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DA UN VIZIO ALL'ALTRO
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Racconto11 min di lettura

DA UN VIZIO ALL'ALTRO

Mark Hansen
3 ore fa · 5 letture · 0

DA UN VIZIO ALL'ALTRO – un piccolo dramma esistenziale

Mark Hansen

 

Da circa un anno, da quando aveva preso il vizio, Carla se ne stava con la sigaretta perennemente incollata alle labbra. Fumava ovunque, e ogni occasione era buona per accendersene una.

– È mai possibile che tu abbia sempre 'sta cazzo di sigaretta in bocca? – le diceva di continuo Gianni, suo marito. – Ce la farai un giorno o l'altro a levarti 'sto viziaccio?!

Carla il più delle volte reagiva a quelle parole con una alzata di spalle, ma quando era di particolare cattivo umore apriva la bocca e rispondeva con un: "Lasciami fumare in pace e vedi di non rompere!", e così si ristabiliva l'armonia in famiglia.

Tutto bene, insomma.

Gianni che non sopportava il fumo e non sapeva più cosa fare per farla desistere, infine ebbe un'idea: un giorno, tornato a casa dal lavoro, neanche il tempo di togliersi la giacca, la chiamò e le disse:

– Sono stato in concessionaria.

– A fare che?

– Ti ricordi quella macchinina cabrio che ti piaceva tanto?

– Sì. Ebbene?

– Ho lasciato un piccolo anticipo e l'ho fermata.

– Davvero?!

– Davvero. Ma te la compro solo se smetterai di fumare.

– Oh, cazzo! –  esclamò Carla, e si mise a rimuginare. – E da quando dovrei iniziare a fare a meno delle sigarette?

– Da questa sera stessa. Dopo cena potrai fumare l'ultima; poi basta.

– E prima di cena?

– Anche tre o quattro insieme, se ti va.

 

Terminato di cenare e schiacciato nel posacenere anche l'ultimo mozzicone fumato fino al filtro, Carla, con un gesto che sapeva tanto di capitolazione, consegnò il pacchetto a Gianni, il quale ne sbriciolò il contenuto e lo gettò nel bidoncino dell'immondizia.

Marito e moglie si sedettero sul divano a guardare un programma televisivo; niente di entusiasmante, più un'abitudine a riempire con una attività non troppo impegnativa il momento del dopo cena. Carla, elettrica nei movimenti e nello sguardo, si era procurata una penna biro e continuava a rigirarsela tra le mani, a mettersela in bocca, succhiarla, mordicchiarla in cerca di un improbabile surrogato. Non riusciva a stare seduta nella stessa posizione per più di due minuti. Sentiva il nervoso montare dentro di sé come mai aveva provato prima di allora. A un tratto la penna biro le scivolò dalle mani e cadde per terra. Carla non si prese la briga di raccoglierla. Allungò la mano e attraverso il tessuto abbrancò il pinocchietto di Gianni. Si mise a stringere.

– Ehi, piano! Che ti prende?

– Dovrò pure distrarmi in qualche modo!

– Nulla in contrario; ma con un poco meno impeto.

– Dai, sbrigati. Tiralo fuori.

Gianni obbedì: si slacciò la cintura, si abbassò mutande e calzoni per presentare tutto il suo apparato in bella mostra.

– Ecco, è a tua disposizione. Ora puoi menarlo quanto ti pare.

Carla, continuando a guardare la televisione, prese a giochicchiarci, ma senza troppa convinzione.

– Beh, adesso che me lo hai fatto tirare fuori almeno una sega me la potresti fare! – le suggerì Gianni.

– Zitto e fammi guardare lo sceneggiato, – replicò lei.

Nel frattempo il cazzo di Gianni si ingrossava sempre più.

– Dai, muovi la mano. Fammi 'sta benedetta sega!

– Che rompicoglioni che sei! – e Carla si sdraiò su un fianco, posò la testa sulle gambe di Gianni, e glielo prese in bocca, continuando a guardare lo schermo.

– Ecco, così ci siamo! – si rallegrò Gianni.

