Marco sentì le unghie di Chiara graffiargli le spalle mentre lei si muoveva sopra di lui, il racconto che diventava corpo. "Dopo avermi sborrato in gola, ha voluto il doppio servizio." Una risata roca le sfuggì mentre si toccava il livido a forma di semicerchio sul fianco. "Morsi da vero animale. Poi mi ha rivoltata come una frittata, le ginocchia nel sedile, le mani legate con la sua cintura dietro la schiena." Il suo respiro si fece affannoso mentre ricreava la scena stringendo i polsi di Marco contro la vasca.
"Nella fica o nel culo?" sbuffò Marco, le labbra ancora umide del suo sapore. Chiara lo guardò dall'alto con un'espressione da gatta che ha trovato il topo. "Entrambi, ciccione. Prima qui..." affondò due dita dentro di sé con un gemito esagerato, "...poi qui." L'altra mano gli afferrò la nuca spingendogli la faccia contro il suo ano ancora arrossato. "Ha fatto a pezzi i tuoi diritti di marito, tesoro. E adesso..." Si alzò bruscamente dall'acqua, gocciolante, e si voltò mostrandogli le natiche segnate da impronte rosse. "...puoi pulire la sua firma."
Marco obbedì, la lingua che tremava mentre tracciava il percorso delle dita dell'uomo lungo le pieghe della sua carne. Sentì il sale mescolato allo sperma, il sapore metallico del sangue dove la pelle si era strappata. Chiara si arcò contro di lui con un sibilo, una mano che gli afferrava i capelli per guidare il ritmo. "Più forte, . Lui non faceva complimenti." Le sue unghie scavarono nel suo cuoio capelluto quando Marco aumentò la pressione.
"Raccontami," singhiozzò Marco tra un leccata e l'altra, le parole che gli vibravano contro la pelle. Chiara rise, il suono che risuonò nella stanza come un campanello rotto. "Prima nella fica, come un treno merci." Una mano gli tirò la testa più vicino, costringendolo a sentire l'odore pungente del sesso usato. "Senza preavviso, senza pietà. Poi..." Si interruppe per un gemito quando la lingua di Marco trovò il nodo teso del suo ano. "Poi mi ha rivoltata e ripreso nel culo mentre urlavo."
Le sue dita si strinsero nei suoi capelli fino a farlo urlare, ma Marco continuò, la lingua che tracciava cerchi sempre più stretti attorno alla carne infiammata. Sentì Chiara tremare sopra di lui, il respiro che diventava affannoso. "Me lo ha messo nel culo lentamente mentre io pensavo a te," sussurrò con voce rotta, le parole che cadevano come pietre. "Centimetro dopo centimetro quell'enorme cazzo mi apriva il culo, e io... io immaginavo la tua faccia mentre lo guardavi."
Il racconto si trasformò in immagini vivide nella mente di Marco: Chiara piegata sul sedile con le mani legate, il trench dell'uomo che ondeggiava ad ogni spinta mentre il suo cazzo scompariva in quel budello stretto. Il dolore che si trasformava in piacere mentre le sue labbra formavano il suo nome. "Eri eccitata?" sbuffò Marco, la voce soffocata dalla carne di lei. Chiara rise, un suono aspro e tagliente. "Moltissimo. Soprattutto quando ha iniziato a insultarmi, chiamandomi la tua lurida mogliettina."
Rotolò nella vasca con un tonfo, trascinando Marco sopra di sé. Le gambe gli cinsero la vita mentre gli afferrava la faccia, costringendolo a guardarla negli occhi. "Voleva sapere se eri geloso," sibilò. Le unghie gli scavarono solchi sulle guance. "Gli ho detto che ti eccitava vedermi prendere cazzi più grossi del tuo." Il suo respiro era caldo e acido di vino e sperma. "Ecco perché ha insistito per il doppio buco."
Con un movimento fluido, Chiara si girò a pancia in giù, le natiche ancora rosse e umide che emergevano dall'acqua. "Ero così stretta per lui," gemette fingendo un'espressione da vergine spaventata, le dita che allargavano le proprie natiche per mostrare l'anello ancora dilatato. "Dopo la terza spinta ho smesso di urlare e ho iniziato a godere come una cagna." La voce le tremò mentre ricreava il momento, il bacino che ondeggiava nell'aria come se fosse ancora impalata. "Mi ha scopato fino a farmi sanguinare, poi mi ha fatto ingoiare tutto."
