Accetto e lei mi lancia un bacio con le dita. Da quel momento mi sembra come se il tempo si fosse fermato. Ci continuiamo a scambiare interminabili messaggi, arrivando a desiderare che il mercoledì arrivi presto. La sera fatidica l'aspetto nel parcheggio di questo centro commerciale e, quando arriva, ho come un colpo al cuore. Bella, elegante, indossa un leggerissimo abito nero elasticizzato, che le copre appena metà busto superiore ed arriva a mala pena a metà coscia. Quando sale, le si vedono le autoreggenti e le scarpe con un tacco da capogiro. L'osservo estasiato, lei sorride e mi chiede se sono soddisfatto di quello che vedo.
«Accidenti! Sei bellissima! Se dovessi dare retta al mio istinto, dovrei saltarti addosso subito: tutta la serata mi farai impazzire al solo ammirarti».
Lei mi guarda accennando un sorriso carico di aspettative.
«Spero che non ti limiterai solo a guardare. Mi aspetto un dopo cena da ricordare per tanto tempo».
Ci allontaniamo velocemente. Ho prenotato in un posto lontano. Ne avevo sentito parlare, casualmente, una volta mentre ero in bagno, da un collega che lo indicava ad un altro, dicendo che il quel particolare agriturismo, dopo cena, si poteva prendere una camera senza documenti, bastava farla aggiungere al conto della cena. La cena è tutto un continuo di scambi di occhiate. Per smettere con quella specie di adorazione che le dedicavo, le chiedo di lei e suo marito.
«Pietro è un marito come tanti, innamorato solo di sé stesso. Ero la sua segretaria, fra di noi ci sono venti anni di differenza e poco dopo che lavoravo per lui, mi chiese di sposarlo».
“Ti farò fare la vita da regina!”
«Ebbe a promettermi. E su questo potrei dire che ha mantenuto la sua promessa, ma sapessi quanto costa vivere in una reggia. Per lui io sono solo una bella figa da esibire quando va alle cene con i politici, con cui è ammanicato per ottenere i lavori più importanti per la sua ditta edile. Se fosse necessario, mi farebbe scopare da tutti loro, pur di avere un buon appalto. Nel sesso poi, è un vero egoista. Mi scopa quando vuole, incurante di dove vado e cosa faccio, e se ne ho voglia o no. Mi infila dentro il suo cazzo, abbastanza grosso, e mi pompa con foga, fin quando viene. Che io abbia goduto o meno, non gliene frega nulla. Ero vergine quando l'ho sposato. Lui, la prima notte di nozze, mi ha scopato senza nemmeno togliermi il vestito. Lì, sul letto, a gambe aperte, senza nessuna preparazione o delicatezza. Tre colpi ed era tutto dentro di me. Mi ha fatto un male da morire. Ma lui non se n'é preoccupato. Dopo, mi ha lasciato lì ed è andato a bere con gli amici, che aveva invitato nel bar dell'hotel. Ho immaginato che prima o poi mi avrebbe sfondato il culo, quindi mi sono sempre tenuta a portata di mano un tubetto di lubrificante e ti assicuro che ho fatto appena in tempo e metterne un poco, che lui era entrato tutto dentro, facendomi male lo stesso. Ultimamente, dopo aver scopato con lui, quando andavo a pulirmi in bagno, mi mettevo due dita dentro e mi masturbavo, ma questo non faceva che accrescere la mia frustrazione».
Mentre finisce la frase e sorseggia del vino, vede che la coppia vicino a noi ha ricevuto il conto e lei nota che l’uomo, oltre alla ricevuta prende una chiave, mi guarda in cerca di una spiegazione, che le do immediatamente.
«In questo posto oltre al cibo puoi chiedere una camera, insieme al conto».
Lei mi sorride e con fare malizioso mi guarda.
«Chiediamo il conto? Ho ancora molta fame... ma di te».
Cinque minuti dopo siamo in camera. Ci spogliamo rapidamente ed io resto basito dalla sua bellezza. La faccio adagiare sul letto e la bacio con passione e poi scendo lungo il suo corpo: le succhio i seni, mordo delicatamente i capezzoli e lei geme di piacere. Da tempo non mi capitava di godere del piacere di eccitare una donna, e allora voglio farlo per bene. Lei dopo aver assaporato un po’ del mio gioco, mi si proietta addosso e, senza esitazione, s'infila tutto il mio cazzo in bocca. Lo succhia, lecca, se lo gode facendolo strusciare sia sul viso che sul petto e poi di nuovo in bocca. Lo adora!
«Si … mi piace, dai leccami … ora vengo!»
È scossa da un primo orgasmo. Trema tutta. Le lascio assaporare il piacere che sta provando, memore del fatto che con il marito non ha quasi mai goduto. Sono eccitato. Mi sto godendo una femmina e non la devo pagare, lo fa per il suo piacere e non per soldi. Mi trascina su dii sé.
«Dai…Ti prego scopami! ... Non ne posso più! … Ti voglio!»
Inarco il bacino, appunto la cappella fra le fradice labbra della sua farfalla e spingo dentro. Entro lentamente, le lascio assaporare il piacere della penetrazione e lei inizia a godere sempre più. Quando sento la punta battere il fondo, lei gode.
«ooooohhh … Si … ORA! ... Vengo!»
Resta stupita dal tanto piacere. Mi abbraccia forte, stringendomi a sé e piange. La guardo, lei mi bacia.
«Mi fai impazzire, non ho mai goduto così tanto, ti prego continua».
La scopo per un tempo indefinito. Perdiamo il conto di quante volte lei è venuta. Quando è arrivato il mio momento, mi ha stretto le gambe dietro la schiena, facendomi venire dentro di lei. L’ho inondata! Era da tempo che non godevo a pelle dentro una donna e siamo rimasti abbracciati per un lungo tempo. Così è cominciata la nostra storia. Siamo andati avanti per diversi mesi. Ogni volta che lui andava alle partite, io e lei andavamo a scopare in qualche albergo, facendola passare per mia moglie. Dopo un anno, eravamo di nuovo in quel agriturismo, dove l’avevamo fatto la prima volta e festeggiavamo il suo compleanno, avvenuto sei giorni prima, quando vicino a noi si siede una coppia. Io li riconosco subito. Lei è la direttrice del personale della nostra banca, lui il tecnico della ditta che ha in appalto la manutenzione di tutti i nostri computer e si occupa di fare la manutenzione. È venuto nel mio ufficio ad installare un sistema nuovo, appena tre giorni fa. Lo conosco bene, si chiama Mario, mentre lei è Flavia, una donna molto bella, che a volte ci fa lei stessa il corso di aggiornamento e, quasi tutti i maschi della banca, almeno con la fantasia l’hanno ingravidata. Faccio un semplice gesto del capo e Cristina annuisce; pure lei l’ha riconosciuta, mentre non sapeva di lui. Per un attimo si fa prendere dal panico, ma io la rassereno; se noi siamo una coppia clandestina, lo sono anche loro; lei non è con suo marito, poiché io so chi è lei. La coppia si rende conto di noi, ma ci ignora come noi ignoriamo loro. Al momento del conto vedo che anche loro hanno una chiave e, salendo sopra, resto un attimo a spiare dalla porta, per vederli entrare nell’appartamento di fianco al nostro. Da quel momento le due donne cominciano a lodare i rispettivi amanti. Se la mia urla di piacere, l’altra, dall’altra parte del muro, risponde con altrettante grida, in un gioco che ci coinvolge entrambi.
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