Marco chinò il capo, il respiro che gli si fece corto quando le narici sfiorarono l'inguine ancora caldo di Chiara. L'odore era una miscela acre di sudore, sperma e quel profumo di gardenia che usava sempre. La lingua gli si mosse automaticamente, lambendo prima il contorno esterno del buco, poi spingendosi più dentro con movimenti circolari. Il sapore salmastro dello sperma dell'altro uomo si mescolava al suo succo, creando un cocktail che lo fece gemere contro la sua carne.
"Più dentro," sussurrò Chiara afferrandogli i capelli con una mano mentre con l'altra reggeva la sigaretta, la cui cenere minacciava di cadergli sulla nuca. "Voglio che lecchi ogni goccia della sua sborra." Marco obbedì, la punta della lingua che si insinuò nel passaggio ancora lasso, raccogliendo gli ultimi residui dell'orgasmo dell'estraneo. Chiara si inarcò sul sedile con un sibilo, la punta della sigaretta che si accese di rosso vivo quando aspirò con forza. "Ora baciami," ordinò afferrandogli la mascella, "voglio sentire che gusto ho io quando sono piena di un altro uomo."
Il loro bacio fu una collisione di sapori contrastanti: il metallico del sangue dal labbro morso di Marco, il dolciastro delle mutandine che ancora stringeva, l'amaro dello sperma estraneo. Chiara gli morse il labbro inferiore fino a farlo sanguinare, poi si staccò con uno schiocco umido. "Bravo," lo elogiò accarezzandogli la guancia sporca, lasciando una striscia di rossetto sfatto. "Ma la serata è appena iniziata." Con un movimento fluido, si sistemò la gonna e aprì lo sportello. "Ci vediamo dopo vado ad aspettare un nuovo cliente."
Marco la vide allontanarsi verso il lampione, i tacchi che scricchiolavano sull'asfalto con passo sicuro. Osservò il modo in cui si riassestava le giarrettiere, il nastro di pizzo che le tagliava la carne delle cosce mentre si riposizionava sotto la luce giallastra. Un'auto bianca rallentò dopo pochi minuti, il finestrino che si abbassò per rivelare un uomo più giovane con i capelli rasati. Chiara si chinò con un sorriso professionale, i seni che pendevano provocanti nella scollatura mentre contrattava.
Dentro l'auto, Marco annusò ancora le mutandine di Chiara, il tessuto impregnato del suo aroma mescolato all'odore salmastro del molo. Le dita gli tremarono quando estrasse il telefono per scattare una foto di Chiara che saliva nell'auto bianca, le gambe lunghe che sparivano nel veicolo con grazia studiata. Il cuore gli martellò quando l'auto si mosse lentamente, parcheggiando venti metri più avanti allo stresso posto del cliente precedente.
Scivolò fuori dalla macchina, il passo felpato sull'asfalto bagnato mentre si avvicinava in punta di piedi. Attraverso il finestrino appannato, vide Chiara già a cavalcioni del ragazzo, la gonna sollevata fino alla vita mentre si muoveva con ritmo ipnotico. Le unghie laccate di rosso gli artigliavano la schiena nuda, lasciando strisce rosse sulla pelle abbronzata. Marco si accovacciò, l'orecchio premuto contro il vetro umido mentre captava i sussurri di Chiara: "Ti piace così? Vuoi che tua moglie ti scopi così la prossima volta?"
Il ragazzo rispose con un gemito strozzato, le mani che afferrarono i fianchi di Chiara mentre lei accelerava il movimento. Il finestrino si appannava ulteriormente col loro respiro, ma Marco intravide comunque il momento in cui Chiara afferrò le mani del ragazzo e gliele portò sul seno. "Stringi più forte," lo incitò con voce roca.
Senti il ragazzo che diceva "Sto per venire, voglio sborrarti in bocca". Chiara gli rivolse un sorriso calcolato, le labbra lucide di saliva mentre si staccava dal suo cazzo con uno schiocco teatrale. "Se vuoi venirmi in bocca, ci sono 100 euro di extra da pagare". Il cliente annuì freneticamente, estraendo un'altra banconota dal portafoglio che Chiara infilò nel reggiseno con un gesto rapido. "D'accordo," disse lui ansimando mentre lei già si sistemava in ginocchio sul sedile sporco.
Con movimenti da gatta affamata, Chiara afferrò di nuovo il cazzo del ragazzo, la lingua che scivolava lungo la vena pulsante prima di ingoiarne l'intera lunghezza. Le sue guance si incavarono mentre succhiava con precisione chirurgica, una mano che massaggiava velocemente la base mentre l'altra giocava con i suoi testicoli. Il ragazzo gemette, le dita che si intrecciarono nei suoi capelli mentre la testa di Chiara si muoveva avanti e indietro con un ritmo ipnotico. "Cristo... troia..." ringhiò quando sentì il nodo dell'orgasmo salirgli dalle palle.
Era riuscita a farlo venire in pochi minuti. 400 euro in 10 minuti - non male come serata, pensò mentre il primo getto caldo le schizzava in gola. Deglutì con professionalità, la lingua che continuava a stimolare la punta sensibile mentre raccoglieva ogni stilla. Il ragazzo ebbe un sussulto, le gambe che tremavano quando Chiara si staccò con uno schiocco esagerato delle labbra, mostrandogli la lingua ancora carica di sperma prima di inghiottire con un sorriso compiaciuto. "Servizio premium," sussurrò pulendosi il mento con il dorso della mano, poi infilando il dito in bocca per leccarlo pulito.
