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Erotika
Due coppie particolari. Prima parte
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Racconto11 min di lettura

Due coppie particolari. Prima parte

Sento il bip del cellulare che mi avverte che un sms è arrivato, lo leggo e sorrido. “Amore, sono in auto, e sto arrivando.” Appoggio la testa al sedile, guardo fuori le luci delle macchine che passano e ripenso a come tutta questa storia è cominciata. Avevo appena 23 anni quando ho conosciuto Chiar...

pennabianca
3 anni fa · 354 letture · 1

Sento il bip del cellulare che mi avverte che un sms è arrivato, lo leggo e sorrido.

“Amore, sono in auto, e sto arrivando.”

Appoggio la testa al sedile, guardo fuori le luci delle macchine che passano e ripenso a come tutta questa storia è cominciata. Avevo appena 23 anni quando ho conosciuto Chiara, quella che poi sarebbe diventata mia moglie. Tre anni di fidanzamento e poi il matrimonio. Chiara è una bella donna: madre esemplare, e perfetta donna di casa, ma, a letto, un totale disastro. Proviene da una delle famiglie più all’antica che io abbia mai conosciuto. Il padre, un vero despota che ha sempre comandato tutti a bacchetta e lei è cresciuta con dei concetti suoi che, se all’inizio uno ci passa sopra, poi, dopo le nozze, diventa una rovina. Era vergine e come tale è voluta restare fino alle nozze. Tre anni di fidanzamento, sono trascorsi con solo qualche bacio e lievi palpate, da sopra i vestiti, del seno; altro? Zero! Dopo le nozze speravo in un cambiamento che di fatto non c’è stato. La prima notte di nozze, lei era così tesa che quasi non si voleva spogliare e, allora, ho lasciato perdere, aspettando che si rilassasse un poco. Ci ho messo tre giorni per poterla sverginare e con molte difficoltà! Un vero disastro. Vestita della sua camicia da notte, si è adagiata sul letto supina, ha chiuso gli occhi ed è rimasta immobile. Ho cercato di infilare la mia testa fra le sue cosce, ma lei mi ha bloccato dicendo che, se la leccavo, non mi avrebbe mai più baciato. Impensabile, quindi, anche a farselo prendere in bocca.

«Lo fanno le puttane e io non lo sono!»

Ho considerato tutto, la cultura dei suoi genitori, il suo essere spaventata, ho immaginato qualche trauma o esperienza negativa scioccante, Ho dialogato con lei, cercando di capire per quale motivo odiava tanto il sesso. L’unica cosa che alla fine ho capito è stato che il suo concetto di sesso era questo: serve solo per procreare, quindi, tu fai quello che vuoi, fin quando io non resto incita. Tutto qui! Ho pensato di convincerla con discorsi, incazzature, litigate, musi e altro, ma lei niente. Fuori è una donna allegra, bella e simpatica, ma fra le lenzuola una vera frana. Dopo due anni è rimasta incinta e, allora, la sua disponibilità a farsi scopare è diminuita col crescere della pancia e il massimo è stato quando, durante un controllo, è emerso che aveva anche un problema all’utero e che, dopo il parto, ovviamente cesareo, sarebbe stato asportato. Partorita nostra figlia Lucia e asportato l’utero, per lei è stato un momento di grande svolta. Mi aspettavo un cambiamento, ma si è rivelato il peggiore che potessi immaginare.

«Adesso che non posso procreare, il sesso, fine a sé stesso, non lo voglio più fare. Io mi limito a far crescere nostra figlia, ma tu stammi alla larga. Se vuoi puoi avere tutte le donne che vuoi, io non ti dirò niente, a patto che sei discreto e che non le porti in casa».

Ci ho messo un mese a rendermi conto che non scherzava. L’ho minacciata di divorziare, ma è stato anche peggio.

«Di che ti lamenti? Puoi fare quello che vuoi, io non ti limito in niente, ma non divorzio, per me il matrimonio è uno e basta. Puoi andare con le altre, ma con me niente».

Alla fine mi sono arreso: ho una moglie frigida!

