In questo racconto rievoco la figura di una donna forte e prestante che ho conosciuto per poche settimane e con cui ho tentato un approccio reale, finito purtroppo sul nascere causa un imprevisto cambio di lavoro. Nel testo che segue riproduco sommariamente quella breve esperienza e immagino un ipotetico sviluppo della vicenda, proiettandomi in un giovane supplente di scuola alle prime armi catturato dallo strapotere fisico che la donna esercita su un’odiosa collega che l’aveva provocata oltre ogni limite.
I primi giorni
Walter si era appena laureato in Lingue. Il suo sogno era fare l’interprete parlamentare o, comunque, ad alto livello. Doveva iniziare un percorso di specializzazione a metà novembre. Così, nel frattempo, faceva il supplente come insegnante di sostegno nelle scuole della provincia di Milano. Quando entrò in servizio il primo giorno, scoprì che il ragazzino che doveva seguire era convalescente dopo un serio intervento chirurgico. Così gli fu affidata la gestione temporanea della piccola aula informatica della sede staccata in cui si trovava a lavorare. Infatti, a causa di alcuni lavori di ristrutturazione dell’istituto scolastico le classi erano ospitate in un edificio isolato nei pressi del Comune. L’auletta in cui Walter lavorava era un po’ angusta ed era posizionata proprio di fronte alla bidelleria così che, anche se non lo avesse voluto, poteva vedere direttamente tutto quello che in essa accadeva.
Le bidelle erano due e si alternavano nella giornata rimanendo insieme solo nelle ore centrali. Una si chiamava Teresa. Era una napoletana verace di 35 anni, alta un po’ meno di Walter che era sul metro e 70. Aveva capelli neri, occhi scuri e, come aveva subito notato Walter, mani dalle ossa molto grosse (decisamente maschili nelle dimensioni e nella forma), braccia muscolose (lo si capiva dalla circonferenza delle maglie che indossava), ma al contempo era piuttosto snella nelle gambe. Si dimostrava sorridente, molto rispettosa con i docenti, disponibile coi ragazzi, ma si capiva che non era nata per essere una stacanovista del lavoro. Non aveva affatto l’aria cattiva, ma quando si rivolgeva alla collega Rina era sempre piuttosto brusca e scontrosa. Si vedeva che tra le due non scorreva buon sangue.
La bionda Rina, invece, era una piccola siciliana di 40 anni circa che non raggiungeva sicuramente i 50 chili di peso ma che si caratterizzava per un grande dinamismo nel lavoro: era sempre intenta a pulire la scuola e si vedeva che voleva mettersi in mostra facendo bella figura. Spesso, assumeva atteggiamenti indisponenti con la collega facendo capire ai docenti che quella non aveva voglia di lavorare. La si poteva trovare di frequente a spettegolare con due insegnanti storiche; l’argomento era spesso la Teresa e la sua intolleranza a seguire le regole.
Il secondo giorno in cui Walter era in servizio assistette ad una scena che da un lato lo inquietò e dall'altro gli fece provare quella strana sensazione alla bocca dello stomaco che sorge di fronte ad un’inattesa scena di violenza. Ad un certo punto, vide la bidella Teresa socchiudere la porta della bidelleria, avvicinarsi minacciosa alla collega, prenderla per una mano e spingerla verso il muro. Dopo un breve scambio di battute che Walter non riuscì a comprendere, vide la mano di Teresa stringere con violenza quella sicuramente più piccola di Rina. Gliela strinse così forte che la collega cominciò a piegarsi e supplicarla di lasciarla andare. Teresa doveva essere imbufalita per qualche motivo perché, non paga dell'atto di dominazione, con l'altra mano prese la testa della collega inginocchiata, se la mise tra le gambe e cominciò a sfregarsi il ventre simulando l'atto sessuale.
