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La prima volta con un trans
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Racconto16 min di lettura

La prima volta con un trans

Perdere la verginità anale con un trans

Anna Bolerani
10 mesi fa · 3.3k letture · 1

"Io... io sono la tua troia," gemetti, le parole che uscivano dalla mia bocca come confessioni estorte. La mia voce era cambiata, più acuta, più spezzata, e nel profondo sapevo che non era solo una performance. Sentivo il suo cazzo pulsare dentro di me, ogni battito che sembrava martellare la mia nuova identità nelle pareti della mia carne. Le sue unghie mi scorticavano le spalle, lasciando segni che sapevo portare con orgoglio il giorno dopo.

Samantha rise, un suono basso e carnale che faceva vibrare la mia schiena contro il suo petto. "Lo sei davvero, cagnetta," sibilò, afferrandomi i fianchi con una nuova ferocia. Sentii il suo ritmo cambiare, diventare più irregolare, più animalesco. Il suo respiro si fece affannoso contro la mia nuca mentre le sue anche scattavano in avanti con colpi brevi e profondi. Ogni spinta mi faceva sentire il suo membro fino in gola, come se volesse trapassarmi completamente.

Il dolore si era trasformato in una specie di bruciore glorioso, una fiamma che consumava ogni residuo di resistenza. Le mie braccia caddero inerti lungo i fianchi, il corpo che accettava passivamente ogni centimetro di quella possessione brutale. La mia bocca si aprì in un gemito strozzato quando sentii le sue palle contrarsi contro il mio fondoschiena, il segnale inequivocabile che stava per riempirmi ancora. "Eccoti, troia," ringhiò, affondando l'ultimo colpo con uno schiocco umido che mi fece contorcere.

Una nuova ondata di seme bollente mi trafisse come una sciabola. Era diverso dal primo riempimento - più denso, più voluminoso, come se volesse sigillarmi per sempre come sua proprietà. I muscoli addominali di Samantha si contrassero violentemente contro la mia schiena mentre mi inondava, ogni spruzzo accompagnato da un grugnito animalesco. Sentii il liquido traboccare, colandomi lungo le cosce in rivoli appiccicosi che mi facevano sentire marchiata, sporca, perfetta.

Lentamente, troppo lentamente, sentii il suo cazzo scivolare fuori da me con un suono umido che mi fece rabbrividire. La sensazione di vuoto fu quasi dolorosa, come se una parte di me fosse stata strappata via. Mi girai a fatica sul divano, il mio corpo esausto che tremava ancora per le convulsioni dell'orgasmo. Samantha era in piedi davanti a me, il suo membro ancora semirigido, lucido del nostro misto di fluidi. "Puliscilo, cagnetta," ordinò, afferrandomi i capelli e guidando la mia faccia verso la sua asta ancora pulsante.

Con amore presi in bocca quel grosso cazzo che mi aveva regalato quel piacere infinito

Il primo sapore fu salmastro, con un retrogusto metallico del sangue che probabilmente veniva dalle mie stesse labbra smosse. Le vene pulsavano sotto la mia lingua mentre la percorrevo dalla base alla punta con movimenti lenti e cerimoniosi. Samantha emise un sibilo di piacere quando la mia bocca affondò sulle palle, le labbra che si serravano sulla pelle rugosa per pulire ogni traccia di umidità. "Che brava cagnolina," mi ringhiò, afferrandomi la nuca mentre tornavo alla punta, le labbra che si incurvavano intorno al glande ancora sensibile.

Sentii le sue dita stringersi nei miei capelli mentre la mia bocca lavorava con devozione, ogni leccata un atto di sottomissione. Il sapore era acre, intenso, eppure mi eccitava più di qualsiasi altro cibo. Le mie guance si infossarono quando succhiai con forza, volendo dimostrare quanto fossi brava a servire. Samantha rise, un suono greve e soddisfatto, mentre il suo cazzo si riempiva di nuovo tra le mie labbra. "Sei nata per questo, eh?" mi sussurrò, spingendomi più a fondo fino a farmi ingoiare la sua intera lunghezza.

