Vai al contenuto
Erotika
CON LE PALLE IN MANO
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto12 min di lettura

CON LE PALLE IN MANO

Mark Hansen
25 min fa · 3 letture · 0

– A cosa ti riferisci?

– A masturbarti sotto la doccia e a sborrare a quella maniera…

Oh, cazzo! mi dissi, questa non me l'aspettavo proprio.

– Come, come?! Come fai a dire una cosa del genere?

– È stata Nicoletta a dirmelo.

– Nicoletta chi?

– Mia figlia.

– Ah, già. Nicoletta, tua figlia. E cosa ti avrebbe detto?

– Che, mentre ti masturbavi sotto la doccia, ti ha visto sprizzare come una fontana.

Sul mio volto comparve un'espressione di autentico stupore, non per la notizia in sé di cui ero perfettamente a conoscenza, quanto per il fatto che la figlia, invece di nascondere quella sua condotta inopportuna e riprovevole, avesse riferito alla madre quanto aveva visto, e per di più con dovizia di particolari. Fingendo ancora una volta la più totale ignoranza affermai con fare indispettito:

– Vuoi dirmi che tua figlia si è messa a sbirciare mentre ero in doccia? Nessuno è entrato nei bagni.

– Mi ha detto di averti visto da un'apertura nella lamiera.

– Mi era parso di avvertire dei movimenti sopra la mia testa, – facendo la perfetta parte del finto tonto – ma mai avrei immaginato che qualcuno potesse… e per giunta tua figlia, una ragazzina. Guarda… se avessi saputo.

– Mi eccita moltissimo vedere schizzare i cazzi.

– Questa, poi…

– E mia figlia lo sa, ed è venuta a riferirmelo.

Cazzo che famiglia! pensai.

– Non so che dire.

– Fallo vedere anche a me.

– Cioè, scusa… Dovrei farmi una sega qui, nel parcheggio, in modo che tu possa guardare?

– Esatto. Fammi 'sto favore.

– Claudia, non è molto che ci conosciamo. Non è che siamo così in confidenza… ma se proprio ci tieni, farò come desideri.

Intrigato dalla eccezionalità della situazione non persi tempo e gettai la sigaretta. Tirai fuori il cazzo e perché le cose fossero fatte a dovere esposi all'aria anche le palle.

Lei si avvicinò con il viso a pochi centimetri dal mio apparato. Lo guardava estasiata, seguendo il ritmo della mia mano.

– Dai forza. Voglio vederti schizzare.

– Dammi il tempo: ho appena iniziato. Fai una cosa: massaggiami i coglioni.

– Io? Massaggiarti i coglioni? L'hai detto tu che non siamo così in confidenza…

– O se preferisci, potresti prendermelo in bocca e farmi un pompino.

– No. Un pompino, no. Non tradirei mai mio marito.

– Come vuoi.

A quel punto mi applicai con maggior fervore, e dopo non molto compresi che fossi prossimo a venire, ma non volendo concludere in quella maniera così individualista m'inventai di avere bisogno di aiuto e sostegno:

– Prendimelo in mano. Fammelo venire duro.

Quella era di certo una panzana, perché il mio cazzo in quel momento era duro come lo avevo visto poche altre volte.

– Tu dici?

– Eh, certo. Altrimenti qui facciamo mattino.

Me lo prese in mano e cominciò a menarmelo. Cercai di trattenermi, di pensare ad altro, ma feci l'errore di appoggiarle una mano sul culo. Quel contatto mi risvegliò ulteriormente i sensi e sentii che dalla punta del mio cazzo la sborra aveva preso a fuoriuscire.

– Ecco, esce, – constatò Claudia. – Ci siamo!

E anche in quel caso, non saprei davvero dire che cosa mi fosse preso quel giorno, mi produssi in una raffica di fiotti che andarono a stamparsi sulla camicetta e sulla gonna di Claudia, inzaccherandola tutta e riducendola in uno stato pietoso. Uno di quelli, poi, di certo il più vigoroso, era riuscito ad arrivarle fin sopra la fronte, impiastricciandole i capelli.

– Ma porca di quella puttana! – esclamò lei davanti a quello scempio. – E adesso come faccio a tornare a casa? Come faccio a nascondere che ho fatto un bagno nello sperma?

Nemmeno il tempo di esclamare una seconda volta il proprio disappunto ed ecco che sentimmo dei passi sul ghiaino e una figura indistinta stagliarsi all'orizzonte e avvicinarsi.

– Claudia… – sentimmo poi la voce di suo marito che la chiamava.

Lei scattò come una lepre e si andò a nascondere. Mi rimisi a posto il malloppo e tirai su la cerniera, ci tenevo ad essere presentabile. Fulvio intanto mi era arrivato a tiro.

– Hai per caso visto Claudia?

– Tua moglie? No.

– Non capisco dove sia andata a finire. Io torno dentro. Tu che fai?

– Mi fumo un'ultima sigaretta e arrivo.

Fulvio si allontanò e io mi spostai di una decina di metri per prendere posto di fronte a un albero. Abbassai di nuovo la cerniera e lo estrassi, ma in quella occasione solo per concedermi una pisciata ristoratrice. Mentre stavo per esprimermi nel primo zampillo notai che dietro a un basso cespuglio se ne stava rannicchiata Claudia con aria spaventata.

