Questa è la storia di una nerboruta camionista assetata di sesso che percorre le strade in cerca di vittime “usa e getta” da dominare e sfiancare fisicamente tramite certe pratiche a lei congeniali.
Rosita era sempre stata prepotente volitiva. Non solo! Fin dai primi rapporti di dominazione sui maschi si era resa conto che le sue vittime mantenevano il silenzio per la vergogna di essere stati umiliati da una donna, seppure di dimensioni fisiche imponenti. Già adolescente, alta e formosa, amava tormentare ragazzi bassi, magri e timidi sapendo che ben difficilmente avrebbero reso pubbliche le vessazioni subite.
La prima vittima era stata un compagno di scuola di terza media molto esile e minuto cui lei, senza farsi vedere, torceva le orecchie durante le lezioni fino a farlo lacrimare. Gliene faceva di tutte: dal rubargli i soldi, sporcargli i quaderni, sputargli nelle merende. Un giorno, il poveretto si era ribellato e le aveva fatto prendere una nota. Allora lei lo aveva inseguito al termine delle lezioni, bloccato in un angolo del parchetto deserto, immobilizzato contro una pianta e preso a sberle. Visto che il ragazzo si era messo a piangere, per farlo star zitto gli aveva tolto i pantaloni e, mentre con una mano gli tappava la bocca, con l’altra lo aveva masturbato facendolo venire nelle mutande. Dopo di che lo aveva buttato a terra, si era tolta le sue di mutande, si era seduta sul suo viso masturbandosi essa stessa. Il ragazzo non fece parola a nessuno dell’accaduto.
Dopo aver sperimentato per anni vittime maschili, si era deliziata anche di prede del proprio sesso: la prima era stata una ragazza di vent’anni. Sì, perché Rosita non faceva differenza tra uomini e donne. In realtà, non era una vera lesbica perché quando prendeva di mira qualcuno, per lei la vittima era un oggetto sessuale e basta: l’importante era che fosse piccolo e minuto. Vedeva certe persone come se fossero zanzare fastidiose da schiacciare e godere della loro umiliazione. Non si confrontava con chi era dotato fisicamente ma non perchè ne avesse timore bensì perché non le interessava.
Rosita aveva più o meno la stessa età della ragazza in questione. Era una brunetta magrolina, poco seno e ossatura minuta. Rosita la incrociava spesso e, quando la vedeva, le prudevano le mani perché avrebbe voluto spaccarle il muso. La ragazza, lei sì era lesbica, la guardava sempre con occhi sensuali forse perché attratta dal fisico di Rosita. Ma a lei questi ammiccamenti davano fastidio da morire. Faceva già consegne per un’impresa di costruzioni. La vide dalla cabina del furgone, attese che svoltasse in un vicolo, fermò il mezzo, scese di corsa, prese per i capelli la giovane, le mise una mano sulla bocca per non farla gridare, la sollevò e la trascinò nel vano del mezzo. Lì, dopo averle quasi spezzato le ossa dei piccoli polsi e riempita di parolacce, accuse, intimidazioni, aveva cominciato a stringerle il volto tra il pollice e l’indice scoprendo che tutto questo alla ragazza piaceva.
- Brutta troia! Ti piace farti picchiare? Allora ti accontento!
Aveva quindi preso il Dildo che portava con sé per penetrare certi maschi poco arrendevoli e lo aveva usato con la ragazza. Ma lo aveva fatto con una tale intensità che la giovane lesbica ne era uscita distrutta, passando dal godimento iniziale ad uno stordimento finale. Abbandonata tremante per lo sforzo sul ciglio della strada, non aveva avuto il coraggio di parlare con qualcuno dell’accaduto. Anche in quel caso, come in quasi tutti gli altri, nessuno veniva a sapere dell’accaduto, vuoi per le minacce vuoi per la vergogna. Le andava sempre bene il che alimentava la sua arroganza e il suo senso di onnipotenza.
