Ma Carla non si perse d'animo:
– Ce l'ho io la soluzione. Fammi entrare.
Appena chiusa la porta alle sue spalle, Carla si avventò sul vicino. Gli abbassò i calzoni e cominciò a praticargli un pompino con una foga mai vista.
– Carla, ma che fai? Che cosa ti è preso.
– Poi ti spiego, – rispose lei, mollando per un attimo la presa.
Dall'ingresso si trasferirono poi in camera da letto, dove Carla proseguì a succhiarglielo fino a ora di pranzo, e facendolo venire per ben tre volte.
Era appena rientrata nel suo appartamento quando sentì squillare il telefono.
– Pronto…
Era Gianni.
– Ti ho chiamata dieci minuti fa ma non hai risposto.
– Stavo passando l'aspirapolvere. Con il rumore non devo aver sentito. Che fai torni per pranzo?
– Niente da fare! Ho ancora un sacco di lavoro da sbrigare.
– Ti ricordo che questa sera dopo cena verranno Piero e Franca.
– Già, è vero. Me ne ero dimenticato!
– Che faccio, li chiamo e dico che c'è stato un contrattempo e che facciamo per un'altra volta?
– No, va be'. Lascia stare. Facciamoli venire.
Quando gli ospiti arrivarono, Gianni fece gli onori di casa e offrì da bere agli ospiti. Terminato il primo bicchiere, Piero si accese una sigaretta; lo fece senza chiedere poiché sapeva che in quella casa era permesso fumare.
Carla a quella vista strabuzzò gli occhi e si mise a sbavare. Inarcò la schiena e aprì le narici, per cercare di inalare il sottile filo di fumo che proveniva dalla sigaretta.
Piero si rese subito conto dello strano comportamento di Carla, e con una punta di imbarazzo si azzardò a chiederne il motivo.
Carla non si fece pregare, e raccontò del patto tra lei e Gianni: l'automobile in cambio che lei smettesse di fumare.
A quelle parole Piero si premurò di spegnere la sigaretta, per riguardo nei confronti di Carla.
Ma Carla continuò e non ebbe difficoltà a descrivere come avesse trovato un palliativo.
– Ah, sì? E quale sarebbe questo rimedio? – domandò Piero. – Non sia mai che possa funzionare anche per me: è da qualche tempo che ho in animo una mezza idea di smettere.
– Semplice: pompini al posto delle sigarette, – rispose Carla con la massima naturalezza.
– Oh, cacchio! Non credo che per me sia la soluzione più opportuna! – esclamò Piero.
Franca proruppe in una sonora risata e si rivolse all'amica:
– Dai, Carla. Smettila di scherzare e di prenderci in giro.
– Ah, così state tutti pensando che io vi stia prendendo in giro?!
Carla si alzò in piedi di scatto; i suoi occhi parevano quelli di una spiritata.
– Ora vi faccio vedere quanto sono seria: o mi date una sigaretta o un cazzo da succhiare!
Franca cercò di farla quietare:
– Carla, calmati!
– Non ci credete? – e si rivolse al marito. – Gianni, tiralo fuori e fatti fare un pompino.
– Ma tu sei pazza! Ma che ti è preso?!
– Il cazzo… fuori, ho detto!
– Ma neanche per sogno! E poi, con la giornata che ho avuto oggi manco mi tira.
Carla allora guardò Piero.
– Piero, almeno tu, dimmi che non sei un minchiamolle come mio marito.
Piero, nel più completo imbarazzo guardò la moglie, per chiedere come comportarsi:
– Che facciamo, andiamo via?
Franca lo fermò e gli disse:
– Ma no, siamo ospiti, ed è bene assecondare la padrona di casa.
– Dici sul serio?
– Mah, la situazione mi sembra così assurda…
– Assurda è dire poco!
– Dai. Fatti fare un pompino da Carla… sempre che Gianni non abbia niente in contrario.
– Non so più cosa dire. Fate come cazzo vi pare, – rispose Gianni, sconsolato.
– E va bene, facciamo 'sta follia. Rendiamo la serata interessante, – disse Piero, sfilandosi i calzoni e rimettendosi a sedere sul divano, di fianco alla moglie.
