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La prima volta nel culo
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Racconto26 min di lettura

La prima volta nel culo

ELISA LO PRENDE PER LA PRIMA VOLTA NEL CULO

Anna Bolerani
8 mesi fa · 4.3k letture · 2

"Si, mi è piaciuto," sussurrai infine, le parole che mi uscivano a scatti mentre osservavo la sua mascella contrarsi sotto la barba rada. Lui annuì, come se quella risposta fosse esattamente ciò che si aspettava, e abbassò di nuovo la cerniera dei jeans con un gesto che ormai conoscevo bene. "La prossima volta che ci vediamo ti insegnerò altre cose," disse mentre la sua mano destra si allungava verso di me, il palmo caldo che mi sfiorava la guancia prima di scivolare giù verso il collo. "Vuoi?" La sua domanda era un gancio nella carne viva, e io annuii senza nemmeno pensare, sentendo già il fuoco riaccendersi tra le cosce.

"Dimmi cosa vuoi," insistette lui mentre il pollice mi premeva controil mento costringendomi a sollevare lo sguardo verso i suoi occhi che brillavano nel semibuio. Respirai a fondo, sentendo le parole formarsi in gola prima ancora che potessi censurarle. "Voglio che... che mi fai quello che fai a mia madre," dissi, la voce così bassa da essere quasi inudibile sopra il ticchettio della pioggia sul tettuccio. E tu che ne sai di quello che faccio a tua madre?

"Ho sentito mamma e papa che ne parlavano l'altra sera. Li ho spiati mentre scopavano sul divano e tu le hai mandato un sms. Mamma lo ha letto a mio padre ad alta voce e dicevi che non vedevi l'ora di romperle il culo un'altra volta."

"Piccola troietta, allora vuoi che rompa il culo anche a te?"

"Si voglio che mi rompi il culo"

Marco estrasse dal portaoggetti un tubetto di lubrificante che scintillò sotto la luce fioca del cruscotto. "Girati," ordinò con quella voce che non ammetteva repliche mentre schioccava il tappo con il pollice. Obbligai il corpo a obbedire, le ginocchia che scricchiolavano sul sedile di pelle mentre mi posizionavo a quattro zampe rivolgendogli il culo. Sentii il freddo del gelo sulle natiche prima delle sue dita che mi allargavano con decisione, esponendomi completamente. "Respira," mi intimò un attimo prima che la punta del suo cazzo premesse contro l'ingresso stretto, e io afferrai il poggiatesta con tale forza che le nocche sbiancarono. Il dolore fu acuto, tagliente, ma quando iniziai a contortermi, la sua mano si abbatté forte su una natica. "Stai ferma," ringhiò afferrandomi i fianchi con tale forza che avrei avuto lividi il giorno dopo. Lentamente, implacabilmente, sentii la sua circonferenza aprirmi, il bruciore che si mescolava a un piacere perverso mentre le lacrime mi rigavano il viso schiacciato contro il sedile. "Ecco la mia brava bambina," sussurrò quando finalmente fu tutto dentro, le labbra che mi baciavano la schiena sudata mentre iniziava a muoversi con lunghi colpi profondi che mi facevano vedere stelle.

"Non mi importa se mi farai male," ansimai tra i denti stretti, le parole che mi uscivano frammentate dai suoi colpi che sembravano raggiungermi lo stomaco. Ogni spinta mi scivolava lungo la schiena come olio bollente, il dolore che si trasformava in qualcosa di elettrico, di necessario. Marco rise contro la mia nuca, i denti che mi affondarono nella carne mentre accelerava il ritmo, le mani che mi sollevavano i fianchi per penetrarmi più a fondo. "Lo so che non ti importa," grugnì contro la mia pelle, la voce roca dalla fatica. "Perché altrimenti non saresti qui." La sua mano destra si infilò sotto il mio corpo, trovando il clitoride gonfio e premendoci contro con abile precisione, e fu quel tocco simultaneo di dolore e piacere che mi fece esplodere in un orgasmo che mi lasciò senza fiato, la voce strozzata in un urlo che Marco coprì con un bacio vorace mentre mi riempiva a sua volta, il liquido caldo che sembrava non finire mai.

"Stringi le cosce altrimenti esce tutta fuori e mi sporchi tutta la macchina," ordinò tirandomi su per i capelli mentre il suo cazzo si ritraeva da me con uno schiocco umido. Obbligai le gambe tremanti a chiudersi, sentendo il suo seme scivolare lungo le cosce e bagnare le mutandine già distrutte che ancora mi coprivano a metà. L'odore acre si mescolò a quello del sudore e del cuoio, mentre io cercavo di regolare il respiro appoggiando la fronte al vetro appannato del finestrino. Marco si sistemò i pantaloni con movimenti metodici, poi mi passò un fazzolettino spiegazzato che puzzava di tabacco. "Pulisciti," disse semplicemente, accendendo una sigaretta e abbassando di un centimetro il finestrino per far uscire il fumo.