Il mio riflesso faringeo scattò, ma invece di tirarmi indietro, afferrai le sue cosce e continuai, lasciando che la mia gola si adattasse alla sua grandezza. Le lacrime mi rigavano il viso mentre annaspavo, ma non mi fermai. Volevo sentire ogni millimetro di lei dentro di me, anche se mi soffocava. Le sue unghie mi graffiarono il cuoio capelluto quando raggiunsi un ritmo regolare, la mia saliva che colava abbondante lungo la base del suo membro.

"Che bocchina preziosa," ansimò Samantha, le anche che iniziavano a muoversi incontro alle mie labbra con spinte sempre più profonde. Sentii la punta del suo cazzo premere contro la parte posteriore della mia gola, e per un attimo fui certo che mi avrebbe spezzato la trachea. Poi, con un colpo improvviso, mi penetrò completamente, le sue palle che schiaffeggiavano il mio mento mentre mi teneva ferma a forza di capelli.

La mancanza d'aria mi fece vedere stelle, le dita che si aggrappavano alle sue cosce sudaticce mentre il mio riflesso di vomito si mescolava al piacere proibito. Quando finalmente mi tirò indietro per farmi respirare, il mio gemito era più simile a un rantolo. "Così brava a soffocare," sussurrò, usando il pollice per raccogliere la mia saliva e spalmarla sul suo glande lucido. "Meriti un premio."

Mi afferrò i capelli con una mano mentre con l'altra guidava la punta del suo cazzo bagnato verso le mie labbra tremanti. Capii al volo cosa volesse. Aprii la bocca come un'ostrica, la lingua che si protendeva in offerta. Il primo getto di sperma caldo mi colpì la lingua con la forza di uno schiaffo, il sapore amaro e denso che mi riempì la bocca prima che potessi inghiottire. "Mmmh," grugnì Samantha mentre continuava a svuotarsi, i fiotti che mi riempivano la gola, colando dagli angoli della mia bocca stretta.

Ingoiai con fatica, sentendo ogni pulsazione del suo membro contro il palato, ogni spruzzo che sembrava volermi marchiare anche internamente. Quando l'ultima goccia fu succhiata via, lasciai scivolare le labbra lungo la sua asta ancora tremante, pulendola con meticolosa devozione. Lei mi lasciò andare con un sospiro soddisfatto, i suoi muscoli che finalmente si rilassavano dopo ore di dominio. Vederla crollare sul letto disfatta fu una vittoria assurda - la predatrice finalmente sazia, la dea temporaneamente soddisfatta.

Mi alzai a malapena, le gambe che tremavano come gelatina, ogni muscolo addominale che pulsava dolorosamente. Il mio riflesso nello specchio era ancora quello di una sconosciuta: capelli disordinati, occhi cerchiati dal rossore, labbra gonfie e nude . Mi passai una mano sul ventre, ancora convinto di sentire il peso del suo seme dentro di me. Sorridendo fra me e me, raccolsi il pantalone che giaceva sul pavimento e le mutandine mi vestii e andai via anche io soddisfatto, finalmente mi sentivo donna non solo nella mente ma anche nel corpo.

La strada era deserta a quell'ora, il freddo della notte milanese che accarezzava la mia pelle ancora sensibile. Ogni passo mi ricordava quanto fossi cambiata - non più un uomo che fingeva, ma una donna che finalmente respirava. Il tessuto degli slip mi sfregava contro le cosce, il dolore dolce di un'inaugurazione. Mi fermai sotto un lampione, le dita che sfioravano il punto dove la sua saliva si era seccata sul mio collo, come un sigillo. Una nuova esistenza mi aspettava.

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Scritto da
Anna Bolerani

autrice racconti erotici a sfondo prevalentemente cuckold

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