Nicola non aveva mai visto nulla di più bello. Il modo in cui Marisa si contorceva sotto Giorgio, il seno che le rimbalzava ad ogni spinta, le gambe che si aprivano ancora di più mentre l’altro uomo la penetrava con una violenza che sembrava quasi rabbiosa. Vide Giorgio irrigidirsi, i muscoli della schiena che si tendevano mentre affondava l’ultima volta, trattenendola ferma mentre le riempiva il culo con un gemito strozzato. Marisa urlò, le dita che si aggrappavano al divano mentre l’orgasmo la travolgeva, il corpo che si inarcava all’indietro contro Giorgio mentre veniva insieme a lui. "Amore sto venendo—" ansimò rivolta a Nicola, gli occhi che lo fissavano mentre tremava tutta, "—guarda come mi fa godere—godiamo insieme—ti prego—"
Nicola sentì il piacere salirgli dalle palle alla punta come un fulmine, impossibile da fermare. Le dita gli si strinsero attorno al cazzo mentre guardava Marisa essere riempita, il suono umido della pelle di Giorgio che schiaffeggiava le sue natiche ancora mentre le spingeva dentro fino all’ultima goccia. "Marisa—" gemette, la voce che si spezzava quando l’orgasmo lo travolse, lo sperma che gli schizzò fuori in archi bianchi mentre fissava sua moglie essere posseduta da un altro uomo per la prima volta. Era tutto così intenso, così perfetto, che per un attimo gli sembrò di svenire, il cuore che gli batteva così forte da fargli male al petto.
Marisa lo guardò mentre tremava tutta, il corpo ancora scosso dagli spasmi dell’orgasmo, le labbra gonfie che si aprirono in un sorriso ebbreo. "Ti sei divertito, amore?" sussurrò con voce roca, le dita che si allungarono verso di lui per raccogliere una goccia di sperma dal suo ventre e portarsela alla bocca. La vide leccarsi le dita con un’espressione che non le aveva mai visto, una mistura di sottomissione e trionfo che lo fece rabbrividire. "Era tutto quello che volevi?" chiese, il tono quasi infantile mentre Giorgio si ritraeva da lei con un gemito soddisfatto, lasciandola distesa sul divano con le gambe ancora aperte, il suo seme che le colava lungo le cosce.
Nicola non rispose subito. Le mani gli tremavano mentre si avvicinava, incapace di staccare gli occhi da quel corpo che conosceva così bene eppure sembrava così diverso, così violentato eppure così felice. "Tu puoi andare," disse Marisa a Giorgio senza voltarsi, la voce che non ammetteva repliche mentre fissava Nicola con occhi che brillavano di una luce nuova. "Ora voglio mio marito fra le mie cosce a leccarmi tutta e pulirmi il culo dal tuo sperma." Giorgio annuì, il sorriso di chi ha vinto mentre si alzava e si sistemava i pantaloni senza fretta, passando una mano sulla schiena di Nicola in un gesto che sapeva di possesso. "Buon appetito," borbottò prima di allontanarsi verso la cucina, lasciando che i due coniugi si ritrovassero in quel momento così intimo eppure così sporco.
Nicola si inginocchiò davanti a Marisa senza parole, le mani che le accarezzavano le cosce ancora tremanti mentre lei si apriva per lui con un movimento che sapeva di sfida. L'odore di Giorgio era ancora forte su di lei, un misto di sudore e seme che lo eccitava più di quanto avrebbe voluto ammettere. Marisa gli afferrò i capelli con forza, costringendolo a guardarla mentre gli diceva: "Voglio che mi lecchi tutta, amore. Voglio che senti il sapore di un altro uomo su di me e che mi pulisca come solo tu sai fare." La voce era roca, quasi crudele, ma negli occhi c'era una supplica che Nicola riconobbe immediatamente: era il loro gioco, la loro dinamica, che si riaffermava dopo aver lasciato spazio a un terzo.
