All'improvviso sentimmo il cameriere bussare alla porta: aprendo, ci presentò una bottiglia di Franciacorta nel cestello del ghiaccio con tre flûte e un biglietto, in cui Stephen ci chiedeva se avessimo piacere di chiudere la serata con un brindisi a tre. Così, coinvolti dagli eventi della giornata, chiamammo il numero della camera segnato sul biglietto e dopo dieci minuti si presentò Stephen, vestito con un'elegante camicia bianca e pantaloni blu; si sentiva un buonissimo profumo secco di tipo 'blue' che gli conferiva un fascino non da poco!
Iniziammo a chiacchierare in un misto di italiano e inglese e ci confidammo un po' delle nostre vite. Piano piano il discorso cadde su ciò che era successo precedentemente tra noi e gli confessammo che non era mai accaduto prima che Carla si lasciasse andare fino a quel punto. Stephen ci spiegò che non serve essere una pornostar per abbandonarsi ai turbinii dell’erotismo; anzi, una donna troppo navigata potrebbe rovinare l’atmosfera riducendo il tutto a puro sesso meccanico, mentre una donna come mia moglie era riuscita ad accendere in lui un desiderio incontrollabile e a raggiungere un livello di piacere sublime.
Con tali argomenti in ballo, fu inevitabile che Stephen, seduto a fianco di Carla, iniziasse a circuirla lentamente con abbracci galanti ai fianchi, paroline soffiate all’orecchio e lo sguardo puntato ai seni che trasparivano dall’accappatoio. Io, da parte mia, vista la personalità di Stephen, mi sentii un suo gregario: iniziai ad accarezzare le cosce di mia moglie, baciandola con
sensualità sul collo, mentre le mie dita si intrecciavano alle sue. Carla sembrava sospesa tra noi due, un ponte vibrante di emozione e desiderio. Stephen, con una lentezza studiata che aumentava la tensione, le sfiorò il mento con le dita, invitandola a guardarlo negli occhi.
Senza che fosse necessaria una sola parola, le loro labbra si incontrarono in un bacio in bocca profondo e languido. Non era un bacio timido: era una fusione di respiri, un assaggio di quel Franciacorta che ancora lasciava una scia frizzante sulle loro lingue. Io osservavo la scena con il cuore che accelerava, sentendo un misto di orgoglio e eccitazione nel vedere mia moglie così desiderata e, al tempo stesso, così padrona della situazione.
Stephen non smetteva di accarezzarle il fianco, mentre la sua mano libera scivolava verso lo scollo dell'accappatoio, solleticando la pelle nuda con una delicatezza che fece sussultare Carla a ogni tocco. Lei rispondeva al bacio con un trasporto che non le avevo mai visto prima, le mani affondate tra i capelli di lui, quasi a voler accorciare ogni distanza residua.
Il profumo di Stephen e il calore di Carla creavano un’alchimia irresistibile. Mi resi conto che il mio ruolo di "gregario" non era affatto passivo; ero il complice necessario di quel gioco a tre, l'anello di congiunzione che permetteva a quella magia di accadere in totale fiducia. Carla emise un gemito soffocato contro le labbra di Stephen, un suono che vibrava di sorpresa e abbandono. Mentre il bacio si faceva più incalzante, la mano di Stephen scivolò con decisione all'interno dell'accappatoio, trovando il calore della pelle nuda e risalendo con una carezza esperta verso il seno. Lei inarcò leggermente la schiena, offrendosi a quel contatto, mentre io continuavo a risalire con le labbra lungo l'interno delle sue cosce, sentendo il profumo della sua eccitazione mescolarsi a quello del vino.
L'atmosfera nella stanza era diventata incandescente. Stephen interruppe il bacio per un istante, solo per sussurrarle: «Sei bellissima, Carla... e la tua timidezza è inebriante. Quelle parole sembrarono sciogliere l'ultima resistenza. Carla, con le guance arrossate e lo sguardo lucido, cercò la mia mano, stringendola forte come a voler confermare che io fossi lì, parte integrante di quel vortice.
Con un movimento lento e quasi rituale, Stephen iniziò a sciogliere il nodo della cintura dell'accappatoio di mia moglie. I lembi di spugna si aprirono piano, rivelando il suo corpo alla luce soffusa della camera. Io mi sollevai per guardarla negli occhi, vedendo in lei una luce nuova: non era solo desiderio, era la consapevolezza del proprio potere seduttivo, amplificato dalla presenza di due uomini che la veneravano in modi diversi ma complementari.