"Sai che non devi dire niente ai tuoi, vero?" aggiunse dopo un lungo silenzio, girandosi verso di me con gli occhi stretti dal fumo. La sua mano mi afferrò il mento con forza, obbligandomi a guardarlo mentre il pollice mi sfregava via il rossetto sbavato dall'angolo della bocca. "Sarà il nostro segreto." Annii, sentendo il nodo in gola che mi impediva di parlare, mentre il suo sguardo mi perforava come un trapano. "Se tua madre lo viene a sapere, sai cosa ti succede?" La domanda era una minaccia vestita di velluto, e io scossi la testa, le labbra che tremavano mentre cercavo di trattenere le lacrime che bruciavano agli occhi. "Ti prendo a schiaffi finché non ti sanguina la faccia," sussurrò avvicinandosi fino a sfiorarmi le labbra con le sue, "e poi ti scopo di nuovo così forte che non ti siedi per una settimana. Capito?"

Non risposi, ma dovevo aver fatto qualche gesto con la testa perché Marco sorrise, soddisfatto, prima di darmi un ultimo schiaffo leggero sulla guancia. "Brava ragazza." Si sistemò di nuovo al volante, avviando il motore con un rombo che sembrava troppo forte per lo spazio ristretto dell'auto. Io mi raggomitolai sul sedile, stringendo le cosce per trattenere il suo seme che ancora mi colava tra le gambe, mentre la pioggia batteva sempre più forte sul parabrezza. "Ti porto a casa," disse dopo un momento, cambiando marcia con un movimento brusco. "Ma prima..." La sua mano si posò sulla mia nuca, obbligandomi a chinarmi verso di lui mentre parcheggiava in un vicolo buio a due isolati dalla mia abitazione. "Fammi un altro pompino, così la prossima volta che vedo tua madre le lecco la figa pensando alla tua bocca." Non era una richiesta.

Lo feci senza esitare, le labbra che si serrarono intorno a lui ancora molle mentre le mie mani lavoravano con movimenti esperti che avevo imparato in quei pochi minuti di pratica. Lo succhiai con ardore, alternando lingue e succhiate come se la mia vita dipendesse dal farlo bene, e questa volta lo feci sborrare molto rapidamente—troppo rapidamente, forse, perché Marco mi strappò via dalla sua erezione appena iniziata con un ringhio soffocato. "Troia," sibilò tra i denti mentre il suo liquido mi colava dalla bocca, "volevi farla finita in fretta, eh?" Scossi la testa, ma lui mi afferrò i capelli con una presa che quasi mi strappò ciocche intere. "La prossima volta," promise con voce roca mentre mi puliva il mento bagnato con la propria camicia, "ti terrò in bocca finché non mi ricresce e ti sfonderò quel culo da verginella di nuovo." Le sue parole mi fecero rabbrividire, ma non di paura—il calore tra le mie cosce era più intenso che mai.

La seconda sborrata fu più abbondante della prima, e questa volta Marco non mi permise di sputare neanche una goccia. "Ingoia tutto," ordinò mentre la punta del suo cazzo ancora pulsante mi premeva contro le labbra serrate. "Voglio sentirti deglutire." Obbligai la gola a contrarsi, inghiottendo il sapore acre che ormai conoscevo bene, mentre lui osservava ogni mio movimento con occhi che brillavano di una luce perversa nel buio della macchina. "Brava puttana," commentò quando ebbi finito, accarezzandomi la guancia con un gesto quasi tenero che contrastava con la crudeltà delle sue parole. "Ora puliscimi il cazzo con la lingua." Chinata sul suo grembo, obbedii mentre la pioggia batteva sempre più forte sul tettuccio, le mie labbra che seguivano ogni piega della sua pelle ancora sensibile mentre ripulivo ogni traccia del nostro incontro.

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Scritto da
Anna Bolerani

autrice racconti erotici a sfondo prevalentemente cuckold

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Commenti 3

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  1. Renart

    Arrapantissimo! Complimenti

    1. Raf 1990

      I pompini fatti dalle ragazze giovani sono i migliori, perchè hanno una voglia di cazzo e di sborra in bocca incredibile. Poca esperienza, ma tanta voglia di cazzo....

      1. Anna

        Non sono d'accordo ;))

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