- "Mettiamoci a letto, se non vorrai non facciano nulla... Soltanto coccole...".
Dopo qualche minuto, benché fosse ancora giorno, eravamo già sotto le lenzuola, e avevamo lasciato il mondo fuori dalla porta.
Prima, però, di togliersi tutti gli indumenti, gemella mi mostrò una cosa: la sera precedente, prima di partire, aveva indossato il reggiseno e il perizoma di pelle che le avevo regalato io. Era tutto strappato, e forse era stato quello a salvarla.
E io, avevo aperto gli occhi. Per lei, ero e sono pronto a qualunque cosa...
10. Dalle stelle alle stalle.
Dopo quei fatti, non chiesi più a Blanca di venire su da me, e purtroppo io non potevo "scendere" tutte le settimane.
Vivemmo quella nuova lontananza – se mai ce ne fosse stato bisogno – come una prova per la nostra storia... Ci furono momenti in cui ci sembrò di impazzire, con la reciproca solitudine che ci strappava l'anima, ma cercammo di vedere il lato positivo della cosa, e cioè che intanto i mesi trascorrevano inesorabilmente.
Finalmente, verso la fine del mese di ottobre dell'anno successivo, fui di nuovo a Roma. Per sempre.
Nel frattempo, mia zia era venuta a sapere di quella notte in treno, e non volle sentire ragioni. Riportò Tati a casa sua e – tanto per cambiare – incolpò me dell'accaduto.
Zio, invece, fu più benevolo, e fu grazie a lui che potemmo continuare a frequentarci al sicuro.
Al villino, infatti, non c'erano barriere di sorta, e le porte erano sempre aperte. Ma i nostri fratelli, per invidia del nostro amore, cercarono ancora di ostacolarci facendo in modo di non lasciarci mai soli.
Era una situazione insostenibile, tanto che dopo qualche tempo scoppiò l'ennesima "bomba"...
Una sera, una di quelle in cui non faceva ancora troppo freddo, ci trovavamo nel nostro angolo di giardino – che avevamo eletto a nostro rifugio – a godere della presenza l'uno dell'altra, con Blanca riversa di schiena sul mio basso ventre, quando la sentii mormorare con tono lamentoso:
- "Mi sento male, Tato...".
Mi voltai di scatto verso di lei, preoccupato, e le accarezzai il viso. Le domandai:
- "Cosa ti senti?".
E lei:
- "È da quando sei tornato che non riusciamo a fare l'amore... Ho i crampi alla mia cosina e tu non te ne puoi occupare. In casa neanche a dirlo... Se continua così, io impazzisco! Era così bello quando stavamo da Tata... Come una vera coppia, e facevano tutto liberamente... Oh Tato, fai qualcosa!".
La presi per mano e ci alzammo... Avevamo bisogno di scaricare quel nervosismo che aveva contagiato anche me, e allora facemmo una "passeggiata" torno torno al villino... Una, due, tre volte...
Finché, a un certo punto, ci cadde l'occhio sulla porta in ferro del locale caldaia. Ci guardammo, e in un istante il pensiero mio fu anche il suo...
Mi fece:
- "Ti piace? Per me andrebbe bene anche una cantina piena di sorci. Non ce la faccio più, veramente!".
Per me, non era una questione se mi piacesse o meno, l'importante era che potessimo finalmente tornare ad amarci. Così, le diedi un bacio sulla fronte con tutta la dolcezza di cui ero capace, e le risposi sottovoce:
- "Con tutta la voglia che abbiano, ce lo faremo andare bene...
Era parecchio tempo che nessuno vi entrava, come dimostrò il fatto che quando la aprii la porta cigolò di brutto.
Dentro non me lo ricordavo, ma con il tempo era diventato più che altro un deposito, tanto che la fortuna fu dalla nostra parte. In un angolo, infatti, era accatastata una branda pieghevole con tanto di materasso. Certo, non era il massimo del confort, ma questo avevamo e di questo ci dovevamo accontentare...
Dissi a Blanca, indicandole quel giaciglio di fortuna:
- "Dai, aiutami ad aprirlo".
Lo stendemmo nel poco spazio che avevamo a disposizione, e poi la esortai:
- "Sbrighiamoci, che se ci cercano...".
Ma lei mi rispose:
- "Ti ricordi quando a scuola ci si sono messi in sei per dividerci? Beh, stavolta non mi separeranno da te neanche in mille!".
Ci spogliammo gettando all'aria i vestiti, e poi gemella si mise a novanta gradi, alla pecorina... Le piaceva tanto quella posizione, e anche a me. Così avevamo cominciato la prima volta grazie alla sua intraprendenza, quando lei giustificò la cosa – non me lo dimenticherò mai – dicendo:
- "Sai Tato, ho visto che i cani scopano così".
