Marco osservò la crema che colava lungo il bordo del piatto mentre Chiara continuava: "Se fosse affamato di me come lo sei tu, forse inizierebbe dal culo." Le dita sporche di cioccolato si strinsero attorno al suo polso mentre descriveva con crudo realismo la sensazione del glande che preme contro l'ingresso stretto. "Prima solo la punta," sussurrò avvicinandosi, "poi tutto insieme con uno scatto che mi fa urlare."
La forchetta tremò nella mano di Marco mentre Chiara gli accarezzava la coscia con la punta dello stiletto. "Oppure potrei farti vedere come me lo prendonella fica," propose lasciando cadere le parole una ad una come gocce di veleno dolce. "Con la testa fuori dal finestrino e la sua mano nei miei capelli." Il rumore dei suoi tacchi che raspavano sul pavimento sembrò riempire il ristorante quando aggiunse: "Immagina i riflessi della luce sul mio rossetto sbavato, il rumore della mia fica fradicia."
Marco deglutì il nodo di eccitazione e paura che gli serrava la gola. "Preferirei..." iniziò con voce strozzata, ma Chiara lo interruppe premendogli la punta del tacco contro l'inguine. "No, pensaci bene," sibilò inclinandosi in avanti fino a sfiorargli le labbra con le proprie. "Vuoi che sia il mio culo stretto, e vederlo entrare a poco a poco mentre mi mordo le labbra?" Le dita gli strizzarono la coscia mentre descriveva: "O preferisci che sia la mia fica scaldata dal suo cazzo già bagnato dalla mia bava?"
Il culo disse Marco, ma le parole gli si strozzarono nella gola, trasformandosi in un gemito roco quando Chiara gli prese i polsi e li bloccò contro il tavolo. "Allora?" insisté lei, il rossetto ormai sbavato che luccicava alla luce delle candele. "Vuoi sentirmi urlare mentre lui mi spacca il culo contro il cruscotto?" Le unghie gli affondarono nei polsi mentre descriveva l'odore della pelle bruciata dal sole che si mescolava alla crema solare sulle sue cosce. "e poi leccargli il cazzo sporco dopo che mi ha scopata?"
Marco annuì freneticamente, la fronte che si appannava mentre Chiara gli dipingeva la scena con parole crude. "Sarebbe così grande da farmi piangere," sibilò avvicinandosi fino a sfiorargli le labbra con le proprie. "E tu saresti lì, con le mani che ti stringono il cazzo nei pantaloni, mentre mi vedi sbavare e piangere sotto di lui." Il suo respiro caldo odorava di vino e cioccolato mentre aggiungeva: "Ti piacerebbe vedere le lacrime che mi colano sulle guance mentre lui mi scopa?"
Marco annuì freneticamente, incapace di articolare parole mentre Chiara gli graffiava l'interno coscia con le unghie lunghe. "Immagina il rumore del mio culetto che schiaffeggia contro le sue palle," continuò Chiara stringendogli i polsi con forza. "Ogni volta che spinge, sentiresti il metallo della macchina che cigola." Le pupille di Marco si dilatarono mentre lei descriveva con precisione chirurgica il momento in cui il cazzo dell'uomo sarebbe scivolato fuori dal suo culo stretto, luccicante di lubrificante e sangue.
Chiara abbassò la voce a un sussurro roco, le labbra che sfioravano l'orecchio di Marco mentre dipingeva la scena più oscura: "Poi ti chiamerei vicino, con la faccia ancora bagnata di lacrime e rossetto." Le dita gli affondarono nei capelli in una presa anticipatoria. "Ti ordinerei di leccargli il cazzo e pulirlo, assaggiando tutto ciò che è uscito da me."
Marco trasalì, i muscoli delle braccia che si irrigidivano sotto la stretta di lei. "Faresti davvero tutto questo?" chiese ormai stremato dall'eccitazione, la voce spezzata in un rantolo mentre Chiara gli graffiava la nuca con le unghie smaltate di rosso sangue.
"Ogni singolo secondo," gli sussurrò Chiara contro i denti, le labbra che gli sfioravano la giugulare pulsante. "Perché tu possa sentire il gelo del marciapiede sotto le tue suole mentre conti i secondi prima che io ritorni a te." Le dita gli affondarono nei capelli trascinandogli indietro la testa, costringendolo a guardarla dall'alto in basso. "Perché tu possa odorare il suo profumo sulla mia pelle quando finalmente mi riavrai tra le braccia."
Marco ansimò, i polpastrelli che affondarono nel tavolo come artigli mentre Chiara descriveva con precisione chirurgica il momento in cui sarebbe tornata all'auto, i passi strascicati sul selciato bagnato. "E poi," continuò lei lentamente, lasciando cadere ogni parola come una goccia d'acqua bollente, "scoperemmo mentre ti racconto i dettagli, godendo come non abbiamo mai fatto." Il suo sorriso si aprì come una ferita quando aggiunse: "Millimetro per millimetro, gemito per gemito, mentre ti dipingo ciò che lui mi ha fatto con la stessa precisione con cui ha tracciato il suo sperma sul mio ventre."
La mano di Chiara si insinuò sotto il bordo della tovaglia, le dita che si attorcigliavano intorno alla cintura di Marco con la sicurezza di un boia che controlla i propri strumenti. "Senti l'odore della macchina che ancora mi avvolge?" sibilò inclinandosi in avanti fino a sfiorargli le narici con il solco tra i seni, "questo è ciò che vuoi davvero, no? Respirare l'umidità del suo sudore mescolata al mio mentre ti spiego come ha usato il mio corpo." Le unghie gli graffiarono l'addome attraverso la camicia mentre descriveva l'attimo in cui avrebbero raggiunto l'orgasmo simultaneo, sincronizzato con il racconto del momento in cui l'amante l'aveva schizzata di seme sulle scapole.
