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Una moglie puttana
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Racconto62 min di lettura

Una moglie puttana

MARITO CUCKOLD PORTA LA MOGLIE A BATTERE

Anna Bolerani
9 mesi fa · 1.7k letture · 2

Marco accese il motore senza far rumore, avanzando di qualche metro per avere una visuale migliore. Attraverso il lunotto posteriore, intravide la sagoma di Chiara che già si muoveva, i capelli che cadevano in avanti quando si chinò verso l'uomo. Poi la testa del cliente sparì dalla vista, sostituita dal movimento ritmico delle spalle di Chiara. Marco non aveva bisogno di vedere di più per capire: quell'uomo ricco stava godendo della bocca di sua moglie mentre lui, nascosto nell'ombra, stringeva le sue mutandine sporche e le portava al nasso come un token d'amore malato. Sapeva che il cliente le avrebbe palpato le tette attraverso la blusa, che avrebbe infilato le dita tra le sue cosce senza neanche chiedere. Chiara glielo avrebbe permesso.

La luce intermittente del lampione catturò un dettaglio ogni pochi secondi, come un vecchio filmato a scatti: la mano dall'orologio d'oro che si stringeva nei capelli di Chiara, il suo collo che si inarcava all'indietro quando lui la tirò su per un bacio, il modo in cui si sistemò sopra di lui afferrandosi al tettuccio per bilanciarsi. Marco non vedeva i loro corpi ma li sentiva tutti, attraverso l'ombra ingigantita che danzava contro il sedile posteriore. Il profilo di Chiara si stagliava contro il vetro appannato, la schiena che si inarcava quando l'uomo la spinse giù, le mani che cercavano appiglio sul cruscotto. Marco si immaginò il suono che avrebbero fatto quei sedili di pelle scricchiolanti sotto il loro peso, il rumore dei gemiti soffocati che si mescolavano al rombo lontano delle onde.

All'improvviso, la silhouette di Chiara si alzò completamente, inginocchiata sul sedile con le ginocchia divaricate, le mani che si tenevano al tettuccio mentre cominciava a muoversi su e giù con un ritmo ipnotico. Il lampione le illuminò per un attimo i fianchi, permettendo a Marco di vedere ogni contrazione dei suoi muscoli mentre cavalcava l'uomo. Il suo seno ballava ad ogni movimento, i capelli che le sbattevano contro le spalle come frustate. Una mano dell'uomo apparve, afferrandole un fianco per guidare il suo ritmo, le dita che affondavano nella carne morbida mentre la spingeva più veloce. Chiara gettò la testa all'indietro, la bocca aperta in un gemito che Marco non poteva sentire ma che riempì ugualmente la sua testa insieme allo squallido rumore dei sedili che cigolavano sotto il loro peso.

Decise di scendere dall'auto e di avvicinarsi lentamente fino a nascondersi proprio dietro il muretto dove la macchina era posteggiata e nel buio nessuno avrebbe potuto vederlo. Il cuore gli martellava così forte nelle orecchie che quasi copriva il rumore dei passi sull'asfalto bagnato. Si accovacciò dietro il basso muretto di cemento, spostandosi fino a vedere attraverso il finestrino posteriore leggermente abbassato. Ora poteva vedere tutto: Chiara che cavalcava l'uomo con movimenti circolari dei fianchi, il suo seno che rimbalzava libero sotto la blusa aperta sul davanti, le labbra socchiuse mentre emetteva piccoli gemiti sincronizzati con ogni spinta verso il basso.

I gemiti erano bassi, rochi, accompagnati dal suono umido della carne che si univa e si separava ritmicamente. Ma ciò che trafiggeva Marco erano le parole che Chiara sussurrava tra un respiro e l'altro, indirizzate all'uomo che stringeva i suoi fianchi: "Sì... più forte... scopami come fossi tua...". Il cliente rispondeva con grugniti animaleschi, le dita che affondavano nella carne di Chiara mentre la guidava su e giù con forza crescente. Marco si morse il labbro fino a sentire il sapore del sangue quando udì l'uomo ringhiare: "Che troia che sei, ti scopo così forte che tuo marito sentirà i tuoi gemiti dall'hotel". Chiara rispose con un risatina strozzata, poi un gemito lungo e melodioso quando l'uomo la spinse giù con violenza improvvisa.

Poi, come una pugnalata, arrivarono le parole che Marco non si aspettava: "Ora mettimelo nel culo, sfondami... anche se questo ti costerà un extra". L'uomo rise, un suono greve e soddisfatto: "Ti darò il doppio, te li sei meritati troia. Ora mettiti alla pecorina che ti sfondo". Marco vide Chiara annuire freneticamente, il suo corpo che si girava con movimenti fluidi da gatta in calore, la schiena che si inarcava mentre si poneva a quattro zampe sul sedile posteriore. La luce intermittente del lampione illuminò per un attimo il suo culo nudo, già rosso per le schiaffeggiate dell'uomo, che ora si sistemava dietro di lei con movimenti sicuri.

Chiara afferrò il poggiatesta con le dita tremanti mentre sentiva la punta del cazzo dell'uomo premere contro il suo buco stretto. "Aspetta..." sussurrò con voce roca, ma era già troppo tardi. L'uomo la penetrò con un colpo secco, facendola urlare un gemito misto a dolore e piacere che si propagò nel silenzio del molo. Marco serrò i denti, sentendo il rumore umido della carne che cedevano, il cigolio del sedile che accompagnava ogni spinta violenta. L'uomo afferrò i fianchi di Chiara con forza, le nocche bianche che spiccavano sulla sua pelle pallida mentre la scopava a ritmo regolare, ogni movimento seguito da un gemito strozzato di lei.

