Il quarto tempo fu straordinario. Eravamo ormai tutte e due completamente svestiti. Lei si era seduta sulle ginocchia in mezzo al tappetino e io, senza parlare, feci altrettanto. Le nostre rotule si toccavano. I nostri occhi si fissavano l'un l'altro. Non capivo bene cosa volesse fare, ma era come se mi stesse invitando senza parlare a creare una nuova atmosfera rispetto ai minuti precedenti. Era come se mi invitasse a concentrarmi e a mettermi sulla sua lunghezza d'onda. Passarono alcuni minuti in cui i nostri sguardi si fondevano e si perdevano nell'osservazione prolungata delle rispettive orbite oculari. Io mi sentivo sempre più calmo e rilassato e mi chiedevo perché mai Tania volesse questo.
Ad un certo punto, prese la parola: “Ti stai chiedendo perché stiamo seduti così? Forse ti sei dato la risposta da solo.”
“Vuoi che io mi sintonizzi con il tuo desiderio.”
Tania si aprì ad un sorriso straordinario: “Sì e sei il primo uomo che lo ha capito. Io e te siamo due corpi …” Non le veniva la parola perché non aveva la piena padronanza della lingua e allora le venni in soccorso: “Complementari?”
“Esatto! Tu godi se una donna come me, più alta, più grossa è più forte prova piacere sessuale a schiacciarti con la forza e io provo piacere quando sento e vedo che un uomo come te gode ad essere schiacciato da una come me.”
“Allora un incontro all’ultimo sangue senza limiti?”, dissi io.
“Sì, voglio la stessa cosa… Difenditi!
Al termine di quella esclamazione mi saltò addosso e col peso del suo corpo mi stese all'indietro schiacciandomi sul materassino. Da quel momento mi fece provare un numero innumerevole di posizioni di lotta in cui io finivo sempre per essere bloccato da gambe, piedi, cosce o avambracci. Poi mi ritrovai disteso a terra con le braccia allungate all’indietro completamente immobilizzato. Il suo petto schiacciava il mio, il suo volto era sopra di me che mi fissava con un’aria feroce e le sue gambe erano avvinghiate alle mie. Ogni tanto dava forza alla pressione con gli addominali e io mi sentivo schiacciato a terra quasi senza riuscire a respirare. Non provavo certo piacere in quel momento ma ero sicuro che poco alla volta i suoi movimenti lo avrebbero innescato.
Mi venne spontaneo provocarla: “Adesso ti ribalto e ti do una bella lezione”! Non me ne resi conto ma quella provocazione risvegliò la sua parte bestiale, quella che pur essendo la più nascosta corrispondeva forse al suo vero essere: un’amazzone assetata di piacere sessuale.
Scoppiò in una risata che aveva sicuramente anche una certa componente sadica (del resto, la lotta erotica non è altro che una forma di aggressività contenuta e sublimata). Dopodiché, mi disse: “Apri la bocca!” Io ubbidii e la vidi abbassare il capo, raccogliere la saliva come se volesse sputare, e far scendere la saliva nella mia gola, mentre contemporaneamente si sfregava contro di me eccitandosi sempre di più. Io quasi mi ingozzai trangugiando la sua saliva, ma il movimento che stava facendo per eccitarsi col ventre stimolò anche il mio di piacere. Così la sua saliva dentro nella bocca ebbe un effetto afrodisiaco.
Immediatamente dopo, pose gli indici delle sue mani sui palmi delle mie e mi ordinò perentoriamente di spingere. Anche in questo frangente la forza delle mie esili braccia non ebbe alcun effetto. Mentre continuava a sfregarsi, disse con una voce chiaramente alterata per il piacere: “Sono talmente più forte di te che ti schiaccio a terra con solo due dita.” Io continuavo nei miei tentativi di ribaltare la situazione ma quelle ossa fatte di ferro e quei polsi di 20 cm di circonferenza erano inamovibili.
Con un balzo felino e lasciando la presa sulle mani, mi saltò sul petto mettendo la mia testa proprio di fronte al suo boschetto mentre con le gambe immobilizzava i miei avambracci. L'odore delle sue parti intime bagnate era proprio davanti alla mia bocca.
“Lecca!” disse con decisione.