Si voltò di scatto verso Marco, gli occhi brucianti di un'energia folle. "Ora scopami tu," sibilò afferrandogli il cazzo con una presa brutale. "Inculami a sangue e fammi venire." Lo trascinò verso di sé con tale violenza che l'acqua schizzò fuori dalla vasca. Marco barcollò, le mani che si aggrappavano alle sue anche mentre lei si posizionava a quattro zampe, il culo che luccicava sotto il luccichio delle candele. "Perché quel bastardo sì e tu no?" ringhiò Chiara scuotendo le anche con un movimento osceno.
Marco sbuffò mentre affondava dentro di lei con un solo colpo secco, la carne ancora dilatata che gli avvolgeva il membro con una stretta bollente. Chiara urlò, le unghie che graffiavano la ceramica mentre cercava di respingere il dolore con la rabbia. "Dài, cornuto!" lo provocò voltandosi a guardarlo con uno sguardo selvaggio. "Dimostrami che questa è ancora la tua troia!"
Il suo corpo ondeggiava violentemente nell'acqua che schizzava sulle candele, spegnendole con sibili di cera fusa. Marco la afferrò per i fianchi, le dita che affondavano nei lividi freschi lasciati dallo sconosciuto, e cominciò a pompare con una furia che non sapeva di possedere. Ogni spinta faceva sbattere le natiche di Chiara contro il suo ventre con uno schiaffo umido, il rumore che si mescolava ai suoi gemiti isterici.
"Così, sì, più forte! Sto per venire, continua!" urlava Chiara, la schiena inarcata come un arco mentre le sue dita artigliavano il bordo della vasca. Sentiva Marco perdere il ritmo, i respiri che diventavano rantoli, e gli affondò le unghie nelle cosce per costringerlo a mantenere il passo. "Non ti fermare, sfondami come ha fatto lui! Sì, proprio lì, cazzo, proprio lì!" La sua voce si spezzò in un urlo quando le dita di Marco le strisciarono sul clitoride, il piacere che esplodeva in onde elettriche lungo la colonna vertebrale.
Marco la vide trasformarsi sotto di lui: la pelle madida di sudore e acqua che luccicava alla fioca luce delle candele rimaste, i capelli che le si attaccavano al collo in serpentine bagnate, il rosso dei graffi sul suo fianco che pulsava ad ogni suo movimento. "Sborrami dentro, fallo ora!" gli ordinò torcendosi come un animale ferito, la voce roca e spezzata dalla fatica. Marco sentì il nodo dell'orgasmo salirgli dalle palle mentre Chiara si contraeva intorno a lui con spasmi violentissimi, i muscoli che lo strizzavano come una morsa bollente.
Era un fiume in piena, caldo e denso che sgorgava dentro di lei riempiendola in modo quasi doloroso, ogni spinta che ne faceva fuoriuscire goccioline biancastre che si disperdevano nell'acqua della vasca. Chiara urlò, le unghie che scivolarono sulla ceramica mentre si accasciava in avanti, il suo tremolio incontrollato che si sincronizzava alle pulsazioni ancora vive dentro di lei. "Senti come mi cola..." sussurrò con voce rotta, una mano che si insinuò tra le sue cosce per raccogliere il seme che già fuoriusciva, mostrandoglielo sulle dita tremanti prima di leccarle con un languido movimento di lingua.
L'odore acre di sesso e cloro riempiva l'aria umida quando Chiara si girò finalmente verso di lui, le cosce ancora aperte e tremanti, il buco del culo che pulsava visibilmente dilatato. "Vedi?" indicò con un dito bagnato il liquido bianco che le colava lungo la piega delle natiche, "è tutto tuo ora. Mischiati a lui." La sua risata era un suono roco e sibilante mentre afferrava la testa di Marco per costringerlo a leccare la miscela indecente che sgocciolava dalla sua carne violata. "Puliscimi bene, marito mio," sussurrò con tono da regina, le dita che gli intrecciavano i capelli in una stretta dolorosa, "e ricorda che stasera hai solo assistito. Domani toccherà nuovamente farmi urlare come una troia da strada."
Si alzò infine dall'acqua con movimenti da sirena ubriaca, il corpo segnato e luccicante, lasciando Marco nella vasca semivuota a osservare le striature bianche che galleggiavano sull'acqua come meduse al chiaro di luna.
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