- Io non sudo quasi mai perché ho un fisico asciutto e…
- (Rosita la interrompe in modo pretestuoso) Allora io sudo perché sono grassa?
- No. Non intendevo dire questo…
Rosita getta un’occhiata d fuoco sulla donna che prova un brivido di paura vedendo lo sguardo della camionista.
- Se volete un po’ di frescura, venite con me.
Parcheggia il camion. Transitano pochissime auto e rari autotreni in quel momento. I due sono perplessi ma la seguono. Prima scende Rosita che inaspettatamente si volta e prende in braccio l’uomo che si apprestava a fare gli scalini dalla sua stessa direzione (la compagna stava intanto scendendo dall’altro lato).
- Come sei leggero! - E misurandogli la circonferenza del polso. – Non ho mai visto un uomo col polso così piccolo! Ma sei sicuro di non essere una cavalletta?
L’uomo è sorpreso ma è talmente accaldato che non risponde alle parole di scherno di Rosita; comunque, è spaventato dalla prestanza fisica della camionista e non osa reagire. Quando compare la donna, Rosita l’apostrofa in modo volgare.
- Tu, cacchetta, aspetta lì e non muovere quei piedini da formica (impietrita, Mara non si muove. Quella gigantessa è quasi il triplo di lei!).
Disorientati per questo inspiegabile cambio di umore della camionista, non hanno il tempo di capire. Rosita apre il portellone del TIR, si pone davanti all’uomo che sovrasta di almeno 20 cm, lo solleva con un braccio e lo deposita nel vano dell’automezzo. Poi, velocissima, rincorre la piccola donna che si era messa a scappare, la prende per i capelli, le gira il volto, con l’altra mano la solleva tenendola dall’inguine e l’avvicina a sé. La povera Mara è terrorizzata e ammutolita. Rosita la scruta negli occhi e poi le schiaccia il volto contro il suo e la bacia con la lingua.
- Ti farò diventare lesbica e ti piacerà!
Mara si piscia un po’ nelle mutandine per la paura che sta provando.
Nel frattempo, Teo fa per scendere dal camion ma vien fermato da una manata sullo sterno.
- Stai dentro, stronzetto che il gioco sta per cominciare. Adesso vedrai come ti fa sborrare una vera donna!
Si accorge che Mara si è sporcata e per la prima volta sorride con gusto sadico. Poi sale portandosi in braccio la spaventata donnina e richiude il portone del mezzo. L’interno è illuminato da una lampada collegata alla batteria del camion: l’aveva fatta mettere lei appositamente. Fa freddo rispetto al caldo esterno della Meseta per via della climatizzazione e la differenza si sente.
- Finalmente un po’ di fresco, non trovate? Guai a chi si lamenta del freddo che 15 gradi sono più che abbondanti. Come hai detto che ti chiami?
- Teo.
- Teo, fammi vedere come scopi la tua donna?
- Cosa?
- O la scopi tu o la scopo io.
E nel dirlo si toglie la canottiera mostrando di essere senza reggiseno: le due grosse tette stanno erette da sole sostenute da pettorali da far invida per la massa ad un culturista.
- Lei non può chiedermi questo…
- Ah, no? Perché se no cosa fai? Mi picchi? (togliendosi i sandali e salendo coi propri sui piedi di Teo che le arriva al seno e la guarda intimorito).
- Lo lasci stare. – dice coraggiosamente Mara.
- (prendendola per la maglietta e trascinandole la testa tra le sue gambe) Non interrompermi mentre parlo con … Teo. Scopala, ho detto!
Rosita si spazientisce per la ritrosia dei due e allora li afferra entrambe per il collo, li sbatte con le facce contro il suo seno: Teo a sinistra, Mara a destra. Poi li afferra con le braccia e li stringe sempre più forte a sé.
I due sono bloccati davanti ai turgidi capezzoli mentre sono scrutati dall’alto da due occhi feroci e assatanati. Sentono la forza dei due grossi avambracci premere fino a farli quasi soffocare. L’odore di sudore che Rosita emana tra le grosse tette è raccapricciante e fanno una smorfia.
- Puzzo? Puzzo? E allora lavatemi… ma con la lingua!
Teo ubbidisce subito ma Mara è più orgogliosa e si rifiuta. Questo non è accettabile per Rosita che allora aumenta la stretta con l’avambraccio. Mara si piega. I due leccano e Rosita si eccita sempre di più.
Poi si stufa del preliminare e li sbatte uno contro l’altro. Nel vano del TIR fa quasi freddo ma a lei non importa e si spoglia completamente.
- Svestitevi! Vi siete rinfrescati un po’, turisti del cazzo? (più diventa volgare e più si eccita). Adesso scopate!
Teo, il più accondiscendente, non riesce però ad avere un’erezione. Allora ha un’idea: tenendo fermo il maschio con la mano sinistra tira a sè la femmina e le impone di leccarle la figa. Le torce le dita della mano finchè Mara si inginocchia e comincia a leccare. Più lecca più Rosita prova piacere e guarda Teo con fare voglioso. Teo dimostra di essere sensibile a ciò che osserva e finalmente si eccita pure lui.
- Bravo ometto! Così mi piaci!
C’è un crescendo di eccitazione da cui è esclusa Mara che, in ginocchio, non vede niente anche se intuisce. Sul più bello, Rosita scaraventa Mara contro il compagno pronto ormai per un amplesso.
- Scopala! Sta’ tranquillo! Non devi scopare me … il tuo pisello è troppo piccolo!
La coppia esegue l’ordine. Mara, ormai incapace di intendere e di volere, collabora.
Stanno per raggiungere l’orgasmo quando…li stacca.
Poi prende in braccio con la mano destra Mara, tenendola di fronte al proprio viso.
Mette in ginocchio davanti a sé Teo (“Ora tocca a te leccare. Ti potrai masturbare intanto mentre ti stringo tra le cosce!”). Teo avverte tutta la potenza fisica della sua dominatrice.
Si forma un triangolo di piacere: Teo lecca la figa di Rosita e si manipola il pene che era già bello duro; Mara è costretta a baciare Rosita mentre sente che il grosso dito medio della sua mano che la tiene per aria entra ed esce dal suo corpo. E Rosita intanto inizia il decollo verso l’orgasmo.
Tutte e tre raggiungono il piacere anche se in modo differente:
- Mara, succube dei movimenti sinuosi della lingua e del dito di Rosita
- Teo, stimolato dalla potenza della stretta delle gambe di Rosita
- Rosita, compiaciuta in massimo grado constatando la potenza del proprio corpo
E’ finita. Ora Teo e Mara la guardano tra il soddisfatto e il terrorizzato. Hanno provato un piacere incredibile e, nonostante tutto, guardano Rosita riconoscenti. Poi, la coppia, stremata e sconvolta, viene lasciata dalla camionista nel container per un’altra oretta e poi scaricata in un paesino limitrofo. Torneranno al proprio veicolo dopo essersi ripresi e aver trovato un’officina meccanica.
Rosita, come se niente fosse, soddisfatta per il godimento avuto, dopo aver fumato una sigaretta e strafogato un paio di snack, si rimette in moto per portare a termine la consegna. Già non si ricorda più di Teo e Mara; sta pensando a Pablito Cortes, il cliente spagnolo che la sta aspettando: un bel tipetto sul metro e sessanta per 55 chili al massimo. Chissà come sarebbe felice di essere schiacciato a terra dai suoi 120 chili? Potrebbe essere bravo a leccare pure come quei due di prima… Com’è che si chiamavano? Ah! Teo e Mara.
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