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Erotika
La signora delle pulizie
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Racconto28 min di lettura

La signora delle pulizie

Un incontro casuale nella cantina di un condominio tra una donna delle pulizie dal fisico possente e un uomo dal corpo esile diventa l'occasione per un confronto fisico a senso unico che porterà piacere a tutte e due.

Kendall
11 mesi fa · 1.1k letture · 1

 

Sollevamenti e schiacciamenti

Mi fece cenno di alzarmi in piedi e di mettermi davanti a lei. Era monumentale. Peccato non avere avuto specchi in cantina per poter vedere i nostri due corpi a confronto. Mi venne spontaneo cercare di sollevarla. Le cinsi il sedere e lo sentii sodo. Era un sedere voluminoso rispetto alla mia capacità di cingerlo ma non era affatto grasso; anzi era turgido, quasi di marmo. Le sue natiche erano sode come lo erano quei tronchi che aveva al posto delle gambe. Cercai di sollevarla, ma inutilmente. Non ci riuscivo ad alzarla.

Ad un certo punto, sorridendo, mi guardò e disse: “103”.

Compresi: “chili?”

“Sì. E tu? Indovino?”

Improvvisamente, mi sentii sollevare da sotto le ascelle e portato prima all’altezza del suo volto e poi ancor più in alto con una manovra che fece appoggiare il mio membro indurito prima sul suo petto e poi sopra la sua faccia.

“Tu tra i 60 e 65 chili.”

“Esatto! …63.”

Come tutta risposta, con un rapido movimento delle braccia mi rigirò, poi afferrò con una mano un inguine e con l’altra il collo e mi ritrovai sollevato sopra di lei. Ero diventato il suo bilanciere e stava facendo flessioni come si usa per allenare le spalle. La sentii contare: 1, 2, 3… Arrivò a 8 e poi si bloccò. O, meglio, mi bloccò al soffitto. Essendo a testa in giù, non mi ero reso conto che ad ogni flessione lo sfioravo con la schiena, ma all’ultimo movimento aveva deciso di tenermi appiccicato ad esso. Io guardavo in giù e Tania con straordinaria elasticità del collo mi fissava beffarda. Ero scomodo e non stavo certo provando piacere ma lei si che lo provava: si stava eccitando. Sentivo quanto premeva il mio corpo contro il soffitto e come lei gemeva di sottile soddisfazione.

Tutto d’un tratto mi ritrovai a terra sempre di fronte a lei, ma non era ancora finita. La cantina aveva una parete liscia libera. Mi fece cenno di togliermi la maglietta mentre lei rimase a seno nudo. La vidi venirmi contro mentre gonfiava il petto quasi per giocare. Ma non stava giocando. Con le tette che sembravano fatte anche loro di muscoli cominciò a spingermi verso la parete liscia. Io avevo smesso di parlare. Provavo cosa vuol dire essere in balia di una forza femminile superiore, ma non c’era affatto il piacere che mi ero prefigurato: un conto è l’orgasmo di chi si masturba vedendo un filmato di dominazione e un altro viverlo sul serio. Mi ero forse infilato in una situazione sbagliata?

Ormai ero appiccicato al muro. Le sue mani immobilizzavano le mie, le sue gambe spingevano le mie, la sua pancia schiacciava la mia e la parete dietro di me era dura come una roccia. Mi sentii nuovamente sollevare: il mio volto era nuovamente all’altezza del suo e i miei piedi non toccavano terra. Allargò le braccia tenendomi schiacciato e sollevato solo con la forza del suo busto.

E lì finalmente qualcosa cambiò: “Baciami!”, disse. E di nuovo infilò la sua lingua nella mia bocca. Fu una sensazione splendida: il suo ventre cominciò a sfregarsi contro il mio mentre con le mani libere mi graffiava dolcemente i fianchi. Mi teneva sollevato e appeso al muro con la sola forza degli addominali e intanto limonava e mi graffiava con delicatezza. Era una macchina del piacere. E infatti, ebbe il suo primo orgasmo che sembrò non finire mai e terminò con un urlo che emise direttamente nella mia gola irrorandola di saliva in ogni dove. Io arrivai ad eccitarmi fino ad un buon livello ma non raggiunsi l’orgasmo e mi ritrovai deposto a terra un po’deluso mentre lei, appoggiata su di me, si riprendeva dal piacere goduto.

Le accarezzavo le braccia mentre  pensavo che la cosa fosse finita lì e, già un po’ stanco per le compressioni subite, stavo per sfilarmi e ricompormi, quando lei mi bloccò dicendo: “Adesso facciamo davvero la lotta? Non vuoi più? Io ho appena iniziato!”