“No, Questo non lo faccio”, replicai io. “Questo non mi piace”.
Non rispose al mio rifiuto ma cominciò a stringere la mia testa tra le cosce. Lo faceva ritmicamente lasciandomi il tempo di riprendere fiato e colorito normale ma avevo proprio l'impressione che quando stringeva forte il mio volto diventasse paonazzo.
Ad un certo punto, fui costretto a battere a terra come mi aveva detto perché mi stava mancando il fiato. Lei lasciò la presa e cambiò strategia: accompagnò le strette con la parola.
“Hai visto che non puoi fare niente contro di me. Sono più forte (e, intanto stringeva e mollava)... Ho più muscoli di te (stringeva e mollava)… Le mie ossa sono il doppio delle tue (stringeva e mollava)… Posso fare quello che voglio di te (stringeva e mollava)… Ti posso spaccare le ossa con una mano (stringeva e mollava)… e tu proverai sempre piacere mentre ti domino con la forza dei miei muscoli…
Ad ogni frase che pronunciava, sentivo che la mia volontà diventava sempre più labile e ad un certo punto fui trascinato in un turbine psicofisico. Ero come ipnotizzato dalle sue parole e dai suoi movimenti ai quali si aggiunse quello definitivo: con una delle due mani mi fece irrigidire il pene. Cominciai a sentire piacere, un piacere ancora più diverso dei precedenti perché legato ad una specie di sottomissione psichica nei suoi confronti. Questo processo raggiunse il culmine nel momento in cui Tania mi ripropose l'ordine che mi aveva impartito in precedenza: “Lecca!” È così cominciai a leccarle la figa. Non lo avevo mai fatto con nessuno, ma in quel momento si creò un'associazione tra il piacere che stavo provando è quello che stavo facendo con la lingua. La sua mano mi stava lavorando con lentezza in modo da non farmi venire troppo alla svelta, mentre il movimento della mia lingua stava avendo un successo sensazionale: la sua eccitazione raggiunse vette altissime. Me ne resi conto dai movimenti forsennati del suo corpo. Al culmine dell’eccitazione balzò indietro, si infilò il mio pene nel suo corpo e cominciò a cavalcarmi buttando nuovamente la sua lingua nella mia bocca per un bacio conclusivo.
Venimmo insieme. Il mio pene emise inaspettatamente altro sperma mentre la sua lingua spostava la mia lasciandomi quasi senza possibilità di respirare. Stavolta il suo orgasmo si concluse con un grido di soddisfazione che si mischiò per la prima volta al mio… dopodiché si accasciò sopra di me baciandomi sul collo: “Sei stato fantastico!” Io sotterrato dal suo quintale di muscoli compresi che, esattamente come me, al termine della fantasia sessuale ritornava a se stessa. Le nostre fantasie erano complementari. Il destino ci aveva fatto incontrare per poterle concretizzare. Era accaduto!
Conclusione
Dieci minuti dopo ci eravamo rivestiti e senza troppe parole avevamo ripreso le nostre identità pubbliche e riacquistato un contegno normale. Riaprimmo la porta della cantina. Fuori era tutto buio. Il nostro bunker dove avevamo dato spazio alle nostre private ma in fondo innocue perversioni era rimasto inviolato. Avevamo vissuto un’esperienza indimenticabile.
“Ci vediamo ancora la settimana prossima?”
“No… purtroppo torno in Moldavia.!”
“Nooooo! Non è possibile. Ti ho appena conosciuta e…”
“Per questo, ho fatto di tutto per attirare la tua attenzione. Sapevo di dover partire e che tu potevi essere l’uomo ideale per certe cose. Ho visto i pesi nella tua cantina e ho pensato che un uomo che fa i pesi e rimane con pochi muscoli ama le donne grosse e forti come me.”
“Hai avuto ragione, ma adesso te ne vai…”
“Ti prometto che tornerò.”
E così facendo, mi sollevò ancora una volta per il bacio più lungo e passionale che io abbia mai fatto. Durò diversi minuti e anche in questo frangente la “signora delle pulizie” non fece alcuna fatica a tenermi sollevato per aria e a mostrarmi come la sua lingua fosse più potente della mia.
Se fosse stato per lei, avrebbe ricominciato da capo a lottare con me…
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