Carla fin da subito, diciamo fin dalle prime boccate, si accorse di come quell'atto fosse un degno sostituto della sigaretta, tanto da non avvertire più il desiderio di nicotina. Pertanto continuò a spompinare Gianni per tutta la durata del programma, rallentando più volte il ritmo per evitare di farlo venire anzitempo. La puntata era giunta quasi al termine e Carla decise che fosse arrivato il momento di elevare in maniera significativa la prestazione lingua-labiale. Gianni, già parecchio provato, non si trattenne e schizzò in bocca a Carla che diligentemente ingoiò tutto, fino all'ultima goccia.

Carla si sollevò, e con un gesto istintivo si asciugò le labbra con il dorso della mano. Si guardarono. Lui, grato per quel regalino fuori programma, considerò che per ricambiare avrebbe potuto permetterle di fumare una sigaretta, una soltanto. Stava per aprire bocca e farle quella concessione quando Carla lo anticipò e gli disse:

– Sai; prima mi è successa una cosa strana…

– Che cosa?

– Quel pompino m'ha fatto lo stesso effetto di una sigaretta. Come se ne avessi fumata una, e l'avessi spenta ora. D'ora in avanti, quando mi verrà voglia di una sigaretta, ti farò un pompino. Che ne dici? Ci guadagni anche tu.

– Certo, certo. Adesso si è fatto tardi. È ora di andare a dormire, – disse Gianni con fare di sufficienza, senza dare particolare importanza a quella che considerava una stramberia.

Spenta la televisione, Carla e Gianni si prepararono per andare a letto. Appena sotto le lenzuola Carla si rivolse al marito:

– Gianni…

– Che c'è?

– Ho voglia di fumare.

– Conosci il patto: se fumi, niente auto.

– Non hai capito: intendevo dire che per farmi passare la voglia ti farei ancora un pompino.

– Ma se me l'hai appena fatto! Per chi mi hai preso? Guarda… – sollevando il lenzuolo e mostrandole un'appendice floscia e grande non più di un fungo piopparello – questo non si rialza nemmeno con un argano, c'è da aspettare almeno fino a domani mattina.

Carla si girò nel letto. Spense la luce e, incazzatissima, cercò di prendere sonno senza riuscirci per un bel pezzo.

 

Alle prime luci dell'alba Carla non attese nemmeno che Gianni si svegliasse, e glielo prese in bocca mentre era ancora con gli occhi chiusi. Svolta velocemente la funzione e appagata come se avesse appena spento un sigaro cubano, si alzò e andò in cucina a preparare il caffè.

Gianni la raggiunse.

– Un altro… Manco hai aspettato che fossi sveglio.

– Avevo voglia di fumare.

– Capisco. Io devo andare in ufficio.

– Ma è domenica!

– Lo so che è domenica. Ho una cosa urgente da fare; non posso aspettare fino a domani.

– Torni per pranzo?

– Non lo so. Ti telefono e ti faccio sapere.

Carla rimase sola. Iniziò a sbrigare alcune faccende domestiche. Una volta terminate si sedette sul divano, prese in mano una rivista e iniziò a leggere. Presto si accorse di non riuscire a concentrarsi nella lettura: il pensiero di trovare una sigaretta continuava a martellarle nel cervello. Le venne in mente di andare a bussare alla porta del vicino, ma riuscì a trattenersi, e per calmarsi si alzò dal divano e uscì sul terrazzino. Si appoggiò alla ringhiera e si mise a guardare il panorama cittadino che era sotto di lei.

A un tratto sul terrazzo di fianco spuntò il suo vicino, anche lui per godersi una boccata di aria fresca.

– Ciao, Carla. Come va?

Carla pensò che quello fosse un segno del destino e senza nemmeno ricambiare il saluto gli domandò se avesse una sigaretta da offrirgli.

– Non saprei. Penso di sì. Tu sai che io ne fumo solo una ogni tanto. Ma forse dovrei avere ancora un mezzo pacchetto. Vediamoci sul pianerottolo; da qui, dal terrazzo dovrei lanciartele, con il rischio che cadano di sotto.

Carla si precipitò alla porta del vicino. Attese che questi aprisse. Ma appena se lo trovò davanti comprese che la ricerca non era andata come aveva sperato.

– Mi dispiace, ma di sigarette non ne ho. Credevo…

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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