“Vuoi fare la lotta con me? Vuoi provare quanto sono forte?”
Io ero sempre più pietrificato, eccitato e imbarazzato dal fatto di trovarmi in una di quelle situazioni che avevo sempre sognato ma in un posto dove poteva arrivare chiunque da un momento all’altro.
“Dove?” risposi – Non qui. Qualcuno potrebbe vederci.
“Nella tua cantina. Ho visto che dentro è grande.”
Pazzesco! La signora, in realtà, aveva già messo gli occhi su di me e non è escluso che la situazione delle piastrelle l'avesse creata lei stessa per attirarmi in un gioco che forse desiderava da tempo…
La cantina
La mia cantina si trovava decentrata rispetto alle altre: occorreva andarci apposta. Per accedervi bisognava percorrere tutto il corridoio girare l'angolo aprire una porta e scendere ancora di un livello. Si trattava di un vano ricavato per deposito e poi riconvertito in vano-cantina; era molto ampio e ci avevo messo varie cose tra cui anche un bilanciere con dei pesi e una panca che però non usavo da tempo…
La signora, in effetti mi aveva visto entrare nel vano la prima settimana in cui aveva preso servizio. Mi ricordai anche che in quell'occasione aveva sbirciato dentro chiedendomi se quello fosse uno spazio da pulire. Quindi aveva visto cosa c'era dentro (libri e scaffali ma anche il bilanciere, i pesi e la panca) e, come scoprii dopo, aveva ipotizzato che un uomo della mia costituzione che fa pesi e non mette su muscoli ama le donne come lei. Non era solo forte; era anche molto intelligente.
“OK!”, dissi. “Andiamo!” … Mi sembrava di essere in un film porno e mi sentivo attore e spettatore allo stesso tempo. Ne avevo visti un sacco di video in cui amazzoni forti e potenti sottomettevano uomini più deboli e ne godevano sessualmente. Ma quelli erano attori invece adesso era tutto reale. Non mi sembrava possibile.
“Io chiudo la porta principale della cantina da dentro e poi vengo.” E nel dirlo mi resi conto che la donna si stava eccitando e voleva creare un contesto di totale intimità e libertà d'azione. Al tempo stesso quella voglia dichiarata di chiuderci dentro invece di inquietarmi mi esaltava perché sembrava come un altro tassello del puzzle che si stava componendo da solo.
Mentre mi recavo verso la mia cantina, mi resi conto non solo del pene indurito ma di tutto una sensazione di eccitante aspettativa: finalmente avevo trovato una donna che voleva le stesse cose che volevo io fin da ragazzo ma che non avevo mai avuto la possibilità di realizzare. La signora mi aveva adocchiato da tempo mentre faceva le pulizie e desiderava lottare con me sapendo di essere più forte.
Con la velocità della luce, mille pensieri e fantasie si accavallavano nella mia mente: stavo per iniziare a lottare con un quintale di muscoli femminili che volevano fare la stessa cosa col mio corpo? Davvero stava per succedere? Sarebbe stata complementare ai miei desideri? Avrebbe davvero raggiunto l'orgasmo dominandomi con la forza dei suoi muscoli? Avrei finalmente vissuto la situazione che vagheggiavo fin da quando ero adolescente: godere insieme ad un’amazzone che mi tiene prigioniero con la forza dei suoi muscoli? Avremmo avuto un orgasmo simultaneo e infinito? Mi sembrava tutto un sogno.
Feci velocemente spazio tra le cianfrusaglie accumulate in cantina, ricavando 4 metri per 4 circa. Tirai giù una specie di tappetino da judo (così me lo avevano descritto) rifilatomi dal venditore del bilanciere e attesi il suo ingresso. Entrò e richiuse lei stessa la porta con la chiave interna non appena si accorse della sua presenza. Eravamo completamente isolati dal mondo esterno doppiamente chiusi a chiave in un contesto al tempo stesso claustrofobico ed esplosivo. Ora era di fronte a me, in canottiera senza reggiseno e con dei calzoncini da pugile così larghi che sembravano una minigonna ma erano capaci di valorizzare le dimensioni armoniche e sensuali delle sue gambe.
Mi dissi: “Ma sì, sono le 8 del mattino, quasi tutti condomini sono al lavoro e la mia cantina è come un bunker isolato.” Era il momento ideale, il posto giusto, il coronamento di un sogno. Ma non era un sogno solo per me. Inaspettatamente, con una voce dolce e pacata, sorretta da uno sguardo non più scostante, disse: “Io ho sempre cercato uomini come te con cui lottare ma, quando li ho trovati, sono scappati. Sono scappati perché, quando faccio la lotta, provo piacere sessuale e non sono più capace di controllare la mia forza.”
Eccitato dalle sue parole intervenni: “ Io non scapperò!” Rispose: “Sì, sento che non scapperai. Tu vuoi lottare con me: lo capisco dai tuoi occhi.”
Era anche una donna sensibile se aveva saputo notare questo particolare. Era vero: i miei occhi erano un desiderio fatto pupilla. E così risposi: “Anch’io ho sempre desiderato incontrare una donna come te, ma le donne grandi e grosse non mi hanno mai guardato forse perché a loro non piacciono gli uomini più piccoli e più magri.” Comunque, io mi chiamo Franco. Ho 49 anni e non sono sposato.
