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IL VILLAGGIO DEL PIACERE parte terza e fine
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Racconto18 min di lettura

IL VILLAGGIO DEL PIACERE parte terza e fine

IL VILLAGGIO DEL PIACERE parte terza Erano le dieci del mattino del secondo giorno al villaggio e Marcello stava seduto al tavolino del bar a fare colazione, da solo. La moglie, Sara, aveva passato la seconda notte con Guido ed ancora non era rientrata nel bungalow. Erano passata quarantotto ore da ...

scrittore 71
2 anni fa · 884 letture · 0

La sera Marcello e Sara insieme ad Simona e Carlo si ritrovarono al ristorante del villaggio. Cenarono insieme scambiandosi battute e racconti più o meno piccanti. Ormai dopo l’esperienza di quella giornata si erano legati molto tra loro e sembravano conoscersi da sempre. Intorno a loro agli altri tavoli c’era una famiglia di francesi, una coppia di giovani sposini, che avranno avuto si e no vent’anni, ed una comitiva di tre famiglie composte variegatamente da padri, madri, figli e figlie, tutte maggiorenni. Tutti erano nudi, perché la serata lo permetteva, essendo pieno agosto. Verso la fine della cena mentre sorseggiavano un bicchiere di limoncello arrivò al loro tavolo Guido, il proprietario del villaggio, l’uomo che probabilmente aveva fecondato Sara. Salutò tutti e si mise a sedere vicino alla moglie di Marcello. Senza nessun pudore la baciò in bocca, abbracciandola a se. Mentre l’uomo baciava la “sua” donna, il tavolo era diventato silenzioso. Marcello in silenzio osservò l’uomo dimostrare il suo possesso sulla moglie, mentre Simona guardò turbata la scena. Poi Guido staccandosi dalla bocca della giovane donna si rivolse agli altri.

Guido: “…allora com’è andata la cena ?”

Carlo: “bene…bene…signor Guido…benissimo, tutto il pesce era freschissimo e buonissimo…”

Guido:” sono contento e sono felice anche che abbiate fatto amicizia fra di voi…”

Sara abbracciandosi a Guido e guardandolo dall’alto in basso come una gattina che fa le fusa al proprio maschio.

Sara: “Si amore…sono una coppia fantastica…se vuoi sapere la verità sono maiali e porci quanto noi…”

Guido: “mmm…benissimo…allora stasera potrete partecipare a buon diritto alla nostra festa sulla spiaggia…è una festa un po’ particolare…”

Simona: “ah si ? non sapevamo nulla…che tipo di festa ? in costume ? a tema ?...sono curiosa …”

Guido: “è una festa dove solo alcuni ospiti del villaggio possono parteciparvi perché può succedere di tutto….e tutto è permesso…si abbatono tabù, ipocrisie, moralismi, è l’esaltazione dei sensi…”

Sara: “ohhh….amore…è meraviglioso…stupendoooo…già mi sto bagnando…”

Marcello: “e chi parteciperà ?...non credo tutti quelli che sono qui…”

Guido: “quelli che stanno al ristorante qui si tutti…poi c’è la mia famiglia, e lo staff del villaggio.”

Marcello: “ma anche quelle famiglie ?”

Guido: “si…anzi quella tavolata grande lì, sono tre famiglie parenti, figli tutti maggiorenni che sono apposta qui per la festa di stasera.”

Sara: “mmm….veramente allora sarà fantasticaaaa…”

Mentre parlavano si avvicinò Francesca, la figlia di Guido, che dopo un bacio in bocca la padre disse: “allora…è tutto pronto…possiamo andare in spiaggia…dai…”

Come un segnale tutti gli ospiti del ristorante si alzarono e si incamminarono verso la spiaggia, percorrendo il vialetto alberato. Era tarda sera ed il buio era rischiarato da piccole candele poste ai lati del camminamento. Era una processione di corpi nudi nella semioscurità di una notte d’estate. Quando furono in prossimità della spiaggia videro dei piccoli falò accesi e sentirono una musica dolce, quasi una nenia africana. C’era un tavolo con ogni sorta di bevanda alcolica sotto una tenda. Dopo alcuni minuti tutti gli ospiti alla serata furono fatti disporre in cerchio, attorno ad un enorme letto completamente bianco. Bianco il legno, bianchi i lenzuoli, bianchi i cuscini. I fuochi furono spenti, solo la luna illuminava la spiaggia. La nenia era cessata sostituita da un battito di tamburi, prima lieve e poi più forte. Un ritmo, una danza tribale, preludio del piacere. All’improvviso si fece spazio Francesca che salendo sul letto iniziò a danzare, a ballare. Sinuosamente si muoveva al ritmo dei tamburi, si abbassava, si alzava, scuoteva la testa, passava le mani sul proprio corpo, si toccava i seni, poi la figa allargando le labbra, e poi di nuovo a muoversi sempre più scatenata, quasi posseduta. Tutti guardavano incuriositi ed in silenzio. Poi ad un tratto la ragazza si fermò, la musica scemò, e guardando davanti a se disse: “padre…padre sono pronta…ti ho sempre desiderato fin da bambina, ti ho sempre voluto, vieni ed affonda le carni dentro di me, dammi il piacere che ho sempre cercato, rompi le mie catene e fammi diventare per sempre la tua donna !”.