Carla si espresse in un sorriso di soddisfazione. Si abbassò e si mise a quattro zampe, sculettando e con la lingua fuori, proprio come un cagnolino, e iniziò ad avanzare in direzione dell'ospite che l'attendeva con il bigolo già duro.
Nei primi minuti si fece un silenzio tombale all'interno del soggiorno, rotto soltanto da qualche schiocco di lingua sulla cappella di Piero. Più i minuti passavano e più, incredibilmente, la situazione pareva scivolare verso la più apparente normalità; tanto che Franca decise che vi dovesse essere anche per lei una parte nella scena e, dopo essersi parzialmente denudata per essere più libera nei movimenti, si mise a dare man forte a Carla.
Gianni sul divano dirimpetto osservava la scena, con uno sguardo che era un misto tra l'afflizione e lo sconcerto: Piero al centro, con il cazzo duro che puntava verso l'alto, una cappella gonfia, viola, pronta a esplodere, e quelle due troie di sua moglie e della sua amica che glielo leccavano come se fosse un cono gelato.
A un tratto Piero emise un rantolo e annunciò che era prossimo a venire.
– Ah, minchia! Non ce la faccio più.
Carla scostò l'amica e disse:
– Lascia. Faccio io, – e glielo prese fino in gola.
– Ah, vengo. Godo, – annunciò Piero, rendendo partecipi gli astanti del proprio appagamento. Dopodiché si afflosciò sul divano come una marionetta, svuotato e incapace di qualsiasi azione, anche la più lieve, che fosse in qualche modo reattiva.
Le due donne, essendo ormai Piero venuto meno in quanto parte dinamica e pertanto non più soggetto degno di interesse, smisero di prestargli attenzione e si rivolsero con sguardi lupini verso Gianni:
– Ti ha eccitato la scena, brutto porcellino? – gli domandò Franca.
– Mai visto niente del genere. Due troie come voi è raro trovarle in circolazione, – rispose con disarmante sincerità.
– E se ora lo facessimo a te il servizietto che abbiamo appena fatto a Piero?
Gianni tirò fuori l'uccello e disse:
– Fate pure. Accomodatevi.
Il mattino seguente Carla svegliò Gianni con il pompino di rito. Poi si preparano, ed entrambi uscirono per recarsi al lavoro.
Gianni pensò a che cosa avrebbe fatto Carla fuori dalle mura domestiche; era probabile che si sarebbe messa a spompinare tutti i suoi colleghi per resistere alla tentazione del fumo. Volendo evitare lo sputtanamento e ormai avendo capito quanto quell'impegno fosse assurdo e impossibile da mantenere, prima di allontanarsi lui le disse:
– Senti, lasciamo perdere. Riprendi a fumare, ma con moderazione, mi raccomando. L'auto te la regalo lo stesso. Ma non voglio che tu te ne vada in giro a prendere in bocca cazzi di sconosciuti o, peggio ancora, di qualcuno che conosciamo. Evitiamo figure di merda e cerchiamo di mantenere un minimo di reputazione.
– Perfetto! – Carla accolse la proposta con compiacimento.
Si salutarono. Carla si recò dal solito tabaccaio che era per strada. Vi entrò e l'uomo la anticipò, mettendo sul bancone due pacchetti di sigarette della marca che era solita chiedere.
– No, – lo fermò Carla. – Vorrei delle mentine e due pacchetti di fazzoletti di carta.
– Signora Carla, oggi niente sigarette?
– No. Magari dopo. Per il momento avrei un'idea diversa.
– E quale sarebbe questa idea; se non sono troppo curioso?
– Se viene con me nel retro del negozio le faccio vedere…
Nota:
Di questa storia è disponibile la sceneggiatura integrale, con dialoghi e indicazioni di regia per realizzarne un video amatoriale o un fotoromanzo con voi attori protagonisti.
Se volete saperne di più potete scrivermi in privato qui sulla piattaforma per tutti i dettagli.
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Scrivo commedie erotiche, farsa d'ufficio e satira condominiale. Esploro il lato ridicolo, grottesco e spregiudicato dell'intimità, trasformando piccoli teatri quotidiani in copioni e fotoromanzi senza censura. Testi pensati per essere messi in scena e trasformati in produzioni video o racconti fotografici amatoriali (18+).
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