le tenevano i fianchi, il cazzo nero che entrava e usciva lucido di sesso. Ogni botta le faceva rimbalzare il culo.

«Tua moglie prende il cazzo nero come una troia», borbottò Jamal, anche se Marco non poteva sentire. «Guarda come si apre…».

Si sentì lo sciacquone. Jamal si sfilò in fretta, Giulia sistemò la gonna. Quando Marco uscì, i due erano di nuovo seduti a bere come se niente fosse. Ma Giulia aveva le guance rosse e le gambe che le tremavano.

Il ciclo si ripeté altre due volte. Ogni volta che Marco andava in bagno, Jamal la prendeva: una volta in piedi contro il muro, un’altra volta le faceva succhiare il cazzo fin quasi a farla soffocare, un’altra ancora la scopava da dietro tenendola per i capelli.

Alla fine, mentre Marco era di nuovo chiuso in bagno, Jamal la trascinò in camera da letto e chiuse la porta a chiave.

«Ora ti scopo per bene», le disse. La spogliò tutta, le leccò la figa fino a farla venire la prima volta, poi la mise a pecora sul letto e se la chiavò con forza. Il letto scricchiolava. Giulia non riusciva più a trattenere i gemiti: «Cazzo… che cazzo grosso… scopami… più forte…».

Marco, di ritorno dal bagno, trovò la porta chiusa. Bussò. «Giulia? Tutto bene?».

Silenzio, poi un gemito soffocato e il suono umido di carne che batteva contro carne.

«Sto… sto parlando con Jamal… un attimo», riuscì a dire lei, la voce rotta.

Marco si chinò e guardò dal buco della serratura.

Vide tutto.

Vide la schiena nuda di sua moglie, il culo sollevato, e il cazzo nero enorme di Jamal che entrava e usciva dalla sua figa spalancata, lucida, che faceva schiocchi osceni a ogni spinta. Vide le mani scure che le stringevano i fianchi lasciando segni. Vide Giulia che voltava la testa di lato, gli occhi chiusi, la bocca aperta, e sentì le sue parole: «Sì… così… scopami il buco… riempimi…».

Marco sentì il cazzo diventare duro all’improvviso, contro ogni logica. Si sbottonò i pantaloni con mano tremante e cominciò a masturbarsi guardando. Guardava il nero che martellava sua moglie, la figa di Giulia che si stirava intorno a quel cazzo troppo grosso, il modo in cui lei spingeva indietro il bacino per prenderlo tutto.

Jamal accelerò. «Ti riempio… ti riempio di sborra nera…».

Si piantò fino in fondo e sborrò con un grugnito basso. Giulia sentì i getti caldi dentro e venne di nuovo, stringendo le lenzuola.

Marco, dall’altra parte della porta, sborrò silenziosamente sulla mano, gli occhi fissi sul buco della serratura, mentre sua moglie restava lì, aperta e piena del seme di un altro uomo.

Quando Jamal le uscì di dosso, un filo di sborra bianca gli colò sulla coscia. Giulia si alzò, si sistemò alla meglio e andò ad aprire.

Marco era ancora lì, con il respiro corto e gli occhi lucidi.

Lei gli sorrise, un sorriso un po’ colpevole e un po’ eccitato.

«Andiamo a casa?», chiese con voce calma.

Marco annuì. Non disse niente. Ma mentre scendevano le scale, sentiva ancora nelle orecchie il suono di quel cazzo nero che scopava sua moglie… e sapeva che non sarebbe stata l’ultima volta.

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imak999

Curioso, razionale e creativo. Amo i racconti erotici, le nuove idee e le conversazioni che fanno riflettere. Sempre pronto a imparare, capire e guardare oltre le apparenze.

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