A quelle parole apparve il padre, accompagnato da Antonella, la madre, arrivò ai piedi del letto e come una cerimonia pagana disse: “amore, figlia mia, oggi sarai mia. Qui c’è tua madre che vuole che continuiamo nella stirpe incestuosa dei nostri avi. Lei figlia del padre e tu figlia mia. Ora sarò tuo e tu mia.”

La ragazza si stese sul letto a gambe aperte e l’uomo salì su di lei. Aveva il cazzo duro e subito fu dentro di lei senza preliminari, senza carezze. Iniziarono a scopare e chiavare con una furia sovraumana. Il padre dava affondi fortissimi nella figa della figlia, senza fermarsi, senza tregua.

Francesca: “siiiii…prendimiiiii…fammi tuaaaa….siiii….ahhhh…ahhh…..godoooo…. godooooo….sfondamiiiii…sfondamiiiii….”

Il padre grugniva, serrava i denti e la scopava e mentre quest’azione proseguiva, Sara vide anche gli altri ospiti iniziare a sciogliersi, evidentemente eccitati. Padri che strusciavano il loro cazzo dietro le figlie, madri baciare i figli. Senti anche che dietro di se si era posizionato un cazzo durissimo. Girò solo per un attimo la faccia per vedere chi fosse e vide Carlo dietro di se. Si chinò leggermente e sentì farsi largo nella sua figa il suo cazzo, poi godendo tornò a guardare davanti a se. Sul letto erano arrivati anche la mamma francese con il figlio ed anche loro avevano iniziato a fottere davanti a tutti, consumando un incesto appassionato. Ormai quella spiaggia stava diventando un’immensa orgia, un’immensa distesa di corpi in accoppiamento animalesco. Godendo e sentendo dentro di se il cazzo di Carlo, Sara vide il marito accoppiarsi con la giovane sposina che sedeva al tavolo del ristornate, poco prima. Poi noto Antonella scopare con un giovane ragazzo, un membro dello staff del villaggio, e poi corpi accoppiarsi con corpi, grida, piacere, e ancora piacere ed urli. Corpi e orgasmi, orgasmi e corpi che finito accoppiarsi con alcuni cercavano altre prede da possedere. Sborra che si mischiava ad umori, e ancora sborra che sgorgava a fiumi da culi, fiche, bocche, senza fermarsi, anzi cercando la depravazione ed il piacere più estremo. Sara godette sentendosi spruzzare dentro la figa una quantità enorme di sborra, e venne urlando, accasciandosi in ginocchio, ma subito sentì una lingua scavare in mezzo alle labbra della figa. Era Simona che raccoglieva con la bocca la sborra del compagno. Poi alzandosi si avvicinò alla sua bocca e fece scorrere un rivolo di sborra dalle sue labbra fino alla bocca di Sara. La donna bevve la sborra versata nella sua figa e godette senza toccarsi, per il gesto immondo e depravato della sua nuova amica. Poi quando il piacere stava sfumando si alzò e raggiunse il letto al centro della spiaggia. Si avvicinò a Guido e Francesca, iniziò a baciare i corpi di entrambi, dal seno alla fica, dalle bocche al cazzo, dal culo e di nuovi i seni della giovane ragazza. Quando Guido si stacco dalla figlia ed estrasse il cazzo, Sara vide fuoriuscire un rivolo di sborra dalle figa e subito corse a leccarla. La bevve, bevve la sborra dell’uomo che l’aveva ingravidata. Bevve la sborra ed una volta succhiata tutta avvicinandosi alla ragazza disse: “Ormai siamo più che conoscenti, siamo amanti, saremo madri dello padre, sarà fantastico amore mio e credo, veramente credo, che non lascerò mai più questo posto.”

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