Fu di una ingenuità sconvolgente quella spiegazione, ma eravamo poco più che bambini, e la posizione del missionario già ci sembrava cosa da vecchi...
Insomma, era talmente su di giri che forse non si rese conto del linguaggio che stava usando. Mi spronò:
- "Dai, sbattimi...".
Appoggiai le mie mani ai suoi fianchi che adoravo, e – felice – in un sol colpo le fui dentro. Senza preliminari, ditalini o pompini vari...
Avevamo fretta. Fretta per non farci scoprire, ma pure fretta di amarci. Non potevamo più aspettare, era troppo tempo ormai che...
La scopai forte e veloce, proprio come fanno i cani che lei evocò quel giorno...
Tati cominciò a gemere, e visibilmente accalorata cominciò a strofinarsi il clitoride con veemenza, mentre io la tenevo per i capelli raccolti in due treccine – non come atto di sottomissione ma perché quando facevamo quella posizione così voleva lei – e le sbattevo le palle sulle chiappe tanto cercavo di andare più giù possibile.
Ero talmente teso che di lì a poco sarei esploso nella sua micetta, ma pompata dopo pompata accadde che all'ultimo inserimento sbagliai canale e scesi nell'intestino con la stessa foga che stavo usando nella fica...
Non era mai successo che usassimo questa "procedura" così immediata, ed era veramente tanto tempo che non lo facevamo, tanto che inizialmente – vuoi la disabitudine, vuoi che nella mia massima espansione il cazzo aveva raggiunto una larghezza ragguardevole – le feci un po' male.
Gridò, e poi mi disse:
- "Era una vita che non ci entravi, non ero più abituata... Ma come vedi, non ti ho mai tradita quando sei stato lontano...".
Dispiaciuto per averle mancato di rispetto, lo tirai fuori, e solo dopo pensai:
- "Oh Tatina mia! Non mi è mai passato neanche nell'anticamera del cervello l'idea che tu potessi averlo fatto!".
Visto che ormai era successo, lo rimisi dentro a quel buco, ma questa volta facendo più attenzione... Piano piano, di modo che si abituasse...
Le piaceva, anche se vedevo che la dilatazione rettale senza lubrificazione le faceva male, ci faceva male. Però, il piacere di entrambi lentamente superò il dolore, e presi ad incularla con la stessa forza con la quale prima l'avevo scopata.
Finché, all'apice del godimento, non le inondai le viscere... Sentivo il calore delle sue budella e quello della mia sborra...
Che bello che era, tutto era stato così fortemente desiderato che un senso di soave appagamento cominciò a pervadere le nostre teste.
E più questa sensazione si spostava dal fisico alla mente, e più sentivo il mio ventre pompare sperma dentro gemella...
Saremmo andati avanti ancora per chissà quanto se - all'improvviso - non udimmo il cigolare della porta. Blanca ebbe un sussulto di paura, ma io – che ero di spalle – minimizzai:
- "Tranquilla Tati, sarà qualche randagio, ma arriva tardi perché qui è tutto occupato...", le dissi scherzando.
E scoppiammo a ridere. Una risata fragorosa che, nel corso della notte e a causa di quell'ambiente così angusto, rimbombò, interrotta dalla voce ululante di zia.
Essendosi infatti svegliata e non avendo trovato nel suo letto la figlia, era andata a cercarla dappertutto, trovandola infine con me in quel luogo...
Restammo impietriti. Evidentemente, era il nostro destino essere sorpresi durante un appagante sesso anale, così come era accaduto al collegio. Stavolta, però, non c'era zio a difenderci.
La megera mi prese per un braccio ed entrambi ci alzammo da quella posizione, abbracciandoci per i fianchi. Nudi come eravamo, non provavamo vergogna, poiché ci era sempre stato naturale fin da piccoli.
Zia, invece, prese ad aggredirci:
- "Credevo che eravate diventati più maturi. Possibile che non capite che siete cugini, accidenti!".
Blanca era fuori di testa, sia per quello che aveva detto la madre, e sia perché ci aveva interrotti nel momento in cui ci stavamo gustando gli effetti di quell'atto. Così, le urlò furibonda:
- "NOI SIAMO GEMELLI. Ci vogliamo bene, ma non come cugini normali. Noi ci amiamo. Accettalo una volta per tutte!".
Ma la donna non era mai stata tenera, e anche stavolta minacciò provvedimenti drastici:
- "Puttanella, domani facciamo i conti".
Non scherzava, purtroppo... E infatti, un'altra "tragedia" ci aspettava...
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Il sesso è come qualsiasi gioco che ci diverte da piccoli, la differenza è che noi adulti più ci divertiamo e più ce ne vergogniamo.
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