Vai al contenuto
Erotika
La prima volta nel culo
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto26 min di lettura

La prima volta nel culo

ELISA LO PRENDE PER LA PRIMA VOLTA NEL CULO

Anna Bolerani
8 mesi fa · 4.3k letture · 2

"Che tipo di cose?" chiese lui, la voce più bassa ora, più intima, mentre si spostava sul sedile per voltarsi completamente verso di me. Il suo ginocchio sfiorò il mio, e quel semplice contatto mi fece rabbrividire come se fosse stata una scossa elettrica. La sua mano destra era appoggiata ora sul cambio, le dita lunghe che tamburellavano sulla leva in attesa. "Puoi dirmelo," aggiunse con quel tono che non era una richiesta ma un ordine, lo stesso che avevo sentito nella voce di mio padre quella notte.

"Mi aveva chiesto di... toccarlo,"

"E tu che hai fatto?" Marco si sporse leggermente, il respiro caldo che mi sfiorava la guancia mentre aspettava la mia risposta. Sentii il battito accelerare fino a farmi pulsare le tempie, le parole che mi si incastravano in gola mentre le sue mani - quelle stesse mani che avevo immaginato così tante volte - si posarono sulle mie ginocchia tremanti. "Gli ho... preso il cazzo con le mani," sussurrai, abbassando lo sguardo sulle sue dita che ora premevano delicatamente contro la mia pelle attraverso il tessuto dell'uniforme. "Ma lui voleva che glielo succhiassi."

Marco emise un suono basso, quasi un ringhio, mentre scostava leggermente le mie ginocchia per far spazio alla sua gamba che si insinuava tra le mie. "E tu non hai voluto, vero?" chiese, la voce roca mentre un dito scivolava sotto l'orlo della mia gonna, sfiorando la coscia nuda. Scossi la testa, incapace di parlare, sentendo il calore diffondersi come liquido fuoco tra le gambe. "No," mentii, sapendo che avrebbe capito dalla mia voce tremula che era esattamente ciò che avevo desiderato fare. Che era esattamente il motivo per cui ero lì, in quella macchina, con lui.

"Non ti piacerebbe farlo?" sussurrò, avvicinandosi fino a che il suo respiro si confuse con il mio. Le sue labbra sfiorarono il mio orecchio mentre la mano destra premeva più decisa, le dita che ora seguivano il contorno delle mie mutandine bagnate attraverso il tessuto. "Dimmi la verità." Il suo accento si era fatto più marcato, ogni sillaba che cadeva pesante come una goccia di piombo fuso sulla mia pelle. Sentii la punta della sua lingua bagnare il lobo del mio orecchio prima che i denti vi affondassero leggeri, e un brivido mi percorse la schiena mentre le mie dita si stringevano attorno al bordo del sedile.

Mi prese la mano e se la posò sul cazzo senza preavviso, il calore che traspariva attraverso i jeans mi bruciò il palmo. Era già duro, la forma nitida anche attraverso lo spesso tessuto, e quando scostai istintivamente la mano, Marco rise basso, afferrandomi il polso con una presa ferma. "Guarda che non morde," disse, guidando di nuovo la mia mano su quel rigonfiamento che pulsava sotto le mie dita. "A meno che non gli chiedi gentilmente." La sua battuta mi fece arrossire, ma questa volta non ritrassi la mano, lasciando invece le dita esplorare la lunghezza attraverso il tessuto, seguendo le vene che sentivo pulsare sotto la stoffa.

"Toglilo fuori," sussurrò improvvisamente, abbassando la cerniera dei jeans con un gesto rapido mentre mi fissava con occhi che sembravano più scuri nel crepuscolo della macchina. "E prendilo in bocca. Ti insegnerò come fare." Le parole mi colpirono come una frustata, ma il brivido che mi percorse la schiena non era di paura. La cerniera aperta rivelò il boxer nero sotto, la stoffa già macchiata di umido dove la punta del suo cazzo premeva contro il tessuto. Con mani tremanti, infilai i pollici sotto l'elastico, sentendolo scattare contro la pelle mentre lo tiravo giù insieme ai jeans. E lì, finalmente libero, il suo cazzo si eresse davanti a me, più grosso di quanto avessi immaginato, la punta lucida di precum che scintillava alla luce fioca del cruscotto.

Mi misi in ginocchio sul sedile, il cuore che martellava così forte da sentirlo nelle orecchie. La prima cosa che notai fu l'odore—muschio, sale, testosterone—che mi avvolse quando mi chinai verso di lui. La seconda fu il sapore quando le mie labbra sfiorarono la punta, salato e acre, che mi fece contrarre lo stomaco mentre la lingua usciva timidamente a leccare quella goccia trasparente. "Più dentro," ringhiò Marco, afferrandomi i capelli senza violenza ma con una fermezza che non ammetteva esitazioni. "Apri bene." Obbligai la bocca ad allargarsi, sentendo la punta scivolare oltre le labbra mentre le mie mani si aggrappavano alle sue cosce per equilibrio. Era più caldo di quanto mi aspettassi, la pelle morbidissima che copriva un'implacabile durezza, e quando la testa toccò il palato, un riflesso di vomito mi fece irrigidire.