"Ecco... così..." Chiara lasciò cadere le parole tra un respiro affannoso e l'altro, il viso premuto contro il sedile di pelle che odorava di sudore e lubrificante. "Rompimi il culo." implorava La voce si spezzò quando l'uomo cambiò angolazione, colpendole quel punto profondo che la fece contorcere come un animale ferito. Il corpo di Chiara ondeggiava sotto la forza delle spinte. Il cliente iniziò a mormorare insulti sporchi, chiamandola troia, puttana, mentre accelerava il ritmo, i fianchi che schiaffeggiavano contro le sue natiche con un suono umido ed evocativo.

Marco osservava tutto dalla sua postazione dietro il muretto, le mutandine di Chiara strette contro il naso, la mano che si muoveva sul proprio cazzo con movimenti sincronizzati alle spinte dell'amante di lei. Annusava quel misto di muschio e saline che era l'essenza di Chiara, assaporando l'umiliazione come fosse nettare. Ogni volta che l'uomo la penetrava più forte, Marco stringeva le mutandine contro il viso, soffocando i propri gemiti nel tessuto impregnato del suo desiderio.

Dal finestrino arrivavano i suoni di carne che si scontrava, accompagnati dai gemiti gutturali di Chiara. "Più... più..." implorava con voce spezzata, le dita che artigliavano il sedile mentre l'uomo la sbattuta con ritmo brutale. Marco vide le pupille di Chiara rovesciarsi all'indietro quando l'uomo le afferrò i capelli, tirandole la testa indietro mentre continuava a penetrarla. La mano di Marco accelerò sul cazzo, le nocche bianche che spiccavano nella penombra mentre si masturbava freneticamente, le mutandine di Chiara ora premute contro le labbra per soffocare i propri gemiti.

"Sto venendo troia, ora ti riempio" ringhiò l'uomo mentre le sue spinte diventavano irregolari, le dita che affondavano nei fianchi di Chiara lasciando lividi violacei sulla sua pelle diafana. Il corpo di Chiara si irrigidì quando sentì il primo getto caldo che le riempiva il culo, un gemito rauco che le uscì dalla gola mentre l'uomo continuava a svuotarsi dentro di lei con scosse convulse. Marco si morse il labbro fino a sentire il sangue quando vide l'uomo ritirarsi lentamente, lasciando scivolare fuori il cazzo ancora pulsante dal culo di Chiara, lucido di lubrificante e sperma.

Chiara si ricompose con movimenti da gatta soddisfatta, sistemandosi la blusa e raccogliendo i capelli in una coda disordinata. Il suo sorriso da troia professionista tornò mentre l'uomo le porgeva un rotolo di banconote che lei infilò con disinvoltura nel reggiseno, le labbra che si incurvarono in un'espressione di compiaciuto disprezzo quando contò la somma con un rapido movimento delle dita. "Alla prossima," sussurrò carezzandogli la guancia con la punta delle unghie prima di scendere dall'auto, il suo passo leggermente incerto mentre i muscoli delle cosce tremavano per lo sforzo.

La macchina nera scivolò via nell'oscurità mentre Chiara si aggiustava la gonna lungo i fianchi, i tacchi che scricchiolavano sull'asfalto umido mentre ripercorreva il cammino verso Marco. Ogni passo era una performance studiata - le anche che oscillavano con esagerazione, le dita che si insinuavano tra le gambe per sistemare le mutandine inesistenti, il collo che si inarcava all'indietro fingendo di stiracchiarsi mentre mostrava i segni violacei lasciati dall'uomo.

Marco aveva riacceso i fari, il bagliore che illuminò Chiara come un riflettore sul palcoscenico proprio mentre si fermava davanti al cofano. Con gesto teatrale, si abbassò il reggiseno per mostrare le banconote infilate tra i seni sudati. "Ottocento euro per venti minuti," annunciò con voce roca da fumatrice, tirando fuori una sigaretta dal reggiseno con movimenti da prostituta veterana. "Non male per una principiante, eh?" Le labbra si incurvarono in un sorriso mentre aspirava la prima boccata, il fumo che le usciva dalle narici come un drago soddisfatto.

Marco deglutì, gli occhi fissi sulle gocce di sudore che le scendevano tra i seni, mescolate a chiazze biancastre che sapeva essere sperma essiccato. "E... e il resto?" balbettò indicando le mutandine che ancora stringeva nel pugno. Chiara scoppiò a ridere, un suono cristallino che strideva con l'ambiente degradato. "Quelle? Quelle sono il tuo premio di consolazione," sghignazzò battendogli una pacca sulla guancia con la mano libera. "Tienile strette, ti serviranno per la prossima ora." Si infilò in macchina con un movimento fluido, le gambe che si aprivano deliberate mentre sistemava la gonna sopra le cosce nude.

"Prima mi devi pulire il culo," disse Chiara posando i piedi scalzi sul cruscotto, le piante sporche di asfalto e lubrificante che lasciavano impronte sul vetro. "Poi tornerò a farmi un altro cliente." La sigaretta le danzava tra le dita mentre indicava il pacchetto di salviette umidificate nel portaoggetti. Marco obbedì con mani tremanti, estraendo un fazzolettino che odorava di menta artificiale. Chiara si sollevò leggermente dal sedile, offrendogli una vista perfetta del suo sesso ancora aperto e lucido. "Non con con il fazzoletto, stupido," lo rimproverò dandogli uno schiaffetto sulla nuca. "Annusa prima e poi lecca tutto. Voglio che senti esattamente cosa ha lasciato il mio cliente nel tuo posto preferito."

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