Marco deglutì il nodo di desiderio che gli serrava la trachea, le pupille dilatate che riflettevano la luce tremolante delle candele come due pozze di benzina pronte ad incendiarsi. "Se vuoi possiamo farlo anche stasera," annunciò Chiara con la stessa naturalezza con cui avrebbe ordinato un caffè, le dita che intanto sbottonavano il primo bottone dei suoi pantaloni sotto il tavolo. "Andiamo laggiù dietro il molo, dove abbiamo visto quelle puttane venendo qua." Il tono era una perfetta miscela di sfida e promessa, mentre la punta dello stiletto gli percorreva la caviglia come un bisturi che prepara il campo operatorio.
"Possiamo mettere in pratica la nostra fantasia," continuò Chiara inclinandosi in avanti fino a far scivolare la punta della lingua lungo il bordo del suo padiglione auricolare, trasformando ogni sillaba in una scossa elettrica. "Io sono pronta." Il morso successivo all'orecchio lasciò il segno dei canini attraverso la carne, un sigillo di sangue e saliva che Marco sentì scivolare giù lungo il collo come una goccia di metallo fuso. "Bisogna vedere se tu sei pronto a farmelo fare." Le parole si conclusero con uno schiocco umido delle labbra contro la sua pelle, mentre la mano destra di Chiara già premeva contro l'inguine di Marco attraverso il tessuto della tovaglia, contando ogni pulsazione del suo cazzo stretto nei pantaloni.
"Anche io sono pronto." disse Marco.
Salirono in auto e si diressero verso il molo mentre Chiara si tolse le mutandine. " queste tienile tu" disse a Marco annusale nell'attesa cosi mi sentirai più vicina. Ne ho un'altra nella borsetta.
"Stai diventando proprio una vera puttana." disse lui ridendo e mettendo le mutandine nel cruscotto dell'auto, non prima di averle annusate profondamente.
I fari dell'auto tagliarono il buio del molo deserto, illuminando le sagome di due prostitute che fumavano appoggiate a un lampione. Chiara abbassò il finestrino, lasciando che l'odore salmastro del mare si mescolasse al suo profumo. " Lasciami li in fondo, vicino a quel lampione più isolato, la dovrebbe essere un buon posto poi torna qui e aspettami, avrai una buona visuale " sussurrò, sfiorando le mutandine ancora calde nel cruscotto con le dita. "E ricorda di guardare bene."
Marco frenò dolcemente vicino al lampione indicato, il motore che rombava come un animale nervoso. Chiara sbatté lo sportello senza voltarsi, i tacchi che scricchiolavano sull'asfalto mentre si avvicinava al cerchio di luce giallastra. Marco tornando indietro trovò un punto discreto dove fermarsi, spense i fari e rimase in attesa con una visuale chiara sul lampione, a una trentina di metri dalla postazione di Chiara. L'aria sapeva di alghe e gasolio, e sotto quelle note percepì l'odore dolciastro delle mutandine di Chiara che aveva stretto nel pugno.
Chiara si fermò sotto il lampione, studiando con occhio professionale le mosse delle altre due donne più in là. Con un gesto fluido, slacciò la cintura e lasciò scivolare la gonna ai piedi, rivelando le calze nere trattenute da giarrettiere di pizzo che tagliavano la carne delle cosce. Le mutandine, strette e dello stesso nero traslucido, aderivano al suo pube come una seconda pelle senza nulla nascondere. Si appoggiò al palo con un'anca sporgente, accendendo una sigaretta con movimenti studiati per far tremare i seni sotto la blusa semitrasparente.
Le auto dei clienti cominciavano a fare la spola lungo il molo, fari che si accendevano e spegnevano come lucciole nervose. Poche si spingevano fino al lampione dove era Chiara - di solito alla rotonda, dove erano le altre puttane, giravano e tornavano indietro. Un paio rallentarono, finestrini abbassati, ma dopo averla scrutata accelerarono bruscamente. Chiara sorrise tra sé: quei codardi cercavano puttane, non una regina del sesso che li avrebbe fatti sentire inadeguati. Sporse il seno contro la luce del lampione, lasciando che l'ombra dei capezzoli duri disegnasse ombre nette sulla stoffa.
L'auto nera arrivò senza fretta, un'ombra silenziosa che scivolava sull'asfalto umido. Marco strinse le nocche sul volante quando vide il finestrino del passeggero abbassarsi, la mano dall'orologio d'oro che fece cenno a Chiara di avvicinarsi. Lei ci mise venti secondi, venti secondi in cui Marco contò i battiti del sangue nelle tempie, prima di chinarsi verso l'auto. Le parole non arrivavano fino a lui, ma vedeva la fossetta sulla guancia di Chiara quando rideva, il modo in cui si passava una ciocca di capelli dietro l'orecchio mentre contrattava. Il motore rombò quando Chiara aprì lo sportello e vi si infilò dentro con la grazia di un gatto che sceglie il proprio padrone. L'auto si mosse lentamente, fermandosi cinquanta metri più avanti, sotto un lampione spento che lasciava solo il riverbero dei fari posteriori a illuminare i vetri appannati.