Stephen si voltò verso di me, un cenno d'intesa negli occhi blu, e mi invitò implicitamente a prendere posto accanto a loro, trasformando quel divano in un unico groviglio di pelle e respiri. "Da parte mia, vista la personalità di Stephen, mi sentii un suo gregario; iniziai ad accarezzare le cosce di mia moglie, baciandola con sentimento e incoraggiandola a lasciarsi andare e godersi la serata. Sentendo che Carla rispondeva positivamente agli stimoli, le sfilammo l’accappatoio e iniziammo ad accarezzare quei bellissimi seni, ricoprendoli di un velo della nostra saliva. A quel punto Carla fu colta da uno stato di eccitazione e iniziò a cercare il membro del nostro amico, che era già pronto e in tiro… Cominciò quindi un fantastico rapporto orale, così profondo che in parte mi rendeva geloso e in parte invidioso del trofeo che si stava gustando con tanto piacere. Ovviamente, a un certo punto si ricordò di me e mi ricambiò il servizio, anche se per certi aspetti era più godurioso vederla quasi soffocare con Stephen che provare il piacere dell'atto che stava facendo a me…. Da lì ci spostammo sul letto, dove lui deliziò Carla con un cunnilingus eseguito con tale maestria da essere ripagato da Carla con un orgasmo infinito; io, nel frattempo, mi perdevo nella bellezza dei suoi seni, baciandola con una passione quasi furiosa. Fu allora che l’inevitabile accadde: Stephen, con lo sguardo fisso nei nostri occhi, chiese il permesso di andare oltre, di possedere mia moglie. In quell'istante, i nostri occhi si incrociarono in un misto di sconcerto ed estasi.
Stephen mi chiese di occuparmi del preservativo. Devo ammettere che un brivido di soggezione mi percorse nel maneggiare quel membro così imponente, ma lui volle che facessi un passo ulteriore: voleva che fossero le mie mani a guidarlo dentro di lei. Fu un momento di una sensualità indescrivibile, lontano anni luce dalla freddezza di un film hard. Li guardavo in posizione missionaria, avvinghiati come serpenti in un bacio senza fine, mentre io, in adorazione, le stringevo la mano e le baciavo i capelli.
Non c’era bisogno di acrobazie da Kamasutra; il loro era un incontro fatto di puro sentimento. Quando Carla prese il controllo, salendo sopra di lui e dettando il ritmo, Stephen le afferrò i seni con desiderio. Lei raggiunse l’apice ancora una volta, poco prima che lui esplodesse nel lattice. Poi il silenzio, la calma: iniziai a coprirla di baci e carezze, rilassandoci tutti sul letto in una comunione di emozioni vere.
Dopo esserci rinfrescati con delle bollicine ghiacciate, l’adrenalina tornò a scorrere. Giocai d'anticipo, godendo del calore del ventre di mia moglie sotto lo sguardo di Stephen che, inizialmente spettatore, ricominciò presto a venerare il corpo di Carla. Poi il cambio: lui la mise a quattro zampe e con un nuovo profilattico, riprese a possederla con una foga profonda e ritmata. I suoi colpi, sapientemente variati, portarono Carla a una vera e propria liquefazione sensuale.
Al termine di quella sequenza infinita, arrivò anche per lui il momento della liberazione. Sfilato il gommino, il suo seme bagnò il viso e il seno di Carla, che con una dolcezza infinita si prese cura di quel magnifico membro, ripulendolo con amore. Mentre l'acqua della doccia scorreva, mi immersi nel corpo di Carla con una foga primordiale. La possedetti alla missionaria, cercando un contatto totale, pelle contro pelle, spinto da un’energia che non credevo mi appartenesse. Nel baciarla con trasporto, le mie labbra incontrarono il sapore acre e dolciastro del seme di Stephen che ancora la bagnava; un contrasto elettrizzante che accese i miei sensi in un modo indescrivibile. Quando il tumulto si placò, Stephen si congedò ringraziandoci per quell'intensità unica; mi ricordò quanto fossi fortunato ad avere Carla al mio fianco, esortandomi a onorare la sua bellezza. A lei dedicò un bacio lieve e un ultimo omaggio: "Bellissima signora italiana, mi hai fatto morire".
Quella notte restammo agitati da sensazioni che, solo poche ore prima, sarebbero state inimmaginabili per una coppia abituata alla pacata linearità del sesso "vaniglia". Al mattino, Stephen era già partito, lasciando però una rosa rossa e un biglietto: "Grazie, bella signora".
Sulla via del ritorno, Carla fu chiara: non voleva che quell'incanto venisse svilito da annunci o ricerche forzate, come se la passione fosse merce da mercanteggiare. Mi disse che, se il destino avesse riservato un altro incontro altrettanto magico, si sarebbe lasciata trasportare di nuovo, ma solo seguendo l'istinto del momento. Da allora, custodisco i consigli del nostro amico e la saggezza di mia moglie: abbiamo imparato a nutrirci di un ardore nuovo, restando in attesa di una prossima, imprevedibile parentesi erotica.»
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