 

Mani di ferro

Incredibile! Per lei questo era stato solo un assaggio! Mi venne un’idea: “Vuoi bere qualcosa? Qui ho qualche coca cola. Accettò. Si aprì una lattina e la scolò in pochi secondi lasciandomi esterrefatto. Mi venne vicino e proruppe in un rutto fragoroso che mi investì il volto mentre io sorseggiavo la mia bibita. Stava emergendo  la sua parte bestiale  e si stava rieccitando: “Io ti avevo detto prima come sono quando faccio la lotta:”

Cominciai a capire. “Ma cosa vuoi fare adesso?” dissi io, cercando di riattivare il mio desiderio che si era spento dopo il suo orgasmo…

“Adesso che ho bevuto la coca cola mi verrà voglia di pisciare. Dopo voglio pisciarti addosso e provare piacere sessuale!” Lo disse con uno sguardo luciferino che contrastava con la pacatezza mostrata in precedenza. Sbigottito, risposi: “No, veramente a me queste cose non piacciono. A me piac…”

“Non feci in tempo a finire la frase. Tania prese una delle mele che avevo in una cassetta e cominciò a stringerla con le dita di una mano, mentre mi guardava con uno sguardo di sfida. Con l’altra mano si tirò giù le mutande (mostrandomi tra l’altro che era donna al 100%) e poi tirò giù le mie prendendomi il pene tra le mani. Più stringeva la mela e più mi tirava col pene verso il suo ventre. Poi, ad un certo punto, le sue dita iniziarono ad affondare nella mela bucandola e facendo uscire del liquido. Questo atto  di forza ebbe un effetto travolgente su di me: più la mela si spappolava  e più mi eccitavo percependo la potenza di quelle dita. Vedendomi eccitato anche lei  aumentava la pressione sulla mela guardandomi maliziosamente negli occhi. Stavo per venire proprio mentre la mela si frantumò in mille pezzi. Lei mollò il mio pene e cominciò a sfregarsi le parti intime con i pezzi di mela e raggiunse il secondo orgasmo anch’esso rumoroso e senza fine. Pure stavolta rimasi a bocca asciutta e la cosa cominciava a stufarmi. Oltre tutto, essere bloccato mentre stai per venire è sempre piuttosto frustrante. Un po’ stizzito dissi: “Be’, se sei soddisfatta, possiamo and...”

Ma ancora una volta mi bloccò: “No, tu non vai via ... Io ho finito il mio turno di pulizie e sono libera. Voglio provare ancora piacere. Ancora! Adesso è troppo poco.”

“Troppo poco? Ma sei venuta due volte!”

Ora sembrava anche incazzata. Prese una lattina di coca cola. La mise tra le ginocchia e cominciò a stringere fino a farla scoppiare. “Ora tu fai la lotta con me e io ti schiaccerò come questa lattina!”

E così fui trascinato sul tappetino per il terzo tempo della seduta. Eravamo in piedi uno di fronte all’altra. Ad un certo punto, alzò in alto le due braccia e mi fece capire che voleva che infilassi le mie dita nelle sue per una prova di forza, quella che in gergo si chiama “Fingerlock”. Non potei fare altro. Cominciò a stringere, stringere, stringere e a ridere, ridere, ridere. Poi iniziò a piegarmi le mani all’indietro. Più me le piegava mettendomi in ginocchio e più si eccitava. Mi piegò le braccia dietro alla schiena. Mi sentii sollevare con una mano mentre l’altra mi prese nuovamente il pene. Si accorse che era indurito abbastanza e disse: “Ora te lo infilo nella mia figa.” E così fece. Appena fui… dentro, lei allargò le gambe quasi fosse un lottatore di Sumo e cominciò muoversi avanti e indietro dondolandomi con forza e dolcezza. Sentivo le sue mani sulle mie natiche che mi tenevano sospeso in aria. Ancora una volta infilò la sua lingua nella mia bocca. MI dondolava e mi baciava e io sentivo il piacere che arrivava, arrivava, arrivava. Si dimostrò talmente attenta al mio processo di orgasmo che seppe modulare i movimenti per portarmi poco alla volta al culmine. Finalmente, arrivò il mio momento e provai un piacere incredibile mai vissuto prima. Sembrava non finire mai e mi stupii che il mio corpo potesse godere così a lungo. Nel frattempo, anche lei raggiunse il suo terzo orgasmo. Un minuto prima che io venissi, mi accorsi infatti che il suo respiro era sempre più intenso, i suoi occhi erano chiusi come se stesse usando anche un po’ di fantasia per aiutarsi. Ma ero troppo in bambola per poter capire finchè il terzo urlo disumano indicò l’avvenuto orgasmo. Eravamo venuti quasi insieme!

 

Lotta a tutto campo

L’urlo mi fece ricordare di trovarmi nella cantina di un condominio a fare sesso con la donna delle pulizie. E se qualcuno l’avesse sentita urlare?

Questo pensiero interruppe inopinatamente l’onda del piacere e mi riportò al presente. Dissi: ”E’ stato bellissimo, Tania. Sei una forza della natura!” La risposta fu sorprendente: “Ma io ho più voglia di prima e non abbiamo ancora fatto la lotta.” Mentre mi riprendevo a fatica da ciò che avevo vissuto, ebbi la prontezza di spirito di dire: “Ma vuoi ancora pisciarmi addosso?” “No. L’ho detto solo per eccitarti. So che ad alcuni uomini piace.”  Proseguii: “No. A me no. Invece è piaciuto quello che hai fatto alla mela.”

Senza replicare, si diede una pulita alle parti intime con dei fazzoletti imbevuti che aveva nella borsa di lavoro e li porse anche a me. Poi si posizionò in mezzo al tappetino e mi invitò al vero e proprio incontro di lotta. Mi avvertì: “Se sei in difficoltà, batti la mano per terra.” Non compresi ma mi posizionai di fronte a lei nuovamente. Tania era ancora incredibilmente fresca e vogliosa. Io invece ero un po’ stanco e sudato anche perché la cantina, pur essendo fresca, non aveva finestre ma solo una grata che dava su quel pezzo di corridoio che scendeva fino al nostro bunker.

Prima di andare avanti…

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