"Respira dal naso," mi corresse lui, la voce più gentile mentre allentava la presa sui miei capelli per accarezzarmi la nuca. Provai, inspirando a fondo mentre la saliva iniziava ad accumularsi, rendendo più facile scivolare su e giù con movimenti ancora incerti. La mia mano destra strinse la base come mi aveva indicato, le dita che non riuscivano a fare il giro completo, e iniziai a pompare in sincronia con la bocca, seguendo il ritmo che lui stesso mi dettava con lievi spinte dei fianchi. Il sapore si fece più intenso, mescolato al rossetto che si sfaldava, e quando alzai gli occhi verso di lui, vidi il suo volto contratto in un'espressione che non sapevo decifrare—dolore? Piacere? Forse entrambi—mentre i suoi muscoli addominali si tendevano sotto la maglietta sollevata.

Con la mano sinistra mi alzò la gonna dietro, il tessuto che si arricciava sulla schiena mentre infilava le dita nelle mutandine già bagnate. Il semplice contatto con il pizzo umido mi fece gemere intorno al suo cazzo, e Marco rispose con un ringhio soffocato, le dita che si stringevano di nuovo nei miei capelli. "Stai facendo un buon lavoro, piccola," sussurrò, la voce roca mentre seguivo le sue istruzioni, alternando lingue e succhiate come se la mia vita dipendesse dal farlo bene. Il suo dito medio scivolò tra le pieghe bagnate, trovando quel punto sensibile che sembrava pulsare all'unisono con i movimenti della mia bocca, e quando premette con decisione, un'ondata di piacere così intensa mi fece inarcare la schiena, costringendolo a penetrarmi più in profondità nella gola.

"Così," grugnì Marco mentre mi osservava soffocare, i suoi fianchi che iniziarono a muoversi con ritmo più deciso, guidandomi su e giù lungo tutta la sua lunghezza. La mia saliva colava lungo la base, mescolata al precum che sembrava non smettere di uscire, e ogni volta che la punta sfiorava il palato, sentivo un nuovo brivido attraversarmi la schiena. Le sue dita erano implacabili tra le mie gambe, alternando cerchi lenti a pressioni improvvise che mi facevano contorcere sul sedile, e quando un secondo dito si unì al primo, allargandomi con una scivolata che mi fece urlare contro il suo cazzo, Marco rise basso, il suono vibrante che mi attraversò il corpo come una corrente elettrica.

"Ora ti sto per sborrare in bocca," annunciò senza preamboli, la voce che si era fatta più aspra, quasi gutturale. Le sue mani mi immobilizzarono la testa, impedendomi anche solo di ritrarmi mentre la pressione alla base del suo cazzo aumentava sotto le mie dita. "Vedi di non farne cadere neanche una goccia—devi ingoiare tutto, capito?" Non era una richiesta, e io annuii con quello che potevo del mio collo bloccato, le labbra che già formavano un sigillo ermetico intorno a lui mentre i primi spasmi lo attraversavano. Fu più caldo di quanto immaginassi, il primo getto che mi colpì direttamente la gola con una forza che mi fece lacrimare gli occhi. Il sapore era acre, denso, e inghiottii freneticamente mentre la seconda ondata mi riempiva la bocca, sentendo il liquido scivolare giù prima ancora che potessi elaborare il disgusto che si mescolava all'eccitazione.

Lentamente, quando l'ultima goccia fu succhiata via dalla punta ancora palpitante, mi alzai con movimenti esitanti, la schiena indolenzita dalla posizione e le ginocchia che tremavano mentre mi rimettevo a sedere. Il sedile di pelle scricchiolò sotto il mio peso, e per un momento nessuno dei due parlò—io con le labbra ancora formicolanti, lui che si riassestava i pantaloni con movimenti lenti, il respiro che si normalizzava gradualmente. La macchina odorava di sesso e menta, il mio rossetto era sbavato fino alle guance, e quando osai guardarlo, Marco aveva un'espressione che non seppi decifrare—qualcosa tra l'orgoglio e la predazione. "Per una prima volta, non è stato male," commentò alla fine, accendendo il motore mentre io cercavo di ricompormi la gonna con mani tremanti. "Ma la prossima volta imparerai a respirare meglio."

Il silenzio che seguì fu più pesante del piombo, rotto solo dal rumore del motore che riprendeva vita e dal ticchettio della pioggia che era ricominciata sui vetri. Io fissavo le mie scarpe, sentendo ancora il sapore di lui in gola, mescolato all'amaro del rossetto e all'umido della mia eccitazione. Quando la sua mano si posò sulla mia coscia, questa volta senza premere, senza cercare nulla, il mio primo istinto fu di ritrarmi—ma non lo feci. "Ti è piaciuto?" mi chiese con quella voce che sapeva essere morbida e tagliente allo stesso tempo, le dita che disegnavano cerchi lenti sulla stoffa bagnata della mia uniforme. La domanda mi bruciò le orecchie—come rispondere? Dire di sì sarebbe stato ammettere troppo, dire di no sarebbe stata una bugia troppo grande.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 4 senza votare
Pagina 3 di 4 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista