Rientrati nell’intimità del caravan, invitammo Pierre per il bicchiere della staffa, sotto la luce tremula e soffusa delle candele. L’aria si fece presto densa, quasi elettrica. Bastarono pochi sorsi perché l'atmosfera diventasse incandescente. Senza troppi preamboli, lui attirò Elena sul letto: il loro petting spinto divenne rapidamente selvaggio, un intreccio di sospiri che mi spinse a unirmi a quel gioco magnetico.
Elena era in estasi, vibrava sotto i tocchi esperti di Pierre, che sapeva esattamente come spingerla oltre ogni limite; io mi muovevo tra loro, catturando ogni dettaglio di quel desiderio crudo. Per prima cosa l‘ha posseduta con una forza travolgente mettendola alla pecorina e gustandosi il suo culo burroso, Pierre si concesse un attimo di tregua, poi con lo sguardo da porco fissò il mio di culo nudo e con la voce bassa, ordinò a mia moglie di prepararmi e lubrificarmi con cura: era arrivato il momento in cui avrebbe violato anche me, voleva possedere entrambi. In passato avevamo già sperimentato lo strapoon con Elena e qualche incontro clandestino in gioventù, ma pensare di farmi penetrare dal cazzo massiccio di Pierre mi preoccupava assai, anche se volevo condividere le stesse sensazioni di mia moglie. La tensione nel caravan raggiunse il culmine quando Elena, con gesti lenti e complici, iniziò a eseguire l’ordine di Pierre e con un lubrificante adeguato iniziò a lavorarmi il mio prezioso buchetto, che dopo oggi non sarà più un buchetto! Il silenzio era rotto solo dal crepitio delle candele e dal suono del respiro pesante di lui, che osservava ogni movimento con autorità mentre Elena si occupava di me, i nostri sguardi si incrociarono: nei suoi occhi leggevo un misto di eccitazione e devozione. Pierre non staccava gli occhi da noi; si godeva la scena di mia moglie che mi preparava per lui. Quando lei ebbe finito, Pierre si fece avanti, mi afferrò con decisione per i fianchi, facendomi sentire tutta la sua erezione e la determinazione di chi non chiede, ma prende. In quel momento ero diventato il centro assoluto delle sue attenzioni, mentre Elena dopo aver preparato il cazzo di Pierre con un sontuoso pompino, restava accanto a noi, pronta a godersi lo spettacolo della mia resa totale. Il contatto fu come una scossa elettrica, e subito un immediato bruciore mi colse. Quando Pierre mi afferrò, sentii tutta la differenza della sua presa: decisa, esperta, priva di esitazioni. Le sue mani, calde e ruvide per il contrasto con la delicatezza dei tocchi di mia moglie, presero possesso del mio corpo. Mentre Elena si scostava appena per lasciargli spazio, continuando però a sfiorarmi con lo sguardo e con le dita, Pierre si fece vicino fino a farmi sentire il calore del suo respiro sul collo. Mi costrinse a assecondare la sua posizione, rendendomi vulnerabile e totalmente esposto al suo desiderio. Il momento della penetrazione fu un urto di sensazioni contrastanti: la preparazione accurata di Elena aveva reso tutto fluido, ma l'intensità di Pierre era travolgente. Sentivo ogni muscolo del suo corpo premere contro il mio, la sua cappella che spingeva per entrare nel mio ano semi vergine, Elena non restò a guardare passivamente. Si sistemò di fianco a noi, rannicchiata sul bordo del letto, con gli occhi sgranati e lucidi per l’eccitazione. con una mano si masturbava lentamente, mentre con l’altra cercava il mio viso per rassicurarmi o forse per godersi meglio la mia resa. Non c’era gelosia nel suo volto, solo una fame visiva insaziabile. Quando Pierre aumentò il ritmo, lei si sporse in avanti per baciarmi, quasi a voler raccogliere dalle mie labbra il sapore di quell'esperienza che lei stessa aveva preparato.
Il respiro di Pierre si fece corto, un suono roco che riempiva lo spazio ristretto del caravan., il ritmo delle sue spinte diventava frenetico e inarrestabile. Sentivo la sua tensione muscolare arrivare al limite. Quando egli inizio a eiaculare sborra calda nel mio intestino, fu un’esplosione di possesso assoluto.
Svuotato e sventrato dall'amplesso di Pierre, mi ero trascinato a dormire sul divano con il suo sperma che mi scendeva lentamente, lasciando loro avvinghiati come un corpo unico sul letto matrimoniale. Al risveglio, la scena che mi ha accolto era: Elena incollata al corpo di Pierre, con gli occhi ancora lucidi di desiderio, mentre lui le artigliava il seno con un braccio e affondava le dita dell'altra mano sul monte di Venere, possedendola anche nel sonno. Appena si sono accorti del mio sguardo, non c’è stato imbarazzo, ma una sorta di esibizionismo trionfante. Elena ha inarcato la schiena contro di lui per sentire la sua erezione, emettendo un gemito rauco, mentre i suoi occhi languidi si piantavano nei miei, costringendomi a guardare. Pierre, dal canto suo, non ha ritratto la mano; al contrario, ha affondato le dita con più decisione, rivendicando il possesso su di lei davanti ai miei occhi. Con un movimento lento e deliberato, ha stretto la presa sul seno di Elena, facendola sussultare, mentre i suoi occhi restavano fissi nei miei, gelidi e carichi di una sfida silenziosa. «Vieni qui», ha ordinato, la voce ancora sporca di sonno non ammetteva repliche, Elena si è scostata appena da lui, aprendo le gambe in un invito muto e spudorato, mentre con la mano cercava la mia, attirandomi verso il bordo del letto. Pierre sfoggiando un’erezione in atto mi ha afferrato per la nuca, forzando la mia bocca contro quella di Elena, mentre lei guidava le mie dita proprio lì, dove lui stava già lavorando la sua fica con un ritmo metodico e crudele. Il divario tra la mia spossatezza e la loro foga improvvisa si è annullato in un istante. Guardarli in quel risveglio così carnale e intimo, mentre Pierre la possiede anche solo con un gesto distratto nel sonno
Più tardi, decidemmo di sistemarci e andare a fare una doccia, Pierre si lamentò di un fantomatico dolore alla spalla e mi chiese di aiutarlo a lavarsi. Un po' imbarazzato, entrai nelle docce comuni con lui sotto gli sguardi stupiti degli altri campeggiatori; una volta nudi dentro la doccia sentivo ancora addosso a lui l’odore di Elena misto al suo odore di sperma. Iniziai con il lavargli con devozione la schiena per poi passare al torace quando, con uno sguardo, mi invitò a prendermi cura del suo membro intriso degli umori di mia moglie, che con poche passate riprese subito vigore, ricordandomi la differenza di dimensioni tra lui e me. Ad un certo punto Pierre lasciò volontariamente cadere la saponetta e con un sorriso beffardo, mi invitò a raccoglierla. Rassegnato mi chinai: lui mi riprese per i fianchi e puntò la sua cappella lucida dritto alla mia 'rosetta', ancora arrossata dalla sera prima. Aiutandosi con un po’ di sapone e con una spinta decisa entrò, facendomi sfuggire un urlo, questa volta non c’era la mano dolce di Elena e il lubrificante, dopo cinque minuti di fuoco fatti di stantuffate possenti, godette dentro di me come un animale e quando usci fuori sentii un grande rivolo di sborra scendere abbondante sul pavimento, un vuoto interiore oltre che un bruciore lancinante. All’uscita delle docce lui camminava tronfio e io accanto a lui con passo dolorante e un’espressione smarrita. Arrivati alla piazzola trovammo Elena che ci aspettava, per prima cosa abbraccio Pierre per poi baciare me dandomi uno schiaffo sulla natica ancora dolorante, di questo strano quadretto famigliari si stupì non poco il nostro vicino tedesco che dopo la scena nella doccia deve aver iniziato a mangiare la foglia. infatti il vicino, il signor Weber, scelse il momento meno opportuno per cercare di fraternizzare e mentre Pierre ed Elena rientravano in caravan ridendo, lui rimase fermo tra le nostre piazzole, il suo sguardo curioso che mi fece arrossire all'istante, ricordandomi il bruciore che ancora sentivo. Si schiarì la voce e, con il suo accento marcato, disse: Le docce di questo camping hanno le pareti molto sottili, e il sapone... a volte non basta a soffocare i bruciori. Spero che il 'dolore' di prima sia passato., rendendo chiaro che aveva capito e sentito tutto, dal primo urlo all'ultimo rivolo… rientrai salutandolo imbarazzato anch’io nel caravan. Al pomeriggio mentre oziavamo fuori della piazzola passo Pierre che invito Elena ad un giro con il suo kayak a due posti per esplorare una baia lontana, purtroppo mi dice, ci sono solo due posti…ti conviene rimanere qui a bere una birra con il tuo amico Weber! E così dicendo si allontanarono all’orizzonte con il kayak che scompariva dalla vista. Dopo qualche ora trascorsa in piazzola con Webber a bere birra e man mano che beviamo lui cerca di indagare sui nostri rapporti con Pierre, confessandomi che anche sua moglie era attratta da lui e che la sera precedente avevano sentito i rumori del nostro caravan e lei si era anche masturbata al pensiero di ciò che stava succedendo da noi .Molto tempo dopo vediamo ricomparire Elena con Pierre, lei cammina abbracciata a lui e quando giungono alla piazzola vedo i suoi occhi simili a quelli di una drogata, con una evidente macchia sul reggiseno e uno spruzzo biancastro tra i capelli che non si sono neanche preoccupati di occultare, quando arriva da me mi dà un bacio e all’orecchio mi confida che Pierre l’ha distrutta ! Il nostro amico con un sorriso sardonico si prende la mia birra e se ne va salutandoci.
