"Premessa: è un racconto lungo, di diverse pagine, concepito per stimolare la sessualità, la passione e, magari, una sessione di autoerotismo. La masturbazione è un’arte sopraffina, degna della massima considerazione. Immagino una persona che si mette comodamente nuda sul divano o sulla sdraio del terrazzo e, attraverso un bel racconto, entra nei personaggi e nell’ambientazione. Sente le sensazioni crescere, le emozioni svilupparsi, le gestisce e, nel gran finale, raggiunge l'orgasmo. Per me, un racconto striminzito di poche righe è come masturbarsi in un minuto dentro un cesso!"
Al campeggio soggiogati dal vicino
Buongiorno, siamo Gianni ed Elena, una coppia sulla quarantina. Lei biondina con i capelli lunghi, fisico minuto, media statura, un seno ben proporzionato, qualche tatuaggio sul corpo e un piercing all’ombelico e con un visino molto carino; io magro, moro, di media statura. Sposati da dieci anni, l’estate scorsa decidemmo di andare in vacanza con la nostra caravan nella Croazia centrale, e più precisamente sull’isola di Hvar, un paradiso di pinete lussureggianti, calette tranquille e mare cristallino.
Dal punto di vista della nostra sessualità, io e mia moglie non eravamo di primo pelo: avevamo avuto già alcune esperienze con alcune coppie e pure qualche singolo. Tra i due, Elena era sicuramente la più intraprendente e aperta alle novità.
Nel campeggio, che era molto grande, scoprimmo che le spiagge più belle erano nella zona nudisti; pertanto, tendevamo ad andare in spiaggia vicino all’area FKK per gustarci appieno il bel mare.
Diverse volte avevamo intravisto, provenire dalla zona nudisti, un marcantonio di circa un metro e novanta, capelli semi lunghi biondo scuro, abbronzatissimo, con un paio di tatuaggi sulle braccia, girava sempre nudo in spiaggia, con una dotazione che attirava l’attenzione delle signore e l’invidia dei maschi.
Un giorno, mentre Elena si stava sciacquando alla doccia della spiaggia, le comparve a fianco lui, che con un sorriso furbo sciacquandosi ebbe modo di mettere bene in mostra il suo membro, con aria indifferente la guardò negli occhi e le fece un cenno di saluto, a cui lei rispose per educazione, rimanendo un po’ imbarazzata da tale vista. In spiaggia mi raccontò l’episodio e io commentai che probabilmente andava in giro a 'distribuire felicità' alle signore del campeggio.
In seguito lo incrociammo più volte, scambiando un cenno di saluto, finché un giorno, mentre eravamo su una caletta più isolata, alle nostre spalle arrivò il mandingo con tre birre ghiacciate e un sorriso sfrontato. Ci salutò in italiano presentandosi come Pierre, un italo-francese che era stato nella Legione Straniera per diversi anni; ora che era un libero professionista ed era in vacanza in tenda sull’isola e, avendo sentito parlare italiano, era in cerca di compagnia... Vista l’esuberante simpatia mista a sfacciataggine, accettammo le birre; lui si stese vicino a noi e iniziammo a conoscerci chiacchierando del più e del meno. Più volte notai che l’occhio di Elena tendeva a cadere sulla dotazione di Pierre e la situazione iniziò a intrigarmi non poco. Quando, dopo un paio d’ore in cui entrammo in confidenza, chiacchierando un po' di tutto ma soprattutto ascoltandolo mentre raccontava della sua vita avventurosa e movimentata, dovetti andare in bagno che si trova nella parte centrale del campeggio e ben distante dalla nostra postazione, nel frattempo lui approfittò dell’occasione per invitare mia moglie a fare una nuotata; lei, affascinata dal personaggio, accettò e si allontanarono, spingendosi anche abbastanza al largo. In una piccola baia tranquilla lui iniziò ad avvicinarsi a lei con la scusa di farle vedere una stella marina che aveva raccolto dal fondo del mare e così facendo casualmente cominciò a strusciarsi addosso a mia moglie con la scusa di mantenersi a galla mandandola in confusione, combattuta tra la vergogna e l’eccitazione. Di fatto, rimanendo lei inerte, Pierre capì di poter osare di più: ne approfittò per abbracciarla da dietro e apprezzare la consistenza del suo corpo sinuoso, Elena iniziò ad abbassare le difese e a lasciarsi andare a questi atteggiamenti giocosi che sconfinavano nell’erotico e, quando lui cominciò a baciarle il collo sussurrandole complimenti spinti all’orecchio, lei cedette e, voltandosi, si lasciò baciare. Da baci normali a quelli alla francese il passo fu breve per poi arrivare a tocchi nei punti erogeni di mia moglie, la situazione si stava decisamente surriscaldando, Pierre portò Elena dietro uno scoglio e continuò a spingersi oltre, visto che tutto sommato Elena apprezzava tali attenzioni, lui rimarcò ad Elena di essersi accorto del suo sguardo interessato al suo uccello e pertanto la invitò con le sue manone a mettersi in ginocchio, con il chiaro intento di invitarla a prendersi cura del suo membro. Elena, ormai persa, si prodigò con passione ma, dovette penare non poco per gestire le abbondanti dimensioni e solo dilatando la mascella più una buona lubrificazione contribuì alla felicità di Pierre, il quale, dopo qualche minuto che si gustava il fantastico pompino, le inondò la bocca di caldo sperma.
Quando ritornai nella caletta, trovai Elena stranamente in topless, con un’espressione turbata e il leggero trucco sbavato. Quando mi avvicinai per darle un bacetto sulla guancia sentii un odore strano; a quel punto lei, sentendosi scoperta, guardandomi fissa negli occhi, contraccambiò baciandomi sulla bocca davanti a Pierre. Riconobbi subito il sapore e, tra lo sbalordito e l’eccitato, vidi il ghigno di lui. Dopo questa confessione muta di mia moglie, lui ci prese per mano e accompagnò a vedere lo scoglio; qui iniziò accarezzando mia moglie con apparente dolcezza, partendo dai cappelli segui il profilo del suo naso e contornare le sue labbra turgide per poi forzarle con due dita che iniziò ad infilarle in bocca con lenti movimenti alternati a simulare il suo desiderio, per poi aggiungere il terzo dito e spingendo sino in gola provocando a forza di connati una sovra salivazione che era il preambolo per infilare il suo maestoso cazzo da prima in gola a Elena e successivamente a forzato anche me a ingoiare . Io, tra l’imbarazzato e l’eccitato, mi lasciai trasportare dalla personalità di Pierre e dalla sudditanza di mia moglie, e iniziammo a succhiarlo. Mentre eravamo entrambi lì, soggiogati dalla sua presenza, Pierre interruppe il silenzio con una voce profonda, quasi calma.
“Guarda tuo marito, Elena” mormorò, senza smettere di accarezzarle la nuca con forza. «Ti ha trovata sporca del mio sperma e, invece di incazzarsi, è qui a supplicarne ancora. Ti piace vedere come mi guarda?»
Elena, con il fiato corto e gli occhi lucidi, riuscì solo a sussurrare: «Sì... Pierre, lui sa che non può resisterti. Con quell'autorità naturale che lo contraddistingueva, mi spinse ad avvicinarmi ancora di più a lui e a Elena, annullando ogni residua distanza fisica e mentale. Il calore dell'anfratto e l'odore del mare sembravano amplificare la tensione erotica tra noi tre. Pierre, con un sorriso quasi di sfida ma profondamente coinvolgente, mi guardò fisso negli occhi mentre la mano di Elena continuava a scorrere ritmicamente insieme alla mia. In quel momento, mentre le nostre mani si muovevano all'unisono sul suo corpo, Pierre interruppe il ritmo per prenderci entrambi per il collo, costringendoci a guardarlo. Non c’era violenza nel suo gesto, ma una padronanza assoluta che non ammetteva repliche. Sotto il suo tocco, sentii la volontà di Elena sciogliersi completamente; i suoi occhi erano lucidi, fissi su di lui come in attesa di un ordine. “Guardala," sussurrò Pierre con voce profonda, riferendosi a mia moglie, mentre con l'altra mano guidava la mia testa verso quella di lei. "Guarda quanto è diventata bella ora che non ha più segreti."
Ci spinse nuovamente l'uno contro l’altro finché le nostre labbra tornarono sul suo membro luccicante. Pierre si godeva lo spettacolo della nostra sottomissione, alternando carezze rudi a parole che sgretolavano ogni mia residua resistenza morale.
Sentivo il respiro affannato di Elena confondersi con il mio, mentre Pierre aumentava la pressione sulla mia nuca, spingendoci a esplorare il limite estremo della nostra inibizione, a questo punto egli esplose la sua erezione in una scarica di sperma che mi soffocò, tossii ma lui tappandomi il naso mi obbligo a non sputarla e ordino a mia moglie di bacarmi in bocca senza disperdere una sola goccia del suo miele, così ci ritrovammo a passarci la sborra da una bocca all’altra sino a quando non l’abbiamo ingurgitata tutta.. Noi, come in trance, continuammo a leccarci a vicenda, sconvolti dall’esperienza appena conclusa.
Ritornammo alla piazzola e, ormai succubi dalla personalità del nostro amico e lo invitammo a cena per ringraziarlo delle emozioni che ci aveva donato. Lui, sui tardi, si presentò con una bottiglia di vino bianco, indossando una camicia bianca che risaltava l’abbronzatura e quel sorriso sfacciato che ci aveva stregati. Cenammo all’aperto, chiacchierando e scherzando, il vino finì presto e dovemmo aprirne dell’altro, ed eravamo sempre più attratti dalla sua forte personalità. Dopo cena, ci propose una passeggiata lungo mare per digerire e ammirare le stelle. Quando fummo lontani dal campeggio, Pierre dapprima iniziò a prendere Elena per la mano, poi lentamente la abbracciò sussurrandole all’orecchio parole che io non riuscivo a sentire, e approfittando del buio, iniziò a baciarle il collo; io li seguivo a pochi passi, bloccato da un misto di eccitazione e sudditanza nei suoi confronti. Giunti in un praticello isolato, Pierre si stese e abbracciando a mia moglie iniziò lentamente a spogliarla. Assaporò il suo bellissimo seno, stuzzico i capezzoli con i suoi denti bianchi, e cominciò a scendere con la mano sulla sua fica ormai bagnata e iniziò a masturbarla; a me chiese di sfilargli i pantaloni ed i boxer. Mentre lui faceva sciogliere Elena con un cunnilingus magistrale, mi ordinò poi di preparargli il cazzo che stava per violare mia moglie. Frastornato e con spirito sottomesso, mi accinsi a eseguire il compito assegnatomi, mentre Elena raggiungeva l'orgasmo tra le sue braccia. Portato il membro a un turgore incredibile, Pierre puntò la grossa cappella alle labbra della fica di Elena e, con un colpo secco, entrò fino in fondo, costringendo lei a un urlo incontrollato. A quel punto rimasi spettatore di una cavalcata selvaggia, che si concluse con l'eiaculazione di lui dentro mia moglie. Immagini che mi avevano sconvolto e da cui Pierre mi risvegliò ordinandomi di leccare lo sperma che fuoriusciva da lei. Concluso l’amplesso e ripresi dagli sforzi, ritornammo verso il campeggio a notte ormai inoltrata; a quel punto, lui camminava tranquillamente abbracciato ad Elena, senza alcun pudore. Mentre percorrevate il sentiero verso il caravan, il silenzio della notte era rotto solo dal fruscio dei passi. Pierre teneva Elena stretta a sé, quasi rivendicando un possesso naturale, mentre io camminavo un passo indietro, ancora scosso dal sapore e dalle immagini di poco prima. Pierre ruppe il silenzio con la sua solita voce calda e sicura: “Siete stati meravigliosi," esordì, voltandosi appena verso di me con un sorrisetto complice. Elena ha un corpo fatto per essere adorato, ma è la tua obbedienza che ha reso tutto così... perfetto. Elena, con la voce ancora un po' impastata, sussurrò: "Mi sono sentita mancare, Pierre. Non avevo mai provato nulla di così violento e dolce allo stesso tempo. “Lui le baciò la tempia, poi fissò i suoi occhi nei tuoi: "E tu? Ti ho visto mentre eseguivi i miei ordini. Ti è piaciuto vedere come la tua donna accoglieva ogni centimetro di me, sapendo che eri lì solo per servire il nostro piacere.