A ventisei anni sentirsi dire così dalla donna che ami, ti spezza il cuore. Per un po’ ho cominciato ad andare a puttane; era l’unico modo per sfogarmi, ma poi non mi divertiva più, troppo ripetitivo, meccanico e molto dispendioso. Ci si aggiunga che io lavoravo in banca come cassiere e una mattina, un rapinatore mi ha puntato una pistola alla tempia, intimandomi di consegnare i soldi. Sono rimasto così sconvolto, stordito e scioccato che il vecchio direttore mi ha raccomandato per esser trasferito al nuovo centro contabile della banca. Il nuovo incarico non era male. L’ufficio, da poco creato, all’epoca, era composto da un capo ed io. Oggi lo comando io e ho sei persone che lavorano con me. Il lavoro era semplice e tranquillo, l’unica cosa che dovevamo fare erano i corsi di aggiornamento periodici. Un pomeriggio, mentre andavo ad un corso, in una strada poco trafficata, ho incontrato una donna che, con la vettura in panne, mi fa cenno di fermarmi. La guardo per un attimo: era bellissima! Alta, con dei jeans attillati che le modellavano un culo da infarto, e due tette, strette e alte, che cercano di vincere la resistenza del bottone, che tiene chiusa la camicetta.

«Mi aiuti, la prego: si è fermata e non funziona».

Vedo del vapore uscire dal cofano, lo apro e trovo un tubo del radiatore rotto, con l’acqua che esce. Le offro di accompagnarla dove so esserci un meccanico.

«Devo andare ad un corso, e non posso aiutarla diversamente».

«Beato lei che ci va, io pure doveri andare ad un corso, ma, fra la macchina rotta ed il meccanico, con tutto il tempo che perderò, credo che non potrò esser presente».

La guardo, è decisamente bella. Le chiedo dove si tiene il corso e lei mi indica l’indirizzo della sede centrale della banca dove lavoro io. Scoppio in una risata, lei mi guarda stupita e le spiego che, dopo la sosta dal meccanico, andremo insieme al corso. In due parole scopro che lei lavora in una sede periferica e immette i dati nel computer, quelli che poi io elaboro.

«Mi chiamo Giorgio».

«Piacere, Cristina».

Lasciamo le chiavi al meccanico, che ci dice che, per oggi, la riparazione non sarà possibile; ha troppo lavoro da finire, ma ci assicura che andrà a prendere al vettura e, domani sera, sarà pronta. Arriviamo al corso cinque minuti prima che inizi. Ci sediamo vicini e le tre ore passano veloci e, in sua compagnia, decisamente belle. È simpatica, allegra e con una carica di ironia veramente unica. Mi offro di accompagnarla a casa e, quando la lascio, un po' mi dispiace. Ci scambiamo il numero di cellulare e l’indomani mattina, appena sono in ufficio, le mando un sms di buongiorno. Lei mi risponde e, lentamente, durante la giornata, è un continuo scambiarci di messaggi: alcuni di lavoro, mi chiede dei suggerimenti, altri puramente personali, nei quali ci scambiamo notizie di noi. Durante la pausa pranzo la chiamo e le comunico che il meccanico mi ha detto che la vettura è pronta.

«Spero che quando andrai con tuo marito a riprendere l'auto, non ci siano dei problemi»

«Se aspetto lui, sto fresca; faccio prima ad andare a piedi. Per lui esiste solo la sua impresa edile ed il calcio, la sua squadra del cuore, tutto il resto è relativo e passa in secondo piano, se poi riguarda me, anche in terzo piano o giù di lì».

Mi offro di accompagnarla e, all'uscita dal lavoro, sono lì e lei arriva bella, come non mai. Appena dentro la vettura la guardo e mi appare bellissima. Lei nota lo sguardo interessato e, dopo aver sorriso, si mette a parlare chiedendo di me. Le racconto in breve la mia vita e lei mi fa un sorriso ironico.

«Sei così gentile, premuroso che mi lasci stupita; non sono abituata a tutte queste attenzioni che mi usi. Come faccio a sdebitarmi?»

«Vieni a cena con me».

Lei ci pensa un momento.

«Va bene, ma deve essere un mercoledì; lui non c'è, va alla partita e va via nel pomeriggio per tornare il giorno dopo. Mi devi portare in un posto fuori mano, dove non ci conoscono».

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