Si chinò senza esitazione, la lingua che le scivolava lungo l'interno coscia fino a trovare il groviglio bagnato di liquidi mescolati. Il sapore era salato, metallico, con un retrogusto dolciastro che lo fece gemere contro la sua pelle. Marisa gli strattonò i capelli, spingendolo più a fondo mentre si inarcava sul divano, le dita che gli affondavano nelle spalle. "Più forte," ansimò, "voglio sentire i tuoi baffi che mi graffiano mentre lecchi via tutto quello che mi ha lasciato." Nicola obbedì, la lingua che si faceva più aggressiva, più insistente, mentre le mani le stringevano i fianchi per tenerla ferma. Sentiva il suo sesso pulsare sotto le labbra, il modo in cui si contraeva ogni volta che la punta della lingua le sfiorava il clitoride, ancora ipersensibile dall'orgasmo precedente.
Dalla cucina arrivò il suono di un bicchiere che veniva riempito, poi il rumore dei passi di Giorgio che si allontanava verso l'ingresso senza aggiungere commenti. Nicola alzò lo sguardo abbastanza per vedere l'uomo infilarsi la giacca con movimenti casuali, come se quella fosse stata una serata come tante altre. Marisa invece non lo degnò di uno sguardo, gli occhi chiusi e le labbra socchiuse mentre si concentrava sulle sensazioni che Nicola le stava regalando. "Aspetta," sussurrò all'improvviso, fermandolo con una mano tra i capelli, "voglio che mi prenda una foto mentre lo fai. Voglio ricordarmi per sempre com'ero in questo momento." La richiesta era così inaspettata che Nicola si irrigidì, poi vide il cellulare di lei scivolare sul divano accanto a lui, già impostato sulla fotocamera.
Nicola raccolse il telefono con mano tremante, regolandosi sull'autoscatto mentre Marisa si sistemava meglio sul divano, aprendo le cosce in modo che fosse perfettamente visibile il suo sesso ancora rosso e gonfio, la lingua di Nicola che brillava sotto la luce fioca del salotto. Catturarono quel momento: lei con gli occhi semichiusi e la bocca aperta in un gemito silenzioso, lui inginocchiato fra le sue gambe con la barba bagnata, entrambi sporchi del piacere condiviso con un altro uomo. Lo scatto fu seguito da un altro, e un altro ancora, mentre Nicola tornava a leccarla con rinnovato fervore, le dita che le affondavano nelle cosce per tenerla ferma mentre la lingua le esplorava ogni piega con una precisione quasi scientifica.
Marisa si inarcò contro il divano, un gemito strozzato che le uscì dalle labbra quando la lingua di Nicola trovò il punto esatto dove il seme di Giorgio era ancora caldo e denso. "Sì, proprio lì," ansimò, le dita che gli si intrecciarono nei capelli per guidarlo, "voglio che lecchi via tutto, che mi pulisca come se fossi tua." Nicola obbedì, la lingua che si faceva più insistente, più vorace, mentre le mani le stringevano i fianchi per tenerla ferma. Sentiva il suo sesso pulsare sotto le labbra, il modo in cui si contraeva ogni volta che la punta della lingua le sfiorava il clitoride, ancora ipersensibile dall'orgasmo precedente. L'odore di Giorgio era ancora forte su di lei, un misto di sudore e seme che lo eccitava più di quanto avesse mai ammesso a se stesso.
Dalla porta d'ingresso arrivò il suono secco della serratura che si chiudeva. Giorgio se n'era andato senza aggiungere parole, lasciando solo il ricordo del suo peso sul divano e l'odore del suo whisky sul tavolo. Nicola alzò lo sguardo abbastanza per vedere Marisa socchiudere gli occhi, le labbra che si aprivano in un sorriso soddisfatto mentre ascoltava i passi dell'amante allontanarsi nel corridoio. "Se n'è andato," mormorò, più a se stessa che a lui, le dita che si rilassavano nei suoi capelli. Nicola rispose leccandola più profondamente, la lingua che le scivolava dentro con un movimento che la fece sobbalzare. "Dio, amore," gemette Marisa, le cosce che si stringevano attorno alla sua testa, "non smettere mai. E' stato bellissimo fare la troia con lui, ma ora sono nuovamente solo tua."
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autrice racconti erotici a sfondo prevalentemente cuckold
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