- Dimmelo!
La povera Rina stava soffocando ma non parlava.
Allora Teresa lasciò una mano a reggere il collo della collega (praticamente teneva su un peso di 45 kg con una mano sola) e con l’altra tolse i pantaloni della tuta di Rina.
- Dimmelo!
- Ma cosa vuoi fare?
- Dimmelo!
- No!
Allora Teresa le tolse anche le mutande e le infilò una delle sue grosse dita nella vagina.
- Ti arrendi?
- Noooo!
- Peggio per te!
Il suo dito cominciò a muoversi e a stimolare la povera Rina che cercava di opporsi ma inutilmente. Teresa continuava, mostrando tra l’altro di saperci fare, finchè la povera Rina si arrese abbandonandosi al piacere forzato. Teresa la depose a terra.
- Adesso me lo dici?
Esausta ma non accondiscendente, Rina disse ancora di no.
Allora, Teresa si tolse la gonna e pure mutande e canottiera e si avventò su di lei, mettendo la sua testa tra le gambe. Le torse il capo all’insù tenendo i due grossi pollici che premevano sugli zigomi.
- Ora mi farai godere, brutta cagna. Lecca!
A quel punto, Rina si arrese davvero.
- Ti ho messo 200 euro nel cassetto e volevo incolparti del furto…
A quel punto, Teresa non ci vide più e le mollò un ceffone gigantesco sul volto che la ribaltò indietro. Era talmente arrabbiata che invece di inveire ulteriormente (e forse spaccare le ossa della collega), ebbe una reazione inattesa: si mise a piangere dal nervoso.
- E’ la seconda volta che vuoi farmi passare per una ladra! Vattene! Schifosa! Vigliacca! Questo volevi? Ma io ti denuncio!
- Non puoi farmi niente. Non hai testimoni!
- Sì, che … - Si bloccò. Non poteva dire di Walter. Sarebbe stato controproducente per loro due. E lo stesso Walter pregò tutti i santi del paradiso per non essere coinvolto. – Ti denuncio lo stesso. La mia parola contro la tua!
- Ti odio, stronza!
- Vuoi che ricomincio? Vuoi godere di nuovo? Vuoi che dica a tuo marito che sei lesbica?
- Non lo farai!
Allora Teresa tirò a sé una mano di Rina e iniziò a stritolarle le dita guardandola ferocemente.
- Dimmi che ti piace farti picchiare da me. Dimmelo! Dimmi che la pianterai di parlarmi alle spalle e di mettermi in cattiva luce con tutti.
Urlando per il dolore, inginocchiata ai suoi piedi, finalmente Rina accettò la sconfitta, ma Teresa non era soddisfatta.
- Baciami i piedi! Baciami i piedi ho detto!
Walter stava per venire nei pantaloni. Per lui vedere Teresa dominare con la forza quella vigliacca lo stava portando ad un pericoloso punto di non ritorno.
- Adesso leccali! Sono sporchi e voglio che tu me li pulisci con la lingua!
Rina era senza forze e ubbidì mentre dall’alto la sua nuova padrona provava soddisfatta un piacere sensuale.
- Sei brava a leccare. Domani proverai a leccarmi la figa. Chissà se sei altrettanto brava! Ora vattene e prenditi qualche giorno di malattia che non ti voglio vedere per un po’.
In men che non si dica, Rina era fuori dall’edificio.
Un’esplosione di forza
Teresa, parzialmente ricomposta, ritornò nell’aula di tecnica.
Walter sbucò fuori e disse: “Ho visto tutto! Se lo meritava!”.
- Vuoi ancora che ti provo la mia forza?
- No… o meglio, se non ti arrabbi come hai fatto con Rina, …sì.
- Allora tiriamo giù le tapparelle e usiamo quella benedetta lampada. Vieni in bagno.
- In bagno?
- Sì. Dietro la porta c’è un materassino della scuola materna.
Poi prese per mano Walter e lo condusse con sè.
Teresa chiuse a chiave dall’interno la porta della bidelleria. Walter le chiese se quel litigio poteva avere sviluppi negativi per lei. Alla domanda rispose che non le sarebbe importato nulla. La cosa fondamentale era che la collega la smettesse di comportarsi in quel modo.