“Io sono Tania. Ho 52 anni e sono moldava… ero sposata tanto tempo fa.
Prove di forza
Non compresi appieno quello che aveva detto a proposito del controllo della forza. Ero super-eccitato e basta. Non diedi peso alle sue parole perché non vedevo l’ora di iniziare la sfida ed esordii con la prima proposta: “Io dico che ti batto a braccio di ferro”.
Lei capì che poteva essere un buon inizio e rispose: “Prova!” Presi due seggioline e un tavolino da campeggio e ci mettemmo uno di fronte all’altra. Neanche da vicino mostrava la sua età. Lo sguardo non era più gelido. Si era come trasformata. Ci posizionammo in modo che le due gambe sotto al tavolino si toccassero. Io mi tolsi le ciabatte e con i miei polpacci mi adagiai sui suoi scoprendo che anche lei era scalza. Osservai la pianta dei piedi che era larga e le dita piegate sul pavimento: dita elastiche che spingevano forti sul terreno; unghie smaltate. Di fronte al mio 42 ebbi la conferma di un 43-44 pianta larga. Sembrava proprio che ogni parte del suo corpo di donna fosse più grossa delle mie di uomo, facendo evidenziare una decisa dominanza fisica da parte sua: una vera amazzone dell’est il cui DNA unito al lavoro nei campi aveva forgiato un fisico femminile speciale. Ma come poteva essere sotto le mutande? Mi venne un dubbio atroce che subito scacciai pensando che la sua voce era femminile al 100%. Comunque, ormai ero lì, ben intenzionato a scoprire anche cosa c’era sotto all’ombelico.
I nostri sguardi si incrociarono. La signora delle pulizie si era trasformata in una disponibile guerriera amazzone tutta per me. La cantina era una bolla fuori dal tempo e un destino curioso mi aveva preparato un bel regalo di compleanno per il giorno dopo (infatti sono nato il 29 settembre). Eravamo a pochi centimetri l’uno dall’altra. La osservai mentre il suo pollice stringeva il mio facendomi male senza che lei se ne accorgesse. La presa della sua mano era d’acciaio e la mia mano da preadolescente scompariva nella sua. Gli occhi comunicavano desiderio puro di confronto fisico. Sorrise emanando calma. Aveva una risata contagiosa che mostrava dei bei denti dritti. Due fossette sugli zigomi me la facevano sembrare come una persona che sta per gustare qualcosa di buono. Attorno agli occhi un accenno di rughe di espressione ma niente di più.
La sfida iniziò. Cominciai a spingere. Niente. Non la muovevo di un centimetro. Dopo un minuto di miei inutili sforzi, Tania aprì la mano offrendomi solo il pollice. Io feci altrettanto ma lei scosse il capo dicendo di no. Voleva che io usassi la mia intera mano contro il suo solo pollice. Cinsi il grosso pollice nodoso nel mio palmo mentre lei teneva il suo aperto per farmi capire che avrebbe usato solo la forza del dito. Cominciai a spingere. Niente. Non si muoveva niente. Lei mi guardava sorridente e con calma e lentezza mi piegò il braccio senza mai cambiare espressione del viso: “Il mio dito è troppo forte per la tua mano.” E inaspettatamente mi prese la stessa mano e iniziò a succhiare il mio pollice respirando eccitata e guardandomi fissa negli occhi. Poco dopo mi mostrò il palmo della sua mano e mi disse:” Bacia.” Io ubbidii senza esitare e mentre lo facevo lei si eccitò ancora di più. Improvvisamente, mi tirò a sé per la maglietta e introdusse la sua lingua nella mia bocca: “Vediamo chi ha la lingua più forte?” Non feci in tempo a capire cosa intendesse che un bacio sensuale mi fece girare la testa. Sentivo la sua lingua che spingeva sulla mia. Lo faceva lentamente come se volesse dirmi che era più potente di me anche con la lingua.
Ad un certo punto, mi mancò il fiato e riuscii a stento a staccarmi perché con l’altra mano mi stava comprimendo la testa contro la sua. Sorrise e mi propose l’altro braccio: “Tu con due mani … io con una.” Ci impiegò pochi secondi a piegarmi. Poi mi propose mignolo contro mignolo. Quella fu la prova più veloce: visto che il suo mignolo era grande come il mio pollice: non c’era partita. Vinceva sempre lei e pure con un sorriso finale di sensuale soddisfazione.
Per qualche istante ci guardammo senza parlare. Lei era in attesa di qualche mia iniziativa. Poi mi venne l’idea di fare una prova di forza con le gambe. La conosceva bene anche lei questa prova: seduti uno di fronte all’altra, le mie gambe inserite nelle sue, dovevo cercare di divaricarle. Tutto inutile. Anzi, nelle gambe era ancora più forte: le mie sembravano stuzzicadenti rispetto alle sue. Erano assolutamente femminili e non costruite come quelle che hanno certe culturiste bombate con gli anabolizzanti. Erano calde e armoniche perché formatesi in campagna attraverso sforzi naturali dovuti al duro lavoro da contadina. Quando toccò a lei divaricare le mie disse, evidenziando per la prima volta il piacere di sentirsi superiore: “Non ho fatto neanche fatica. Tu sei davvero troppo debole per il mio corpo”. E in quel momento capii che la sfida stava per trasformarsi: il suo desiderio voleva di più e il mio anche.