Fuori dall'auto, Marco osservava attraverso il finestrino appannato, la mano che si muoveva freneticamente sul proprio cazzo mentre registrava ogni dettaglio. Vide Chiara sistemarsi i capelli con nonchalance mentre il cliente, ancora tremante, estraeva altre banconote dal portafoglio. "Per la prossima volta," borbottò lui con voce roca. Chiara annuì, infilando i soldi nel reggiseno insieme agli altri con un gesto routinario. "Porta un amico la prossima volta," suggerì aprendo la portiera, "ti faccio uno sconto per gruppo." La sua risata cristallina riempì l'aria salmastra mentre scendeva dall'auto.
Marco si ritrasse nell'ombra e torno alla macchina. Quando Chiara lo raggiunse, il rossetto ormai sfatto e le guance arrossate. "Mille duecento euro in mezz'ora," annunciò sfregandosi le cosce dove i lacci delle giarrettiere avevano lasciato segni rossi.
"E il terzo?" chiese Marco indicando i fari che si avvicinavano. Chiara seguì il suo sguardo. "Ah, lui..." sussurrò con un sorriso che non prometteva nulla di buono. "Tu vai via. Non voglio che tu guardi stavolta." Gli infilò una mano nei pantaloni per una carezza crudele e rapida. "Sarà più eccitante così. Immagina." Gli porse le mutandine sporche, ancora umide. "Vai in albergo e aspettami la. Puliscimi con queste prima, cosi sentirai il mio odore mista a quella dello sperma del cliente."
Marco obbedì con un nodo mentre Chiara si staccava con un colpetto sul naso. "Aspettami nella vasca idromassaggio," aggiunse mentre si voltava verso i nuovi fari. "E preparati a farmi raccontare tutto."
"Ma come tornerai in Hotel." chiese Marco
"Mi farò accompagnare dal cliente che mi farò"
Quando Chiara si allontanò verso l'auto che si era fermata, Marco vide i tergicristalli accendersi nella pioggia improvvisa che cominciava a cadere. Un uomo alto con un trench si affacciò dal finestrino mentre Chiara si chinò, la pioggia che le incollava la camicetta trasparente al corpo. Marco indugiò ancora un istante, abbastanza per vedere Chiara salire nell'auto senza voltarsi indietro.
La guida fino all'hotel fu un incubo di semafori rossi e curve strette, con le mutandine impregnate di Chiara appoggiate sul cruscotto che diffondevano il suo profumo nell'abitacolo. Il portiere dell'hotel alzò un sopracciglio quando Marco attraversò la hall con le mutandine della moglie in mano, ma non disse nulla. La suite era immersa nel buio, solo il riverbero delle luci di Taormina che danzava sulle tende mosse dalla brezza marina.
Marco riempì la vasca idromassaggio versandovi una fiala di olio alla gardenia, lo stesso profumo che Chiara usava tra le cosce. Si immerse nell'acqua bollente con un sibilo, le mutandine di lei strette tra i denti mentre la mano destra scivolava sott'acqua. Chiuse gli occhi immaginando Chiara nell'auto con lo sconosciuto, il trench dell'uomo che le sbatteva contro i fianchi mentre la teneva piegata sul sedile. I getti d'acqua massaggiavano la sua schiena mentre la fantasia prendeva forma: Chiara che si voltava verso il finestrino con un'espressione compiaciuta, le dita che si aprivano a ventaglio contro il vetro appannato.
Era passata circa un'ora e Chiara sarebbe rientrata da un momento all'altro. la sua impazienza era evidente dalla sua eccitazione
Un rumore metallico lo fece sobbalzare. La chiave della suite che girava nella serratura. Entrò Chiara con i capelli stillanti pioggia e le labbra gonfie, il trench dell'uomo ancora addosso che gocciolava sul pavimento di marmo. "Non l'ho restituito," sghignazzò facendolo volteggiare con un gesto da torero prima di lasciarlo cadere in un mucchio bagnato. Marco vide le sue mutandine nuove infilate male, il pizzo strappato sul fianco sinistro. "Mi ha pagato mille euro per strapparmele con i denti."
Si avvicinò alla vasca con passo da predatore, le dita che si intrecciarono nei capelli di Marco tirandogli la testa all'indietro. "Hai fatto il bravo?" sussurrò mentre l'altra mano affondava nell'acqua per afferrargli il cazzo. Marco annuì freneticamente, indicando le mutandine appese al rubinetto ancora gocciolanti. Chiara lasciò scivolare una mano lungo il suo petto fino all'acqua, riempiendo il palmo e lavandosi la faccia con un sospiro teatrale. "Senti che puzza di sborra," rise strofinandosi le dita sotto il naso di lui. "E sai cosa vuol dire?"
Si sfilò la camicetta zuppa con movimenti da spogliarellista, rivelando il reggiseno strappato che lasciava intravedere i capezzoli abrasi. Marco la vide salire nella vasca a cavalcioni, le cosce che stringevano i suoi fianchi mentre il calore dell'acqua si mescolava a quello dei loro corpi. "Prima però..." gli mise due dita in bocca, "voglio che lecchi fino all'ultima goccia."
Il sapore era un mix violento di sperma rancido e sudore. Marco succhiò obbediente mentre Chiara si sistemava sopra di lui, il peso del suo corpo che lo inchiodava alla ceramica.
"Quello nel trench," sibilò Chiara tirandogli i capelli, "mi ha sbattuta contro il cruscotto come una troia da strada." Una mano le scivolò tra le cosce, le dita che affondarono nel proprio sesso ancora dolorante mentre raccontava. "Prima mi ha fatto girare, poi..." La voce le si spezzò quando simulò la spinta, il bacino che scattò in avanti bruscamente. "Così. Senza pietà. Sentivo il metallo del volante che mi segnava le costole."