Diventata camionista di TIR, il suo raggio d’azione era diventato internazionale. Faceva consegne in tutta Europa. Viveva sempre in viaggio come un lupo solitario. Ovviamente non aveva famiglia, aveva troncato ogni legame col suo passato e sembrava che l’unico suo interesse fosse lavorare e dominare sessualmente delle vittime occasionali. Era una specie di macchina del sesso perverso, totalmente amorale e priva di valori umani. Uno psicanalista avrebbe sicuramente attribuito tutto ciò al padre violento, alla madre remissiva, ai fratelli poco di buono.
Ma c’era anche una componente fisica: Rosita a trent’anni era un marcantonio di un metro e novanta, con una quinta di seno e almeno 120 chili di muscoli addolciti solo da un velo di grasso. Aveva un metabolismo fisico tutto suo: aveva sempre caldo (poteva valicare il Monte Bianco di inverno stando nella cabina del TIR solo in calzoncini e canottiera), mangiava tanto e digeriva tutto. Avrebbe avuto bisogno di avere almeno un orgasmo al giorno. Capelli scuri, occhi penetranti, sguardo altero e sprezzante, masticava chewing gum parlando con dirigenti e impiegati, fumava in faccia ai propri interlocutori al bar, quando doveva stringere la mano di qualcuno che considerava inferiore faceva apposta a premere col suo grosso pollice per fare male. Naturalmente, era forte come un toro ed era temuta anche da molti colleghi.
L’episodio che le procurò il massimo piacere (per lo meno, nell’anno dei trenta) le capitò in estate nella Meseta spagnola in un tratto di strada dritto e monotono. Doveva consegnare del materiale in vetroresina per un’azienda che faceva interni per yatch di lusso. Il carico era poco ingombrante e metà del vano era vuoto.
Mentre guida distrattamente lungo un tratto di strada dritto e desertico, nota una coppia che sta armeggiando vicino ad un veicolo in panne. L’uomo fa segno di fermarsi.
- Ah! Due scocciatori!
- Buenos dias! Somos turistas italianos…
- Parla italiano. Ti capisco. – dice freddamente.
- Sicuramente è partito l’alternatore…
- E allora? – continua scostante.
- Il cellulare qui non prende niente. Può portarci al paese più vicino?
- E’ a quaranta chilometri da qui.
- Va bene, se lei può…
- (di malavoglia) Salite.
- Piacere, Teo.
- Io sono Mara.
- Rosita.
In realtà, il primo paese non è a 40 km ma almeno a 60. Ci vorrà almeno un’ora per arrivarci. Intanto, il sole del mattino sta diventando sempre più rovente; per fortuna, l’abitacolo è ben climatizzato così come molto fresco è lo speciale vano posteriore del mezzo che deve mantenere il materiale trasportato ad una temperatura piuttosto bassa.
Una volta imbarcati i due, Rosita cambia umore: quei tipi fanno al caso suo. L’uomo sembra il classico ragioniere uscito da un film di metà Novecento: tutto ossa, basso, pochi capelli, occhialini; lei, biondina insipida, più magra di lui, gambettine secche, manine da violinista, seno piccolo ma ben formato, sguardo da cerbiatta innamorata del compagno.
Appena li vede da vicino, il desiderio si mischia al disprezzo: due ottimi schiavi da dominare! Messi insieme non fanno il suo peso: li può immobilizzare con una mano sola. Avviato il camion, ogni tanto sbircia il fisico dei due e risponde distrattamente alle loro domande. Intanto, architetta una sceneggiatura adatta al caso per la quale il vano semi vuoto del TIR è perfetto come ambientazione.
Rosita potrebbe essere definita ninfomane o malata di sesso, ma è il suo corpo a desiderare continuamente piacere sessuale. E’ qualcosa di irrefrenabile che la porta ad utilizzare il proprio fisico imponente per imporre la legge del più forte e godere della propria potenza. Ma aveva anche della perfida fantasia…
- (dopo aver manipolato il climatizzatore interno) Avete caldo?
- Be’ sì, ma non volevamo disturbare…
Rosita gronda ma vuole che i due turisti provino disagio. Con sua sorpresa si accorge che la donnina che ha di lato non suda a differenza del compagno che è visibilmente in difficoltà.