La scena durò pochissimo ma valse a terrorizzare la piccola Rina che scappò in bagno a ricomporsi e a provocare in Walter un’imprevista erezione. Quella Teresa aveva innescato in lui una reazione che aveva già sperimentato altre volte e di cui un po’ si vergognava: vedere una donna forte che prevarica un’altra più debole e la mette sul piano sessuale lo eccitava. Quel tipo di reazione l'aveva sempre scacciata perché una parte di sé non tollerava che qualcuno fosse vittima di prepotenze ma al tempo stesso lo attirava perché avrebbe voluto essere lui al posto della donna soccombente.
Fu così che decise di conoscere meglio la bidella Teresa per verificare se fosse uno di quei tipi che lui aveva sempre desiderato incontrare: la donna forzuta che ti sottomette con la potenza intrisa nel suo corpo e gode sessualmente nel farlo.
L’approccio.
Sapendo che quel mercoledì particolarmente nebbioso, Teresa era di turno di pomeriggio fino alle 17 e che dopo l'uscita degli alunni alle 16 quegli edifici isolati del comune venivano chiusi per impedire l'accesso esterno e rendere possibili le pulizie, prese come scusa il fatto di dover completare un lavoro sui computer.
- Teresa, non fa niente se io rimango qua finché lei non va via. Devo terminare un lavoro.
- Ma ci mancherebbe, prof.
- Grazie.
- Vuole un caffè?
- Sì, perché no?
- Aspetti che vado a chiudere la porta di ingresso. Così non vengono scocciatori.
- Sì, va bene…
Quando tornò, Teresa aveva due occhi che emanavano una strana luce. Lui lo notò. Volendo essere gentile, Walter prese la vecchia caffettiera che avevano in dotazione non potendo disporre di macchinette e cercò di aprirla per poterla preparare. Ma per qualche motivo la moka non si apriva. Ci metteva tutto l’impegno possibile e immaginabile ma quella sembrava bloccata.
- Lasci a me che ho le mani di acciaio. Con quelle sue manine delicate non può farcela.
È così, guardandolo fisso negli occhi, senza fare il minimo sforzo aprì la caffettiera e sorrise compiaciuta. Walter notò anche che per qualche secondo gli occhi di Teresa sembrarono comunicare anche qualcos'altro.
- Visto? Lo sa che spacco le noci con le mani? Guardi.
La bidella prese una noce da un sacchetto che teneva nell'armadietto, la pose sul tavolo e con una potente manata dall'alto in basso frantumò il frutto. Soddisfatta e con naturalezza prese il contenuto della noce e cominciò a masticarlo con la bocca semi aperta, mostrando tra l'altro di non possedere una grande finezza. Dopo pochi secondi, si fermò e disse: “Questa non è buona”.
Allora ne prese un'altra, la mise tra i palmi delle due mani, intrecciò le dita, sempre guardando negli occhi Walter e cominciò a stritolare il frutto, lasciando cadere a terra pezzi di guscio. Dopo pochi secondi, emise un piccolo sbuffo nel momento della frantumazione, ma niente di più come se quell’esercizio fisico fosse del tutto privo di sforzo per lei. Dopo aver messo in bocca un pezzo di noce, esclamò: “Questa sì che è buona!”
Ne mise tra i denti un altro po’ e lo spezzò e, porgendone una parte a Walter, disse in modo perentorio: “Prenda.”
In altre situazioni una simile offerta gli avrebbe fatto schifo ma lo stato di attivazione energetica di Walter si era già così innalzato che l'idea di mettere in bocca del cibo che era già stato premasticato da quella Teresa gli sembrò del tutto normale se non gradevole.
I due si ritrovarono a masticare come se stessero gustando del caviale. Walter prese la parola.
- Ma lei è fortissima! Come ha fatto a rompere quelle noci così facilmente?”
Mentre preparava il caffè, la donna sintetizzò in poche parole una vita fatta di lavori pesanti fin dall'infanzia e il riferimento ad una giovinezza vissuta in quartieri dove la violenza era all'ordine del giorno e anche una donna che ne avesse avuto i mezzi fisici doveva essere in grado di difendersi da sola.
- Ma adesso qui si trova bene a fare la bidella in questa scuola?
- Siiii! Come no! - disse la donna aggiungendo un’esclamazione in napoletano che Walter non riuscì a comprendere. - Se non fosse per quella stronza!
