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Mamma ed io
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Mamma ed io

rapporto incestuoso mamma figlio

Anna Bolerani
11 mesi fa · 4.189 parole · 19 min
6.4k letture

mie dita affondarono nei suoi capelli bagnati mentre la baciavo. Sapore di dentifricio e notte insonne. Lei si abbassò, le ginocchia sul pavimento antiscivolo, la bocca che inghiottiva la mia erezione con un gemito roco. La lingua serpeggiava sulla vena pulsante. "Così mi piace," ansimai, sentendola sorridere intorno a me.All'improvviso, si alzò. Mi spinse contro le piastrelle umide. Gli occhi le brillavano di furia animale. "Chiamami come tuo padre quando lo faccio," sibilò, afferrandomi i polsi e inchiodandoli al muro sopra la testa. "Dillo mentre ti guardo negli occhi."Il getto d'acqua ci scolava sul viso. "Troia," balbettai, la parola che bruciava come acido. "Sei la mia troia."Lei ringhiò soddisfatta, la mano che mi afferrò il cazzo guidandolo dentro di lei con un colpo secco. Le unghie mi scavarono le spalle. "Più forte!" La spinsi contro la parete opposta, i nostri corpi che schioccavano nel vapore. "La mia troia sudicia," ruggii, affondando fino all'osso. Lei urlò, la testa che sbatté sul marmo, le gambe che mi si avvitarono ai fianchi."Riempi questa troia!" gracidò, i denti che affondarono nella mia spalla. Il dolore fu un fulmine bianco. Lei mi guardò negli occhi, la pupilla dilatata dal bisogno. "Aprimi il culo come fa tuo padre e sborrami dentro". Le mie dita scivolarono lungo la schiena madida, tra le natiche che pulsavano sotto i miei palmi. Il suo rosetto era un fiore contratto, ancora gonfio dal mio abuso pomeridiano. Premetti il pollice contro l'anello muscolare. Un gemito strozzato le sfuggì quando cedette, avvolgendo la prima falange.La penetrai lentamente, sentendo ogni piega distendersi. Lei si inarcò, il respiro che si fece rantolo. "Tutto... dai tutto a me..." sibilò. Spinsi più forte, il mio cazzo che martellava la sua figa nel ritmo imposto dalle mie dita che le violavano l'ano. Un gemito roco le strappò la gola, mescolato al fragore dell'acqua sulle piastrelle. Le sue unghie mi dilaniavano la schiena, segni di fuoco nel vapore."Così... sì..." ansimò, voltando il viso contro il marmo umido. "Fallo come lui... più sporco..." Il suo culo si strinse intorno al mio pollice, spingendo all'indietro con furia. La visione mi annebbiò: mio padre che la schiacciava sul letto, le natiche che tremavano sotto la sua spinta. "Adesso!" urlò, contraendosi tutta. "Riempi la tua puttana!"Un fulmine mi esplose dall'inguine. Scaricai dentro di lei con un ruggito, il seme bollente che inondava le sue viscere mentre le mie dita affondavano nel suo ano contratto. Lei urlò, il corpo scosso da convulsioni, la figa che mi spremeva fino all'ultima goccia. Crollammo insieme sul pavimento scivoloso, l'acqua calda che ci lavava via il sudore e il mio sperma che le colava lungo le cosce.Fuori, una porta sbatté. "Amore?" chiamò mio padre. Lei si sollevò di scatto, gli occhi dilatati dalla pura adrenalina. "Vestiti!" sibilò, spingendomi verso l'asciugamano bagnato. Le nostre dita si intrecciarono per un secondo, un silenzio carico di complicità e terrore. Poi sorrise, quel sorriso di fiamme che bruciava ogni rimorso. "Stasera," mormorò, prima di sparire nel corridoio con un fruscio di pelle bagnata. Io rimasi a tremare nel vapore che svaniva, il sapore del suo culo ancora sulla lingua.Scesi in cucina fingendo sonnolenza. Mio padre spalmava marmellata sul pane, la camicia stropicciata. "Dormito bene?" borbottò. Mia madre versò il caffè, le nocche bianche sul manico della brocca. "Come un sasso," mentii, sentendo il