Erano le 16.55 di quel giorno nebbioso e quindi ormai c’era poca luce diurna. Se non fosse stato per la lampada a pile ritrovata non ci sarebbe stata luce all'interno dell'edificio perché l’impianto era temporizzato e alle 17 i neon si sarebbero spenti automaticamente. Quando si voltò verso Teresa, vide che la donna nel frattempo aveva predisposto il materassino a terra.
- Vieni qui, magrolino, che ti spezzo le ossa.
- Ma… vuoi fare la lotta?
- Certo, prof! Visto che mi sono dovuta fermare con Rina, vuoi prendere tu il suo posto?
E fu così che gli balzò addosso, si mise a cavalcioni obbligandolo a sfregare il suo volto sulle sue mutandine che nel frattempo si era rimessa. Non voleva che lui facesse le cose che lei prima aveva ordinato di fare alla perfida collega ma qualcosa di simile sì. Poi prese a stringere sempre di più le dita più piccole del giovane supplente. Lo faceva ritmicamente.
- Lo so che mi stavi guardando mentre la picchiavo. Ti piaceva, vero?
- Sì, lo confesso.
- Dimmi cosa ti piaceva?
- Quando la tenevi su con una mano e con l'altra la masturbavi.
- Continua, continua … e poi?
- Quando le hai stritolato le dita e lei si è messa a gridare.
- Dai, dai che mi sto bagnando. Vai avanti.
- E poi quando ti ha leccato i piedi.
Teresa godeva nel sentirsi raccontare quello che lei stessa aveva fatto in precedenza a dimostrazione che una parte di sé aveva sicuramente una componente sadica.
- Uhmmm! E adesso dimmi cosa senti quando ti stringo le dita?
- Fa male.
- (Continuando a sfregarsi ritmicamente contro il suo volto) Male e basta?
- Per ora sì – disse lui stando sotto di lei che lo dominava schiacciandolo ritmicamente con natiche e cosce.
Allora con un balzo all'indietro si posizionò completamente sopra di lui e riprese a sfregarsi stavolta contro il suo pene.
- Sai che potrei spaccarti queste belle ditine come e quando voglio?
- Fallo! Fammi sentire quanto sei forte!
La bocca di Teresa era a pochi millimetri dal volto di Walter e improvvisamente cominciò a leccarlo: stringeva le dita, si sfregava contro di lui e gli leccava il collo.
Fu un crescendo progressivo di respiri ansimanti di lei, di smorfie di leggero dolore osseo di lui, finché Teresa mollò la presa delle mani, gli cinse le spalle, distese le gambe sulle sue e iniziò a baciarlo con impeto. Quasi contemporaneamente tutti e due raggiunsero l'orgasmo, senza però che ci fosse un rapporto completo.
Era avvenuto qualcosa di particolare ma che aveva portato tutti e due a raggiungere il piacere. C'era stata dominazione, ma quel tipo di dominazione sessuale che non pregiudica un finale di fusione armonica tra due esseri umani.
Verso le 18, uscirono di soppiatto dall’edificio scolastico avvolti nella fitta nebbia autunnale. Prima di congedarsi, Walter si fermò davanti a lei e, senza dire niente, alzò la mano destra. Teresa fece altrettanto con la sua sinistra. Le misero una contro l’altra e lui disse una frase che la fece divertire.
- Posso mangiare anche un cinghiale al giorno, ma le mie ossa saranno sempre più piccole delle tue!
- Tu comincia a mangiare di più, prof. Così la prossima volta sarai un po’ più in carne e potrò metterci più forza. Oggi ne ho usata meno della metà!
- Non vorrai farmi “venire” di nuovo?! Adesso è proprio tardi.
Non sappiamo cosa accadde nei giorni successivi in quella scuola perché, una volta arrivato a casa, Walter ricevette un messaggio telefonico dalla segreteria della scuola in cui si diceva che dal giorno successivo il suo contratto sarebbe scaduto forzatamente per l'arrivo della titolare della cattedra. Sappiamo però che nei mesi successivi Walter cercò di contattare Teresa e che si videro qualche tempo dopo … ma questa è un'altra storia.
Ti è piaciuto?
5 racconti, 0 libri.
Altri racconti di Kendall
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.