A voce bassissima mi domandò se suo marito se ne fosse andato.

– È tornato in pizzeria.

– Bene!

– Puoi alzarti, adesso.

– Cosa sei venuto a fare qui?

– A pisciare; non si vede.

– Ti dispiace se piscio con te?

– Anche questa mi mancava! – dissi ad alta voce.

Lei, sempre dalla posizione accucciata in cui si trovava, si tirò su la gonna, si spostò gli slip, e all'unisono prendemmo a sgorgare, lei dalla fica io dal cazzo.

Terminammo anche più o meno nello stesso momento. Io cominciai a sgrullarmelo lei si lamentò di non avere fazzolettini. Gentilmente le donai il mio di stoffa, il giusto prezzo da pagare per avermi regalato una esperienza come quella.

Lei poi si alzò in piedi ma rimanendo con la gonna sollevata. Mi guardò e disse:

– Non è che per caso ti verrebbe ancora duro?

– Perché, cos'hai in mente?

– Farmi dare una ripassata.

– Ma non hai detto solo pochi minuti fa che non tradiresti mai tuo marito?

– Mio marito è uno stronzo.

– Sono d'accordo con te… e poi a me è sempre stato sui coglioni.

Si piegò con il busto e a braccia tese appoggiò entrambe le mani sul tronco dell'albero che avevo appena innaffiato.

– Dai fottimi, – dimenando il posteriore come un cagnolino. – Prendimi in piedi, da dietro.

– Cazzo che giornata! – esclamai, poi volli mettere le mani avanti: – Non so se ce la facc… – e proprio nel momento in cui manifestavo la mia titubanza il cazzo miracolosamente mi tornò di nuovo duro. Glielo infilai all'istante nella fica, poiché avevo il timore che se avessi esitato avrebbe subito ripreso la consistenza di un mollusco. La precedente eiaculazione però mi aveva inibito almeno in parte la fregola e per venire mi ci volle un grande impegno, cosa che Claudia apprezzò moltissimo perché in tutto quel tempo lei ebbe modo di godere più volte.

Terminato, ci ricomponemmo, e io mi avvia alla pizzeria. Lei si fermò ancora; mi disse che avrebbe trovato un modo per togliere le patacche che le avevo lasciato addosso.

– Va bene, – dissi. – Ci si vede più tardi.

Con l'aria un poco provata ma soddisfatta ripresi il mio posto al tavolo della pizzeria.

– Sei tornato, finalmente! Mi accolsero gli altri.

– Eccomi qui, di nuovo tra voi. Penso che mi farò un altro boccale di birra. Non so perché ma questa sera ho una gran sete.

– Ma davvero non hai visto Claudia? – mi domandò di nuovo Fulvio.

– Ti ho già detto di no.

– Comincio a essere preoccupato. Vado di nuovo a cercarla.

Una decina di minuti dopo vedemmo Fulvio rientrare. Pareva turbato.

– Ho trovato Claudia. Ha avuto un piccolo incidente. È scivolata ed è caduta in un fosso, che probabilmente era anche lo scarico di una fogna. Non avete idea di che odore ha indosso. La porto subito a casa. Scusatemi. Ah, per il conto… mettendo mano al portafoglio.

– Non ti preoccupare, – gli dissi – faccio io per te.

– Tu? E perché?

Pensai che in un solo pomeriggio mi ero masturbato davanti a sua figlia, mi ero fatto fare una sega da sua moglie e, non contento l'avevo pure scopata e schizzata di sperma dalla testa ai piedi; pertanto, per pareggiare i conti, dissi:

– Non ho forse perso la partita a tennis?

– Già!

– Inoltre devo dire che la giornata è stata eccezionale: era parecchio che non mi divertivo così. Il minimo che posso fare per ricambiare e pagarti il conto.

– Ma che dici?! Prima hai pestato i piedi perché non volevi giocare, in campo hai quasi sputato mezzo polmone, e per due ore non hai fatto altro che lamentarti.

– Bella giornata! Ribadisco.

– Allora dobbiamo organizzare di nuovo.

– Sempre pronto a scendere in campo con le palle in mano. Salutami Claudia… e salutami anche tua figlia. Ciao.

 

Ti è piaciuto?

Dai il tuo voto
Scritto da
Mark Hansen

Scrivo commedie erotiche, farsa d'ufficio e satira condominiale. Esploro il lato ridicolo, grottesco e spregiudicato dell'intimità, trasformando piccoli teatri quotidiani in copioni e fotoromanzi senza censura. Testi pensati per essere messi in scena e trasformati in produzioni video o racconti fotografici amatoriali (18+).

Altri racconti di Mark Hansen

Commenti 0

Accedi per scrivere un commento…

    Nessun commento ancora. Scrivi il primo.

    Dello stesso autore

    Tutti
    Racconto Ne vogliono ancora

    PAGAMENTO IN NATURA

    Stufa delle continue avance e dei ricatti dell'amministratore di condominio, Franca decide di farsi giustizia da sola. Con la complicità di un amico e un piano ben congegnato, attira l'uomo in casa per un incontro ad alto tasso erotico…

    16 giorni fa 12 min 2 mi piace
    Pagina 2 di 2 · 0%

    Commenti

    CallMeHot
    Salva in una lista