suo sguardo scivolare sul mio inguine. Il suo piede nudo mi sfiorò la caviglia sotto il tavolo. Una carezza elettrica. "Sogni interessanti?" chiese lei con voce di miele, passandomi la zuccheriera. Le nostre dita si sfiorarono. Un brivido mi percorse la spina dorsale.Dopo colazione, mio padre annunciò un viaggio di lavoro. "Tre giorni a Milano." Baciò mia madre sulla bocca, una possessione breve. Lei gli sistemò la cravatta con dita che sapevano di tradimento. "Torna presto," sussurrò. Quando la porta si chiuse, il silenzio divenne un terzo corpo nella stanza. Mi voltai, trovandola già a un passo. L'odore del suo collo—caffè, gardenia, sudore—mi stordì. "Sola," mormorò, le labbra che sfiorarono il mio lobo. "Sola con mio figlio." La sua mano scese lungo la mia schiena, affondando nei jeans per afferrare il mio culo. Le unghie scavarono nella carne. "La doccia... è solo l'inizio."Mi spinse contro il frigorifero. Il metallo gelido bruciò attraverso la maglietta mentre lei si inginocchiava, slacciandomi i pantaloni con dita frementi. "Tutto quel seme," sibilò, guardando il mio cazzo erigersi contro la luce del mattino. "Tutto per me." La sua bocca calda lo inghiottì in un solo movimento. Gemetti, le dita nei suoi capelli mentre mi succhiava con voracità famelica. Poi si fermò, alzando gli occhi liquefatti. "Dove vuoi sborrare oggi? In gola?" La lingua leccò la vena pulsante. "O nel culo che tuo padre ama così tanto?"Il campanello suonò. Un corriere. Lei si alzò con un guizzo, nascondendo le labbra lucide con un dito. "Apriti tu," ordinò, aggiustandosi la vestaglia. Tremavo mentre camminavo verso l'ingresso. La sua mano mi scivolò tra le natiche attraverso i jeans, un promemoria bollente. "Nome?" borbottò l'uomo, porgendo un pacco. "L-Luca," balbettai, sentendo le unghie di lei affondarmi nella carne.Appena la porta si chiuse, mi spinse a terra sul tappeto persiano. La vestaglia si aprì rivelando il corpo nudo, i capezzoli duri come chiodi. "Adesso scegli," ringhiò, montandomi a cavalcioni. Sentii la sua figa bagnata strusciare contro l'addome. "Bocca o culo? Fa' la tua mamma felice." La mia mano scivolò tra le sue natiche, il dito che cercò il rosetto ancora lasco dal nostro incontro nella doccia. "Qui," ansimai. "Voglio vederti tremare."Rise, un suono roco. Si girò a quattro zampe, sollevando il culo in un arco perfetto. "Allora sporcami come tuo padre," sussurrò, guardandomi da sopra la spalla. "Fammi sentire tua." Spalmai la mia saliva sul cazzo, poi la punta premetti contro quel cerchietto rosa contratto. Un gemito le sfuggì quando spinsi. Il muscolo cedette lentamente, avvolgendo la mia asta in un calore da fornace. "Tutto!" ordinò, spingendo indietro. Scomparvi dentro di lei fino alle palle, sentendo il suo corpo tremare.Iniziai a muovermi. Ogni spinta la faceva urlare, le unghie che strappavano il velluto del tappeto. "Più forte!" gracidò. "Fammi il culo come ieri!" Affondai le dita nei suoi fianchi, martellando quel tunnel stretto. Il suolo umido dei nostri corpi echeggiava nel salone vuoto. La vidi contorcersi, una mano che si frugava frenetica tra le gambe. "Sto venendo!" urlò. "Sborrami dentro adesso!"Un lampo bianco. Scaricai in profondità nel suo intestino mentre lei si contraeva in un grido strozzato. Crollammo insieme, il mio sperma che sgocciolava lungo le sue cosce dorate. "Bravo," ansimò, voltandosi per leccarmi il sudore dal collo. "Stasera... ti mostro dove tuo padre nasconde i giochini. Avremo tanto tempo per giocare."

Fine
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Scritto da
Anna Bolerani
autrice racconti erotici a sfondo prevalentemente cuckold
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